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Gassino Torinese - Wikipedia

Gassino Torinese

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Gassino Torinese
[[Immagine:{{{panorama}}}|300px|Panorama di Gassino Torinese]]
Nome ufficiale: {{{nomeUfficiale}}}
Stato: bandiera Italia
Regione: Piemonte
Provincia: stemma Torino
Coordinate: 45°8′N 7°49′E / 45.13333, 7.81667
Altitudine: 230 m s.l.m.
Superficie: 20 km²
Abitanti:
9.458 31-12-2006 (ISTAT)
Densità: 473 ab./km²
Frazioni:  
Comuni contigui: San Raffaele Cimena, Rivalba, Castiglione Torinese, Settimo Torinese, Sciolze, Pavarolo, Montaldo Torinese
CAP: 10090
Pref. tel: 011
Codice ISTAT: 001112
Codice catasto: D933 
Nome abitanti: gassinesi 
Santo patrono: Natività di Maria Vergine 
Giorno festivo: 8 settembre 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia

Gassino Torinese ([gàs-si-no]; in piemontese Gasso ['gasʊ]) è un comune di 9.458 abitanti della provincia di Torino.

Indice

[modifica] Il territorio e il toponimo

Centro residenziale, industriale e agricolo, Gassino è situato all'incrocio della statale Torino-Casale Monferrato con la via di attraversamento della collina verso Cinzano e Asti. Il comune si distende in forma allungata da sud a nord sulla riva destra del Po, il cui corso bagna il nord del borgo. Sul suo territorio si aprono diverse valli: la valle di Bardassano, attraversata dal Rio di Castiglione, che, sfiorata la località La Rezza, sfocia nel Po, la valle di Bussolino, bagnata dal Rio San Filippo o Rio Maggiore e la valle Baudana, attraversata dal Rio Valle, che alla confluenza con il Po si unisce al Rio San Filippo. Secondo alcuni studiosi il toponimo del paese viene collegato al celtico cassanus o cassinus, che significa quercia, mentre per lo storico Olivieri deriva dal nome personale Agazzo, attraverso il diminutivo Agassolo.

[modifica] La tradizione

Secondo una antica tradizione, le tre valli sono raffigurate nello stemma dalle tre zappe argentee in campo azzurro che rappresentano anche i tre feudi di Polosenda, Polmoncello e Ostero in cui anticamente era divisa la zona.

[modifica] La geologia

Il suolo, di origine marina, abbonda di fossili di conchiglie di forme diverse e soprattutto di crinoidi, animali marini a forma di giglio, scoperti nell'Ottocento dal paleontologo Conte di Rovasenda. I terreni di Gassino Torinese sono principalmente composti da calcari, marne e sabbie; famosa è la formazione geologica conosciuta con il nome di Calcare di Gassino, utilizzata anticamente come pietra da taglio e da calce, che si estende da destra a sinistra della valle del Rio Maggiore, da un lato nella valle di Bardassano e dall'altro nel territorio di Bussolino.

La zona pianeggiante del territorio, di origine alluvionale e formata da strati di argilla e ghiaia, produceva un'ottima argilla di colore rosso scuro, utilizzata per vasellame e laterizi. Già dal Rinascimento erano attive diverse fornaci che fabbricavano, oltre ai mattoni, anche ornamenti e decorazioni per finestre e portali. Quando il duca Emanuele Filiberto di Savoia diede inizio alla costruzione della Cittadella di Torino, a partire dall'anno 1564 requisì per un anno tutta la produzione di mattoni fabbricata a Gassino e dintorni. Attualmente nella zona delle fornaci sorgono dei complessi residenziali.

[modifica] Il marmo di Gassino

Nella valle di Bardassano erano attive le Cave di Gassino, che producevano un marmo di colore grigio o biancastro dall'originale aspetto cromato, grazie alla presenza dei fossili, lucido e non molto duro, che nel Seicento e nel Settecento venne utilizzato per statue, altari, colonne e pavimentazioni. La Basilica di Superga, il colonnato del Palazzo dei Marchesi di Barolo, il porticato dell'Università di Torino, la facciata di Palazzo Madama, il ponte napoleonico sul Po, sono i monumenti più conosciuti abbelliti da questo marmo, e non ultima la bellissima chiesa della Confraternita dello Spirito Santo di Gassino.

