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Porto Torres - Wikipedia

Porto Torres

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Porto Torres
[[Immagine:{{{panorama}}}|300px|Panorama di Porto Torres]]
Nome ufficiale: {{{nomeUfficiale}}}
Stato: bandiera Italia
Regione: Sardegna
Provincia: stemma Sassari
Coordinate: 40°50′N 8°24′E / 40.83333, 8.4
Altitudine:  m s.l.m.
Superficie: 102,62 km²
Abitanti:
22.011 (Istat dicembre 2006)
Densità: 205,26 ab./km²
Frazioni:  
Comuni contigui: Sassari
CAP: 07046
Pref. tel: 079
Codice ISTAT: 090058
Codice catasto: G924 
Nome abitanti: Turritani (Portotorresi) 
Santo patrono: San Gavino, Proto e Gianuario 
Giorno festivo:  
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia
Collabora a Wikiquote « \mathfrak{C}olonia prediletta dai Romani,

Ebbe templi, acquedotti e un campidoglio,
Dié la palma a tre martiri Cristiani
E ai Regoli di Pisa offerse il Soglio.
Maligna febbre e saracena rabbia
Le mosser guerra e allor cadde sfinita
Vide gli archi sparir sotto la sabbia,

E morì dando a Sassari la vita... »
(Enrico Costa (1841-1909))


Porto Torres (in Sassarese Pòlthu Tòrra, in Sardo Pòrtu Tòrres) è un comune di 21.947 abitanti (ISTAT, 2006) in provincia di Sassari.


Indice

[modifica] Geografia

Porto Torres è situata in una posizione strategica (considerando che è l'unico porto sardo ad avere collegamenti con la Francia) al centro del Golfo dell'Asinara. Il suo territorio ha un area di 10200 ettari dei quali buona parte è costituita dall'Isola dell'Asinara e dalla più piccola Isola Piana. L'area è prevalentemente pianeggiante (si trova nella pianura della Nurra) ad eccezione di alcuni colli, il più alto dei quali è Monte Alvaro (342 m) sede di una cava di calcare. In questo territorio scorrono due fiumi, il Riu Mannu ed il meno conosciuto e più piccolo Fiume Santo che traccia il confine tra il comune di Sassari ad ovest e quello di Porto Torres ad est. Il territorio del comune di Porto Torres è delimitato a Nord dal Golfo dell'Asinara e confina esclusivamente con il comune di Sassari.

[modifica] Collegamenti

[modifica] Via mare

Porto Torres è il secondo porto commerciale dell'isola per numero di passeggeri e merci.

[modifica] Strade

[modifica] Strade ferrate

Per approfondire, vedi le voci Ferrovia Ozieri Chilivani-Porto Torres Marittima e Ferrovia Cagliari-Golfo Aranci Marittima.

[modifica] Storia

I solchi lasciati dai carri che trasportarono i  blocchi per la costruzione della città romana di Turris Libyssonis (Porto Torres, le cui ciminiere della zona industriale sono percettibili sullo sfondo)
I solchi lasciati dai carri che trasportarono i blocchi per la costruzione della città romana di Turris Libyssonis (Porto Torres, le cui ciminiere della zona industriale sono percettibili sullo sfondo)

