Veneto
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Regione del Veneto | |||||||||
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Stato: | ![]() |
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Zona: | Italia nord-orientale | ||||||||
Capoluogo: | Venezia | ||||||||
Superficie: | 18.391 km² | ||||||||
Abitanti: | 4.795.508 (01-04-2007) | ||||||||
Densità: | 260,7 ab./km² | ||||||||
Province: | Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona, Vicenza | ||||||||
Comuni: | Elenco dei 581 comuni | ||||||||
Politica | |||||||||
Presidente: | Giancarlo Galan (Forza Italia) (dal 1995) |
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Giunta: | Popolo della Libertà | ||||||||
Ultime elezioni: | 4 aprile 2005 | ||||||||
Prossime: | 2010 | ||||||||
Sito istituzionale | |||||||||
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« Il Veneto è la mia Patria. Sebbene esista una Repubblica Italiana, questa espressione astratta non è la mia Patria. Noi veneti abbiamo girato il mondo, ma la nostra Patria, quella per cui, se ci fosse da combattere, combatteremmo, è soltanto il Veneto. Quando vedo scritto all'imbocco dei ponti sul Piave fiume sacro alla Patria, mi commuovo, ma non perché penso all'Italia, bensì perché penso al Veneto. » |
(Goffredo Parise, Il Corriere della Sera, 7 febbraio 1982)
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Il Veneto (in veneto, Vèneto) è una regione dell'Italia Nord-Orientale con quasi 4,8 milioni di abitanti (demo.istat.it 01/04/2007) e con capoluogo Venezia. Confina a est con il Friuli-Venezia Giulia e con il Mar Adriatico (Golfo di Venezia), a nord con l'Austria (Tirolo e Carinzia), a nord-ovest con il Trentino-Alto Adige, a ovest con la Lombardia, a sud con l'Emilia-Romagna.
Grazie al suo patrimonio paesaggistico, storico, artistico ed architettonico, il Veneto è, con oltre 60 milioni di turisti all'anno, la regione più visitata d'Italia. Le lingue più parlate sono il veneto e l'italiano. In alcune aree sono parlate il ladino, il friulano e il cimbro. La proposta di legge volta a riconoscere il veneto come lingua ufficiale regionale è stata approvata dal Consiglio Regionale Veneto a stragrande maggioranza e nessun voto contrario il 28 marzo 2007 [1]. Il Veneto è una delle due regioni d'Italia i cui abitanti sono riconosciuti ufficialmente come «popolo» dal Parlamento Italiano[2].
Indice |
[modifica] Generalità
Il territorio attuale della regione Veneto è stato popolato in epoca preistorica dai Veneti[3]; da allora la storia di questa terra è stata indissolubilmente legata al popolo indoeuropeo da cui ha tratto il nome.
[modifica] Bandiera e Stemma
[modifica] Il Gonfalone di San Marco
Secondo la tradizione, fu l'Evangelista Marco ad iniziare la conversione al Cristianesimo delle città della X Regio Venetia et Histria nel primo secolo d.C., fondando quello che doveva divenire il Patriarcato di Aquileia. Narra la leggenda che sulla via del ritorno da Aquileia, una violenta tempesta sospinse la sua nave nella Laguna Veneta, facendola incagliare sui lidi delle isole ancora disabitate di Rialto. Scampato alla tempesta, l'evangelista scese a terra, si coricò presso la riva e si addormentò. Gli apparve in sogno un angelo del Signore, che gli disse: "Pax Tibi, Marce, Evangelista Meus, hic requiescet corpus tuum ...". Questa profezia si ritenne avverata quando nell'828, Bon da Malamocco e Rustego da Torcello riuscirono a trafugare il corpo del Santo sepolto ad Alessandria d'Egitto, ormai terra d'infedeli. Ebbe così inizio un legame fortissimo fra i veneti e San Marco, ancora oggi estremamente sentito. Non appena il corpo dell'Evangelista giunse a Venezia, San Marco fu adottato come protettore della Repubblica Veneta che stava iniziando a far valere la propria autonomia rispetto all'Impero Bizantino; non è un caso che il nuovo protettore vada a sostituire quel San Teodoro, greco, che sarebbe stato imposto da Narsete, generale bizantino. San Marco divenne non solo protettore ma anche sovrano della città e dello stato: il Doge derivava la sua autorità direttamente da san Marco, rendendo superflua qualunque investitura imperiale. L'evangelista comincia a comparire sui vessilli veneti a partire dal XII secolo (la prima citazione è del 1177), inizialmente riportando l'immagine del santo e quindi, a partire dal 1261, sostituendolo con il suo simbolo, il Leone alato. Questi veniva riportato in varie fogge, col tempo si impose la positura araldica del leone passante per la bandiera, mentre sugli stemmi e i sigilli compariva normalmente in posizione di fronte e accovacciato, tradizionalmente detto "in mołeca", dal nome veneto del granchio nella fase in cui cambia il guscio. Quanto ai colori, inizialmente sugli stendardi compariva il leone rosso in campo bianco, successivamente si consolidò l'uso del leone d'oro in campo rosso (cremisi o rosso veneziano). Per gli stemmi si utilizzava normalmente il campo d'azzurro. Da notare che l'azzurro è da tempi antichissimi un colore associato ai veneti, tanto che in latino venetus era sinonimo di azzurro; azzurro era il colore delle fanterie venete. La bandiera e lo stemma attuali della regione riprendono in gran parte la simbologia e la tradizione araldica della Repubblica Veneta, anche se l'utilizzo del leone passante per lo stemma non ha riscontro storico. I colori prevalenti sono l'oro, il rosso (cremisi) e l'azzurro; la bandiera riprende con le sette code (una per provincia), l'uso delle frange del Gonfalone di San Marco, di possibile derivazione persiana. La nuova versione della bandiera, in uso da circa un decennio, non riporta più la dicitura "Regione del Veneto" che per circa 25 anni era stata sovraimpressa allo sfondo blu della vecchia versione (v. foto) ma si rifà allo stile antico che tradizionalmente non riportava scritte particolari, se non il PAX TIBI MARCE EVANGELISTA MEUS impresso sul Vangelo.