[modifica] La prima citazione storica

La prima menzione del comune di Gassino, esattamente oppidum Gassingum, è del 967, nelle Cronache del Monferrato del Benvenuto Sangiorgio, ma la più antica citazione del luogo si può trovare in un antico diploma del re Arduino d'Ivrea del 1004. Nel 1191 il toponimo è citato come Gaxen, assumendo in seguito diverse forme: Gassingum, Gazingum, Gaxanum, Gaxenum; nei libri contabili della costruzione del Castello di Torino è riportato il nome Gaxinus. Solo verso la fine del Cinquecento si trova il nome Gassino, che in seguito ad un decreto ministeriale del 25 febbraio 1952 divenne Gassino Torinese.

[modifica] Gli antichi Romani e il Medioevo

Il ritrovamento di una iscrizione romana della Gens Pollia nel cortile di un palazzo di corso Italia e le vie ortogonali dell'antica città fanno supporre un'origine romana del luogo, ma per gli storici non sono informazioni sufficienti per dimostrarlo.

Anche l'affermazione che Gassino sia stata durante l'Alto Medioevo, al tempo delle invasioni longobarde, ostrogote e franche, un centro di difesa che andò acquistando sempre maggior importanza, è ipotetica, anche se attendibile. Nell'archivio arcivescovile di Torino è presente un documento che dimostra che Landolfo, vescovo di Torino tra il 1010 ed il 1031, riunì nella Pieve di San Pietro in Gassino le cappelle di San Salvatore, Santa Eufemia, San Michele, affidandole ad un unico rettore, il prete Lissono.

Il documento fa menzione di una serie di località dalle quali Gassino riscuoteva le decime; il borgo non poteva quindi essere sorto verso l'anno 1000 , ma doveva già esistere da tempo, come dimostrano le quattro cappelle che difficilmente potevano essere edificate lontane da un complesso fortificato. Inoltre descrive anche l'influenza religiosa e politica del vescovo Landolfo sulla zona, in contrasto con i diritti vantati da Arduino d'Ivrea, re d'Italia, che nel 1004, per ostacolare il potere della Chiesa, confermava ad Alberico i beni posseduti dallo stesso Arduino sul luogo.

Il primo signore feudale del sito, Alberico, fu il capostipite dal quale vennero fatti discendere i feudatari che diedero il nome ai castelli, ormai scomparsi, che circondavano il borgo: Ostero sul Poggio di San Grato, La Motta, detto anche Polosenda, in regione Rocco-Aprile; Polmoncello, sul poggio della frazione Trinità, dove sono ancora presenti dei ruderi dell'omonima cappella da dove, probabilmente, si dipartiva una galleria sotterranea che conduceva alla fortezza di Gassino.

[modifica] Il Duecento e il Trecento

Nell'anno 1164, all'epoca delle lotte tra impero e comuni, Federico Barbarossa diede il comune in feudo al marchese Guglielmo di Monferrato, che, per assicurarsi l'appoggio di Gassino quale baluardo difensivo contro Chieri, fu costretto a riconoscere agli abitanti una serie di autonomie che con il tempo si erano attribuiti nella gestione della res publica. La comunità seppe sfruttare abilmente la sua posizione di terra di confine per ottenere sempre maggiori libertà. Nel 1299 ottenne da Giovanni di Monferrato l'autorizzazione a circondare il borgo con robuste mura; nel 1305, apertasi la crisi per la successione di Giovanni, ultimo degli Aleramici, Gassino non si oppose alla conquista di Manfredo III, marchese di Saluzzo, che rivendicava l'eredità come rappresentante di un discendente collaterale degli Aleramici.

La conquista non fu priva di conseguenze, perché Filippo d'Acaia e i chieresi che contrastavano Manfredo cinsero Gassino d'assedio. La resistenza durò un anno; poi, ottenute da Filippo nuove garanzie di ulteriori privilegi, il 14 maggio 1306 si stipularono dei Patti di Dedizione, poi confermati il 25 ottobre 1307. Filippo d'Acaia nominò un castellano come reggente del borgo, confermò statuti e autonomie pregresse e si impegnò a difendere Gassino, concedendo agli abitanti di non dover combattere per un anno contro il nuovo Marchese del Monferrato.

