Lingua sarda
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Sardo (Sardu) † | |
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Parlato in: | Italia |
Regioni:Parlato in: | Sardegna |
Persone: | 1,65 milioni |
Classifica: | non nelle prime 100 |
Tipologia: | SVO sillabica |
Filogenesi: |
Lingue indoeuropee |
Statuto ufficiale | |
Nazioni: | riconosciuta dallo Stato Italiano con Legge n.482/1999 e dalla Regione Sardegna con Legge Regionale n.26/1997 |
Codici di classificazione | |
ISO 639-1 | sc |
ISO 639-2 | srd |
ISO 639-3 | srd (EN) |
SIL | SRD (EN) |
Estratto in lingua | |
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo - Art.1 Totu sos èsseres umanos naschint lìberos e eguales in dinnidade e in deretos. Issos tenent sa resone e sa cussèntzia e depent operare s'unu cun s'àteru cun ispìritu de fraternidade. |
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Lingua - Elenco delle lingue - Linguistica | |
![]() Distribuzione geografica delle lingue in Sardegna |
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Il sardo (nome nativo sardu o limba sarda in logudorese, lìngua sarda in campidanese ) è una lingua appartenente al gruppo neolatino (romanzo) delle lingue indoeuropee. È parlata nell'isola e Regione autonoma della Sardegna (Italia) nonché da numerosi lavoratori di origine sarda emigrati nel resto d'Italia, d'Europa e nei diversi continenti. Classificata come lingua romanza occidentale e considerata da molti studiosi la più conservativa delle lingue derivanti dal latino, è costituita da un insieme di dialetti; si possono individuare due varianti principali: campidanese e logudorese-nuorese.
Il sardo può essere considerato un dialetto solo sociologicamente, in quanto non è lingua di cultura; fino al 1997 non era neppure lingua ufficiale della Sardegna; dopo quella data lo è in regime di coufficialità con la lingua ufficiale dello Stato italiano.
[modifica] Gruppi della lingua sarda e varianti
Il sardo propriamente detto viene comunemente distinto in due gruppi (diasistemi o varietà): il logudorese-nuorese (dialetti centro-settentrionali) e il campidanese (dialetti meridionali).
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Per approfondire, vedi la voce Sardo logudorese. |
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Per approfondire, vedi la voce Sardo campidanese. |
Pur accomunati da una morfologia e una sintassi fondamentalmente omogenee, le due varietà presentano rilevanti differenze di pronuncia e talvolta anche lessicali. All'interno di ciascun gruppo il sardo è comunque mutuamente comprensibile (le differenze sono fondamentalmente di tipo fonetico) e relativamente omogeneo.
Esistono inoltre numerosi dialetti che presentano delle caratteristiche appartenenti ora all'una, ora all'altra macro-varietà e risulta impossibile tracciare un confine netto tra logudorese-nuorese e campidanese.
Un discorso a parte va fatto per le seguenti varianti còrse, in quanto spesso vengono "geograficamente" considerati dialetti sardi ma hanno caratteristiche linguistiche sintattiche, grammaticali e in buona parte lessicali di tipo còrso/toscano e quindi nettamente differenti:
- il gallurese, parlato nella parte nord-orientale dell'isola (Gallura), è di fatto una variante Còrso meridionale, conosciuto dai linguisti col nome di Còrso-Gallurese e nato verosimilmente a cavallo tra il XV e il XVII a seguito di notevoli flussi migratori nella regione di genti Còrse.
- il sassarese, parlato a Sassari, a Porto Torres, Sorso, Stintino e nei loro dintorni, possiede caratteristiche di idioma intermedio tra il gallurese (di cui conserva la grammatica e la struttura) e il logudorese (da cui deriva parte del lessico e della fonetica), caratteristica della sua origine comunale e mercantile, oltre all'influenza dei contatti con pisani, genovesi e catalani, spagnoli, sardi, corsi e italiani.
Nella città di Sassari, comunque, il sardo logudorese è abbastanza diffuso per via di un'ampia immigrazione da centri sardofoni ed è anche insegnato come lingua minoritaria in alcune scuole.[citazione necessaria]
[modifica] Ambito di diffusione
Viene tuttora parlata in quasi tutta l'isola di Sardegna da un numero di locutori variabile tra 1.200.000 e 1.300.000 unità, generalmente bilingue (sardo/italiano) in situazione di diglossia (la lingua locale è utilizzata prevalentemente nell'ambito familiare e locale mentre quella italiana viene usata nelle occasioni pubbliche e per la quasi totalità della scrittura), con le seguenti eccezioni:
- La città di Alghero, dove la lingua più diffusa, assieme all'italiano, è una variante del catalano di tipo orientale. Quest'ultimo comprende, oltre al dialetto algherese anche le varietà linguistiche, le parlate e i dialetti delle province di Barcellona, Girona, delle Isole Baleari ecc.
- Il centro di Arborea nel Campidano di Oristano, dove è diffuso il veneto, introdotto negli anni trenta del novecento dagli immigrati veneti venuti a colonizzare il territorio e che oggigiorno è in forte regresso, soppiantato sia dal sardo che dall'italiano
- L'isola di San Pietro e parte di quella di Sant'Antioco, dove persiste il tabarchino, dialetto arcaizzante che fa parte della grande famiglia ligure
Per quanto riguarda il gallurese e il sassarese per la maggior parte degli studiosi sono invece parlate sarde solo in senso geografico, poiché sotto il profilo linguistico sono considerati il primo come una variante del gruppo còrso, e il sassarese come una varietà di transizione tra il corso e il sardo, per la notevole presenza di prestiti o persistenze lessicali e fonetici originari del logudorese.
L'area sardofona costituisce in ogni caso la più consistente minoranza linguistica in Italia.
[modifica] Pericolo di estinzione
La lingua sarda si trova in condizione di subalternità alla lingua italiana e, soprattutto nelle città più grandi, essa viene parlata poco dai giovani, i quali conoscono praticamente solo l'italiano, spesso come lingua materna e non come seconda lingua; ciò è dovuto al processo di colonizzazione culturale di cui è stata fatta oggetto la Sardegna negli ultimi 250 anni, già prima che la regione geografica italiana giungesse alla sua quasi integrale unità politica, che impose, in modo ormai non più rimandabile, la necessità di una lingua comune per l'Italia, lingua che non poté che essere la variante letteraria del dialetto fiorentino della lingua toscana, eletta al rango di lingua italiana, già a partire dal sedicesimo secolo, per via del suo prestigio in quanto lingua di cultura.
Il sardo antico si è evoluto assimilando parole dai popoli che dominavano di volta in volta l'isola; successivamente il sardo resistette all'influsso del castigliano e del catalano, modificando pressocchè soltanto il lessico; ma negli ultimi 250 anni, già per volontà dei Savoia (e, per loro procura, di Giovanni Battista Lorenzo Bogino), poiché volevano unire linguisticamente i territori sotto il loro dominio, la diffusione del toscano letterario ha innescato un lento processo di estinzione linguistica che potrebbe portare alla definitiva scomparsa la lingua sarda. Alcune personalità, specialmente dell'ambito indipendentista e autonomista, ritengono che questo processo possa portare alla morte dello stesso concetto di nazione sarda, [1] diversamente da quanto avvenuto per esempio in Irlanda. Il vero processo di sostituzione della lingua sarda con la lingua italiana si è, in realtà, avuto solo dopo gli anni '50-'60 del secolo scorso, che hanno visto la diffusione, sia sul territorio isolano che nel resto del territorio italiano, dei mezzi di comunicazione di massa. Soprattutto la televisione nazionale ha diffuso l'uso della lingua italiana e ne ha facilitato la compresione e l'utilizzo anche tra le persone che, fino a quel momento, utilizzavano esclusivamente la lingua sarda. A tale processo si è legato quello della diffusione dell'istruzione obbligatoria che, partita negli anni '60, ha insegnato l'uso della lingua italiana senza prevedere, a livello istituzionale, un parallelo insegnamento della lingua sarda. Nel medesimo periodo si è osservato, sia a livello istituzionale che a livello culturale ed intellettuale, un forte osteggiamento nell'uso della lingua sarda che veniva ricondotta ad un "tradizionalismo negativo"[citazione necessaria].
Vi è una sostanziale divisione tra chi crede che la legge in tutela della lingua sarda sia giunta troppo tardi, cioè quando ormai il sardo sta per essere sostituito definitivamente dall'italiano, e chi invece crede che sia fondamentale per mantere l'uso corrente di questa lingua. "L'aggravante" della "frammentazione dialettale" del sardo, portato come giustificazione da chi ha una visione negativa dell'intervento istituzionale a favore della valorizzazione e mantenimento dell'uso del sardo, non è sostenuto dai fatti, perché è stato un problema già affrontato in altre zone europee, come la Catalogna, dove il catalano attuale è frutto di un processo di standardizzazione dei vari dialetti che prima si parlavano nella regione.
Un altro fenomeno che colpisce la lingua sarda è la carenza del suo lessico per quanto riguarda i fenomeni e gli oggetti dell'età contemporanea. Per esempio: quando si indica la lavatrice in sardo (nella varientà campidanese), si usa un adattamento della voce italiana: sa lavatrici; questo accade nonostante il verbo corrispondente per l'italiano "lavare", in sardo campidanese sia "sciacuai"; quindi la lavatrice sarebbe meglio traducibile come "sciacuadora".