[modifica] Geografia
Con una superficie di 18390 kmq, il Veneto costituisce l'ottava regione italiana per superficie. Il punto più a settentrione è Cima Vanscùro (al confine con l'Austria) e il punto più meridionale è costituito dalla Punta di Bacucco (foce del Po di Ariano o di Goro). Il suo territorio è morfologicamente molto vario, con una prevalenza di pianura (56,4%), ma anche estese zone montuose (29,1%) e, in minor misura, collinari (14,5%). La montagna veneta comprende il 70% della totalità delle Dolomiti nella Provincia di Belluno: quest'area, di particolare bellezza e di alto valore turistico, include il Cadore, il Comelico, l'Ampezzano, l'Agordino. Fra i rilievi più importanti, la Marmolada, le Tre Cime di Lavaredo, il Pelmo, le Tofane, il Civetta. Il tratto collinare è molto variegato ed include le Prealpi Venete, dal Cansiglio ad oriente fino ai Monti Lessini ad occidente, passando per il massiccio del Grappa e l'Altopiano di Asiago; nella pianura veneta sono presenti i maggiori rilievi collinari dell'intera Pianura Padana: i Colli Euganei, che si ergono, nettamente isolati, a sud-ovest di Padova, seguiti, a poca distanza, dai Colli Berici (a sud di Vicenza), nel trevisano, invece sono presenti i colli Asolani, il territorio del vittoriese e il Montello, collina che si erge solitaria nella pianura veneta, altro non è che la morena di un antico ghiacciaio che una volta ritiratosi ha lasciato i detriti portati nel corso del tempo. La pianura veneta è attraversata da alcuni fra i più importanti fiumi italiani, da sud a nord, il Po, l'Adige, il ( o la) Brenta, il (o la) Piave, la Livenza e il Tagliamento, oltre che da una serie di canali artificiali di scolo e di irrigazione. Avvicinandosi al mare la pianura si confonde con alcune delle zone anfibie più interessanti ed estese d'Italia, quali il Delta del Po (costituisce un Parco Regionale) e la Laguna Veneta, limitata a sud dalla foce del Brenta presso Chioggia e a nord dal fiume Sile, che scorre nell'antico alveo della Piave; più a nord si trova la laguna di Caorle, oggi isolata dalla laguna di Venezia, ma anticamente integrata nello stesso sistema lagunare che si estendeva da Ravenna fino a Grado. Ad ovest, a cavallo fra Veneto, Lombardia e Trentino, si trova il bacino del Garda, il più esteso lago italiano. Questa regione è la più pianeggiante d' Italia.
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Per approfondire, vedi la voce Zone Altimetriche d'Italia. |
[modifica] SIC - Siti di Interesse Comunitario
Questi sono, per quanto concerne la Regione Veneto, i siti di rilevante importanza in ambito CEE relativi alle Regioni Biogeografiche Alpina e Continentale.
Le località - definite Siti di Interesse Comunitario, e spesso indicate con l'acronimo SIC - sono state proposte tramite deliberazione di Giunta Regionale n. 2673 del 6 agosto 2004 avente ad oggetto "Direttiva 79/409/CEE, Direttiva 92/43/CEE, D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357 Ricognizione e revisione dei Siti di Importanza Comunitaria e delle Zone di Protezione Speciale con riferimento alla tutela delle specie faunistiche segnalate dalla Commissione Europea" e pubblicata nel Bollettino Ufficiale Regionale n. 97 del 28 settembre 2004.
- Gruppo del Sella
- Gruppo Marmolada
- Val Visdende – Monte Peralba – Quaternà
- Monte Pelmo – Mondeval - Formin
- Lago di Misurina
- Massiccio del Grappa
- Gruppo del Col Visentin: M. Faverghera – M. Cor
- Passo di San Boldo
- Monte Dolada versante sud est
- Val Tovanella Bosconero
- Valli del Cismon – Vanoi: Monte Coppolo
- Torbiera di Lipoi
- Pale di San Martino: Focobon, Pape – San Lucano – Agner – Croda Granda
- Fontane di Nogarè
- Torbiera di Antole
- Lago di Santa Croce
- Torbiere di Danta
- Torbiere di Lac Torond
- Aree palustri di Melere, Monte Gal e Boschi di Col d’Ongia
- Valpiana – Valmorel (Aree palustri)
- Dolomiti d’Ampezzo
- Foresta del Cansiglio
- Gruppo del Popera – Dolomiti d’Auronzo e di Val Comelico
- Val Talagona – Gruppo Monte Cridola – Monte Duranno
- Gruppo Antelao – Marmarole – Sorapis
- Dolomiti Feltrine e Bellunesi
- Civetta – Cime di San Sebastiano
- Comelico – Bosco della Digola – Brentoni - Tudaio
- Fiume Piave dai Maserot al confine con la Provincia di Treviso
- Colli Euganei - Monte Lozzo
- Colli Euganei - Monte Ricco
- Grave e zone umide della Brenta
- Palude di Onara e corso d'acqua di risorgiva S. Girolamo
- Muson vecchio, sorgenti e roggia Acqualonga
- Dune di Donada e Contarina
- Dune di Rosolina e Volto
- Dune Fossili di Ariano Polesine
- Rotta di S. Martino
- Gorghi di Trecenta
- Fiume Po: tratto terminale e delta veneto
- Monte Cesen
- Colli Asolani
- Montello
- Perdonanze e corso del Monticano
- Bosco di Basalghelle
- Bosco di Cessalto
- Fontane Bianche di Lancenigo
- Laghi di Revine
- Palù del Quartier del Piave
- Bosco di Gaiarine
- Bosco di Cavalier
- Fiume Sile dalle sorgenti a Treviso Ovest
- Ambito fluviale del Livenza e corso inferiore del Monticano
- Grave del Piave - Fiume Soligo - Fosso Negrisia
- Fiume Sile da Treviso Est a San Michele Vecchio
- Fiume Meschio
- Fiume Meolo e Vallio
- Penisola del Cavallino: biotopi litoranei
- Bosco del Lison
- Ex cave di Villetta di Salzano
- Bosco di Carpenedo
