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Forza Italia - Wikipedia

Forza Italia

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Forza Italia

Partito politico italiano
Presidente Silvio Berlusconi
Coordinatore Sandro Bondi
Fondazione 18 gennaio 1994
Sede Via dell'Umiltà 36, Roma
Coalizione Il Popolo della Libertà
Ideologia liberalismo, conservatorismo liberale, cristianesimo democratico
Partito europeo Partito Popolare Europeo
Gruppo parlamentare europeo PPE-DE
Deputati 131
Senatori 77[1]
Europarlamentari 15
Sito web www.forza-italia.it

Forza Italia è un movimento politico italiano fondato il 18 gennaio 1994. Presidente e leader del partito è, sin dalla sua fondazione, Silvio Berlusconi.

Forza Italia è il movimento aggregatore della coalizione di centro-destra denominata Casa delle Libertà. Il suo coordinatore nazionale è Sandro Bondi. A livello continentale aderisce al Partito Popolare Europeo, di cui costituisce il principale membro italiano.

L'ideologia del partito varia dal liberismo all'economia sociale di mercato di ispirazione cristiano-democratica; il partito aspira ad essere il partito del rinnovamento e della modernizzazione. Il suo colore ufficiale è l'azzurro.

Il 18 novembre 2007 in piazza San Babila a Milano Berlusconi annuncia lo scioglimento di Forza Italia e la nascita di una nuova formazione politica, il Popolo della Libertà[2], a seguito di un'iniziativa di raccolta firme a favore di elezioni anticipate. Il 28 novembre Berlusconi ha smentito lo scioglimento immediato del partito. Il nuovo soggetto, il Popolo della Libertà, avrà una struttura confederale e non richiederà lo scioglimento delle formazioni aderenti.

Indice

Storia

La nascita e i primi coordinamenti

Sede nazionale di Forza Italia a Roma (aprile 2007).
Sede nazionale di Forza Italia a Roma (aprile 2007).

Forza Italia! Associazione per il buon governo viene costituita, presso lo studio del notaio Roveda a Milano, il 29 giugno 1993 da alcuni noti professionisti, alcuni inseriti nelle aziende controllate da Fininvest, altri comunque vicini al fondatore e proprietario di quest'ultima Silvio Berlusconi, tra i quali Marcello Dell'Utri , Antonio Martino, Mario Valducci, Antonio Tajani, Cesare Previti e Giuliano Urbani[3].

Berlusconi inizia a parlare di politica già mesi. Il 19 marzo 1993 lascia intendere di essere preoccupato per la situazione politica[4]. Il 10 maggio presiede il convegno Cambiare per rinascere: nuove idee, nuovi uomini, dove emerge il profilo del partito che vorrebbe il fondatore della Fininvest[5].

L'Associazione Forza Italia! di giugno viene però tenuta pressoché segreta. Berlusconi preferisce agire con cautela, ma le indiscrezioni trapelano, come quella che vuole Giuliano Urbani ideologo del movimento berlusconiano[6].

Già il 13 settembre Berlusconi si sbilancia con un "vorrei, ma non posso"[7]

Il 16 ottobre il settimanale della Mondadori, Epoca, mostra in copertina il logo dei "Club Forza Italia". All'interno vi è una lunga intervista a Silvio Berlusconi che nega si tratti delle sezioni di un futuro partito politico. L'idea ricorda molto quella dei club dei tifosi del Milan.

Il 22 ottobre il quotidiano la Repubblica fa un clamoroso scoop: vengono pubblicati dei documenti redatti da Urbani che circolano fra i dirigenti di Berlusconi e di argomento strettamente politico. Berlusconi tuttavia nega decisamente la creazione di un partito Fininvest[8]. Più in là negherà anche che i nascenti club Forza Italia siano organizzati da lui e addossa tutto a un complotto de la Repubblica contro di lui[9].

Il 23 novembre, Silvio Berlusconi, a Casalecchio di Reno (Bo), durante l'inaugurazione di un ipermercato, dichiara ai giornalisti che "se il centro moderato non dovesse organizzarsi, non potrei non intervenire direttamente, mettendo in campo la fiducia che sento di avere da larga parte della nostra gente". Inoltre, infrangendo un vero e proprio tabù, afferma che alle elezioni comunali di Roma, se potesse votare, lo farebbe per Gianfranco Fini: mai un imprenditore così importante si era schierato tanto apertamente per il Movimento Sociale Italiano.

Il 25 novembre nasce l'Associazione nazionale dei club di Forza Italia, strettamente legata alle aziende facenti capo a Fininvest, con la sede in viale Isonzo a Milano.

Il giorno dopo Berlusconi accetta l'invito dell'Associazione stampa estera a tenere una conferenza stampa sulle sue dichiarazioni su Fini[10].