Per tutte le parole indicanti oggetti della tecnologia o termini della scienza il fenomeno è lo stesso: la lingua veicolare è ormai l'italiano e il sardo, ancora resistente nella voce delle persone anziane, mutua da esso i termini che gli mancano.
Recentemente (2006), La Regione Autonoma della Sardegna ha individuato una varietà scritta mediana del sardo, denominata Limba Sarda Comuna (LSC) da usare nei suoi documenti ufficiali in uscita, con carattere quindi di coufficialità. La LSC si propone come varietà intermedia tra le due varietà di sardo letterario già esistenti (Campidanese e Logudorese).
Comuni riconosciutisi ufficialmente minoritari di lingua sarda ai sensi della legge 482/1999:
- Provincia di Cagliari: Arbus - Armungia - Ballao - Barrali- Burcei- Calasetta - Capoterra - Carloforte - Collinas - Decimoputzu - Elmas - Fluminimaggiore - Furtei - Genuri - Giba - Goni - Gonnesa - Gonnosfanadiga - Guspini - Mandas - Musei - Narcao - Nuxis - Pabillonis - Perdaxius - Pimentel - Piscinas - Quartu Sant'Elena - Quartucciu - Samassi - San Basilio - San Nicolò Gerrei - San Sperate - San Vito - Sant'Anna Arresi - Santadi - Sardara - Selargius - Serrenti - Sestu - Setzu - Siddi - Siliqua - Silius - Sinnai - Soleminis - Teulada - Tratalias - Turri - Ussana - Ussaramanna - Villacidro - Villamar - Villamassargia - Villaputzu - Villasalto
- Provincia di Nuoro: Aritzo - Arzana - Atzara - Austis - Baunei - Bitti - Bolotana - Borore - Bosa - Budoni - Cardedu - Desulo - Dorgali - Dualchi - Elini - Escalaplano - Escolca - Esterzili - Flussio - Fonni - Gadoni - Gairo - Galtellì - Gavoi - Genoni - Gergei - Girasole - Ilbono - Irgoli - Isili - Laconi - Lanusei - Lei - Loculi - Lodè -Lodine - Lotzorai - Lula - Macomer - Magomadas - Mamoiada - Meana Sardo - Modolo - Montresta - Noragugume - Nuoro - Nurallao - Nurri - Oliena - Ollolai - Olzai - Onani - Onifai - Oniferi - Orani - Orgosolo - Orosei - Orotelli - Orroli - Orune - Osidda - Osini - Ottana - Ovodda - Posada - Sadali - Sarule - Seui - Seulo - Silanus - Sindia - Siniscola - Sorgono - Suni - Tertenia - Teti - Tinnura - Tonara - Torpè - Ulassai - Urzulei - Villagrande Strisaili
- Provincia di Oristano: Ales - Ardauli - Assolo - Asuni - Baradili - Bonarcado - Cabras - Cuglieri - Curcuris - Fordongianus - Ghilarza - Gonnosnò - Mogoro - Narbolia - Oristano - Paulilatino - Riola Sardo - Scano Montiferro - Seneghe - Terralba - Tresnuraghes - Villa Sant'Antonio
- Provincia di Sassari: Aggius - Alghero - Ardara - Arzachena - Banari - Benetutti - Bessude - Bonnanaro - Bono - Bonorva - Borutta - Bulzi - Chiaramonti - Codrongianos - Cossoine - Erula - Esporlatu - Florinas - Illorai - Isili - Ittiri - Loiri Porto San Paolo - Luogosanto - Luras - Mara - Mores - Nughedu San Nicolò - Olbia - Olmedo - Osilo - Ozieri - Padru - Pattada - Ploaghe - Pozzomaggiore - Romana - Santa Teresa di Gallura - Siligo - Sorso - Telti - Thiesi - Tissi - Uri - Usini - Villanova Monteleone
[modifica] Fonetica, morfologia e sintassi
[modifica] Fonetica
Vocali: /ĭ/ e /ŭ/ (brevi) latine hanno conservato i loro timbri originali [i] e [u]; ad es. il latino siccus diventa siccu (e non come italiano secco, francese sec). Un'altra caratteristica è l'assenza della dittongazione delle vocali medie (/e/ e (/o/). Ad es. il latino potet diventa podet (pron. [ˈpoðet]), senza dittongo a differenza dell'italiano può, spagnolo puede, francese peut.
Esclusivi — per l'area romanza attuale — dei dialetti centro-settentrionali del sardo sono inoltre il mantenimento della ([k] e della ([g] velari davanti a (/e/ e (/i/. Es.: chentu per l'italiano cento e il francese cent.
Una delle caratteristiche del sardo è l'evoluzione di [ll] nel fonema cacuminale [ɖ]. Es. cuaddu per cavallo, anche se questo non avviene nel caso dei prestiti successivi alla latinizzazione dell'isola (cfr. bellu per bello). Questo fenomeno è presente anche nella Corsica del sud, in Sicilia, nella penisola Salentina e in alcune zone delle Alpi Apuane.
I dialetti meridionali si contraddistinguono fra l'altro per il sistema fonologico estremamente ricco e innovativo che porta in alcuni casi a ben 10 diverse pronunce del fonema /i/ in posizione finale di parola.
[modifica] Morfologia e sintassi
Nel suo insieme la morfosintassi del sardo si discosta dal sistema sintetico del latino classico e mostra un uso maggiore delle costruzioni analitiche rispetto ad altre lingue neolatine[2].
- L'articolo determinativo caratteristico della lingua sarda è derivato dal latino ipse/ipsu(m) (mentre nelle altre lingue neolatine l'articolo è originato da ille/illu(m)) e si presenta nella forma su/sa al singolare e sos/sas al plurale (is nel campidanese). Forme di articolo con la medesima etimologia si ritrovano solo nel catalano delle Isole Baleari: es/sa e es/sos/ses.
- Il plurale è caratterizzato dal finale in -s, come in tutta la Romània occidentale ((FR, OC, CA, ES, PT)). Es.: sardu/sardos/(camp.)sardus, puddu/puddos-pudda/puddas (gallo, gallina).
- Il futuro viene costruito con la forma latina habeo ad. Es: apo a istàre (io resterò). Il condizionale si forma in modo analogo: nei dialetti meridionali usando il passato del verbo "avere" (ai); nei dialetti centro-settentrionali usando il passato del verbo "dovere" (deper)
- Il "perché" interrogativo è diverso dal "perché" responsivo: proite? ca..., ma più spesso ca proite, così come avviene nell'inglese: (why? because... o nel francese: pourquoi? parce que...)
- Il pronome personale di prima e seconda persona se preceduto dalla preposizione cun (con) assume le forme cunmegus e cuntegus, dallo spagnolo conmigo e contigo (cfr. anche portoghese comigo e contigo), e questi dal latino cun e mecum/tecum.
[modifica] Riconoscimento istituzionale
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Per approfondire, vedi la voce Limba Sarda Comuna. |

La lingua sarda è stata riconosciuta con Legge Regionale n. 26 del 15 ottobre 1997 "Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna" come seconda lingua ufficiale della Regione autonoma della Sardegna, a fianco dell'italiano (la Legge regionale prevede la tutela e valorizzazione della lingua e della cultura, pari dignità rispetto alla lingua italiana con riferimento anche al catalano di Alghero, al tabarchino delle isole del Sulcis, al sassarese e gallurese, la conservazione del patrimonio culturale/bibliotecario/museale, la creazione di Consulte Locali sulla lingua e la cultura, la catalogazione e il censimento del patrimonio culturale, concessione di contributi regionali ad attività culturali, programmazioni radiotelevisive e testate giornalistiche in lingua, uso della lingua sarda in fase di discussione negli organi degli enti locali e regionali con verbalizzazione degli interventi accompagnata dalla traduzione in italiano, uso nella corrispondenza e nelle comunicazioni orali, ripristino dei toponimi in lingua sarda e installazione di cartelli segnaletici stradali e urbani con la denominazione bilingue). La legge regionale applica e regolamenta alcune norme dello Stato a tutela delle minoranze linguistiche.
Nessun riconoscimento è invece attribuito alla lingua sarda dallo Statuto della Regione Autonoma (a differenza degli Statuti della Valle d'Aosta e del Trentino-Alto Adige), che è legge costituzionale e che pure all'art. 15 definisce quello sardo un "popolo".
Si applicano invece al sardo (come al catalano di Alghero) l'art. 6 della Costituzione (La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche) e la Legge n. 482 del 15 dicembre 1999 "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche" che prevede misure di tutela e valorizzazione (uso della lingua minoritaria nelle scuole materne, primarie e secondarie accanto alla lingua italiana, uso da parte degli organi di Comuni, Comunità Montane, Province e Regione, pubblicazione di atti nella lingua minoritaria fermo restando l'esclusivo valore legale della versione italiana, uso orale e scritto nelle pubbliche amministrazioni escluse forze armate e di polizia, adozione di toponimi aggiuntivi nella lingua minoritaria, ripristino su richiesta di nomi e cognomi nella forma originaria, convenzioni per il servizio pubblico radiotelevisivo) in ambiti definiti dai Consigli Provinciali su richiesta del 15% dei cittadini dei comuni interessati o di 1/3 dei consiglieri comunali. Ai fini applicativi tale riconoscimento, che si applica alle "...popolazioni...parlanti...sardo", il che escluderebbe a rigore gallurese e sassarese in quanto geograficamente sardi ma linguisticamente di tipo còrso, e sicuramente il ligure-tabarchino delle isole del Sulcis.