- Laguna del mort e pinete marittime di Eraclea
- Cave di Gaggio
- Cave di Noale
- Palude Le Marice - Cavarzere
- Ex cave di Martellago
- Bosco Zacchi
- Lidi di Venezia: biotopi litoranei
- Laguna medio - inferiore di Venezia
- Laguna superiore di Venezia
- Bosco Nordio
- Laguna di Caorle - foce Lemene
- Dune residue del Bacucco
- Fiumi Reghena e Lemene - Canale Taglio e rogge Limitrofe - Cave di Cinto Maggiore
- Laghetto del Frassino
- Fontanili di Povegliano
- Val Galina e Progno Borago
- Palude del Busatello
- Palude del Feniletto
- Palude di Pellegrina
- Palude del Brusà - Le Vallette
- Basso Garda
- Sguazzo di Rivalunga
- Fiume Adige tra Verona Est e Badia Polesine
- Fiume Adige tra Belluno Veronese e Verona Est
- Monti Lessini: Cascate di Molina
- Monte Luppia e P.ta San Vigilio
- Monti Lessini: Ponte di Veja, Vaio della Marciosa
- Monte Baldo: Val dei Mulini, Senge di Marciaga, Rocca di Garda
- Monte Pastello
- Monte Baldo Ovest
- Monti Lessini - Pasubio - Piccole Dolomiti Vicentine
- Monte Baldo Est
- Granezza
- Ex Cave di Casale – Vicenza
- Fiume Brenta dal confine trentino a Cismon del Grappa
- Buso della Rana
- Altopiano dei Sette Comuni
- Colli Berici
- Massiccio del Grappa
- Monti Lessini - Pasubio - Piccole Dolomiti Vicentine
- Torrente Valdiezza
- Bosco di Dueville e risorgive limitrofe
- Biotopo "Le Poscole"
[modifica] Demografia
La popolazione del Veneto non è omogeneamente distribuita. Se la media pianura vanta le densità maggiori (soprattutto lungo la fascia che va da Verona a Venezia passando per Vicenza, Padova e Treviso), meno popolati sono il basso Veronese e il Polesine (specie in seguito all'alluvione del 1951). Ancor meno abitate sono le prealpi e la montagna (la provincia di Belluno mostra le densità minori), eccetto l'alto Vicentino (con Schio e Thiene) e la Val Belluna. A partire dagli anni Ottanta si è verificato un fenomeno, molto diffuso in tutto il Norditalia, dello spopolamento delle grandi città (Venezia con Mestre in testa) a favore dei piccoli e medi comuni delle "cinture" periurbane. Questo ha portato ad un notevole sviluppo urbano e taluni hanno constatato la formazione di una vasta megalopoli che si estende in particolare tra Padova, Mestre e Treviso (la cosìdetta Patreve o Triangolo Veneto).
Il tasso di incremento annuo è stato uno dei più elevati d'Italia, ma dal 1983 è divenuto per la prima volta negativo. Anche se oggi questa tendenza permane (e, anzi, si è rafforzata), il Veneto resta una delle regioni del Norditalia con il più alto indice di natalità.
Il Veneto è stato, sino agli anni Settanta, una terra di emigrazione (oltre 3 milioni di partenze tra il 1870 e il 1970) per via della povera economia contadina, non affiancata da impianti industriali di rilievo. Sino al fascismo i flussi si dirigevano specialmente in America Latina (Brasile, Argentina); negli anni Trenta le bonifiche promosse da Mussolini portarono gli emigranti nel Lazio e in Sardegna; nel secondo dopoguerra, le correnti si spostarono verso le aree industriali della Lombardia, del Piemonte e della Liguria, e verso l'Europa centrale, specie dopo l'alluvione del Polesine (che costrinse decine di migliaia di persone a lasciare la propria terra).
Il notevole sviluppo dell'industria a partire dagli anni settanta trasformò il Veneto da terra di emigrazione a terra di immigrazione. Più che i rientri, molti sono stati gli immigrati dal Meridione e in seguito dall'estero (Nordafrica, paesi dell'Est europeo), il che ha fatto del Veneto la quinta regione per numero di abitanti (dopo Lombardia, Campania, Lazio e Sicilia) e una delle prime per numero di stranieri residenti.
Nel 2006 i nati vivi sono stati 47.055 (9,9‰), i morti 42.118 (8,9‰) con un incremento naturale di 4.937 unità rispetto al 2005 (1,0‰). Il 31 dicembre 2006, su una popolazione di 4.738.313 abitanti, si contavano 350.215 stranieri (7,3%). Le famiglie contano in media 2,5 componenti.
Per i dati demografici delle singole province, vedere la sezione "Suddivisione amministrativa".
[modifica] Comuni principali
Di seguito è riportata la lista dei dieci principali comuni del Veneto ordinati per numero di abitanti (dati: ISTAT maggio 2007[4]):
Posizione | Stemma | Città | Popolazione (ab) |
Provincia | Altitudine (m.s.l.m.) |
Superficie (km²) |
---|---|---|---|---|---|---|
1° | ![]() |
Venezia | 268.516 | VE | 1 | 412 |
2° | ![]() |
Verona | 262.025 | VR | 59 | 206,63 |
3° | ![]() |
Padova | 210.273 | PD | 12 | 92 |
4° | ![]() |
Vicenza | 113.946 | VI | 39 | 80 |
5° | ![]() |
Treviso | 81.627 | TV | 15 | 55,5 |
6° | ![]() |
Rovigo | 51.295 | RO | 6 | 108 |
7° | ![]() |
Chioggia | 50.859 | VE | 2 | 185 |
8° | ![]() |
Bassano del Grappa | 42.232 | VI | 129 | 46 |
9° | ![]() |
San Donà di Piave | 39.572 | VE | 3 | 78,73 |
10° | ![]() |
Schio | 38.775 | VI | 200 | 67 |
[modifica] Storia
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Per approfondire, vedi la voce Storia del Veneto. |
La storia del Veneto è in gran parte comune a quella della più vasta regione nota come Triveneto o Tre Venezie, nel Nord-est della penisola italiana, situata tra il confine del Mare Adriatico e tutta la catena delle Alpi Orientali, che comprende Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli-Venezia Giulia.