Ma il desiderio dei marchesi monferrini di riconquistare il borgo non venne mai meno. Ad un primo assedio nel 1337, ne seguì un successivo nel 1397, durante un ennesimo conflitto tra Monferrato ed Acaia, ad opera del Marchese Teodoro II. Le truppe del Monferrato devastarono e distrussero il porto sul Po, il Castello degli Ostero situato sul Colle di San Grato e il territorio, ma si illusero di poter facilmente fiaccare la resistenza dei gassinesi che resistettero abilmente agli assalti, anche grazie all'utilizzo di nuove macchine da guerra da essi costruite. La guerra terminò nel 1400, quando i contendenti stabilirono una tregua di tre anni, riconfermata nel 1409 e resa definitiva nel 1413, quando la situazione politica era ormai mutata dopo la morte di Amedeo con la successione del fratello Ludovico che, anche lui deceduto nel 1418 senza eredi, approvò la riunione del principato degli Acaia al ducato dei Savoia: il 19 settembre 1418 la comunità di Gassino prestò fedeltà ad Amedeo VIII, duca di Savoia. Da quel momento in poi la storia del comune seguì le vicende della dinastia sabauda.

[modifica] I monumenti e i luoghi di pregio

Il nucleo originale di Gassino Torinese è costituito da una struttura ad anello, delineato da un fossato, che indica la prevalente funzione difensiva del luogo. L'impianto è semplice, posto su due assi ortogonali facilmente riconoscibili; all'interno sono concentrati i monumenti più importanti della città: la Chiesa della Confraternita dello Spirito Santo, una casa del XIV secolo e il pregevole Palazzetto del Municipio che, ancora oggi, conserva nei suoi archivi antichi statuti duecenteschi. L'asse principale dell'impianto urbanistico corrisponde alle attuali via Tubino, piazza A. Chiesa, via Dovis, con pregevoli portici a sesto acuto.

[modifica] La Chiesa della Confraternita

La Chiesa della Confraternita dello Spirito Santo, dalla curiosa e altissima cupola, domina il punto più alto dell'abitato e caratterizza il paesaggio del territorio circostante. Secondo una tradizione locale, la costruzione fu opera degli stessi architetti che eressero la Basilica di Superga. La facciata in mattoni rustici è curvilinea, concava ai lati, convessa al centro. Gli architetti e i costruttori vollero guadagnare in altezza ciò che non poterono ottenere in pianta a causa dello scarso spazio a disposizione. Ne risultò un edificio originale con la facciata esterna addossata al tamburo dell'altissima cupola. La chiesa è a pianta ottagonale e sulle pareti spiccano otto finestroni ovali con cappelli barocchi. La strana cupola, chiamata a Gassino cucurin, è formata da otto spicchi, situati a 33 metri di altezza dalla base; dall'anello terminale della cupola si diparte il cupolino, o lanterna, dalle quattro finestrelle sagomate ad arco, che si innalza a 40 metri dal suolo. Al centro dell'abside, una tela risalente al Seicento rappresenta la discesa dello Spirito Santo nel Cenacolo.

L'interno è decorato con eleganti stucchi, lesene e capitelli settecenteschi; nei quattro peducci triangolari della cupola gli affreschi di Francesco Gonin rappresentano gli Evangelisti e i loro simboli. Nel cartiglio dell'affresco rappresentante San Luca è presente la firma dell'autore e la data di realizzazione del dipinto, 1829. Il campanile adiacente venne progettato nel 1684 per una chiesa più piccola; pertanto ha la curiosa caratteristica di essere più basso della stessa chiesa ed è così addossato alla facciata da integrarsi direttamente alla composizione architettonica stessa.

[modifica] La Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo

Verso nord, nella parte più bassa del paese, sorge la Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, che ha origine dalla antichissima plebania, antico nome con il quale si definiva la parrocchiale, istituita dal vescovo Landolfo nel 1016. Ricostruita all'inizio del Seicento, fu ristrutturata una prima volta nel 1724 e successivamente nel 1761. La chiesa è a tre navate; nella cappella della navata sinistra si trova una tela raffigurante la Visitazione, attribuita al Moncalvo; presso l'altare maggiore spicca una tela del Beaumont rappresentante la Madonna con il Bambino e i Santi Pietro e Paolo.

[modifica] Gassino nel Novecento

Con l'inizio del Novecento Gassino vede un costante incremento della popolazione, la costruzione, nel 1898, della tranvia elettrica e l'installazione di nuovi impianti industriali, come il calzaturificio Sobrero. Attorno agli anni cinquanta un nuovo flusso migratorio pone problemi di edilizia abitativa che provocano uno sconvolgimento urbanistico tale da minacciare l'integrità stessa del centro cittadino.