Il 9 dicembre Berlusconi inaugura il primo club Forza Italia e presenta l'inno degli "azzurri". Il 15 dicembre viene aperta la sede centrale di Forza Italia in un palazzo in via dell'Umiltà a Roma che è lo stesso che fu la sede del Partito Popolare Italiano di Don Luigi Sturzo. Il 18 gennaio 1994 Berlusconi, Tajani, Luigi Caligaris, Martino, Valducci, danno vita al Movimento Politico Forza Italia. L'annuncio della "discesa in campo" viene dato con un messaggio televisivo il 26 gennaio; l'uso di questo mezzo inusuale per la politica tradizionale suscita commenti che vanno dall'ammirativo per l'abilità comunicativa di Berlusconi alla preoccupazione per l'effetto distorsivo per il corretto funzionamento della democrazia di una concentrazione di potere mediatico in una sola persona in misura anomala rispetto agli altri Paesi occidentali.

Da subito il partito si configura come una novità assoluta anche nelle strutture organizzative: al posto di un segretario (come negli altri partiti) vi è un presidente (Berlusconi), anziché una "direzione nazionale" vi è il "comitato di presidenza", composto da Silvio Berlusconi, Antonio Martino, Luigi Caligaris, Antonio Tajani, Mario Valducci (amministratore nazionale). Non c'è nemmeno un'"assemblea nazionale" ma l'assemblea degli associati (e iscriversi costava centomila lire, con in omaggio l'audiocassetta con l'inno). Il movimento non ha neppure sezioni comunali e provinciali, ma solo rappresentanze regionali e la sede centrale romana che però non è la stessa che coordina i club che è sita a Milano.

Data la struttura, le origini e la presenza all'interno, in questa fase, di molti uomini di Fininvest e Publitalia '80, si parlerà da subito fra i detrattori di "partito-azienda", di "partito di plastica", di "partito personale" o anche "partito eversivo"[11] (nel senso di partito completamente nuovo, estraneo alla tradizione liberale, fondato sulla lealtà incondizionata nei confronti del capo, non nei confronti di un'idea o di un progetto).

La campagna elettorale e la vittoria del 1994

Nello storico discorso del 26 gennaio Berlusconi definisce Forza Italia un movimento politico piuttosto che un partito vero e proprio e con esso si candida alla guida del Paese.

Il 6 febbraio, al Palafiera di Roma, si tiene la prima convention di Forza Italia e Berlusconi pronuncia il primo discorso da leader politico.

Il 27-28 marzo, con i risultati delle elezioni politiche, Forza Italia si afferma come il primo partito italiano con il 21% dei voti e va alla guida del Governo insieme ad altri partiti dell'area di centrodestra: al Nord l'alleanza è denominata Polo delle Libertà (Forza Italia, CCD, Lega Nord), mentre al Sud Polo del Buon Governo (Forza Italia, Alleanza Nazionale, CCD). Escono sconfitte la coalizione di sinistra dei Progressisti e la coalizione centrista del Patto per l'Italia (Partito Popolare Italiano e Patto Segni).

Il successo di Forza Italia può essere attribuito a due fattori (oltre alla forza economica e mediatica del suo leader): a differenza di altri personaggi "nuovi" comparsi sulla scena politica, come Mario Segni, Berlusconi si appellava a interessi sociali più precisi e focalizzati, come quelli dei lavoratori autonomi; inoltre Berlusconi puntava su una netta polarizzazione tra destra e sinistra, togliendo spazio a ipotesi di centrismo che venivano spazzate via dalla radicalizzazione dello scontro. Ovviamente la semplificazione dei termini dello scontro elettorale, anche per la sua lontananza dalla "vecchia" politica fatta di compromessi, faceva buon gioco ad una campagna di "lancio" del marchio sviluppata con un successo che ha ben pochi precedenti. Si possono aggiungere anche fattori come l'appello all'efficienza, la sfiducia verso la politica tradizionale e la costruzione dell'immagine del leader come uomo deciso ma disinteressato, forte ma generoso.

L'aspetto anomalo era rappresentato dagli alleati: Forza Italia era infatti coalizzata con la Lega Nord nelle regioni settentrionali, dove Alleanza Nazionale si presentava isolata, e con il partito guidato da Gianfranco Fini al centro-sud: non una coalizione, in sostanza, ma due.

Il breve Governo Berlusconi I

Il 90% degli eletti nelle liste di Forza Italia risultò alla prima esperienza parlamentare. Il centro-destra, riuscì ad ottenere la maggioranza dei seggi alla Camera dei Deputati, ma non al Senato. Determinanti per la nascita del governo furono così i voti di tre senatori a vita (Gianni Agnelli, Francesco Cossiga e Giovanni Leone) e di quattro senatori eletti nelle liste del Patto per l'Italia, tra cui Giulio Tremonti, che divenne ministro delle Finanze.

Nonostante l'ottimo risultato ottenuto da Forza Italia alle successive elezioni europee dello stesso anno (circa il 30%), il primo governo Berlusconi cadde pochi mesi dopo. Una proposta del Governo per riformare il sistema pensionistico incontrò la tenace opposizione dei sindacati, che proclamarono lo sciopero generale. Si acutizzò così la crisi politica fra la Lega Nord e il resto della maggioranza. Immediatamente dopo la vittoria elettorale, Bossi aveva già manifestato il suo disagio a governare assieme ai politici del Movimento Sociale Italiano (da lui definiti "fascisti").

