Sardo logudorese
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Il sardo logudorese è uno dei due principali gruppi dialettali della lingua sarda (insieme al sardo campidanese), parlato in larga parte del capo di sopra, ovvero nella parte centrale e settentrionale della Sardegna, da circa 400.000 abitanti. Comprende le sub-varianti del logudorese vero e proprio e del nuorese. La prima ha subito alcune evoluzioni dal logudorese parlato nel Medioevo in parte per un progresso autonomo in parte per i contatti con la lingua castigliana portata dai conquistatori spagnoli. La seconda invece è considerata la più conservativa delle varianti della lingua sarda e di tutte lingue neolatine, la più simile cioè al latino. Tratto caratteristico del logudorese è la conservazione del suono gutturale di C e G anche davanti a vocale: per cui (LA) Caelum > (SC) Chelu (grafia italiana) / Quelu (grafia iberica)(pronuncia: kelu).
Il codice ISO 639-3 è "src".
Numerosi linguisti ritengono che il Nuorese nel suo complesso costituisca la macro-variante con maggiori elementi di originalità e arcaicità e che sia anche la lingua parlata più simile al latino. Questa convinzione è stata però ripetutamente messa in discussione in questi ultimi dieci anni. Studi recenti[1] sostengono comunque che i dialetti nuoresi siano più vicini all'italiano rispetto a quelli campidanesi non, ovviamente, per via di un inesistente influsso dell'italiano su di essi, ma proprio in virtù di un minore distaccamento dal latino di parte dei dialetti nuoresi e dell'italiano; d'altro lato, viene anche sostenuto che i prestiti dall'italiano siano circa il 7% in ogni dialetto del sardo, senza variazioni di rilievo tra una varietà e l'altra. I dialetti logudoresi e nuoresi nel complesso appaiono comunque tra loro maggiormente disomogenei, anche per ragioni di natura geografica, rispetto ai dialetti dell'area linguistica campidanese, che manifestano maggiore uniformità. Infatti molti studiosi separano nettamente le varietà nuoresi da quelle logudoresi.
Tra le caratteristiche salienti dei dialetti centrosettentrionali sono la conservazione delle velari (CENTU(M)>chentu, DECE(M)>deghe, LUCE>lughe, PACE>paghe, VOCE(M)>boghe, IN-HOC>inoghe, CRUCE>rughe), la labializzazione delle labiovelari (GU/QU->b, -QU->bb tra vocali) che ha parzialmente in comune col rumeno (AQUA>abba, LINGUA(M)>limba, CINQUE>chimbe), nonché a livello fonetico il passaggio di /-ndž-/ (spesso da NJ) a -nz- (angione>anzone, angelu>anzelu, attongiu>attonzu) e di /-d:ž-/ (spesso da LJ) -zz- (ALLIU(M)>aggiu>azzu, FILIU(M)>figgiu>fizzu), e di RJ a -rz- (AREOLAM>ARJOLA>arzola, IANUARIUM>JENNARJU>bennarzu/ghennarzu, FEBRUARIUM>FEBRARJU>frearzu, eo cherzo), l'elisione della -B- (RUBEUM>RUBJU>ruju, TRAVE(M)>tràe) e della -G- (AUGUSTUM>AGUSTU>aùstu) interne. Ha subito limitate influenze lessicali dallo spagnolo castigliano (un esempio è bentana), dal catalano e dall'italiano.
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[modifica] Logudorese
Il sottogruppo logudorese si caratterizza per la sonorizzazione (e spirantizzazione) delle occlusive sorde tra vocali, anche in fonosintassi: così K>/g/ (deghe, lughe, paghe, (b)oghe<VOCE(M), inoghe<IN-HOCE, rughe<CRUCE(M), ogru<OCLU<OCULUM, su cane pron. su gane con "g" velare, simile alla "g" spagnola di "gato", e non gutturale come quella italiana di "gatto" ), P>/b/ (su pane pron. su bane, sa petta pron. sa betta, anche in questi casi si tratta di una "b" diversa da quella italiana di "Bari" e invece vicina alla "b" o "v" spagnola di "Barcelona" o "Valencia", ossia un suono labiale e sonoro, ottenuto senza chiudere del tutto le labbra), e T>/d/ (andadu, bida<VITA(M), roda, tzitade, sa terra pron. sa derra, con "d" che, quando a inizio di parola e scritta "t", è un suono semi-dentale, ottenuto sfiorando soltanto con la lingua gli incisivi superiori, diversamente dalla "d" dell'italiano); inoltre per il passaggio da TH a /tt/ o /.t-/ (pratha>pratta, thithula>tittula, puthu>puttu, petha>petta, marthu>martu), da LJ a gl (trabagliare), e da NJ > gn (Sardigna).