Il relativo Regolamento attuativo DPR n. 345 del 2 maggio 2001 (Regolamento di attuazione della legge 15 dicembre 1999, n. 482, recante norme di tutela delle minoranze linguistiche storiche) detta regole sulla delimitazione degli ambiti territoriali delle minoranze linguistiche, sull'uso nelle scuole e nelle università, sull'uso nella pubblica amministrazione (da parte della Regione, delle Province, delle Comunità Montane e dei membri dei Consigli Comunali, sulla pubblicazione di atti ufficiali dello Stato, sull'uso orale e scritto delle lingue minoritarie negli uffici delle pubbliche amministrazioni con istituzione di uno sportello apposito e sull'utilizzo di indicazioni scritte bilingue ...con pari dignità grafica, e sulla facoltà di pubblicazione bilingue degli atti previsti dalle leggi, ferma restando l'efficacia giuridica del solo testo in lingua italiana), sul ripristino dei nomi e dei cognomi originari, sulla toponomastica (...disciplinata dagli statuti e dai regolamenti degli enti locali interessati) e la segnaletica stradale (nel caso siano previsti segnali indicatori di località anche nella lingua ammessa a tutela, si applicano le normative del Codice della Strada, con pari dignità grafica delle due lingue), nonché sul servizio radiotelevisivo.
Ai fini di consentire una effettiva applicazione di quanto previsto dalla Legge Regionale n. 26/1997 e dalla Legge n. 482/1999, nel quadro dell'attuale situazione in cui nella lingua persistono due gruppi dialettali distinti (logudorese-nuorese e campidanese), la Regione Sardegna ha incaricato una commissione di esperti di elaborare una ipotesi di Norma di unificazione linguistica sovradialettale (la LSU: Limba sarda unificada, pubblicata nel 2001), che identificasse una lingua-modello di riferimento (basata sulla analisi delle varianti locali del sardo e sulla selezione dei modelli più rappresentativi e compatibili) al fine di garantire all'uso ufficiale del sardo le necessarie caratteristiche di certezza, coerenza, univocità, e diffusione sovralocale. Questo studio pur scientificamente valido non è mai stato adottato a livello istituzionale per vari contrasti locali (accusata di essere una lingua "imposta" e "artificiale" e di non aver risolto il problema del rapporto tra le varianti trattandosi una mediazione tra le varianti sritte logudoresi comuni, pertanto privilegiate, e non avendo proposto una valida grafia per la variante campidanese) ma ha comunque a distanza di anni costituito la base di partenza per la redazione della proposta della LSC: Limba Sarda Comuna, pubblicata nel 2006, che pur mantenendo un impianto di base logudorese, accoglie elementi propri delle parlate (e quindi "naturali" e non "artificiali") di mediazione, nell'area grigia di transizione tra il Logudorese e il Campidanese della Sardegna centrale al fine di assicurare alla lingua "comune" il carattere di sovradialettalità e sovramunicipalità, pur lasciando la possibilità di rappresentare le particolarità di pronuncia delle varianti locali.
La Regione Sardegna, con Delibera di Giunta Regionale n. 16/14 del 18 aprile 2006 Limba Sarda Comuna. Adozione delle norme di riferimento a carattere sperimentale per la lingua scritta in uscita dell'Amministrazione regionale ha adottato sperimentalmente la LSC come lingua ufficiale per gli atti e i documenti emessi dalla Regione Sardegna (fermo restando che ai sensi dell'art. 8 della Legge 482/99 ha valore legale il solo testo redatto il lingua italiana), dando facoltà ai cittadini di scrivere all'Ente nella propria varietà e istituendo lo sportello linguistico regionale Ufitziu de sa limba sarda.
La bozza di atto di ratifica della Carta Europea delle Lingue Regionali e Minoritarie del Consiglio d'Europa del 5 novembre 1992 (già sottoscritta dalla Repubblica Italiana il 27 giugno 2000) attualmente all'esame del Senato prevede, senza escludere l'uso della lingua italiana, misure aggiuntive per la tutela della lingua sarda e per il catalano (istruzione prescolare in sardo, educazione primaria e secondaria agli allievi che lo richiedano, insegnamento della storia e della cultura, formazione degli insegnanti, diritto di esprimersi in lingua nelle procedure penali e civili senza spese aggiuntive, consentire l'esibizione di documenti e prove in lingua nelle procedure civili, uso da negli uffici statali parte dei funzionari in contatto con il pubblico e possibilità di presentare domande in lingua, uso nell'amministrazione locale e regionale con possibilità di presentare domande orali e scritte in lingua, pubblicazione di documenti ufficiali in lingua, formazione dei funzionari pubblici, uso congiunto della toponomastica nella lingua minoritaria e adozione dei cognomi in lingua, programmazioni radiotelevisive regolari nella lingua minoritaria, segnalazioni di sicurezza anche in lingua, promozione della cooperazione transfrontaliera tra amministrazioni in cui si parli la stessa lingua). Le forme di tutela previste per la lingua sarda sono uguali a quelle applicabili al friulano e comunque in generale a tutte le minoranze minori d'Italia (albanesi, catalani, greci, croati, franco-provenzali e occitani), ma notevolmente inferiori a quelle assicurate per la lingua tedesca in Alto Adige, al Francese in Valle d'Aosta e alle minoranze slovene e ladine.
Il sardo è riconosciuto come lingua dalla norma ISO 639 che le attribuisce i codici sc (ISO 639-1: Alpha-2 code) e srd (ISO 639-2: Alpha-3 code). I codici proposti per la norma ISO 639-3 ricalcano quelli utilizzati dal SIL per il progetto Ethnologue e sono:
- sardo campidanese: "sro"
- sardo logudorese: "src"
- gallurese: "sdn"
- sassarese: "sdc"
[modifica] Grammatica
La grammatica della lingua sarda si differenzia notevolmente da quella italiana e delle altre lingue neolatine, particolarmente nelle forme verbali.
Articoli determinativi (sing./plur.): su/sos, sa/sas (in camp. su/is, sa/is) presentano la forma "salata" derivata dal latino IPSE/IPSU/IPSA attraverso la fase intermedia issu/issa, issos/issas (per il log./nuor.) e issu/issa, issus/issas (per il camp.); viene usato col pronome relativo chi (che) nelle espressioni sos chi... (quelli che...), su chi... (quello che...) similmente alle lingue romanze occidentali (cfr. lo spagnolo "los que...", "las que..." etc.)
Articoli indeterminativi: unu, una
Plurale: ll plurale viene ottenuto come nelle lingue romanze occidentali aggiungendo -s alla forma singolare [ad es.: omine/omines, camp.omini/ominis (uomo/uomini)]; nel caso di parole terminanti in -u il plurale viene formato in -os e nel camp. in -us [caddu/caddos, camp.caddu/caddus (cavallo/cavalli)].
Pronomi personali: deo/eo/jeo/camp.deu, tue/camp.tui, isse/issu/issa-bosté/camp.fostei (di rispetto), nois/nos/camp.nosu, bois/bosàteros/camp.bosàterus-bos (log.; di rispetto), issos/issas/camp.issus/issas-bostedes/camp.fosteis (di rispetto); nel complemento diretto riferito a persona esiste il cosiddetto accusativo personale con l'uso della preposizione "a": ad es. apo bidu a Zuanne (ho visto Giovanni) analogamente allo spagnolo (he visto a Juan); i pronomi personali atoni sono: mi, ti, li/lu/la/camp.ddi/ddu/dda, nos/camp.si, bos/camp.si, lis/los/las/camp.dis/dos/das;
Pronomi e aggettivi possessivi: meu/mea/mia/camp.miu/mia, tuo/tou/camp.tuu, suo/sou/camp.suu, nostru/camp.nostu, bostru/camp.bostu, issoro/camp.insoru
Pronomi e aggettivi dimostrativi: custu-custos/camp.custus (questo-questi), cussu-cussos/camp.cussus (codesto-codesti), cuddu-cuddos/camp.cuddus (quello-quelli)
Pronomi relativi: chi (che), chie/camp.chini (chi, colui che);
Pronomi interrogativi: cale?/camp.cali (quale?), cantu? (quanto?), ite?/camp.ita (che?, che cosa?), chie?/camp.chini? (chi? riferito a persone);
Avverbi interrogativi: cando/camp.candu? (quando?), comente/camp.comenti? (come?), ue?/ube?/in ue?/in ube?/camp.innui? (dove?);
Preposizioni semplici: a (a), cun/nuor.chin (con), dae/camp.de (da), de (di, il fatto di), in (in), pro/camp.po (per), tra (tra);
Preposizioni articolate: a su/ant.assu (al), a sos/camp.a is/ant.assos (ai), cun su/nuor.chin su (con il), cun sos/nuor.chin sos/camp.cun is (con i), de su/ant.dessu (del), de sos/camp.de is/ant.dessos (dei), in su (nel), in sos/camp.in is (nei), pro su (per il), pro sos/camp.pro is (per i), cun d'unu/nuor.chin d'unu (con uno), in d'unu (in uno);
Verbi: I verbi hanno tre coniugazioni in logudorese (-are, -ere, -ire) e due in campidanese (-ai, -iri). La morfologia verbale differisce notevolmente da quella italiana e conserva caratteristiche del tardo latino o delle lingue neolatine occidentali.