Lo scontro diretto arrivò alla vigilia delle vacanze natalizie, fra il 21 e il 22 dicembre: in diretta televisiva Silvio Berlusconi, dichiarò che il patto sancito con la Lega all'inizio dell'anno era stato tradito e chiese di tornare immediatamente alle urne. Bossi, dal canto suo, ricambiò le accuse, affermando che l'accordo sul federalismo era stato ampiamente disatteso dal governo. La Lega formò un'alleanza con il Partito Popolare, assieme a cui presentò una mozione di sfiducia. Così si aprì la crisi: Berlusconi, per evitare di essere sfiduciato, rassegnò le proprie dimissioni, spingendo per le elezioni anticipate ed invitando gli elettori a una "rivolta morale" contro il cambio di maggioranza (soprannominato "ribaltone").

Il Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro non ritenne di sciogliere le camere, in quanto era possibile una maggioranza alternativa. La Lega decise in seguito di appoggiare, insieme ai parlamentari popolari e della sinistra, un governo tecnico presieduto da Lamberto Dini. Forza Italia e il resto dell'ex maggioranza di centro-destra, dopo aver inizialmente appoggiato la nomina di Dini (ministro del Tesoro nel Governo Berlusconi, Dini era stato tra i maggiori sostenitori della contestata riforma delle pensioni), si chiamarono fuori dopo la pubblicazione dell'elenco dei ministri e tornarono a chiedere le elezioni anticipate. Il Governo Dini ottenne comunque la fiducia.

Il Polo perde le elezioni

Consumata la rottura con la Lega, nel 1996, lo schieramento del Polo per le Libertà composto da Forza Italia, Alleanza Nazionale, CCD e CDU, perde le elezioni. Si costituisce il governo dell'Ulivo, la coalizione avversaria, presieduto da Romano Prodi, ma - nel '98 - anche questo esecutivo è destinato ad essere sfiduciato, così il timone passa nelle mani di Massimo D'Alema, fortemente avversato da Forza Italia, anche perché il suo governo riceve l'appoggio di diversi parlamentari eletti con il Polo. Berlusconi denuncia: "Questo governo nasce con la rappresentanza di un milione di nostri elettori".

I consensi, intanto, aumentano: Forza Italia e il Polo vincono le Europee del '99 e le Regionali del 2000.

La vittoria del 2001 e gli anni di governo

Così, nel 2000, dopo che la Lega aveva abbandonato i suoi propositi secessionisti, si ricompatta l'alleanza, che prende il nome di Casa delle Libertà, aperta anche ai contributi di partiti e movimenti minori.

La CdL vince le elezioni e va al governo del Paese. Durante la campagna elettorale Berlusconi sigla, presso la trasmissione Porta a Porta condotta da Bruno Vespa, il noto Contratto con gli italiani: un accordo fra lui ed i suoi potenziali elettori in cui si impegna, in caso di vittoria, a realizzare ingenti sgravi fiscali, il dimezzamento della disoccupazione, l'avviamento di decine di opere pubbliche, l'aumento delle pensioni minime e la riduzione del numero di reati; impegnandosi altresì a non ricandidarsi alle successive elezioni nel caso in cui almeno quattro dei cinque punti principali non fossero stati mantenuti.

Forza Italia, pertanto, va al governo del Paese, un governo (guidato dallo stesso Berlusconi) che acquista il primato di "più longevo" nella storia della Repubblica. Dura in carica 1.422 giorni.

A partire dalle elezioni regionali del Friuli-Venezia Giulia, nel 2003, e nelle successive consultazioni elettorali, Forza Italia registra un progressivo calo di consensi, pur rimanendo la lista più votata della Casa delle Libertà. Conseguentemente alla sconfitta alle Regionali del 2005, il centrodestra mantiene soltanto due regioni (Lombardia e Veneto) delle otto precedentemente governate. In questo frangente, a seguito di una lunga verifica iniziata mesi prima, alcuni partiti della coalizione chiedono un rilancio del programma e dell'attività di governo. All'apertura formale della crisi con il ritiro dei ministri dell'UDC e dei membri del governo del Nuovo PSI, la tensione tra Berlusconi e il segretario UDC Marco Follini è altissima: indiscrezioni apparse sui principali quotidiani nazionali raccontano di minacce di un "trattamento speciale" sulle reti Mediaset contro quest'ultimo[12]. Silvio Berlusconi riesce tuttavia a ricompattare la coalizione - facendo alcune concessioni agli alleati - e ad ottenere così la fiducia per un nuovo esecutivo.

Le elezioni del 2006

La campagna elettorale per le elezioni politiche del 2006 è una delle più accese di tutta la storia. Forza Italia e la coalizione di centrodestra, guidata da Berlusconi, si presentarono agli elettori chiedendo un giudizio positivo sull'esperienza del governo, durato cinque anni. Lo sfidante, Romano Prodi, si presentò con una coalizione di centrosinistra rinnovata, naturalmente con un giudizio diametralmente opposto sul governo di centrodestra.