[modifica] Protostoria e Storia Antica
Abitato già nella preistoria, dapprima insediamento degli Euganei, fu in epoca protostorica occupato dal popolo dei Veneti. Il processo di romanizzazione della Venetia avvenne in maniera graduale e senza traumi o conquiste manu militari, dato che veneti e romani erano popoli alleati. Le relazioni politico-militari con i romani iniziano nel III secolo a.C.: nel 225-222 veneti e cenomani strinsero un'alleanza militare con Roma contro gli insubri, i boi e i gesati. Nel 181 a.C. la deduzione della colonia latina di Aquileia comportò un rafforzamento dei tradizionali rapporti di collaborazione fra veneti e romani. Dopo la guerra sociale nell’89 a.C. Gneo Pompeo Strabone promosse la lex Pompeia de Transpadanis, che concedeva lo Ius Latii, il diritto del latini, ai centri indigeni veneti. La completa integrazione delle comunità venete nell'orbe romano avvenne nel 49 a.C. con la concessione del plenum ius, cioè della piena cittadinanza romana, da parte di Giulio Cesare.
In epoca augustea il territorio dei veneti venne unificato e dotato di riconoscimento ufficiale con la creazione della Regio X Venetia et Histria, la cui città maggiore era Aquileia. Diocleziano la trasformò in Provincia Venetiae et Histriae, mantenendone i confini sostanzialmente inalterati. Nei primi secoli d.C. iniziò il processo di Cristianizzazione del Veneto. Centro di irradiamento della nuova religione fu Aquileia, metropoli della Venezia endolagunare, in cui il Cristianesimo era giunto probabilmente per mare.
[modifica] Storia Medievale
Dal V secolo d.C. il Veneto subì le invasioni di Goti, Eruli, Unni. Dal 568 d.C, con la corposa fiumana dei Longobardi, iniziò a crearsi (tra il VI e l'VIII secolo) una divisione sempre più netta tra la Venetia continentale, sotto il dominio longobardo e la Venetia maritima dipendente dall'Impero bizantino e dall'Esarcato di Ravenna. Gran parte delle popolazioni e le autorità religiose si misero al riparo dalle incursioni dei barbari, trasferendosi dalle città dell'interno ai centri lagunari di Grado, Caorle, Eraclea, Torcello, Malamocco, Olivolo, Chioggia, oltre alle oggi scomparse Ammiana e Costanziaco. Dall'VIII secolo, il territorio lagunare acquistò una sempre maggiore indipendenza dall'impero bizantino, da cui rimase formalmente dipendente. Dal trasferimento della sede del dux bizantino da Civitas Nova sulla terraferma, a Malamocco, nelle isole lagunari (e da qui agli inizi dell'VIII secolo a "Rivo Alto", l'attuale Rialto), prende origine la città di Venezia.
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Per approfondire, vedi la voce Repubblica Veneta. |
L'entroterra veneto entrò invece nel IX secolo nell'orbita dei Franchi, subentrati ai Longobardi. Un tentativo di Pipino, figlio di Carlo Magno, di annettersi la Venetia Maritima, ancora formalmente dipendente da Bisanzio, fu efficacemente respinto dai veneti. Dopo un periodo segnato da un vuoto di poteri, una dilagante conflittualità, e dalle terribili aggressioni degli Ungari, nel Veneto continentale venne ristabilita nel X secolo l'autorità imperiale, con la creazione della Marca Veronese, sotto il controllo prima del Ducato di Baviera e poi del Ducato di Carinzia. Dopo l'anno Mille, si assistette in tutto il Veneto ad un decollo economico e ad una ripresa della vita sociale nelle città principali, che iniziarono ad esercitare un controllo egemonico sul loro contado: tra queste emersero i liberi comuni di Verona, Padova, Treviso e Vicenza.
Dall'XI secolo Venezia si impose come potenza egemone in tutto il Mediterraneo, iniziando un'espansione coloniale, che raggiunse il culmine con la creazione nel 1205 dell'Impero latino d'Oriente, e il dominio sulla quarta parte e mezza dell'impero di Romania. Nonostante il mare fosse la fonte primaria della propria ricchezza, Venezia non perse tuttavia interesse per l'entroterra: essa mantenne forti legami in particolare con il Trevigiano e il Padovano, appoggiò la Lega Veronese e aderì alla Lega Lombarda poi, assurgendo ad un prestigiosissimo ruolo di mediatrice fra papa Alessandro III e l'imperatore Federico Barbarossa (Pace di Venezia del 1177). Nel Duecento si assistette in tutta la Terraferma alla trasformazione dei liberi Comuni in potenti signorie in lotta tra loro per l'egemonia regionale. La prima fu la signoria di Ezzelino da Romano, che riuscì a conquistare gran parte del Veneto centro-settentrionale; successivamente presero il potere i da Camino a Treviso, i Della Scala a Verona, i Da Carrara a Padova.
Dal XIV secolo la Serenissima iniziò ad intervenire in maniera sempre più decisa nella politica regionale, soprattutto per impedire che il potente stato Carrarese ne minacciasse le vie di comunicazione terrestri e fluviali. Nel 1339 Treviso, precedentemente dominio degli Scaligeri, si diede spontaneamente a Venezia, costituendo il suo primo ampio caposaldo in Terraferma.
Un primo, grave pericolo per Venezia venne nel 1379, quando una formidabile coalizione, che riuniva i Carraresi, il Duca d'Austria, il Re d'Ungheria, il Patriarcato di Aquileia e Genova, scatenò contro Venezia quella che sarebbe passata alla storia come la Guerra di Chioggia, conclusa nel 1381 con la vittoria sul mare contro Genova e la perdita di Treviso per terra. In seguito fu di nuovo Francesco Novello da Carrara a minacciare l'accerchiamento: Venezia reagì in maniera decisa e dopo aver riottenuto Treviso nel 1388, sconfisse definitivamente i Carraresi nel 1405 espugnando Padova. Nel frattempo si erano date a Venezia in rapida successione praticamente tutte le terre della Marca Trevisana, tra cui Vicenza, Belluno e Verona. L'unità del Veneto era praticamente ricomposta e quindi grazie alla Repubblica di Venezia iniziò la pax veneta, che si concluderà nel 1797 con la fine della millenaria Venezia e l'invasione Napoleonica. Nei pochi decenni che seguirono la Repubblica veneta si espanse ben aldilà dei confini della regione attuale, includendo oltre al Cadore (1420), il Friuli (1420), la Lombardia orientale (1428), con Brescia, Bergamo e Crema e infine ottenendo il Polesine, già occupato nel 1405 e definitivamente strappato al duca di Ferrara nel 1484.