L'interrogativa si forma 1. con l'inversione dell'ausiliare: ad es. partidu est Zuanne? (è partito Giovanni?), mandigadu às? (hai mangiato?) o 2. con la particella interrogativa a: ad es. a lu cheres un aranzu? (un arancio, lo vuoi?) o 3. con strutture dette affermative, che sono pronunciate seguendo un'intonazione generalmente ascendente; La forma progressiva si forma con l'ausilare essere più il gerundio: ad es. so andende (sto andando). Il passato remoto è sostanzialmente scomparso dall'uso comune (come nelle lingue romanze settentrionali della Gallia e del Nord Italia) sostituito dal passato prossimo, ma risulta attestato nei documenti medioevali e ancor'oggi nelle forme colte e letterarie in alternanza con l'imperfetto; la sua evolòuzione storica nel tempo dal medioevo alle forme colte attuali è stata rispettivamente per la terza persona singolare e plurale: ipsu cant-avit>-ait/-ayt>-isit/-esit>issu cant-esi/-eit; ipsos cant-arunt/-erunt>-aynt>-isin/-esin>issos cant-esi/-ein. L'indicativo futuro semplice si forma mediante l'ausiliare avere più la preposizione "a" e l'infinito: es. deo apo a narrere (io dirò), tue às a narrere (tu dirai) (cfr col tardo latino Habere ad + infinito); Il condizionale presente si forma utilizzando una forma modificata del verbo dovere più l'infinito: ad es. deo dia nàrrere (io direi), tue dias nàrrere (tu diresti), etc.; in alcune zone di transizione con il campidanese si usa invece una forma modificata del verbo "àere" (avere) più la preposizione a e l'infinito: deo/jeo appìa a nàrrere, tue appìas a nàrrere, etc. L'imperativo negativo si forma usando la negazione "no" e il congiuntivo: ad es. no andes (non andare) analogamente alle lingue romanze iberiche.
Verbo èssere/camp.èssi(ri) (essere):
- Indicativo presente: deo so/soe, tue ses, isse est, nois semus, bois sezis/seis, issos sunt;
- Indicativo imperfetto: deo fìa/fippo, tue fìas/fis, isse fìat/fit, nois fìamus/fimus, bois fiàzis/fizis/fiàis, issos fìant/fint;
- Indicativo passato prossimo: deo so/soe istadu, tue ses istadu, isse est istadu, nois semus istados, bois sezis/seis istados, issos sunt istados;
- Indicativo trapassato prossimo imperfetto: deo fìa/fippo istadu, tue fìas/fis istadu, isse fìat/fit istadu, nois fìamus/fimus istados, bois fiàzis/fizis/fiàis istados, issos fìant/fint istados;
- Indicativo passato remoto (in disuso nella lingua parlata, presente solo nelle forme arcaiche e colte): deo fui, tue fusti/fis, isse fuit/fit, nois fimus/fimis, bois fizis/fustis, issos fuint/ant.furunt;
- Indicativo futuro: deo apo a essere, tue as a essere, isse at a essere, nois amus a essere, bois azis/ais a essere, issos ant a essere;
- Indicativo futuro anteriore: deo apo a esser istadu, tue as a essere istadu, isse at a essere istadu, nois amus a essere istados, bois azis/ais a essere istados, issos ant a essere istados;
- Congiuntivo presente: chi deo sia, chi tue sias, chi isse siat, chi nois sìamus, chi bois siazis/siais, chi issos sìant;
- Congiuntivo passato: chi deo sia istadu, chi tue sias istadu, chi isse siat istadu, chi nois siamus istados, chi bois siazis/siais istados, chi issos siant istados;
- Condizionale presente: deo dia essere, tue dias essere, isse diat essere, nois diamus essere, bois diazis/diais essere, issos diant essere;
- Condizionale passato: deo dia essere istadu, tue dias essere istadu, isse diat essere istadu, nois diamus essere istados, bois diazis/diais essere istados, issos diant essere istados;
- Gerundio presente: essende/sende;
- Gerundio passato: essende/sende istadu;
Verbo aère/camp.ài(ri) (avere):
- Indicativo presente: deo apo, tue às, isse àt, nois amus, bois azis/ais, issos ant;
- Indicativo imperfetto: deo aìa, tue aìas, isse aìat, nois aìamus/abamus, bois aìazis/abazes/aiais, issos aìant;
- Indicativo passato prossimo: deo apo appidu, tue às appidu, isse àt appidu, nois amus appidu, bois azis/ais appidu, issos ant appidu;
- Indicativo trapassato prossimo imperfetto: deo aìa appidu, tue aìas appidu, isse aìat appidu, nois aìamus appidu, bois aìazis/aiais appidu, issos aìant appidu;
- Indicativo passato remoto (in disuso nella lingua parlata, presente solo nelle forme arcaiche e colte): deo apèsi, tue apèsti, isse apèsit, nois apèmus, bois apèzis, issos apèsint;
- Indicativo futuro: deo apo a aere, tue as a aere, isse at a aere, nois amus a aere, bois azis/ais a aere, issos ant a aere;
- Indicativo futuro anteriore: deo apo a aere appidu, tue as a aere appidu, isse at a aere appidu, nois amus a aere appidu, bois azis/ais a aere appidu, issos ant a aere appidu;
- Congiuntivo presente: chi deo apa, chi tue apas, chi isse apat, chi nois apamus, chi bois apazis/apais, chi issos apant;
- Congiuntivo passato: chi deo apa appidu, chi tue apas appidu, chi isse apat appidu, chi nois apamus appidu, chi bois apazis/apais appidu, chi issos apant appidu;
- Condizionale presente: deo dia aère, tue dias aère, isse diat aère, nois diamus aère, bois diazis/diais aère, issos diant aère;
- Condizionale passato: deo dia aère appidu, tue dias aère appidu, isse diat aère appidu, nois diamus aère appidu, bois diazis/diais aère appidu, issos diant aère appidu;
- Gerundio presente: aènde;
- Gerundio passato: aènde appidu;
Coniugazione in -are - Verbo cantare/camp.cantai (cantare):
- Indicativo presente: deo canto, tue cantas, isse cantat, nois cantamus, bois cantazis/cantais, issos cantant;
- Indicativo imperfetto: deo cantaìa, tue cantaìas, isse cantaìat, nois cantaìamus, bois cantaìazis/cantaìais, issos cantaìant;
- Indicativo passato prossimo: deo apo cantadu, tue às cantadu, isse àt cantadu, nois amus cantadu, bois azis/ais cantadu, issos ant cantadu;
- Indicativo trapassato prossimo imperfetto: deo aìa cantadu, tue aìas cantadu, isse aìat cantadu, nois aìamus cantadu, bois aìazis/aiais cantadu, issos aìant cantadu;
- Indicativo passato remoto (in disuso nella lingua parlata, presente solo nelle forme arcaiche e colte): deo cantèsi/ant.cantèi, tue cantèsti, isse cantèsit/ant.cantèit, nois cantèsimus/cantèmus, bois cantèzis, issos cantèsint/ant.cantèrunt;
- Indicativo futuro: deo apo a cantare, tue as a cantare, isse at a cantare, nois amus a cantare, bois azis/ais a cantare, issos ant a cantare;
- Indicativo futuro anteriore: deo apo a aere cantadu, tue as a aere cantadu, isse at a aere cantadu, nois amus a aere cantadu, bois azis/ais a aere cantadu, issos ant a aere cantadu;
- Congiuntivo presente: chi deo cante, chi tue cantes, chi isse cantet, chi nois cantemus, chi bois cantezis/canteis, chi issos cantent;
- Congiuntivo passato: chi deo apa cantadu, chi tue apas cantadu, chi isse apat cantadu, chi nois apamus cantadu, chi bois apazis/apais cantadu, chi issos apant cantadu;
- Condizionale presente: deo dia cantare, tue dias cantare, isse diat cantare, nois diamus cantare, bois diazis/diais cantare, issos diant cantare;
- Condizionale passato: deo dia aere cantadu, tue dias aere cantadu, isse diat aere cantadu, nois diamus aere cantadu, bois diazis/diais aere cantadu, issos diant aere cantadu;