Berlusconi partecipò a due confronti televisivi ufficiali col suo sfidante, durante i quali accusò la sinistra di essere divisa sulle principali proposte economiche. Il momento più importante della campagna elettorale di Berlusconi fu però un clamoroso ed inaspettato intervento ad un'assemblea della Confindustria, attaccando i rivali sui temi dell'economia e della giustizia. In chiusura della campagna, il Presidente del Consiglio uscente lanciò la proposta dell'abolizione dell'ICI sulla prima casa.

La Casa delle Libertà riuscì così a riconquistare la fiducia di molti elettori e Forza Italia si riappropriò della leadership all'interno della coalizione, ottenendo un risultato in netta ascesa rispetto alle previsioni (ma inferiore a quelle delle elezioni del 2001), ma comunque non sufficiente ad evitare la sconfitta elettorale del centrodestra. Alla Camera dei deputati il centrosinistra ottenne, con 24.755 voti in più, il premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale varata nel 2005 e nel complesso (contando anche i voti del Trentino Alto Adige, della Valle d'Aosta e della circoscrizione Estero) circa 130.000 voti in più, con una percentuale del 49,73% dei consensi contro il 49,40% della CdL.

Al Senato, la situazione era ribaltata: la CdL ottenne nel complesso circa 147.000 voti in più (il 49,57% contro il 49,16%), ma per il sistema degli sbarramenti regionali previsti dalla legge elettorale, varata dal Governo Berlusconi III, e con l'apporto del voto della circoscrizione Estero, l'Unione riuscì comunque a conquistare due seggi in più.

Forza Italia, nonostante un forte calo rispetto alle politiche del 2001 (- 6% alla Camera), risulta alla Camera come la seconda forza politica italiana con 9 milioni di voti (23,7%) dietro la lista L'Ulivo (che è l'unione di due partiti, i Democratici di Sinistra e La Margherita) che invece ha ottenuto 11,9 milioni di voti e al Senato (dove i Democratici di Sinistra e La Margherita si sono presentati separati) come la prima forza politica del Paese con 8,2 milioni di voti (24,0%). Elegge (compresi gli eletti nella circoscrizione Estero) 140 deputati e 79 senatori. La presidenza del gruppo alla Camera dei Deputati viene assunta da Elio Vito mentre al Senato a guidare il gruppo è Renato Schifani, entrambi già alla guida dei rispettivi gruppi parlamentari nella legislatura precedente.

L'entrata nel PdL

Il 18 novembre 2007 Silvio Berlusconi, a margine di un'iniziativa di Forza Italia contro il governo Prodi, dichiarò il prossimo scioglimento del partito che confluirà in una formazione maggiore, il partito del Popolo della Libertà. Forza Italia diventa così formazione promotrice del nuovo soggetto unitario, rilanciato dopo la caduta del Governo Prodi, e si presenterà perciò assieme ad Alleanza Nazionale e ad altri movimenti e partiti politici della coalizione all'interno della lista del PdL.

Valori

È scritto nella "Carta dei Valori" del partito:

Collabora a Wikiquote « Forza Italia non nasce da una precedente organizzazione politica o da un costituito sistema dottrinale. Nasce dall’appello di un uomo, Silvio Berlusconi, direttamente rivolto ad un corpo elettorale nel quale rischiava di aprirsi un enorme vuoto storico-politico di rappresentanza. Forza Italia si costituisce come risposta alla crisi dei partiti della Prima Repubblica; come reazione ad una possibile deriva illiberale del sistema politico; come offerta di rappresentanza all’area dei moderati nel quadro di una nuova democrazia dell’alternanza; come proposta di governo per realizzare una seconda modernizzazione italiana. »

Lo statuto del partito dice che Forza Italia è una associazione di cittadini che si riconoscono negli ideali propri delle tradizioni democratiche liberali, cattolico liberali, laiche e riformiste europee[13]. Silvio Berlusconi, nel 1998, ha definito il movimento come:

  • un partito liberale ma non elitario, anzi un partito liberaldemocratico popolare;
  • un partito cattolico ma non confessionale;
  • un partito laico ma non intollerante o laicista;
  • un partito nazionale ma non centralista[14].

Forza Italia si definisce un "partito nuovo", senza legami diretti con la cosiddetta Prima Repubblica e, nel contempo, legittimo erede delle "migliori tradizioni politiche italiane". Il democristiano Alcide De Gasperi, il socialdemocratico Giuseppe Saragat, il liberale Luigi Einaudi e il repubblicano Ugo La Malfa sono citati nel preambolo dello statuto di Forza Italia come padri nobili a cui il partito intende riferirsi. Forza Italia attualmente si rifà ad una un'identità di centrodestra, facendo parte del Partito Popolare Europeo, ma senza limitare per questo l'apertura alla tradizione della sinistra riformista (come si vede nei riferimenti alle personalità della sinistra moderata), con un esplicito richiamo al pensiero del socialismo liberale.