La frequentazione umana del territorio di Porto Torres risale almeno al Neolitico, come testimoniano le numerose necropoli ipogeiche, come quella di "Su Crucifissu Mannu" e l'altare preistorico di Monte d'Accoddi col suo insediamento abitativo nell'entroterra; anche la frequentazione nuragica è testimoniata da diversi nuraghi. È stato ipotizzato che i Fenici abbiano sfruttato il porto naturale per sbarcare sul versante settentrionale dell'Isola ed abbiano fondato un insediamento costiero. Turris Lybissonis (il nome romano dell'odierna Porto Torres) è nata nel 46 a.C. come colonia iulia del periodo imperiale romano ed era la seconda città in grandezza e ricchezza in Sardegna dopo Calaris (Cagliari). Inoltre aveva buoni rapporti con Roma e Ostia ed era una città ricca e popolosa come attestato dai resti di sontuose terme e altri monumenti ormai sepolti sotto la nuova città. Tracce ulteriori si ritrovano presso la zona di Monte Angellu (Angellum = lat. cimitero). Nel periodo medievale la città divenne capoluogo del Giudicato di Torres-Logudoro, ma con l'assalto del popolo dei Vandali prima, e dei Saraceni poi, la popolazione si spostò verso l'entroterra verso gli insediamenti più sicuri quali Thathari, Kitarone, Silki. Dopo l'anno Mille, la costa, grazie all'avvento dei Pisani, riprese vita. In quell'epoca fu edificata la Basilica romanico-pisana di San Gavino. Dopo il periodo pisano la città passò in mano agli Aragonesi che costruirono avamposti e torri per controllare la costa; in quell'epoca Porto Torres si chiamava Torres ed insieme ai vicini centri di Sassari, della Romangia e dell'Anglona settentrionale, stava vedendo l'affermazione del sassarese tutt'ora parlato fra i vari idiomi. [1] Mantenne questo nome per lungo tempo fino a quando il borgo di Torres (attorno alla Basilica) e la borgata di pescatori attorno al porto si unirono, fondando nel 1842 il comune autonomo di Porto Torres come enclave nel territorio comunale di Sassari.

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] Economia

Porto Industriale
Porto Industriale

L'economia è sostenuta soprattutto dalle attività industriali e energetiche benché il settore conosca da molti anni una profonda crisi che ha portato alla mobilizzazione progressiva di centinaia di lavoratori. Persistono tuttavia altre attività tradizionali come la pesca e l'agricoltura. Notevole per importanza turistica è il porto in fase di ampliamento, che accoglie navi passeggeri, commerciali e pescherecci, e il porticciolo turistico che ospita numerose barche da diporto.

[modifica] Ambiente

[modifica] Parchi Naturali e Riserve

[modifica] Località balneari

  • un lieve tratto di Fiume Santo: spiaggia dalla sabbia bianca, fra Porto Torres e Stintino;
  • Minciaredda, spiaggia dalle discrete dimensioni e da uno splendido fondale;
  • la Renaredda ("piccola spiaggia"): spiaggetta all'inizio del lungomare;
  • lo Scogliolungo: spiaggia con una caratteristica statua di delfino adagiata su una roccia nel mare e chiamata cosi per il lungo scoglio semisommerso che la delimita;
  • le Acque Dolci: un tempo scogliera con brevi tratti di spiaggia, oggi un'unica spiaggia artificiale, viene chiamata così per le sorgenti di acque dolci disseminate sul fondo;
  • il Fiordo: piattaforma naturale di roccia vicino alle Acque Dolci riconoscibile per la forma a fiordo;
  • Balai: la spiaggia turritana più famosa, nota anche per la presenza della Chiesetta di Balai costruita sugli scogli;
  • Lo Scoglio Ricco: piccola spiaggetta caratteristica per l'isolotto che la sovrasta;
  • Il Ponte: scogliera calcarea chiamata cosi per la sua forma simile ad un ponte.

[modifica] Monumenti

Basilica di San Gavino
Basilica di San Gavino
  • Monumenti Neolitici
  • Nuraghi:
    • Nuraghe la Camusina
    • Nuragheddu di Li Pedriazzi
    • Nuraghe Margone;
    • Nuraghe Minciaredda;
  • Vestigia romane:
    • Ponte Romano: è il piu grande ponte della Sardegna che, con le sue sette arcate, si estende per circa 160-170 m sul Riu Mannu;
    • Palazzo di Re Barbaro (governatore di Corsica e Sardegna) con le sue Terme Metzkae;
    • Catacombe di Tanca Borgona e di piazzale Amsicora;
  • Periodo Pisano/Aragonese:
    • Basilica di San Gavino: la basilica romanico-pisana più grande della Sardegna;
    • Torre aragonese del porto e di Abbaccurrente.