- Gerundio presente: cantende;
- Gerundio passato: aende cantadu;
Coniugazione in -ere - Verbo tìmere/camp.tìmi(ri) (temere):
- Indicativo presente: deo tìmo, tue times, isse timet, nois timimus, bois timides, issos timent;
- Indicativo imperfetto: deo timìa, tue timìas, isse timìat, nois timìamus, bois timìazis/timìais, issos timant;
- Indicativo passato prossimo: deo apo tìmidu, tue às tìmidu, isse àt tìmidu, nois amus tìmidu, bois azis/ais tìmidu, issos ant tìmidu;
- Indicativo trapassato prossimo imperfetto: deo aìa timidu, tue aìas timidu, isse aìat timidu, nois aìamus timidu, bois aìazis/aiais timidu, issos aìant timidu;
- Indicativo passato remoto (in disuso nella lingua parlata, presente solo nelle forme arcaiche e colte): deo timèsi/ant.timèi, tue timèsti, isse timèsit/ant.timèit, nois timèsimus/timèmus, bois timèzis, issos timèsint/ant.timèrunt;
- Indicativo futuro: deo apo a timere, tue as a timere, isse at a timere, nois amus a timere, bois azis/ais a timere, issos ant a timere;
- Indicativo futuro anteriore: deo apo a aere timidu, tue as a aere timidu, isse at a aere timidu, nois amus a aere timidu, bois azis/ais a aere timidu, issos ant a aere timidu;
- Congiuntivo presente: chi deo tima, chi tue timas, chi isse timat, chi nois timamus, chi bois timazis/timais, chi issos timant;
- Congiuntivo passato: chi deo apa timidu, chi tue apas timidu, chi isse apat timidu, chi nois apamus timidu, chi bois apazis/apais timidu, chi issos apant timidu;
- Condizionale presente: deo dia timere, tue dias timere, isse diat timere, nois diamus timere, bois diazis/diais timere, issos diant timere;
- Condizionale passato: deo dia aere timidu, tue dias aere timidu, isse diat aere timidu, nois diamus aere timidu, bois diazis/diais aere timidu, issos diant aere timidu;
- Gerundio presente: timende;
- Gerundio passato: aende tìmidu;
Coniugazione in -ire - Verbo finìre/camp.finìri (finire):
- Indicativo presente: deo fino, tue finis, isse finit, nois finimus, bois finides, issos finint;
- Indicativo imperfetto: deo finìa, tue finìas, isse finìat, nois finìamus, bois finìazis/finìais, issos finant;
- Indicativo passato prossimo: deo apo finidu, tue às finidu, isse àt finidu, nois amus finidu, bois azis/ais finidu, issos ant finidu;
- Indicativo trapassato prossimo imperfetto: deo aìa finidu, tue aìas finidu, isse aìat finidu, nois aìamus finidu, bois aìazis/aiais finidu, issos aìant finidu;
- Indicativo passato remoto (in disuso nella lingua parlata, presente solo nelle forme arcaiche e colte): deo finèsi/ant.finèi, tue finèsti, isse finèsit/ant.finèit, nois finèsimus/finèmus, bois finèzis, issos finèsint/ant.finèrunt;
- Indicativo futuro: deo apo a finire, tue as a finire, isse at a finire, nois amus a finire, bois azis/ais a finire, issos ant a finire;
- Indicativo futuro anteriore: deo apo a aere finidu, tue as a aere finidu, isse at a aere finidu, nois amus a aere finidu, bois azis/ais a aere finidu, issos ant a aere finidu;
- Congiuntivo presente: chi deo fina, chi tue finas, chi isse finat, chi nois finamus, chi bois finazis/finais, chi issos finant;
- Congiuntivo passato: chi deo apa finidu, chi tue apas finidu, chi isse apat finidu, chi nois apamus finidu, chi bois apazis/apais finidu, chi issos apant finidu;
- Condizionale presente: deo dia finire, tue dias finire, isse diat finire, nois diamus finire, bois diazis/diais finire, issos diant finire;
- Condizionale passato: deo dia aere finidu, tue dias aere finidu, isse diat aere finidu, nois diamus aere finidu, bois diazis/diais aere finidu, issos diant aere finidu;
- Gerundio presente: finende;
- Gerundio passato: aende finidu;
Verbi irregolari - Verbo faghere/camp.faxi(ri) (fare):
- Indicativo presente: deo fago/fatzo, tue faghes, isse faghet, nois faghìmus, bois faghìdes, issos faghent;
- Indicativo imperfetto: deo faghìa, tue faghìas, isse faghìat, nois faghìamus, bois faghìazis/faghìais, issos faghant;
- Indicativo passato prossimo: deo apo fattu, tue às fattu, isse àt fattu, nois amus fattu, bois azis/ais fattu, issos ant fattu;
- Indicativo trapassato prossimo imperfetto: deo aìa fattu, tue aìas fattu, isse aìat fattu, nois aìamus fattu, bois aìazis/aiais fattu, issos aìant fattu;
- Indicativo passato remoto (in disuso nella lingua parlata, presente solo nelle forme arcaiche e colte): deo faghèsi/ant.faghèi, tue faghèsti, isse faghèsit/ant.faghèit, nois faghèsimus/faghèmus, bois faghèzis, issos faghèsint/ant.faghèrunt;
- Indicativo futuro: deo apo a faghere, tue as a faghere, isse at a faghere, nois amus a faghere, bois azis/ais a faghere, issos ant a faghere;
- Indicativo futuro anteriore: deo apo a aere fattu, tue as a aere fattu, isse at a aere fattu, nois amus a aere fattu, bois azis/ais a aere fattu, issos ant a aere fattu;
- Congiuntivo presente: chi deo faga/fatza, chi tue fagas/fatzas, chi isse fagat/fatzat, chi nois fagamus/fatzamus, chi bois fagazis/fatzais, chi issos fagant/fatzant;
- Congiuntivo passato: chi deo apa fattu, chi tue apas fattu, chi isse apat fattu, chi nois apamus fattu, chi bois apazis/apais fattu, chi issos apant fattu;
- Condizionale presente: deo dia faghere, tue dias faghere, isse diat faghere, nois diamus faghere, bois diazis/diais faghere, issos diant faghere;
- Condizionale passato: deo dia aere fattu, tue dias aere fattu, isse diat aere fattu, nois diamus aere fattu, bois diazis/diais aere fattu, issos diant aere fattu;
- Gerundio presente: faghende;
- Gerundio passato: aende fattu;
Numeri: unu, duos/camp.duus, tres/camp.tresi, battor/bàttoro/camp.cuatru, chimbe/camp.cincu, ses/camp.sesi, sette/camp.setti, otto/camp.ottu, noe/camp.noi, deghe/camp.dexi, ùndighi/camp.ùndixi, dòighi/camp.dòixi, trèighi/camp.trèixi, battòrdighi/camp.cattòrdixi, bìndighi/camp.cuìndixi, sèighi/camp.sèixi, deghessette/camp.dexessetti, degheotto/camp.dexeottu, deghennoe/camp.dexennoi, binti/vinti, ..., trinta, baranta/camp.coranta, chimbanta/camp.cincuanta, sessanta; settanta; ottanta; noranta/nobanta, chentu/camp.centu, dughentos/camp.duxentus, ..., milli, duamiza/camp.duamilla, ...; il numero "2" e le centinaia posseggono una forma maschile e una femminile (duos omines (due uomini), duas feminas (due donne), dughentos caddos (duecento cavalli), dughentas ebbas (duecento cavalle).
Giorni: lunes/camp.lunis, martes/camp.martis, mercuris, jobia, chenàpura/chenàbara/camp.cenàbura/cenàbara, sàbbadu/sàbadu/camp.sàbudu, dumìniga/domìniga/camp.dominigu;
Mesi: bennarzu/jennarju/ghennarzu/ghennargiu, frearzu/frearju/freargiu/camp.friaxu, marthu/martzu, abrile/camp.abrili, maju, làmpadas, trìulas/camp.argiolas, aùstu, cabidanni, Santu Aìne/Santu Gaìni/camp.ladàmini, Sant'Andrìa/camp.donniasantu, Nadale/mes'e idas;
Stagioni: beranu, istìu/istadiale/camp.istadi, atunzu/atongiu, iferru/ierru;
Colori: biancu/ant.arbu [bianco], nieddu [nero], ruju/arrubiu [rosso], grogu [giallo], biaittu [blu], birde/birdi [verde], aranzu/arangiu [arancione].