Sempre dalla "Carta dei Valori":

Collabora a Wikiquote « Stiamo dunque costruendo un soggetto politico inedito per la storia d’Italia. Un soggetto che si propone l’unione di tre grandi aree politico-culturali: quella del cattolicesimo liberale e popolare, quella dell’umanesimo laico, liberale e repubblicano, quella del liberal-socialismo. »
Collabora a Wikiquote « Siamo piuttosto un nuovo partito di centro, liberal-popolare e liberal-socialista; alleato con la destra moderata e aperto alla cultura della sinistra riformista »

Forza Italia è un partito essenzialmente accentrato sulla figura del suo leader. L'orientamento politico di Forza Italia è moderato-liberale. La struttura di formazione è diretta da don Gianni Baget Bozzo [1] e la linea politica è influenzata da Ferdinando Adornato (direttore del mensile "Liberal") che ha tentato di riadattare il neoconservatorismo statunitense al contesto politico-culturale italiano. Adornato si è concentrato sul progetto di riunire i partiti dell'area di centrodestra attraverso la creazione di un nuovo soggetto politico unitario.

Forza Italia sostiene la parità di importanza tra scuola privata e scuola pubblica; ritiene che i vincoli pubblici alla libera iniziativa imprenditoriale vadano eliminati o fortemente ridotti; propugna un sistema tributario che non si ponga come fine la redistribuire la ricchezza bensì orientare i consumi e, quindi, incentrato sulle imposte indirette e su quelle reali, piuttosto che su quelle dirette e personali; propone la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e magistratura inquirente; in politica estera adotta una linea fortemente atlantista. Sostiene, inoltre, le posizioni di libertà di coscienza in tematiche che riguardano la bioetica.

Struttura

La struttura di Forza Italia è prevalentemente verticistica: i coordinatori nazionali e regionali sono nominati direttamente dal presidente del movimento, Silvio Berlusconi. Gli iscritti, invece, possono eleggere i coordinatori dei club locali e i coordinamenti provinciali.

Organi nazionali

  • Responsabile della Segreteria Politica: Denis Verdini (dal 2005)
  • Vice Responsabile: Angelo Pisanu (dal 2005)

Coordinatori regionali

Sono riuniti nella Conferenza dei Coordinatori regionali, il cui segretario è Angelino Alfano.

Organizzazioni interne

Sono strutture interne di Forza Italia:

  • Forza Italia - Giovani per la Libertà: è l'organizzazione giovanile del partito, rivolta agli azzurri tra i 14 e i 28 anni e guidata da Beatrice Lorenzin.
  • Forza Italia Seniores: è l'organizzazione dei forzisti over 65, al cui vertice è posto il Senatore Enrico Pianetta.
  • Azzurro Donna: è l'organizzazione femminile di Forza Italia, alla cui guida c'è Mara Carfagna.
  • Azzurri nel Mondo: è il "braccio estero" del partito, alla cui guida è recentemente stata nominata Barbara Contini.
  • Ragion politica: è il portale internet del Dipartimento Formazione del partito, responsabile nazionale Gianni Baget Bozzo

Correnti

In nessuno dei due congressi tenutisi fino ad oggi sono state discusse mozioni di minoranza, privilegiando una linea unitaria a sostegno del leader Silvio Berlusconi alla presidenza del movimento, anche se l'elezione da parte del Congresso nazionale di alcuni membri del Consiglio Nazionale è spesso movimentata, come quando nel 1998 si ebbe il duello tra Franco Frattini e Gianni Pilo per essere il consigliere nazionale più votato.

In ogni caso ci sono tre possibili distinzioni che si possono fare dei membri di FI. La prima riguarda il dibattito sul profilo organizzativo del partito, la seconda gli orientamenti in materia economica e sociale, la terza concerne gli orientamenti politici generali (non solo a livello nazionale, ma anche locale), spesso in relazione alle vecchie appartenenze politiche.

Nell'ambito della geografia interna delle posizioni politiche esistenti in Forza Italia, assumono rilievo anche le fondazioni e i rapporti con i i piccoli movimenti politici strettamente legati al partito.

Dibattito sul modello di partito: scajoliani e dellutriani

Quanto alla prima si distinguono:

  • scajoliani, guidati da Claudio Scajola e fautori di un maggiore peso della macchina organizzativa del partito, nonché dell'introduzione dei congressi a livello regionale e al rafforzamento di quelli nazionali, provinciali e comunali;
  • publitalisti o dellutriani, fautori del partito leggero e incentrato sulla figura di Berlusconi, guidati da Marcello Dell'Utri, Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto.

Negli ultimi tempi le due parti si sono indubbiamente ravvicinate (pochi infatti contestano ancora un maggiore radicamento del partito, unito a più collegialità e più democrazia interna, soprattutto dopo l'appello di Paolo Guzzanti in richiesta di un congresso "vero") e il duo Bondi-Cicchitto sembra muoversi svincolato dal proprio mentore, Dell'Utri. Quanto a quest'ultimo si può dire che abbia deciso di sostenere nuove leve di giovani a discapito di dellutriani di lungo corso come Enzo Ghigo, Roberto Tortoli e Guido Viceconte e che si sia lui stesso convinto della necessità di un'organizzazione capillare del partito, fondata sulle sezioni locali, similmente a quella che i DS hanno ereditato dal vecchio PCI.