[modifica] Musei

  • Il Museo Archeologico Nazionale Antiquarium Turritano: struttura museale che conserva vestigia e suppellettili romane e medioevali


[modifica] Cultura

[modifica] Tradizione

In varie parti della Sardegna è molto sentito il culto di Gavino (IV sec. d.C.), santo patrono della città. La tradizione vuole che i cristiani Proto e Gianuario fossero perseguitati dalle autorità romane. I due, catturati dalle guardie, furono processati e condannati a morte, quindi condotti in una prigione scavata nei sedimenti calcarei della costa di Balai. Un soldato romano, Gavino, incaricato di vigilarli, fu da essi convertito al cristinesimo e li liberò. Perseguitati, i tre furono arrestati e decapitati presso la Rocca dellu Siresu (dove oggi c'e la Chiesetta di Balai Lontano) e gettati in mare. I corpi martoriati, trasportati dalla corrente, sarebbero stati rinvenuti presso il luogo della prigionia dove è stato eretto il Santuario noto come Chiesetta di Balai. Le reliquie dei martiri, poi santificati, sarebbero conservate nella cripta della Basilica di San Gavino. Il 3 maggio i simulacri lignei secenteschi raffiguranti i Martiri turritani curiosamente ritratti come cadaveri composti supini, vengono portati in processione dalla Basilica di San Gavino alla Chiesetta di Balai.

La festa del Santo Patrono coincide con la domenica di Pentecoste ed è detta Festha Manna (Festa Grande); nei tre giorni della festa la strada che porta da viale Indipendenza al Corso Vittorio Emanuele passando per la Basilica di San Gavino è popolata da chioschi e bancarelle di ogni tipo, e nelle settimane a cavallo della festa il comune organizza diversi eventi musicali e culturali, come l'ormai tradizionale Sagra del pesce. La tradizione, ormai quasi totalmente abbandonata, prevedeva che gli abitanti di Sassari, Sorso e dintorni arrivassero a piedi sino alla Basilica di San Gavino per celebrare la messa della mezzanotte.

[modifica] Avvenimenti

Oltre alla già citata Sagra del Pesce, altre sagre sono state concepite di recente per favorire il richiamo turistico come quelle del tonno, del cinghiale e del riccio di mare.

Più significative sono certamente le manifestazioni legate alle regate veliche, specie quelle tradizionali e pittoresche di vela latina.

Evento culturale di portata internazionale è la manifestazione corale Voci d'Europa per iniziativa del Coro polifonico Turritano fondato nella metà del secolo scorso.

Da segnalare il "Carnevale Estivo", un evento goliardico a cadenza discontinua.

[modifica] I personaggi


Collabora a Wikiquote « E tu cosa fazìsthi in chisthu lòggu?" dumanda a l'ommu guasi mosthumàri.
E chissu a poi d'abè pinsaddu un pòggu: "E no lu ve' ch'eu soggu un pubunàri. »
(Gian Paolo Bazzoni, Lu pubunàri)

[modifica] Amministrazione comunale

Sindaco: Luciano Mura dal 24/05/2005
Centralino del comune: 079-5008000

[modifica] Note

  1. ^ "Mentre il còrso della colonia sassarese subiva il forte influsso logudorese, specialmente nella sintassi e nel lessico, ... " e "dopo il fortissimo influsso sardo subito dal còrso nel processo di sovrapposizione sull’originario logudorese" da Mauro Maxia, Studi storici sui dialetti del Sardegna settentrionale, pp. 21 e 37. Come "Ai Pisani dobbiamo anche il nostro dialetto, che per la maggior parte è quasi lo stesso che vi si parla oggi - una specie di toscano del secolo XIII - corrotto più tardi da un po' di corso e da molto spagnuolo", Enrico Costa, Sassari, vol.I, pag.51, Edizioni Gallizzi, Sassari, 1992 e come " il sassarese deriva dalla lingua italiana e, più precisamente, dal toscano antico, poi trasformatosi lentamente in dialetto popolare fin dal secolo XII, quando ancora i borghesi e i nobili parlavano in sardo logudorese. Durante l'età del Libero Comune (1294 - 1323), il dialetto sassarese non era altro che un pisano contaminato, al quale si aggiungevano espressioni sarde, corse e spagnole; non è quindi un dialetto autoctono, ma continentale e, meglio determinandolo, un sotto - dialetto toscano misto, con caratteri propri, diverso dal gallurese di importazione corsa" Mario Pompeo Coradduzza, Il sistema del dialetto, Prefazione, Sassari, 2004

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

Static Wikipedia March 2008 on valeriodistefano.com

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