[modifica] Vocabolario
Tabella di comparazione delle lingue neolatine:
Latino | Francese | Italiano | Spagnolo | Occitano | Catalano | Portoghese | Romeno | Sardo | Còrso |
clave(m) | clef | chiave | llave | clau | clau | chave | cheie | crae/crai | chjave/chjavi |
nocte(m) | nuit | notte | noche | nuèit/nuèch | nit | noite | noapte | notte/notti | notte/notti |
cantare | chanter | cantare | cantar | cantar | cantar | cantar | cânta | cantare/cantai | cantà |
capra(m) | chèvre | capra | cabra | cabra | cabra | cabra | capra | cabra/craba | capra |
lingua(m) | langue | lingua | lengua | lenga' | llengua | língua | limbă | limba/lingua | lingua |
platea(m) | place | piazza | plaza | plaça | plaça | praça | piaţă | pratha/pratza | piazza |
ponte(m) | pont | ponte | puente | pònt | pont | ponte | pod' | ponte/ponti | ponte/ponti |
ecclesia(m) | église | chiesa | iglesia | glèisa | església | igreja | biserică | creia/cresia | ghjesgia |
hospitale(m) | hôpital | ospedale | hospital | espital | hospital | hospital | spital | ispidale/spidali | spedale/uspidali |
caseu(m) lat.volg.formaticu(m) |
fromage | formaggio | queso | formatge | formatge | queijo | brânză | casu | casgiu |
[modifica] Lessico
- Dal substrato paleosardo o nuragico:
- GON- → Gonone, Gologone, Goni, Gonnesa, Gonnosnò (altura, collina, montagna)
- NUR-/'UR- → ant. nurake → nuraghe /camp. nuraxi, Nurra, Nora (mucchio cavo, ammasso), Noragugume
- ASU-, BON-, GAL → Gallura ant. Gallula, Garteddì (Galtellì), Galilenses, Galile
- GEN-, GES- → Gesturi
- GOL-/'OL → Gollei, Ollollai, Parti Olla (Parteolla), golósti/'olosti (agrifoglio, si confronti il basco "gorosti")
- EKA-, KI-, KUR-, KAL/KAR- → Karalis → ant. Calaris (Cagliari), Carale, Calallai
- ENI → ogl. eni (tasso);
- MAS-, TUR-, MERRE (luogo sacro) → Macumere (Macomer);
- GUS → Gusana, giara (altopiano), muvara/muvrone (muflone), camp. toneri (tacco, torrione), garroppu (canyon), mintza (sorgente), chessa (lentischio)
- THA-/THE-/THI-/TZI (articolo) → thilipirche (cavalletta), thinthula/thithula (zanzara), thilicugu (gecko), thiligherta (art.+ lucertola), tzinibiri (art.+ ginepro), thinniga/tzinniga (stipa tenacissima), thirulia (civetta);
- Di origine punica:
- ZIBBIR → camp. tzippiri (rosmarino)
- SIKKIRIÁ → camp. tzicchirìa (aneto)
- MS' → camp. mitza/'itza (scaturigine, fonte)
- MAQOM-HADAS → Magomadas (luogo alto)
- MAQOM-EL?/MERRE? → Macumere (Macomer)
- TAM-EL → Tumoele, Tamuli (luogo sacro);
- Di origine latina:
- ACETU(M) → ant. aketu>aghedu/achetu/camp.axedu (aceto)
- ACIARIU(M) → atharzu/atzarzu/atzargiu/camp.aciargiu (acciaio)
- ACINA → ant. akina/aghina/camp.axina (chicco d'uva, acino)
- ACRU(M) → agru (aspro, acido)
- AERA → aèra/camp.airi
- ALBU(M) → ant. albu>arbu (bianco)
- ALGA → arga/aliga (alga)
- ALTU(M) → artu (alto)
- AMICU(M) → ant.amicu → amigu (amico)
- AQUA(M) → abba/camp.acua (acqua)
- AQUILA(M) → àbile/camp.achili (aquila)
- ARBORE(M) → arbore/arvore/camp.arburi (albero)
- ASINUS → àinu (asino)
- AUGUSTUS → austu (agosto)
- AVIA → jaja
- BASIUM → basu (bacio)
- BERBECE → ant. berbeke → berbeghe/camp.brebei (pecora)
- BONUS → bonu
- BOVE(M) → boe/camp.boi (bue)
- CABALLUS → ant. cavallu/caballu → caddu/cabaddu/camp.cuaddu (cavallo)
- CANE(M) → cane/camp.cani (cane)
- CIPULLA → chibudda/camp.cibudda (cipolla)
- COELUM → chelu/camp.celu (cielo)
- CASEUS → casu (formaggio)
- CASTANEA → ant.castanja → castanza/camp.castangia (castagna)
- CARNE → carre/camp.carri (carne)
- CENA PURA → chenapura/camp.cenabara (venerdì)
- CENTUM → chentu/camp.centu (cento)
- CINQUE → chimbe/camp.cincu (cinque)
- CIRCARE → chircare/circai (cercare)
- ACCITUS → ant.kita → chida/cida (settimana, derivata dai turni settimanali delle guardie giudicali)
- CLARU(M) → craru (chiaro)
- COCINA → ant.cokina → coghina/camp.coxina (cucina)
- COELU(M) → chelu/camp.celu (cielo)
- CONIUGARE → cojuare/camp.cojai (sposare)
- CONSILIU(M) → ant.consiliu → cunsizzu/camp.consillu (consiglio)
- COOPERCULU(M) → cobercu (coperchio)
- CORIU(M) → corzu/corju/corgiu (cuoio)
- CORTEX → ant. gortike/borticlu → ortighe/ortiju/ortigu (scorza del sughero)
- COXA(M) → cossa/camp.coscia (coscia)
- CRAS → cras (domani)
- CREATIONE(M) → criatura/criathone/camp.criadura (creatura)
- CRUCE(M) → ant. cruke/ruke → rughe/camp.cruxi (croce)
- CULPA(M) → curpa (colpa)
- DECE → ant.deke → deghe/camp.dexi (dieci)
- DEORSUM → josso (giù)
- DIANA → jana (fata)
- DIE → die/camp.dì (giorno)
- DOMO → domo/camp.domu (casa)
- ECCLESIA → ant. clesia → cresia/creia (chiesa)
- ECCU MODO/QUOMO(DO) → còmo (adesso)
- ECCU MENTE/QUOMO(DO) MENTE → còmente/comenti (come)
- EGO → ant.ego → deo/eo/jeo/camp.deu (io)
- EPISCOPUS → ant. piscopu → piscamu (vescovo)
- EQUA(M) → ebba/camp.egua (giumenta)
- ERICIUS → erithu
- FACERE → ant. fakere → faghere/camp. fairi (fare)
- FALCE(M) → ant.falke → farche/camp.farci (falce)
- FEBRUARIU(M) → ant. frearju → frearzu/frearju/camp.freargiu (febbraio)
- FEMINA → femina (donna)
- FILIU(M) → ant. filiu/fiju/figiu → fizu/figiu/camp.fillu (figlio)
- FLORE(M) → frore/camp.frori (fiore)
- FLUMEN → ant.flume → frumen/camp.frumini (fiume)
- FOCU(M) → ant. focu → fogu (fuoco)
- FOENICULU(M) → ant.fenuclu → fenugru/camp.fenugu (finocchio)
- FOLIA → fozza/camp.folla (foglia)
- FUNE(M) → fune/camp.funi
- GATTU(M) → gattu
- GENERU(M)→ gheneru/camp.generu
- GUADU → ant.badu/vadu → badu/camp.bau (guado)
- HABERE → àere/camp.airi (avere)
- HOC ANNO → ocànnu (quest'anno)
- HODIE → oe/oje/camp.oi (oggi)
- HOMINE(M) → òmine/camp.òmini (uomo)
- HORTU(M) → ortu (orto)
- IANUARIUS → ant. jannarju>bennarzu/ghennarzu/camp. gennargiu (gennaio)
- IANUA → janna/genna (porta)
- ILEX → ant.elike → elighe/camp.ilixi (leccio)
- IN HOC → ant. inòke → inòghe/camp.innoi (quì)
- INFERNU(M) → inferru (inferno)
- I(N)SULA → isula/iscra (isola)
- IENARIU(M) → ant. jennariu → bennarzu/jennarju/ghennarzu/ghennargiu/camp.gennargiu (gennaio)
- INIBI → inìe (là)
- IOHANNES → Juanne/Zuanne/camp.giuanni (Giovanni)
- IOVIA → jobia (giovedì)
- IUDICE → ant. iudike → juighe/zuighe
- IUNCU(M) → ant. juncu → zuncu/juncu/giuncu (giunco)
- IUNIPERUS → ghiniperu/camp.tzinnibiri (ginepro)
- IUSTITIA → ant. justithia/justizia → justitzia/zustissia (giustizia)
- LABRA → lavra/lara (labbra)
- LACERTA → thiligherta/camp.calixerta (lucertola)
- LARGU(M) → largu (largo)
- LATER → camp. ladiri (mattone crudo)
- LIGNA → linna (legna)
- LINGUA(M) → limba/camp.lingua (lingua)
- LOCU(M) → ant. locu → logu (luogo)
- LUX → lughe/camp.luxi (luce)
- MACCUS → maccu (scemo)
- NIX → nie/camp.nii (neve)
- NUBE(M) → nue/camp.nui (nuvola)
- NUCE → ant. nuke → nughe/camp. nuxi (noce)
- OC(U)LU(M) → ogru/oju/ocru/camp.ogu (occhio)
- OLEA → ozzastru/camp.ollastu (olivastro)
- ORIC(U)LA(M) → ant.oricla → origra/orija/oricra/camp.origa (orecchio)
- OVU(M) → òu (uovo)
- PACE → ant.pake →paghe/camp.paxi (pace)
- PALATIUM → palathu/camp.palatziu (palazzo)
- PALEA → paza/camp.palla (paglia)
- PANE(M) → pane/camp.pani
- PARABOLA → paraula (parola)
- PEIUS → pejus/camp.peus (peggio)
- PELLE(M) → pedde/camp.peddi (pelle)
- PETRA(M) → pedra/preda/camp.perda (pietra)
- PETTIA(M) → petha/petza (carne)
- PISCARE → piscare/camp.piscai (pescare)
- PISCE(M) → pische/camp.pisci (pesce)
- PLATEA → pratha/pratza (piazza)
- PLACERE → piaghere/camp.praxiri (piacere)
- PLANGERE → pranghere/camp.prangiri (piangere)
- PLENU(M) → prenu
- PLUS → prus (più)
- PORCU(M) → porcu (maiale)
- PUTEUS → puthu/putzu (pozzo)
- QUANDO → cando/camp.candu (quando)
- QUATTUOR → battor/camp. cuatturu (quattro)
- QUERCUS → chercu (quercia)
- QUID DEUS? → ite/ita? (che?, che cosa?)