[modifica] Storia Moderna
Nella seconda metà del '400 e agli inizi del '500, Venezia continuò la sua politica espansionistica, portando il Leone di San Marco in Romagna, Trentino meridionale, a Gorizia, Trieste e financo in Puglia. Alla vigilia della guerra del 1509, la Repubblica Veneta, fra Stato da Mar e Stato da Tera, costituiva un impero plurietnico abitato da veneti, lombardi, friulani, istriani, romagnoli, dalmati, croati, albanesi, pugliesi, greci e ciprioti, ed era di fatto uno dei più potenti stati d'Europa.
Nel 1508 si formò, sotto l'impulso di Giulio II, cui Venezia aveva tolto le città della Romagna, un'amplissima coalizione anti-veneziana, nota come Lega di Cambrai, che dichiarò guerra alla Repubblica. Nella Battaglia di Agnadello le truppe venete furono sconfitte dall'esercito francese: in pochi giorni gran parte dello Stato da Tera, ad eccezione di Treviso e del Friuli, venne occupato dal nemico. Tuttavia, grazie alla propria abilità diplomatica, che seppe sfruttare e attizzare le contrapposizioni nel campo dei collegati, e alle vittorie militari dell'esercito riorganizzato, la Serenissima riconquistò praticamente tutta la Terraferma, ritornando sui confini di fine '400.
Finito il lungo periodo bellico, nel 1530 iniziò per tutto il Veneto un lungo periodo di pace e di sviluppo che si protrasse, senza significative interruzioni, per quasi tre secoli fino al 1797.
[modifica] Storia Contemporanea
Alla fine del XVIII secolo la Serenissima Repubblica fu invasa da Napoleone Bonaparte e da questi ceduta, dopo una serie di saccheggi e di scontri sanguinosi (Pasque Veronesi) all'Austria in cambio del Belgio. Dopo una breve parentesi all'interno del Regno d'Italia (1805-1814) napoleonico, gli antichi Domini di Terraferma veneziani divennero parte del Regno Lombardo-Veneto, sotto la dominazione dell'Impero Austriaco.
La regione partecipò ai moti risorgimentali con l'eroica ribellione e resistenza di Venezia del 1848-1849.
In seguito alla guerra Austro-Prussiana del 1866, battaglia di Sadowa, l'Austria fu sconfitta e dovette cedere il Veneto a Napoleone III. Il trattato di pace di Vienna firmato il 3 ottobre 1866 disponeva testualmente che la cessione del Veneto (con Mantova e Udine) al Regno d'Italia (che beneficiava della vittoria prussiana pur essendo stata sconfitta dall'Austria per terra a Custoza e per mare a Lissa) dovesse aversi sotto riserva del consenso delle popolazioni debitamente consultate.
Napoleone III procedette dunque all'organizzazione di un plebiscito, ma fu soggetto a forti pressione da parte di casa Savoia, che riuscì a farsi consegnare anzitempo le fortezze e il controllo militare della regione. In tal modo il plebiscito fu organizzato non dai francesi ma dalle autorità italiane. L'accesso alle operazioni di voto, come per altri plebisciti dell'epoca (ad esempio: quello svolto per l'annessione di Nizza alla Francia), e per ogni altra consultazione elettorale dell'epoca, escluse le donne e fu limitato per censo: interessò pertanto solo una parte minoritaria della popolazione (meno di 650.000 votanti su un totale di 2.603.009 residenti). Il risultato (646.789 sì; 69 no; 567 voti nulli), rispecchiò, secondo alcuni studi storici, l'assoluta mancanza di segretezza nel voto e di trasparenza nelle conseguenti operazioni di scrutinio. In tal modo, la sostanziale sconfitta militare del Regno d'Italia nella Terza guerra di indipendenza italiana del 1866 si trasformò in un successo politico per casa Savoia.
Il dominio di casa Savoia non fu proficuo sotto l'aspetto economico, la pressione fiscale maggiore di quella austriaca, i servizi inferiori, e la burocrazia meno valida della proverbiale burocrazia austriaca. Alla perdita dei mercati dell'Europa centrale seguì un periodo di crisi economica. Dopo l'annessione al Regno d'Italia e sino alla Prima guerra mondiale ebbe luogo una intensa emigrazione dal Veneto, particolarmente verso Argentina, Uruguay e Brasile. Il fenomeno proseguì in maniera più ridotta (tranne le interruzioni dovute alle due guerre mondiali, che provocarono gravi danni a una buona parte del territorio) fino agli anni '70 del Novecento.
Una ricerca del CSER (Centro Studi Emigrazione - Roma) stima in circa 3.300.000 le persone emigrate negli anni dal 1876 al 1976 dal Veneto, di fatto la regione italiana a maggior emigrazione in tale periodo. Si calcola che ci siano nel mondo circa 9 milioni di oriundi veneti. A partire dagli anni ottanta del XX secolo l'emigrazione si esaurì e, da allora, il Veneto è divenuto terra d'immigrazione.
[modifica] Governo e sistema istituzionale
[modifica] Presidente e giunta regionale
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Per approfondire, vedi la voce Presidenti del Veneto. |
Il Presidente della Regione è Giancarlo Galan, eletto per il terzo mandato consecutivo il 4 Aprile 2005. La giunta è composta da Forza Italia, Alleanza Nazionale, Udc, Lega Nord e Nuovo Psi.
[modifica] Consiglio regionale
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Per approfondire, vedi la voce Consiglio Regionale del Veneto. |
Gruppi consiliari | numero consiglieri |
---|---|
Forza Italia | 15 |
Partito Democratico | 13 |
Lega Nord | 11 |
Alleanza Nazionale | 6 |
UDC | 5 |
Per il Veneto con Carraro | 1 |
Verdi | 1 |
Nuovo Psi | 1 |
Partito Socialista | 1 |
Progetto Nordest | 2 |
Veneto per il PPE | 1 |
Italia dei Valori | 1 |
Rifondazione Comunista | 1 |
Partito dei Comunisti Italiani | 1 |
Totale | 60 |
[modifica] Statuto e autonomia
Dal 1946 il Veneto è una regione della Repubblica Italiana. Nel 1971, approvando con legge costituzionale lo Statuto [2] della regione Veneto, il Parlamento italiano ha riconosciuto agli abitanti della regione la definizione di «popolo» (l'unica altra regione con questa peculiarità è la Sardegna).