Federalismo e politica economica: tremontiani e liberisti doc

Attorno al Vice Presidente del partito Giulio Tremonti si è costituito un gruppo composto da membri di diversa estrazione politico-culturale e in gran parte provenienti dal Nord Italia, forti sostenitori del federalismo fiscale, di qui le affinità con la Lega Nord, e di un liberismo temperato. Tra i tremontiani, cementatisi durante la battaglia in due tempi in difesa del risparmio e contro l'operato di Antonio Fazio a Bankitalia, vale la pena di citare Giorgio Jannone, Guido Crosetto, Luigi Casero, Maria Teresa Armosino, Andrea Pastore, Giuseppe Vegas, Gianfranco Conte e lo stesso Antonio Leone.

A Tremonti, spesso tacciato di colbertismo, si sono spesso contrapposti i liberisti doc guidati da Antonio Martino e Raffaele Costa, anche in piena campagna elettorale[15]. In genere, poi, l'ala del partito maggiormente legata all'ex PLI si è dimostrata la meno entusiasta nel sostenere il federalismo propugnato da Bossi e Tremonti, tanto che Egidio Sterpa (ex PLI di lungo corso) è stato l'unico membro del gruppo di FI alla Camera a votare contro il progetto di riforme istituzionali varato dal Governo Berlusconi.

Componenti politiche

Le "vecchie" correnti di partito però si manifestano attraverso movimenti o associazioni politiche collaterali rispetto a Forza Italia, spesso sono la ricongiunzione di esponenti della stessa area culturale e poltica (democristiana, socialista o liberale) guidati da un personaggio carismatico. Tra queste degne di nota sono:

Come si vede, a parte il gruppo di Formigoni, che ha una caratterizzazione più che altro lombarda e ciellina, manca una vera e propria componente democristiana. Ciò è dovuto al fatto che gli ex DC, che pure non sono troppo rappresentati al vertice, sono la stragrande maggioranza del partito, tanto da non sentire la necessità di organizzarsi in una vera e propria corrente. Peraltro spesso i democristiani berlusconiani si dividono sia sulla questione della struttura del partito, sia sulle questioni di attualità politica. In questo gruppo indefinito vanno inseriti Roberto Formigoni e i suoi seguaci, lo stesso Claudio Scajola, Giorgio Carollo, Giuseppe Pisanu, Enrico La Loggia, Renato Schifani, Angelino Alfano, Alfredo Antoniozzi, Raffaele Fitto, Giuseppe Gargani, Francesco Giro, Luigi Grillo, Osvaldo Napoli, Antonio Palmieri e Angelo Sanza, Riccardo Ventre e Marcello Vernola.

In generale si può parlare di un'anima democristiana, di una socialista riformista (ex PSI e ex PSDI), di una liberale e di una di berlusconiani della prima ora, molti dei quali provenienti da Publitalia, come, ad esempio, il vice-presidente dei deputati Antonio Leone e Gianfranco Micciché.

Per approfondire, vedi la voce Provenienza dei politici attualmente in Forza Italia.

Correnti a livello regionale

A livello locale esistono alcune piccole correnti che potrebbero raggiungere un rango nazionale come è capitato a quella di Formigoni.

In Piemonte si sono contrapposti il gruppo di Enzo Ghigo e quello di Roberto Rosso, ex DC sostenuto anche dagli ex PLI, molto forti in regione e soprattutto nel Cuneese. L'attuale coordinatore regionale è Guido Crosetto, che si posiziona neutralmente rispetto alle due fazioni.

In Lombardia al gruppo ciellino si sono uniti "riformisti" di diversa estrazione politica come Massimo Guarischi (ex PSDI) e Giampiero Borghini (ex PCI, poi sindaco di Milano con il sostegno del PSI). Al gruppo formigoniano si contrappone un'area di dellutriani e di laico-socialisti, tra i quali spiccano i nomi di Paolo Romani (ex PLI) e Luigi Casero (ex PRI).

In Liguria la stragrande maggioranza dei dirigenti e degli eletti è riconducibile all'area di Claudio Scajola, che controlla tutta la zona del ponente ligure e, in particolare, della Provincia di Imperia. Il Coordinatore Regionale Michele Scandroglio, ex DC, è a lui molto vicino, così come il Coordinatore Provinciale di Imperia, il sanremese Maurizio Zoccarato. All'interno dell'area genovese, - a livello regionale quella strategicamente più importante - oltre al forte gruppo di scajoliani, la componente liberale gode ancora di un discreto seguito: il Coordinatore cittadino Roberto Cassinelli è sì molto vicino a Scajola, ma proviene dalle fila del PLI, di cui il padre Giorgio è stato Vicepresidente nazionale. Scajola è molto forte anche in Provincia di Savona, dove pure il consigliere regionale Franco Orsi ha i propri seguaci, ed alla Spezia[citazione necessaria], in cui divide la leadership con il senatore Luigi Grillo, anch'egli ex DC.