- RADIUS → raju (raggio)
- RAMU(M) → ramu/camp.arramu (ramo)
- REGNU → rennu/camp.arrenniu (regno)
- RIVUS → ant. ribu → riu (fiume)
- ROSMARINUS → romasinu (rosmarino)
- RUBEU(M) → ant. rubiu → ruju/camp.arrubiu (rosso)
- SALIX → salighe (salice)
- SANGUEN → samben/camp.sanguni (sangue)
- SAPA(M) → saba (sapa, vino cotto)
- SCALA → iscala/camp.scala (scala)
- SCHOLA(M) → iscola/camp.scola (scuola)
- SCIRE → ischire/camp.sciri (sapere)
- SCRIBERE → iscrier/camp.scriri (scrivere)
- SECUS → dae segus (dopo)
- SERO → sero (sera)
- SINE CUM → chene (senza)
- SOLE(M) → sole/camp.soli (sole)
- SOROR → sorre/camp.sorri (sorella)
- SPICA(M) → ispiga/camp.spiga (spiga)
- STARE → istare/camp.stai (stare)
- SUBERU → suerzu/camp.suergiu (quercia da sughero)
- SURDU(M) → surdu (sordo)
- TEGULA → tèula (tegola)
- TEMPUS → tèmpus (tempo)
- THIUS → thiu/tziu (zio)
- TRITICUM → nuor.trìdicu (grano)
- UNG(U)LA(M) → ungra/camp.unga (unghia)
- VACCA → bacca (vacca)
- VALLIS → badde/baddi (valle)
- VENTU(M) → bentu (vento)
- VERBU(M) → berbu (verbo, parola)
- VESPA(M) → bespe/camp.bespi (vespa)
- VECLUS(S) → ant. veclu → begru (legno vecchio)
- VIA → bia (via)
- VICINUS → ant. vikinu → bighinu/camp.bixinu (vicino)
- VIDERE → bidere/camp.biri (vedere)
- VILLA → ant. villa → billa → bidda (paese)
- VINEA(M) → binza/camp.bingia (vigna)
- VINU(M) → binu (vino)
- VOCE → ant. voke/boke → boghe/camp.boxi (voce)
- ZINZALA → thinthula/tzintzula (zanzara);
Di origine bizantina kontakion>ant. condake>condaghe/camp. condaxi (raccolta di atti), Λουχὶα>ant. Lukìa>Lughìa (Lucia), nake>annaccare (cullare), σαραχηνός>theraccu (servo), Στέφανε>Istevane (Stefano);
Di origine toscana/italiana: arancio>arantzu/camp.arangiu, autunno>attonzu/camp.attongiu, bello>bellu, bianco>biancu, certo>tzertu, cinta>tzinta, cittade>ant. kittade>tzittade/camp.cittadi/tzittadi (città), Sardigna>Sardigna/Sardinna/(Sardegna), gente>zente/camp.genti, invece>imbètzes/camp.imbecis, Melchiorre>Mertziòro, mille>milli, occhiale>otzale, paraula>paraula (parola), sbaglio>isballiu, veccio>betzu/camp.becciu (vecchio), zucchero>thuccaru/tzuccaru;
Di origine spagnola: acabar>log.acabare/camp.acabai (smettere), adios>adiosu (addio), albaricoque>log.barracoccu/camp.piricoccu (albicocca), aposento>aposentu (camera da letto), asustar>log.assustare/nuor.assustrare (spaventare), azul>camp.asulu (azzurro), barato>baratu (agg.), barrachel>log.barratzellu/camp.barracellu (guardia campestre), belleza>bellesa, buscar>buscare (prendere), caliente>log.caènte/camp.callenti (caldo), calentura>calentura (febbre), cara>cara (testa), cerrar>serrare (chiudere), che>cé (esclamazione di sorpresa usata in Argentina e nella zona di Valencia), cuchara>còcciari (cucchiaio), de balde>de badas (inutilmente), escarmentar>log.iscalmentare/iscrammentare, espantar>log.ispantare/camp.spantai (spaventare), estío>istiu (estate), feo>feu (brutto), gana>gana (voglia), gozos>log.gosos(composizioni poetiche sacre), grifo>grifone (rubinetto), luego>luegu (subito, fra poco), manta>manta (coperta), ojo>oju (occhio), plata>pratta (argento), posada>posada (luogo di ristoro), puntera>puntera (colpo dato con la punta del piede), señor>log.sennore/camp.sennori (signore), tomate(s.m.)>tamata(s.f.)/camp.tumata(s.f.) (pomodoro), trigo>trigu (grano); ventana>log.bentana/camp.fentana (finestra); basco mokor>mogoro (collina)
Di origine catalana: aixì>camp.aici (così), arreu>arreu (di continuo), bandoler>banduleri, barber>barberi (barbiere), barrar>abbarrare, bisbe>obispu (ma spagn. obispo) (vescovo), blau>camp.brau (blu), butxaca>busciacca/camp.bucciacca (tasca, borsa), cadira>camp.cadira (sedia), calaix>camp.callasciu (cassetto), carrer>carrera/carrela (via), celler>camp. tzilleri, cullera>nuor.cullera/camp.cugliera (cucchiaio), desclavament>iscravamentu (deposizione di Cristo dalla croce), ferrer>ferreri (fabbro), goigs>camp.goccius (composizioni poetiche sacre), groc>grogu (giallo), iaio, iaia>jaju, jaja (nonno, nonna), enhorabona!>inorobòna! (in buon'orà), enhoramala!>inoromàla! (in mal'ora!), estimar>istimare (amare, stimare), jutge>camp.giuggi/log.zuzze (giudice), lleig>camp.leggiu/log.lezzu (brutto), mateix>matessi (stesso), mocador>mucadore/camp.mucadori (fazzoletto), mentres>mentres, orelleta>orillettas (dolci fritti), punxa>camp.puncia/log.puntza (chiodo), ratapinyada>camp.ratapignata (pipistrello), retaule>retaulu (retablo, tavola dipinta), sabata>camp.sabata (scarpa), sabater>sabateri (calzolaio), seu>camp.seu (cattedrale, sede), sindria>sindria (anguria), tancar>tancare/camp.tancai (chiudere), tinter>tinteri, ulleres>camp.ulleras (occhiali), vostè>log.bostè/camp.fostei(voi);
[modifica] Ortografia e pronuncia
Fino al 2001 non esisteva una ortografia unificata. Il 28 di febbraio del 2001, una apposita Commissione di studiosi incaricati dalla Regione autonoma della Sardegna elaborò e pubblicò una proposta, la Limba Sarda Unificada, fino ad ora l'unico progetto complessivo e coerente di unificazione della lingua scritta. Essa, evidentemente, non riguarda la lingua orale, ricca di notevoli differenze fonetiche ma riconducibile ad un sistema unico ed unitario, ma si limita a proporre una norma scritta di riferimento. La LSU, perciò non si vuole sostituire alle varietà orali ma ne è un utile complemento, per usi ufficiali ed estesi a tutto il territorio della Sardegna. Sulla base della LSU la Regione Sardegna ha fatto elaborare una successiva proposta, denominata "Limba Sarda Comuna" (LSC) che è divenuta ufficiale per gli atti e i documenti della Regione. Si indicano di seguito alcune delle differenze più rilevanti per la lingua scritta rispetto all'italiano:
- [a], [ɛ/e], [i], [ɔ/o], [u], come -a-, -e-, -i-, -o-, -u-, come in italiano e spagnolo, senza segnare la differenza tra vocali aperte e chiuse; le vocali paragogiche o epitetica (che in pausa chiudono un vocabolo terminante in consonante e corrispondono alla vocale che precede la consonante finale) non si scrivono mai (feminasa>feminas, animasa>animas, bolede>bolet, cantana>cantant, vrorese>frores).
- [j] semiconsonante come -j- all'interno di parola (maju, raju, ruju) o di un nome geografico (Jugoslavia); nella sola variante nuorese come -j- (corju, frearju) corrispondente al logudorese/LSU -z- (corzu, frearzu) e all'LSC -gi- (corgiu, freargiu); nelle varianti logudorese e nuorese in posizione iniziale (jughere, jana, janna) che nella LSC viene sostituita dal gruppo [ʤ] (giughere, giana, gianna);
- [p], come -p- (apo, troppu, pane, petza);
- [β], come -b- in posizione iniziale (bentu, binu, boe) e intervocalica (abile); quando p>b si trascrive come p- a inizio parola (pane, petza) e -b- all'interno (abe, cabu, saba);
- [b], come -bb- in posizione intevocalica (abba, ebba);
- [t], come -t- (gattu, fattu, narat, tempus); quando th>t nella sola variante logudorese come -t- o -tt- (tiu, petta, puttu); Nella LSC e nella LSU viene sostituita dal gruppo [ʦ] (tziu, petza, putzu);
- [d], come -d- in posizione iniziale (dente, die, domo) e intervocalica (ladu, meda, seda); quando t>d si trascrive come t- a inizio parola (tempus) e -d- all'interno (roda, bidru, pedra, pradu); la finale t della flessione del verbo può, a seconda della varietà, essere pronunciata d ma si trascrive t (narada>narat).
- [ɖɖ] cacuminale, come -dd- (sedda); La d può avere suono cacuminale anche nel gruppo [nɖ] (cando).
- [f], come -f- (femina, unfrare);
- [v], come -f- in posizione iniziale (femina) e come -v- intervocalica (avvisu) e nei cultismi (violentzia, violinu);
- [k] velare, come -ca- (cane), -co- (coa), -cu- (coddu, cuadru), -che- (chessa), -chi- (chida), -c- (cresia); non si usa mai la -q-, sostituita dalla -c- (cuadru, camp.acua)
- [g] velare, come -ga- (gana), -go- (gosu), -gu- (agu, largu, longu, angulu, argumentu), -ghe- (lughe, aghedu, arghentu, pranghende), -ghi- (àghina, inghiriare), -g- (gloria, ingresu);
- [ʧ], nella sola varietà campidanese come -ce- (celu, centu), -ci- (becciu);
- [ʤ], come -gia-, -gio-, -giu-; Nella LSC sostituisce il gruppo logudorese-nuorese [ʣ] della LSU e il [ɣ] del nuorese (fizu>figiu, azu>agiu, zogu/jogu>giogu, zaganu/jaganu>giaganu, binza>bingia, anzone>angione, còrzu/còrju>còrgiu, frearzu/frearju>freargiu)
- [ʦ] sorda o aspra (ital. pezzo), come -tz- (tziu, petza, putzu); Nella LSC e nella LSU sostituisce il gruppo nuorese [θ] e il corrispondente logudorese [t] (thiu/tiu>tziu, petha/petta>petza, puthu/puttu>putzu); nella scrittura tradizionale il digramma tz- non compariva mai a inizio parola. Compare inoltre nei termini di influenza e derivazione italiana (ad es. tzitade da cittade) di cui sostituisce la c /ʧ/ sonora (suono non presente nel sardo originario) al posto del suono velare nativo /k/ (ant.kitade).
