Condaghe
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Un condaghe (anche condaghes o condaxi, corruzione (spagnola?) del nome in lingua sarda medioevale "kondake", , dal greco κοντάκιον, traslitterato kontákion) era un documento amministrativo in uso nella Sardegna bizantina e giudicale, indicativamente fra il XI e XIII secolo. Definiva originariamente un atto di donazione a favore di un ente ecclesiastico; in seguito acquistò maggiore estensione semantica, descrivendo un registro patrimoniale in cui erano raccolti inventari ed annotazioni varie riguardanti atti notarili e giudiziari (come eredità, donazioni, permute, commerci) relativi principalmente a chiese o comunità religiose.
Materialmente consistevano in manoscritti su pergamena, rilegati come schede sovrapposte ed infine avvolte intorno ad un bastone (che i bizantini in greco chiamavano kontakion, termine rimasto ad indicare l'intero documento), assumendo successivamente l'aspetto più familiare dei libri. Purtroppo la maggior parte dei condaghi redatti negli "scriptoria" delle diocesi e dei monasteri isolani relativi alle cattedrali e ai cenobi sono ormai perduti, con l'eccezione dei condaghi di San Pietro di Silki, di San Nicola di Trullas, di San Michele di Salvenor e di Santa Maria di Bonarcado.
L'importanza storica dei Condaghi deriva dall'impiego nella loro redazione del volgare sardo, del quale rappresentano alcune delle prime testimonianze.
Indice |
[modifica] Condaghe di San Gavino
O Condaghes Sancti Gauini, Prothi & Ianuarij, ovvero San Gavino, San Proto e San Gianuario, i tre martiri turritani
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[modifica] Condaghe di Barisone II
È l'unico documento laico.
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[modifica] Condaghe di Santa Maria di Bonarcado
Col nome di Condaghe di Santa Maria di Bonarcado si fa riferimento al manoscritto 277 custodito nella Biblioteca Universitaria di Cagliari, redatto fra il 1120 ed il 1146, in varietà sardo arbonense. Si tratta di una collazione di documenti, inquadrabili cronologicamente dagli inizi del XII alla metà del XIII secolo, che presentano le trascrizioni degli atti relativi ai movimenti patrimoniali del Monastero di Santa Maria di Bonarcado.
Nel condaghe troviamo attestate diverse varianti (come Bonarcatu, Bonarcato o Bonarcanto) del toponimo Bonarcado, derivazione dal termine greco panàkhrantos (immacolata, purissima), l'attributo con cui si venerava la Vergine Maria nel santuario di Nostra Signora di Bonacattu originariamente sede monastica greca affidato poi ai frati Camaldolesi.
Dal più antico documento presente nel condaghe, databile intorno al 1110, apprendiamo che i frati Benedettini si insediarono a Bonarcado proprio in quella data. Tale documento attesta che il giudice d'Arborea Costantino I de Lacon-Serra, con la moglie Anna de Zori e con il consenso dell'arcivescovo di Oristano, istituì una donazione e un cenobio in onore della Trinità e della Vergine Maria madre di Dio. Il cenobio venne affidato all'abate camaldolese di San Zeno di Pisa, con l'impegno di inviare propri monaci a reggere e ad amministrare il monastero in onore di Dio, Santa Maria, San Benedetto e San Zeno. La nuova fondazione comprendeva nove chiese e beni vari quali uomini (servi e ancelle), terre coltivate, vigne, aree boschive (saltos), pascoli, bestiame.
Da due pergamene, databili probabilmente al 1146/47, apprendiamo la data di consacrazione (appunto l'anno 1146/47) della chiesa camaldolese. I due documenti ci informano del fatto che il giudice d'Arborea Barisone I de Lacon-Serra accrebbe con nuove donazioni i possedimenti del monastero in occasione della solenne consacrazione della "clesia nuova" di Santa Maria, a cui prese parte anche l'arcivescovo arborense Comita de Lacon e i vescovi suffraganei (termine che designa un attributo dei vescovi che dipendono da un Metropolitano: cosiddetti perché aiutano il superiore nell'esercizio del suo ministero spirituale) Paucapalea, Alibrandino di Terralba, Murrello di Usellus.
All'evento presero parte anche l'arcivescovo di Torres Azzo con un suo vescovo, Mariano Thelle di Bisarcio, la popolazione e i rappresentanti delle curatorie arborensi, l'arcivescovo di Pisa Villano (in qualità di legato pontificio) e i giudici degli altri tre giudicati di Sardegna: Costantino-Salusio III di Cagliari, Gonnario di Torres, Costantino III di Gallura.
L'abbazia camaldolese deve la dedica a Santa Maria e l'appellativo di "chiesa nuova" al fatto che essa viene a soppiantare il precedente santuario ormai inadeguato per le anguste dimensioni a soddisfare le nuove esigenze sia cultuali che politiche inaugurate proprio con la fondazione regia donata all'Ordine camaldolese ma affiliata non direttamente all'abbazia-madre, bensì a quella pisana di San Zeno. L'abate di Bonarcado fu così designato non a Camaldoli ma a San Zeno di Pisa.
[modifica] Condaghe di San Michele di Salvennor (o Salvenor)
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[modifica] Condaghe di San Nicola di Trullas
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[modifica] Condaghe di San Pietro in Silki
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[modifica] Voci correlate
- Lingua sarda
- Storia della Sardegna bizantina
- Storia della Sardegna dei Giudicati
- Giudicati sardi
- Carta de Logu
[modifica] Collegamenti esterni
- I condaghi dal sito Sardegna Cultura della Regione Sardegna
- Voce Condaghe dal sito Lessico etimologico sardo del Centro di Studi Filologici Sardi