[modifica] Agricoltura ed economia

Ciliegie e fragole sono un prodotto tipico della zona; in primavera si celebra ogni anno la festa delle ciliegie. La festa patronale del paese ricorre la prima domenica di settembre, per festeggiare la Natività di Maria; in questa occasione si preparano i përsi pen, o pesche ripiene, specialità locale, come i grissini rubatà e i torcet 'd Gasso. In occasione della Pasqua, a cura dei priori della Confraternita dello Spirito Santo, si svolge per le vie del borgo la tradizionale Processione del Cataletto, che rappresenta simbolicamente il trasporto di Gesù al Sepolcro.

[modifica] La frazione Bardassano

La frazione Bardassano, posta su di un poggio a 452 m. di altezza, si raggiunge attraverso una strada in parte sterrata, molto suggestiva, che si inerpica in mezzo ai boschi, oppure percorrendo la panoramica strada della Rezza, che da Castiglione Torinese giunge fino a Chieri. Bardassano venne unito a Gassino nel 1928, ma le sue vicende storiche sono legate a Chieri, nei cui antichi catasti compare come Bardassani, Baldacanus, Baldacari, Bardacani; sul luogo vantarono diritti i conti di Biandrate e i Marchesi di Monferrato. Il paese è dominato da un enorme Castello che durante il dominio chierese fungeva da prigione. La fortezza era posta di fronte al Castello di Tortonito, chiamato anche il Castellone, che fu distrutto nel 1397 dai monferrini guidati da Facino Cane. La tradizione locale lo considerava già importante ed esistente all'epoca dell'assedio di Chieri da parte del Barbarossa. Il nucleo principale è formato da un enorme edificio in mattoni, con torri angolari tonde e mastio a filo di cortina, al quale in una fase successiva fu aggiunto un complesso di fabbrica priva di torri, sporgente rispetto al nucleo precedente. Il castello ebbe la funzione di baluardo chierese contro le ingerenze del Monferrato. I maggiori restauri si ebbero nel Seicento con la trasformazione di parti delle fortificazioni esterne in terrazzi a giardino. Adiacente al castello è situata l'enorme Parrocchiale di San Michele Arcangelo, risalente a fine Ottocento.

[modifica] La frazione Bussolino

La frazione era già meta di villeggiatura nel Settecento, come dimostrano le cosiddette vigne, come erano chiamate le residenze estive della collina; Bussolino è situata in una ridente collina immersa nel verde. La parola Bussolino è un fitonimo, o nome di vegetale, e deriva dal piemontese bus, da cui bussin, il cui significato è cespuglio. Con il nome di Busceli o Buxeli è menzionato per la prima volta nel 1034 in un documento di permuta scritto dal'abate di Nonantola e dal conte di Pombia; grazie ad un decreto reale divenne Bussolino Gassinese e nel 1928 divenne frazione. Fu feudo dei Monferrato fino alla Pace di Cherasco avvenuta nel 1631, poi passò ai Savoia. Dal XV secolo si ha notizia di un Castello, detto della Motta, che assieme al borgo fu dato in feudo a Gabriele e Ludovico di Provana. L'ultimo della linea genetica, Luigi, fu il primo comandante del Corpo dei Carabinieri Reali. Una volta estinta la famiglia, il castello fu acquistato dai Conti Perrucca della Rocchetta, che in parte lo demolirono, ricavandone una villa, attualmente esistente.

Adiacente alle mura si trova la Parrocchiale dei Santi Andrea e Nicolao, che fu ricostruita nella seconda metà del Settecento. La chiesa è a navata unica con due cappelle laterali; l'altare e la balaustra sono in marmo di Gassino. Il campanile è dotato di dieci campane fatte montare nel 1929 da Don Annibale Ronco, parroco della frazione per sessant'anni. La festa patronale si tiene nella penultima o nell'ultima domenica di settembre.

Sulla strada che unisce Gassino a Rivalba si trova Villa Bria, conosciuta anche come La Favorita, edificata attorno alla metà del Settecento da Carlo Domenico Bria e dal figlio Benedetto Maurizio, proprietari di filande. L'architettura della villa, di chiaro modello seicentesco, possiede una facciata in mattoni con al centro due serilane sovrapposte (aperture centrali ad arco con due aperture laterali). La villa, di proprietà privata, non è visitabile.

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Maria Carla Varetto (centro) dal 14/06/2004
Centralino del comune: 011 9600777
Email del comune: disponibile non disponibile

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] Collegamenti esterni

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