- [ʣ], come -z- (zeru, organizare); Nella variante locale logudorese/nuorese e nella LSU come -z- (fizu, azu, zogu, binza, frearzu); Nella LSC viene sostituita dal gruppo [ʤ] (figiu, agiu, giogu, bingia, freargiu);
- [s] e [ss], come -s- e -ss- (essire);
- [z], come -s- (rosa, pesare);
- [θ], nella sola variante nuorese come -th- (thiu, petha, puthu); Nella LSC e nella LSU viene sostituita dal gruppo [ʦ] (tziu, petza, putzu);
- [ʒ] (franc. jour), nella sola variante campidanese, sempre come c- a inizio parola (celu, centu, cidru) e come -x- all'interno (luxi, nuraxi, Biddexidru);
- [r], come -r- (caru, carru);
[modifica] Documenti in sardo medioevale e antico
Il sardo (nelle due varianti logudorese e campidanese) nel periodo medioevale ha costituito la lingua ufficiale dei Giudicati dell'isola, anticipando l'emancipazione le altre lingue neolatine. Presentava ovviamente un maggior numero di arcaismi e latinismi rispetto alla lingua attuale, l'utilizzo di caratteri oggi entrati in disuso nonché in diversi documenti una grafia della lingua scritta che risentiva degli influssi degli scrivani, spesso toscani, genovesi o catalani. Dante Alighieri nel suo De vulgari eloquentia (1303-1305) ne riferisce (Lib. I, XI, 7) e espelle criticamente i sardi, a rigore non italici, in quanto non hanno volgare e imitano scimmiottando il latino (dicono "domus nova" e "dominus meus"):
Il primo documento scritto in lingua sarda è la Carta Volgare (1070/1080) in antico campidanese.
Del periodo 1080-1085 è invece il Privilegio logudorese conservato presso l'Archivio di Stato di Pisa:
Agli anni compresi tra il 1089 e il 1103 risale la Donazione di Torchitorio, ancora in antico campidanese, proveniente dalla chiesa di San Saturnino nella diocesi di Cagliari e conservata negli Archivi Dipartimentali delle Bouches-du Rhone a Marsiglia:
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« E inper(a)tor(e) ki l ati kastikari ista delegantzia e fagere kantu narat ista carta siat benedittu... » |
Atto tra il Vescovo di Civita Bernardo e Benedetto, amministratore della Primaziale di Pisa, in logudorese (1173):
La seconda Carta Marsigliese in campidanese (1190-1206) conservata negli Archivi del Dipartimento delle Bouches-du-Rhône:
Statuti Sassaresi in logudorese (1316):
Carta de Logu del Regno di Arborea (1355-1376):
Antonio Cano (1400-1470) - Sa vita et sa morte et passione de Sanctu Gavinu, Prothu et Januariu (XV sec., pubbl. 1557):
Nel corso del '500 e del '600 acquisisce un gran numero di vocaboli dal catalano e dallo spagnolo.
[modifica] Curiosità
S'Hymnu Sardu Nationali, composto da Vittorio Angius e musicato da Giovanni Gonella nel 1843 in sardo in variante campidanese (ma ne esiste anche una versione logudorese) fortemente latinizzata nella grafia, è stato il primo inno nazionale italiano (del Regno d'Italia, e prima di allora del Regno di Sardegna, unitamente alla Marcia Reale), in vigore fino al 12 ottobre 1946. I primi versi sono:
[modifica] Bibliografia
- Cardia, Amos. S'italianu in Sardìnnia Edizione Iskra 2006.
- Cardia, Amos. Apedala dimòniu Edizioni I Sardi. Casteddu 2002.
- Porru, Vincenzo. Nou Dizionariu Universali Sardu-Italianu. Casteddu: 1832
- Spano, Giovanni. Vocabolario Sardo-Italiano e Italiano-Sardo. Cagliari: 1851-1852.
- Wagner, Max Leopold. Dizionario Etimologico Sardo (DES)
- Farina, Luigi. Vocabolario Nuorese-Italiano e Bocabolariu Sardu Nugoresu-Italianu
- Puddu, Mario. Ditzionàriu de sa limba e de sa cultura sarda. Cagliari: Condaghes, 2000.
- Pittau, Massimo. Grammatica del sardo-nuorese. Bologna: Patron Editore, 1972.
- Lepori, Antonio. Vocabolario moderno sardo-italiano: 8400 vocaboli. Cagliari: 1980.
- Pira, Michelangelo. Sardegna tra due lingue. Cagliari: Edizioni Della Torre, 1984.
- Lepori, Antonio. Dizionario Italiano-Sardo Campidanese. Cagliari: Edizioni Castello, 1988.
- Pittau, Massimo. Grammatica della Lingua Sarda. Sassari: Delfino Editore, 1991.
- Blasco Ferrer, Eduardo. Pro domo. La cultura e la lingua sarda verso l'Europa (2 voll. e CD-Rom). Cagliari: Condaghes, 1998.
- Blasco Ferrer, Eduardo. Linguistica sarda. Storia, metodi, problemi. Cagliari: Condaghes, 2003.
- Colomo, Salvatore (a cura di). Vocabularieddu Sardu-Italianu / Italianu-Sardu.
- Mameli, Francesco. Il logudorese e il gallurese. Villanova Monteleone (SS): Soter, 1998.
- Pittau, Massimo. Dizionario della lingua sarda: fraseologico ed etimologico. Cagliari: Gasperini Editore, 2000/2003.
- Jones, Michael Allan. Sintassi della lingua sarda (Sardinian Syntax), Cagliari: Condaghes, 2003.
- Rubattu, Antonino. Dizionario universale della lingua di Sardegna, Sassari: EDES, 2003
- Rubattu, Antonino. Sardo, italiano, sassarese, gallurese, Sassari: EDES, 2003.
- Bolognesi, Roberto. Heeringa, Wilbert. Sardegna tra tante lingue: il contatto linguistico in Sardegna dal Medioevo a oggi. Cagliari: Condaghes, 2005
- Pili, Marcello. Novelle lanuseine : poesie, storia, lingua, economia della Sardegna. Ariccia: La sfinge 2004
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altre lingue e dialetti sardi
[modifica] Bilinguismo
[modifica] Altri progetti
Wikisource contiene alcuni canti in Lingua sarda
[modifica] Note
- ^ Marco Oggianu. Paradiso turistico o la lenta morte di un popolo?. 21-12-2006. URL consultato il 24-02-2008.
- ^ Jones, Sardinian Syntax, Routledge, 1993
[modifica] Collegamenti esterni
- (IT, SC) Dizionario Gratuito Sardo-Italiano, Italiano-Sardo
- Max Leopold Wagner, La lingua sarda : Storia, spirito e forma, a cura di Giulio Paulis, Nuoro 1997 (1ª ed. 1950). Consultazione e scaricamento gratuiti (pdf).
- (SC) Accademia campidanese di lingua sarda
- (IT, EN, SC) Ditzionàriu online - Dizionario della lingua sarda
- Varietà e diffusione dei dialetti sardi
- (SC) Sito Limbasarda
- Grammatica e varianti della lingua sarda
- Legge n. 482 - 15 Dicembre 1999, "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche"
- Legge regionale n. 26, del 15 ottobre 1997, "Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna"
- "Limba Sarda Unificada; Sintesi delle Norme di base: ortografia, fonetica, morfologia, lessico" (pdf)
- "Limba Sarda Comuna: Norme linguistiche di riferimento a carattere sperimentale per la lingua scritta dell'Amministrazione regionale (pdf)
- Deliberazione n. 16/14 del 18.04.2006 "Limba Sarda Comuna. Adozione delle norme di riferimento a carattere sperimentale per la lingua scritta in uscita dell'Amministrazione regionale" (pdf)
- (SC) Deliberatzione n. 16/14 de su 18.04.2006 "Limba Sarda Comuna: Adotzione de sas normas de referèntzia de caràtere isperimentale pro sa limba sarda iscrita in essida de s'Amministratzione regionale" (pdf)
- Storia della Lingua Sarda
- Lessico Etimologico Sardo
- Sito Condaghes con discussioni sulla linguistica sarda
- (SC) Tempus Nostru, informazione in lingua sarda;
- (SC) EST - Entziclopedia Tematica Sarda;
- (SC) Ufitziu de sa Limba Sarda de sas Provìntzias de Nùgoro e de Aristanis
- (IT, SC) Vademecum bilingue della Questura di Nuoro (pdf)
- Antonino Rubattu - Dizionario Universale della lingua di Sardegna [1]
- Progetto multimediale Su Sardu Jocande
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