Marghera
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Pref. telefono: | 041 | CAP: | 30175 | |||||
Marghera è una frazione del Comune di Venezia, capoluogo della municipalità omonima (28.285 ab., ex Quartiere 13 Marghera - Catene - Malcontenta).
La zona industriale di Marghera, l'area compresa tra via Libertà, via Fratelli Bandiera, fino all'area di Fusina, è indicata come Porto Marghera. È servita da una stazione ferroviaria, interposta tra Venezia S. Lucia e Venezia Mestre (Venezia Porto Marghera).
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[modifica] L'origine di Marghera e di Porto Marghera
Fino alla costruzione di Porto Marghera, la zona era conosciuta come i Bottenighi. A fine Ottocento Venezia si dimostrava incapace di diventare un centro industriale e portuale in grado di concorrere con gli altri del Mediterraneo, soprattutto per la mancanza di un luogo adatto a questo scopo. Grazie al progetto del capitano Luciano Petit, il problema fu risolto bonificando appunto l'area delle bocche Bottenighi. Nel 1907 venne emessa una legge sui porti e fu per questo che nel 1917 un quarto del territorio dell'allora comune di Mestre (Mestre fu dichiarata parte integrante di Venezia solo nel 1926) l'area fu espropriata e affidata alla Società Porto Industriale di Venezia che eseguì le opere che portarono alla creazione di Porto Marghera (attuale Fincantieri) detta poi Porto di Mestre.
L'obiettivo era triplice:
- costruire un porto commerciale.
- costruire un porto industriale.
- costruire un nuovo quartiere di terraferma che permettesse di alleggerire il sovraffollamento del centro lagunare.
L'insediamento divenne operativo dagli anni '20-'30 con la creazione di un progetto urbanistico (1922) chiamato "città giardino" dell'ingegnere milanese Pietro Emilio Emmer. Raggiunse la massima espansione negli anni '60, sia dal punto di vista delle attività produttive che da quello demografico, attirando numerosi abitanti dal centro lagunare della città e dai comuni vicini.
Durante la seconda guerra mondiale diventò un obiettivo sensibile da parte degli Americani che la bombardarono a più riprese, bloccandone le attività, tanto che a guerra finita al posto delle industrie restavano solo macerie. Tuttavia la produzione riprese e a partire dagli anni '50, Porto Marghera cominciò ad essere uno dei poli industriali più conosciuti del Paese. Una delle prime produzioni fu il ciclo dell'azoto, precursore della produzione di fertilizzanti, dapprima per l'Agrimont, poi per Enichem Agricoltura.
Lo sviluppo di Marghera comportò la nascita di altri centri abitati vicini, come Catene (circa 6.000 abitanti), sviluppatosi negli anni Cinquanta intorno alla parrocchia di Santa Maria della Salute.
L'attuale toponimo deriva proprio dal veneziano mar gh'era ossia "mare c'era" temine con cui comunemente si cominciò ad indicare la zona del nuovo porto, un tempo paludosa.
[modifica] Marghera oggi
Conosciuta in passato per il grande insediamento industriale che ne ha fatto uno dei più importanti poli chimici europei, in questi ultimi anni Marghera si sta trasformando, sia nella zona industriale che nel quartiere urbano. La zona industriale sta guardando al futuro in un'ottica di uno sviluppo sostenibile che rispetti l'ambiente e che al tempo stesso salvaguardi l'occupazione. Il quartiere urbano si sta anch'esso evolvendo da periferia dormitorio di Venezia e Mestre in una realtà con una fisionomia propria, cercando di rispettare l'idea originaria che voleva fare di Marghera una "Città Giardino".
La frazione di Marghera conta oggi circa 17.285 abitanti (28.285 se si considera l'intera municipalità), ed è attorniata da diversi sobborghi, tra i quali Catene (6.283 ab.), Ca' Emiliani (353 ab.), nucleo storico della realtà urbana, Cà Sabbioni (622 ab.) e la Malcontenta (909 ab.), località che si estende anche nel comune di Mira dove sorge la nota villa palladiana.
Le parrocchie di Marghera sono le seguenti:
- Madonna della Salute (Catene)
- S.S. Francesco e Chiara (via Beccaria);
- Gesù Lavoratore (via F.lli Bandiera);
- Sant'Antonio (centro, p.za S. Antonio);
- San Pio X (via Aurelio Nicolodi);
- San Michele Arcangelo (via F.lli Bandiera);
- S.S.Resurrezione (Cita)
- Natività di Gesù (Villabona)
[modifica] Marghera e la musica
In seguito alla sentenza di assoluzione di tutti gli imputati relativamente alle morti, dovute all'esposizione di prodotti tossici, degli operai del petrolchimico di Marghera, le band ska italiane Banda Bassotti e Talco hanno composto 2 canzoni. La prima "Marghera 2 Novembre" nel cd "L'altra Faccia Dell'Impero" (2002), la seconda "Tutti Assolti" nel cd omonimo (2005).
Nel 1966 si formò a Marghera la band "Le Orme", molto famosa nel genere di rock progressivo italiano sia durante gli anni di attività che nei nostri giorni. Marghera, inoltre, è la "patria" di una band molto nota negli anni novanta per il suo suono di pura matrice reggae ma interpretato in dialetto veneziano, ovvero i Pitura Freska. Il gruppo, capitanato da Gaetano Scardicchio, in arte "Sir Oliver Skardy" con le maestranze musicali di Marco Fioreri, Francesco Duse, Valerio Silvestri e Cristiano Verardo, hanno fatto di una realtà locale come Venezia, Marghera e dintorni, una voce da divulgare a livello nazionale ponendo, con la cantata in veneziano, problematiche e realtà suburbane dimenticate dalla grande politica e dalla realtà amministrativa locale.
Nel mese di agosto ha luogo il Marghera Estate Village, una rassegna all'aperto di concerti e manifestazioni serali.
[modifica] Marghera a fumetti
Nel maggio 2007 esce in libreria "Porto Marghera - La legge non è uguale per tutti" (Becco Giallo, 2007), primo lungo reportage a fumetti sulle vicende legate al Petrolchimico. Prefazione di Gianfranco Bettin, il volume è scritto e disegnato da Claudio Calia.
[modifica] Catene
Catene è un rione della Municipalità di Marghera, con circa 6.000 abitanti, stretto fra la ferrovia Venezia-Padova e l’autostrada, Venezia-Padova anch’essa. Per la sua posizione geografica, da Catene partono le reti regionali del gas, dell’elettricità, dell’autostrada, della ferrovia per tutto il Veneto e oltre. Citata fra i “colmelli” del territorio mestrino nel 1518, è stata per secoli associata a Chirignago (”Catene di Chirignago”), essendo di essa una propaggine perdentesi nelle barene e sviluppatasi lungo l' attuale via del parroco quando Marghera non esisteva ancora. A Catene si trovava il “Bosco di Chirignago” o “Bosco Brombeo” residuo di foresta planiziale dove oggi c’è l’autostrada. Di quel bosco si ricorda le legge “ecologica” per cui chi tagliava un albero doveva piantarne un altro, oltre al toponimo di “via del Bosco” sulla strada d’accesso. La costruzione della ferrovia interruppe la continuità con Chirignago (1843) e le successive vicende della realizzazione del quartiere urbano di Marghera ne fecero una parte di Marghera, come è oggi.