A sua volta il sottogruppo si può ancora suddividere.
[modifica] Logudorese settentrionale
Il logudorese settentrionale (parlato nel Meilogu, in Anglona e nel Monte Acuto a Sennori, Ploaghe, Pozzomaggiore, Bonorva, Thiesi, Mores, Ozieri, Oschiri, Monti, Olbia), che presenta la conservazione di /l/ prima di vocale (albu, altu, calchina, soldadu) e anche nei nessi -pl-, -cl- e -fl- che normalmente si mutano in -pi-, -ch-, -fi- anche per influenza dell'italiano e del gallurese-sassarese (ant. plòere>piòere, ant. platha>piatta, ant. plùs>piùs, ant. clesia>cheja, ant. flore>fiore, ant. Plovake>Piaghe); il passaggio r>l presente anche nel vicino gallurese (saldu, poltu, chelveddu, Saldigna); il gerundio in -ende (andende, nende), maggiori influenze del castigliano (oju e non ogru); il dialetto di Bonorva chiamata la Siena sarda è quello che si avvicina maggiormente al modello del logudorese comune e costituisce da secoli il modello letterario di riferimento per il sardo logudorese.
[modifica] Logudorese centrale o comune
Il logudorese centrale o comune (parlato nel Marghine e nella Planargia a Bosa e Macomer fino alla zona di transizione di Abbasanta, Ghilarza e Bonarcado e nel Goceano e nel Monte Acuto a Bono, Pattada, Alà dei Sardi, Padru, fino in alta Baronia, dove è parlato a Torpè, Posada e parte del comune di Budoni, quest'ultimo bilingue), presenta come caratteristiche generali il rotacismo di /l/ (arbu, artu, carchina, sordadu, pròere, frore, sardu, portu, cherbeddu) e il gerundio in -ande (andande, nande). Grandi influssi del logudorese settentrionale sono presenti a Bosa e in tutta la Planargia (oggios<ojos, non ogros; r>l come in calchina, saldu; gerundio in -ende come in andende, nende, mandighende), mentre risentono di influenze campidanesi il Marghine (-tt->-tz-: pratza, zintzula, putzu, petza, martzu) e soprattutto i dialetti di transizione della fascia di Cuglieri, Santu Lussurgiu, Bonarcado, Paulilatino, Abbasanta, Ghilarza, Aidomaggiore, Sedilo e Teti che sono stati assunti quale base per la "Limba Sarda Comuna" (LSC) (-ll- o invece di -z- da LJ: callente (o caente), non cazente; in alcuni centri anche /d:ž/ invece di /d:z/ da sp. J /ž/: figiu non fizu, ogiu non ozu; il gruppo LL>ll (traballare, bellu)), e che per alcune di queste caratteristiche riflettono la condizione originaria dell'isola; mentre a Silanus, Bolotana e Noragugume sono percettibili influssi nuoresi, e la zona orientale del Goceano è influenzata dai dialetti settentrionali e dal nuorese e presenta la nasalizzazione di -nd- (cando>canno, andande>annanne).
[modifica] Nuorese
Il sottogruppo Nuorese si caratterizza per la maggiore conservatività e arcaicità, tra cui la conservazione della C>k velare (chentu, deche, luche, pache, voche/boche, inoche, ruche), l'assenza della lenizione con il mantenimento di -t- (andatu, vita, rota, tzitate) e della pronuncia di p- e t- (pane, terra) e del suono -th- anche se in via di estinzione (pratha, thithula, puthu, petha, marthu) nonché la conservazione del gruppo RJ>ri (ariola, jennarju, frearju, eo chèrjo), del gruppo LL>ll (traballare, bellu) e NI>nn (Sardinna); TI>ss (justissia).
A sua volta il sottogruppo si può ancora suddividere.