Tuttavia questa definizione di popolo rimase senza effetto reale; il Veneto non riuscì mai a raggiungere lo statuto di Regione Autonoma. Ultimamente (2006) sono stati effettuati vari referendum, con esito positivo, da parte di comuni confinanti con le Regioni del Trentino-Alto Adige e del Friuli-Venezia Giulia, per ottenere il passaggio dalla Regione Veneto alle regioni autonome confinanti. Il procedimento costituzionale richiede che i referendum con esito positivo vengano esaminati per l'approvazione finale dal parlamento nazionale.
Un fronte bipartisan di consiglieri della Regione Veneto, in questo momento (2007), si sta muovendo per portare in parlamento una proposta di legge che possa riconoscere al Veneto l'autonomia fiscale, sempre nella consapevolezza che, in quanto regione ricca, una parte delle entrare debba andare alle regione più disagiate del sud d'Italia.
[modifica] Suddivisione amministrativa
La regione Veneto è divisa nelle seguenti sette province (dati ISTAT maggio 2007[5]).
Province | |||||
---|---|---|---|---|---|
Provincia | Abitanti capoluogo | Superficie (km²) | Abitanti | Densità (ab./km²) | Comuni |
Belluno | 36.042 | 3.678 | 212.617 | 57,8 | 69 (lista) |
Padova | 210.273 | 2.141 | 902.804 | 421,6 | 104 (lista) |
Rovigo | 51.295 | 1.789 | 245.312 | 137,1 | 50 (lista) |
Treviso | 81.627 | 2.477 | 862.220 | 348,0 | 95 (lista) |
Venezia | 268.516 | 2.463 | 839.078 | 340,6 | 44 (lista) |
Verona | 262.025 | 3.121 | 886.308 | 284,0 | 98 (lista) |
Vicenza | 113.946 | 2.722 | 847.169 | 311,2 | 121 (lista) |
[modifica] Economia
[modifica] Dati economici
Di seguito la tabella che riporta il PIL ed il PIL procapite[6] prodotto nel Veneto dal 2000 al 2006:
2000 | 2001 | 2002 | 2003 | 2004 | 2005 | 2006 | |
---|---|---|---|---|---|---|---|
Prodotto Interno Lordo (Milioni di Euro) |
111.713,5 | 116.334,1 | 118.886,3 | 124.277,6 | 130.715,9 | 133.488,0 | 138.993,5 |
PIL ai prezzi di mercato per abitante (Euro) |
24.842,9 | 25.742,2 | 26.108,2 | 26.957,1 | 27.982,2 | 28.286,7 | 29.225,5 |
Di seguito la tabella che riporta il PIL, prodotto in Veneto ai prezzi correnti di mercato nel 2006, espresso in milioni di euro, suddiviso tra le principali macro-attività economiche:
Macro-attività economica | PIL prodotto | % settore su PIL regionale | % settore su PIL italiano |
Agricoltura, silvicoltura, pesca | € 2.303,3 | 1,66% | 1,84% |
Industria in senso stretto | € 34.673,6 | 24,95% | 18,30% |
Costruzioni | € 8.607,7 | 6,19% | 5,41% |
Commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni | € 28.865,8 | 20,77% | 20,54% |
Intermediazione monetaria e finanziaria; attività immobiliari ed imprenditoriali | € 31.499,4 | 22,66% | 24,17% |
Altre attività di servizi | € 19.517,2 | 14,04% | 18,97% |
Iva, imposte indirette nette sui prodotti e imposte sulle importazioni | € 13.526,4 | 9,73% | 10,76% |
PIL Italia ai prezzi di mercato | € 138.993,5 |
Dal confronto tra il dato regionale e quello nazionale, si evidenzia che rispetto la media italiana in Veneto è più forte l'incidenza del settore industriale, anche escludendo il settore delle costruzioni. Questa maggiore incidenza dell'industria, si riflette su un minor peso che ha sull'economia veneta tutto quanto ricade sul settore Altri Servizi, dove essenzialmente sono raggruppati i servizi resi dalla Pubblica Amministrazione, sanità, servizi sociali ed istruzione pubblica.
[modifica] Evoluzione storico-economica
Il Veneto ha conosciuto una fortissima espansione economica, sin dal secondo dopoguerra, ed oggi è sede di importanti attività industriali e terziarie.
Le attività agricole (frumento, mais, frutta, ortaggi) e zootecniche (bovini, suini) sono ancora di rilievo, e sono molto meccanizzate. L'industria è presente soprattutto nelle province occidentali e sulle coste adriatiche; prevalgono piccole aziende, specializzate nei settori alimentare, tessile, calzaturiero e del mobile. A Marghera, nella terraferma veneziana, sorge il polo chimico industriale di Porto Marghera. Treviso e provincia sono anche la prima area d'Italia per l'abbigliamento giovanile, con il gruppo Benetton.
Importanti sono anche le attività bancarie, il commercio e il turismo, nelle località balneari di Jesolo, Caorle, Bibione, Eraclea Mare, Cavallino-Treporti, Sottomarina, Rosolina, nelle località montane di Cortina d'Ampezzo, Arabba, Sappada, Falcade, Val Zoldana, Alleghe, Pieve di Cadore, Asiago, nelle città d'arte e sul lago di Garda.
[modifica] Lingua e Letteratura
Questa sezione costituisce una rapida introduzione alla Lingua veneta e alla letteratura scritta nelle sue diverse varianti. Per quanto attiene alle opere scritte in Veneto nelle altre lingue che vi sono parlate, si vedano le voci relative.
[modifica] La lingua
[modifica] Il panorama linguistico veneto
Nella Regione sono parlate, oltre all'italiano e al veneto, almeno altre quattro lingue: il cimbro, il ladino, il friulano e il tedesco.
Nonostante la notevole pressione dell'italiano, il Veneto si caratterizza per una forte conservazione della propria lingua storica, distinta in diverse varietà. Secondo le statistiche, è compresa da quasi il 70% della popolazione[3], con una sostanziale diglossia veneto-italiano. La vivacità della lingua veneta è confermata dal fiorire di iniziative culturali ed editoriali che, soprattutto in questi ultimi anni, hanno visto un moltiplicarsi di pubblicazioni. La forte riscoperta delle identità storico-linguistiche è stata recentemente sancita da una legge della Regione Veneto volta alla valorizzazione, alla tutela e alla diffusione della Lingua Veneta.