In Veneto esiste un gruppo legato a Giancarlo Galan (ex PLI e ex Publitalia), composto dall'area laico-socialista (guidata dall'ex PSI Amalia Sartori e dagli ex PLI Niccolò Ghedini, coordinatore regionale, e Fabio Gava), dai dellutriani e dal grosso del partito, con in testa gli ex-democristiani Remo Sernagiotto e Leonardo Padrin e almeno due gruppi provenienti dalla vecchia DC: i cosiddetti "neodorotei" e i "democratici popolari". Tra i primi, legati al leader doroteo veneto Franco Cremonese e in gran parte membri del CDU fino al 1998, spiccava inizialmente il nome di Domenico Menorello (ora in quota Galan), mentre in seguito sono diventati personaggi di rilievo Vittorio Casarin e Clodovaldo Ruffato. Tra i secondi, un tempo stretti alleati di Galan, spicca il nome di Giorgio Carollo, fondatore di Veneto per il PPE, una sorta di partito nel partito aperto anche a membri di altre forze politiche, in forte critica nei confronti di Galan, la cui leadership, sebbene sembri salda, è messa in discussione anche dagli ex PSI Maurizio Sacconi e Renato Brunetta.

Nel Friuli-Venezia Giulia è molto forte la componente proveniente da esperienze radicali e socialiste, guidata da Roberto Antonione e Renzo Tondo (entrambi, in passato, alla presidenza regionale), ma non manca un nutrito gruppo di ex DC, con in testa Isidoro Gottardo e Danilo Moretti.

Nel Lazio, di recente Francesco Giro, leader del gruppo democristiano, ha preso il posto della giovane Beatrice Lorenzin come coordinatore regionale.

In Campania si possono rintracciare almeno tre gruppi: quello di Antonio Martusciello (sostenuto da altre personalità locali come Antonio Barbieri, Aldo Perrotta, Emiddio Novi, Gaetano Fasolino, Cosimo Izzo e Fulvio Martusciello), quello di Elio Vito e Nicola Cosentino (Luigi Cesaro, Franco Malvano, Gioacchino Alfano, Antonio Girfatti, Alfredo Vito, ed altri) e gli immancabili scajoliani (Riccardo Ventre, Paolo Russo e Ermanno Russo). Tra i non schierati figurano Giuseppe Gargani, Claudio Azzolini e Francesco Brusco.

In Sicilia il partito si divide in un gruppo legato a Gianfranco Micciché e un altro vicino a Renato Schifani.

Fondazioni

Grande rilievo hanno in Forza Italia diverse fondazioni e associazioni:

Movimenti politici e partiti minori strettamente alleati

Molto vicine a Forza Italia sono anche altre componenti che però non fanno parte ufficialmente del partito, anche se di fatto si comportano con Forza Italia come i partiti associati all'Unione per un Movimento Popolare francese (Rad, CNIP e FRS):

Risultati elettorali

Voti % Seggi
Politiche 1994 Proporz. Camera 8.136.135 21,0 113
Senato - - 36
Europee 1994 10.076.653 30,6 27
Politiche 1996 Proporz. Camera 7.712.149 20,6 123
Senato - - 48
Europee 1999 7.813.948 25,2 22
Politiche 2001 Proporz. Camera 10.923.431 29,4 193
Senato - - 81
Europee 2004 6.837.748 21,0 16
Politiche 2006 Camera 9.045.384 23,7 137
Senato 8.201.638 24,0 78

Iscritti

  • 1995 - 5.2001
  • 1996 - 1
  • 1997 - 139.546
  • 1998 - 161.319
  • 1999 - 190.398
  • 2000 - 312.863
  • 2001 - 271.751
  • 2002 - 222.631
  • 2003 - 249.824
  • 2004 - n.d.
  • 2005 - n.d.
  • 2006 - n.d.
  • 2007 - 401.014

1Campagna iscrizioni interrotta in vista di una ridefinizione organizzativa del movimento

Congressi

  • I Congresso Nazionale - Assago (MI), 16-18 aprile 1998
  • II Congresso Nazionale - Assago (MI), 27-29 maggio 2004

Stampa

Grande importanza per il partito, e in generale per il centrodestra, hanno quotidiani come Libero (diretto da Vittorio Feltri), Il Foglio (diretto da Giuliano Ferrara, già ministro per i Rapporti con il Parlamento nel primo Governo Berlusconi), L'Opinione, Il Domenicale e Il Giornale (della cui casa editrice è azionista di maggioranza il fratello di Silvio Berlusconi, Paolo; vicedirettore Paolo Guzzanti e consigliere d'amministrazione Egidio Serpa, entrambi senatori di FI, mentre direttore è Mario Giordano), che, seppure non legati ufficialmente al partito, sostengono Berlusconi, senza far mancare qualche critica, spesso tagliente (specie nel caso di Libero e de Il Foglio).

Per la primavera 2007 è prevista l'uscita di Liberal come quotidiano (12 pagine insieme al Domenicale). Il quotidiano si propone di "raccontare il popolo delle libertà" e affermare "una cultura moderna che non guarda più a sinistra".