[modifica] Nuorese/Baroniese
Il nuorese (parlato a Nuoro e dintorni, Bitti, Onanì, Lula, Orani, Ottana) e il baroniese (parlato nella Baronia a Orosei, Siniscola, Galtellì, Lodè e Dorgali) comprendono per diversi aspetti le caratteristiche più arcaiche e conservative, a Nuoro mantiene le intervocaliche -v->-b- (trabu, nibe, nobe, cubare, ma taula, nue, diaulu) e -g- (agustu, Nugoro, nigheddu, anche per ipercorrezione in aera>aghera, ruere>rughere, ruina>rughina) che altrove si elidono ma su influenza del campidanese evolve -adu>-au (istau, tancau, bènniu, ma al femminile istada, tancada, bènnida) mentre in Baronia e a Bitti si ha la conservazione della -v- (voche, vinti, ventu, 'erveche, Vithi) che nelle altre zone vira più genericamente a -v->-b- (boche, binti, bentu, berbeche) e del finale in -atu (istatu, tancatu, istata, tancata) che nel resto del dominio sardo moderno vira a -adu; A Orani e Bitti -nd->-nn- (canno) come nel Goceano; -th- è ancora presente e pronunciato anche se in esaurimento verso -tz- o -tt- nelle giovani generazioni (pratha/pratza/pratta, thinthula/zintzula/tintula, puthu/putzu/puttu, petha/petza/petta, marthu/martzu). La frazione Lollove di Nuoro presenta a sua volta elementi di maggiore arcaicità rispetto al dialetto urbano e tende ad essere più dolce; questa variante del nuorese, oltre ad avere diversità nei lemmi (manneddu per nonno anziché il nuorese iaiu), presenta anche i fonemi -th- e -nd->-nn come nel bittese. Nelle zone interne del Montalbo chèrjo>chèglio. Il dialetto di Dorgali tende invece al modello barbaricino pur non presentandone la fonetica. A Ottana sono presenti influenze dal logudorese del Marghine (th>tz: petza, martzu, Otzana); Nuorese e baroniese costituiscono comunque le parlate che presentano maggiori similitudini sia al volgare latino che all'antica lingua sarda medioevale dei condaghi.
[modifica] Barbaricino
Il barbaricino parlato nella Barbagia settentrionale (Ollolai, Fonni, Orgosolo, Oliena, Ovodda, Mamoiada, Lodine, Gavoi, Olzai) costituisce il gruppo più isolato e presenta i tipici "colpi di glottide" /?/ in sostituzione del /k/ (hazente, heresia, herzo, helu, havaddu, hane, hussu, 'ohu, honnoshere, vohe, ishola, pahu, hitho, inohe, pahe, issohadore), l'avversione alla consonante "f" ('iggiu, deo'aco, 'emina, 'ohu), con una spiccata elisione della consonante iniziale e una accentuata tendenza all'inversione (marthu>mrathu, ocru>orcu), nonché l'assenza di termini iberici e italiani altrove molto diffusi (fronesta per ventana, la variante vecru per vecciu), la conservazione della -v- (voche, vinti, nivare, arvore) e del th (puthu, pratha, petha, thiu, therahu, thuharu, hitho) e kr>gr (gruhe); la struttura grammaticale è particolarmente arcaica (accoppiamento dei pronomi personali in "liu" anziché in "bi-lu" per "glie-lo"; sopravvivenza di forme particolari del perfetto: deo fipo>deo 'upo/'usto, tue fis>tue 'ustis, nois fimus>nois 'umis/'umos); questa regione presenta il più elevato numero di parole e toponimi di origine prelatina (ammagare per "svenire dal caldo, 'godospo per pane d'orzo, "ospile" per rifugio di frasche, "picurinu" per asinello; "sea" per occupazione, "'edu" per bambini) e conserva ancor'oggi l'utilizzo pressoché esclusivo del sardo nella vita quotidiana; l'influsso del gruppo campidanese è presente nel passaggio -nz->-ng- (angione, angelu, attongiu) e -zz->-gg- (aggiu, 'iggiu) e tz>cc/sc (vecciu, piccinnu, capacidade, innoscente, cumbinascione, poscesciu) che è però anche riconducibile alle condizioni linguistiche medioevali.
[modifica] Note
[modifica] Collegamenti esterni
- (EN) (IT) (SC) Ditzionàriu online - Dizionario della lingua sarda
- (EN) La scheda del sardo logudorese su Ethnologue.com.
- Boghes de Domo
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