Le altre lingue sono diffuse in aree molto limitate e parlate da minoranze che, spesso, antepongono ai loro idiomi l'italiano o il veneto stesso.
La lingua ladina è senza dubbio la più viva ed è parlata in diversi comuni della Provincia di Belluno. Non è facile circoscrivere l'area ladina, poiché talvolta il veneto locale arriva a fondersi con questa lingua. Fa parte delle lingue ladine il friulano, parlato lungo il confine con il Friuli-Venezia Giulia, specie attorno a Portogruaro.
Il cimbro era un tempo molto diffuso nell'Altopiano di Asiago e nella Lessinia veronese, ma attualmente non è molto parlato. Nell'era Fascista la lingua Cimbra è stata proibita e chi la parlava veniva considerato spia nemica. Nel complesso resiste ancora nelle "roccaforti" di Giazza e Roana e in molte contrade Altopianesi.
Un dialetto di tipo bavaro-tirolese è parlato invece dalla popolazione della celebre località turistica di Sappada (BL), comunità germanofona culturalmente molto vivace.
Se all'interno della Regione Veneto esistono diverse comunità allofone, specularmente, venetofone sono alcune aree delle regioni confinanti, in particolare il Friuli Venezia-Giulia meridionale (parte della Provincia di Pordenone, tutta la zona costiera da Lignano Sabbiadoro fino a Muggia), il Trentino meridionale e parte della provincia di Mantova.
[modifica] Varietà e caratteristiche della Lingua Veneta
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Per approfondire, vedi la voce Lingua veneta. |
Il veneto parlato nella Regione Veneto si divide essenzialmente in quattro macroaree, ognuna con caratteristiche proprie, pur non perdendo mai la sostanziale unitarietà linguistica. L'area più vasta è quella centrale, comprendente la provincia di Padova e Vicenza, gran parte della provincia di Rovigo e parte della provincia di Venezia: tra i fenomeni più interessanti che la caratterizzano, oltre a una marcata conservazione delle vocali atone finali, vi è il fenomeno della metafonesi. Questa è invece assente nell'area veneziana, che si estende su tutta la laguna veneta, da Chioggia fino a Caorle e ha storicamente costituito il riferimento su cui si è modellata la koinè linguistica veneta. Da registrare in quest'area una minore conservazione della vocali atone finali. Questo fenomeno diviene ancora più marcato nelle altre due aree, quella settentrionale trevisano-bellunese, in cui sono ancora vive le interdentali sorde e sonore, e quella veronese, in cui emerge talvolta il sostrato gallo-italico.
[modifica] La letteratura in lingua veneta
[modifica] Le origini
Di area veneta è il primo frammento totalmente in volgare risalente al 1100, il Ritmo bellunese che tratta della Conquista del Castel d'Ard. Tra i primi componimenti in lingua volgare e latino si annovera anche l'Indovinello Veronese, databile fra la fine dell'VIII e l'inizio del IX sec. Sempre databile al XII soni i versi d'amore della canzone Quando eu stava in le tu' cathene.
[modifica] Il duecento
In questo secolo si assiste in Veneto ad un'esplosione di componimenti volti a soddisfare i gusti letterari delle emergenti classi urbane. Particolarmente ragguardevole è la produzione della Scuola Veronese, con in primis Giacomino da Verona, autore del poema in due parti, De Jerusalem celesti e De Babilonia civitate infernali. Di area padovana (ma secondo alcuni autori trevisana) è il Lamento della Sposa Padovana o della Bona çilosia di autore anonimo, opera in novenari rimanti a coppie, in cui una giovane sposa piange il marito partito per le crociate, rifiutando ogni altro conforto che non sia il ricordo dello sposo.
[modifica] Il trecento
Per tutto il XIV secolo, il centro della produzione letteraria veneta continua ad essere Padova e la corte carrarese. In questo secolo compare la Bibbia istoriata padovana e viene tradotto dal latino un trattato di medicina originariamente in arabo il Libro Agregà de Serapiom. Da ricordare per il loro espressionismo i sonetti in pavano rustico di Marsilio da Carrara e di Francesco di Vannozzo. Anche nella capitale della Marca zoiosa esisteva un attivo centro di produzione letteraria, in cui al volgare trevisano si accompagnavano il toscano e il provenzale: della fine del trecento è la celebre Canzone contro l'amore di Auliver, scritta in un trevisano arcaico molto più vicino al bellunese che al veneziano. A testimoniare la fioritura e la varietà dei volgari veneti del Trecento, è la cosi detta Tenzone dei tre volgari contenuta nel Canzoniere di Nicolò de' Rossi, in cui il trevisano si alterna al veneziano e al padovano. Tra i componimenti a carattere storiografico da segnalare la Cronaca de la guera tra Veniciani e Zenovesi di Daniele da Chinazzo sui fatti della guerra di Chioggia del 1386.
Originali opere trecentesche sono quelle che nel loro complesso vanno sotto il nome di Letteratura Francoveneta, caratterizzate da una singolare mescolanza dei volgari veneti con il francese medievale. Tra le opere più note l'Entrée d'Espagne e La prise de Pampelune.
[modifica] Il quattrocento
A partire dal quattrocento Venezia inizia a far sentire la propria influenza in tutto il Veneto ed oltre grazie al preminente ruolo politico assunto e al fiorire delle sue attività culturali (già alla fine del secolo saranno stati stampati a Venezia circa due milioni di volumi). Fra i più importanti autori lagunari del secolo vi fu Leonardo Giustinian, creatore delle Canzonette e degli Strambotti, opere di carattere amoroso di ambito popolare e cittadino, scritte in un veneziano colto ed elegante, dotato di intrinseca musicalità e di numerose suggestioni letterarie. A Padova opera Iacopo Sanguinacci, erede della tradizione cortigiana di Francesco di Vannozzo e di Antonio Beccari. A partire dagli anni Sessanta comincia ad imporsi la poesia satirica, con autori quali il veronese Giorgio Sommariva e il veneziano Antonio Vinciguerra.