E' da ricordare che il 16 gennaio 2003 riprende le pubblicazioni l'Avanti!, storico giornale del PSI, ora sotto la direzione di Valter Lavitola e come foglio (quattro pagine) «liberalsocialista» degli ex Psi di Forza Italia, come Fabrizio Cicchitto (che lo ha fortemente voluto), Paolo Guzzanti, Renato Brunetta, Gianni Baget Bozzo. L'8 marzo 2006 però il giornale è divenuto quotidiano socialista avvicinandosi alle posizioni del Nuovo PSI, partito al quale l'editore-direttore è vicino.

Simboli storici

Note

  1. ^ 73 nel gruppo Forza Italia, 4 membri del gruppo DCA-PRI-MPA
  2. ^ http://www.skylife.it/html/skylife/tg24/politica.html?idvideo=56053
  3. ^ Decreto di archiviazione del giudice Tona (3/5/2002)
  4. ^ Berlusconi preoccupato per i politici emergenti
  5. ^ Il "sogno" politico di Berlusconi
  6. ^ Una "cosa" né Lega né Pds
  7. ^ Berlusconi è cauto ma Sgarbi già lancia CS
  8. ^ Berlusconi: un partito tutto mio? "Non esiste e non è mai esistito"
  9. ^ Berlusconi contro tutti, con rabbia
  10. ^ Conferenza stampa di Silvio Berlusconi nella sede romana della stampa estera
  11. ^ Norberto Bobbio e Maurizio Viroli, Dialogo intorno alla repubblica, Laterza, Bari, 2001, ISBN 8842069531, cap. VII
  12. ^ Roberto Zuccolini, «Le mie tv non ti hanno attaccato. Finora» «Sia chiaro a tutti, questa è una minaccia», Corriere della Sera, 12 luglio 2004, pag. 3
  13. ^ Statuto di Forza Italia, art. 1
  14. ^ Dal discorso di Silvio Berlusconi al 1° Congresso Nazionale di Forza Italia, Assago (MI), 18 aprile 1998
  15. ^ Mattia Feltri, Martino: «Tremonti sbaglia sui dazi cinesi. Il governo ha tagliato poco le tasse», intervista ad Antonio Martino, La Stampa.it, 31 marzo 2006

Bibliografia

  • Amedeo Benedetti, Il linguaggio e la retorica della nuova politica italiana: Silvio Berlusconi e Forza Italia, Erga, Genova, 2004, ISBN 8881633639
  • Silvio Berlusconi, Discorsi per la democrazia, Mondadori, Milano, 2001, ISBN 8804494204
  • Silvio Berlusconi, La forza di un sogno: i discorsi per cambiare l'Italia, Mondadori, Milano, 2004, ISBN 8804497181
  • Silvio Berlusconi, L'Italia che ho in mente, Mondadori, Milano, 2000, ISBN 8804481978
  • Silvio Berlusconi, Verso il Partito della Libertà: l'identità, i valori, il progetto, Mondadori, Milano, 2006, ISBN 8804558393
  • Sandro Bondi, Tra destra e sinistra: 1994-2004, la nuova politica di Forza Italia, Mondadori, Milano, 2004, ISBN 8804529261
  • Fabrizio Cicchitto, Forza Italia: analisi dall'interno, Bietti-Società della Critica, Milano, 2004, ISBN 8882482006
  • Pino Corrias et al., 1994 - Colpo grosso, Baldini & Castoldi, Milano, 1994, ISBN 8885987575
  • Alessandro Gilioli, Forza Italia: la storia, gli uomini, i misteri, F.Arnoldi, Bergamo, 1994, ISBN 8890005300
  • Carmen Golia, Dentro Forza Italia. Organizzazione e militanza, Marsilio, Venezia, 1997, ISBN 8831767720
  • Laura Mingioni, Una storia italiana. La comunicazione politica di Forza Italia e del suo leader Silvio Berlusconi, Prospettiva editrice, Roma 2007, ISBN 9788874183685
  • Onofrio Montecalvo, Clubs Forza Italia e movimento politico: riflessioni sulla possibile dialettica tra opinionismo e partito, Laterza, Bari, 1994, ISBN 8886243162
  • Paolo Pagani, Forza Italia: come è nato il movimento che in 5 mesi ha cambiato la politica italiana, Boroli, Novara, 2003, ISBN 8874930186
  • Emanuela Poli, Forza Italia: strutture, leadership e radicamento territoriale, Il Mulino, Bologna, 2001, ISBN 8815083456
  • Luca Ricolfi, Tempo scaduto. Il «Contratto con gli italiani» alla prova dei fatti, Il Mulino, Bologna, 2006, ISBN 8815108882

Collegamenti esterni


Stemma della Repubblica Italiana Partiti politici italiani
La Sinistra
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La Sinistra - l'Arcobaleno (Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Democratica - Partito dei Comunisti Italiani - Federazione dei Verdi)
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Vedi anche: Partiti politici minori - Partiti politici regionali - Movimenti politici - Partiti politici del passato
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