Nello stesso periodo iniziano a circolare numerosi sonetti in pavano ed in veronese di ambientazione rustica, ma di evidente matrice letteraria e cittadina e un genere teatrale quale quello dei Mariazi, che preannunciano l'emergere nel secolo successivo del genio di Ruzante.
[modifica] Ugo Foscolo
Il poeta e letterato più famoso e importante veneto fu Ugo Foscolo, nato a Zacinto, uno dei tanti possedimenti della Repubblica di Venezia, da una famiglia patrizia di origine veneziana, era favorevole all'arrivo di Napoleone nella Repubblica, il quale avrebbe concesso un governo più democratico alla Repubblica, ma dopo che Napoleone conquistò la neutrale Venezia con un uso indiscriminato delle armi e la vendette in cambio del Belgio all'Austria, divenne aspro nemico della politica Napoleonica. Morì in esilio poverissimo e perseguitato dall'impero asburgico a Londra.
[modifica] Galleria immagini
[modifica] Proverbi veneti
- Candeeora (padovano, vicentino)
- Da ea Madona Candeeora dell'inverno semo fora;
- ma se piove e tira vento, dell'inverno semo dentro.
- Nadae (padovano)
- Da Nadae un piè de gae,
- da Pasqueta un'oreta.
Bon Principio de ano (vicentino)
- Bon principio de ano,
- 150 franchi a l’ano
- a Nadae on’oca
- a fin de ano on porseo
- on granaro de sorgo
- on granaro de formento
- e che el paron sia contento
- che contento sia
- el me daga ‘na bona man che mi a vao via.”
- [Stagioni e luoghi]
- Se te vol patir e pene dell'inferno
- va a Trento d'istà e a Feltre d'inverno.
- Ea storia de Eongarea (vicentino)
- "Coesta xè ea storia de eongarèa
- curta ma bea, col cape'eto in ciò.
- vuto ca tea conta sì o no?"
- "NO!"
- "No se dise mai de no aea storia de eongarèa
- curta ma bea, col cape'eto in ciò.
- vuto ca te ea conta sì o no?"
- "SI!"
- "No se dise mai de sì aea storia de eongarèa
- curta ma bea, col cape'eto in ciò.
- vuto ca te ea conta sì o no?"
- sior Intento (padovano, veneziano, vicentino, trevisano)
- "Questa 'a xe 'a storia de 'l sior Intento
- che dura poco tempo,
- che mai no 'a se destriga.
- Vuto che te 'a conta
- o vuto che te 'a diga?"
- "Che te me 'a conti!"
- "Eh no! Parché questa 'a xe 'a storia de 'l sior Intento..."
- Per sottolineare l'assoluto disinteresse nei riguardi del lavoro da parte di una persona (Treviso)
- Ghe piaxe far el mestier de Micheaso,
- magnar, bevar e ndar a spaso.
- Città Venete:
- Venesiani gran signori,
- Padovani gran dotòri,
- Visentini magnagàti,
- Veronesi tuti mati
- Trevisani pan e tripe
- Rovigoti baco e pipe
- Udinesi casteani
- col cognome da furlani
- i Cremaschi xe cojoni
- i Bressan tagiacantoni
- ma ghe n'è anca i pì tristi
- Bergomaschi brusacristi
- e Belun, pora Belun
- te si propio de nissun!
- S:Antonio 17 gennaio
- A S.Antonio se gh'è el giaso el le desfa
- e se non el gh'è el le fà
- Co San Marco comandava
- se disnava e se senava;
- soto Franza, brava gente,
- se disnava solamente;
- soto casa de Lorena
- no se disna e no se sena;
- soto casa de Savoia
- de magnar te ga voja![7]
- Proverbio veneziano sull'orgoglio
- Quando l'omo xe stima'
- el pol pissar in leto
- e dir che'l ga' sua'.
[modifica] Cultura
[modifica] Sport
Diverse sono le società venete che eccellono in campo sportivo, ma tra tutte si segnalano quelle di Treviso, che di fatto rappresentano un polo di eccellenza sportivo a livello regionale e nazionale.
Nella Pallacanestro si possono citare la squadra maschile di Treviso e quella femminile di Schio, nella Pallavolo il team maschile di Treviso, mentre nel rugby l'egemonia a livello regionale e nazionale viene contesa dalle squadre di Treviso, Padova e Rovigo. Infine nell'Hockey su ghiaccio, importante la tradizione sportiva della squadra di Cortina.
Nel calcio ricordiamo il Sandonà che ha militato per 7 anni in C2 e per 1 anno in C1.
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Per approfondire, vedi la voce Sport in Veneto. |
[modifica] Note
- ^ [1]
- ^ Tramite la legge costituzionale n.340/1971 di approvazione dello Statuto regionale http://www.consiglioveneto.it/crvportal/leggi/1971/71ls0340.html
- ^ Il nome di Paleoveneti con cui sono spesso indicati dagli studiosi è utilizzato essenzialmente con accezione linguistica, in riferimento alla lingua venetica, parlata prima che il latino si imponesse.
- ^ Dati Demo Istat. Sito consultato il 03-02-2008.
- ^ Dati Demo Istat. Sito consultato il 03-02-2008.
- ^ Dati Istat - Tavole regionali
- ^ Giuseppe de Stefano-G.Antonio Palladini - Storia di Venezia 1797-1997 - vol II, pag 276, Supernova, Venezia, 1997
[modifica] Bibliografia
- G. Aldrighetti. L'araldica e il leone di San Marco, Venezia, Marsilio, 2002
- G. Arnaldi, M. Pastore Stocchi (a cura di). Storia della Cultura Veneta, 10 voll., Vicenza, Neri Pozza, 1976-1987
- Manlio Cortelazzo (a cura di). Manuale di Cultura Veneta. Geografia, storia, lingua e arte, Venezia, Marsilio, 2004
- Alvise Zorzi. San Marco per sempre, Milano, Mondadori, 1998
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
Wikisource contiene opere letterarie e documenti antichi del Veneto
Wikisource contiene alcuni canti del Veneto
[modifica] Collegamenti esterni
- Raccolta di fotografie e itinerari sul Veneto sul sito MagicoVeneto
- Wikipedia in lingua veneta
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