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Ripatransone - Wikipedia

Ripatransone

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Ripatransone
Panorama di Ripatransone
Nome ufficiale: {{{nomeUfficiale}}}
Stato: bandiera Italia
Regione: Marche
Provincia: stemma Ascoli Piceno
Coordinate: 43°0′N 13°46′E / 43.00028, 13.7625
Altitudine: 494 m s.l.m.
Superficie: 74,11 km²
Abitanti:
4.354 02-2007
Densità: 58,86 ab./km²
Frazioni: Carmine, Messieri, Petrella, San Salvatore, San Savino, Trivio, Valtesino 
Comuni contigui: Acquaviva Picena, Carassai, Cossignano, Cupra Marittima, Grottammare, Massignano, Montefiore dell'Aso, Offida
CAP: 63038
Pref. tel: 0735
Codice ISTAT: 044063
Codice catasto: H321 
Nome abitanti: ripani 
Santo patrono: Santa Maria Maddalena 
Giorno festivo: 22 luglio 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia
Collabora a Wikiquote (LA)
« Sum Leo ripanus: vae cui porrexero manus »
Collabora a Wikiquote (IT)
« Sono il Leone ripano: guai a chi metterò mano »
(motto della città)

Ripatransone è un comune di 4.362 abitanti della provincia di Ascoli Piceno. Il capoluogo è storicamente uno dei centri più antichi e importanti dell'ascolano.

Indice

[modifica] Geografia

La città sorge su un alto colle a breve distanza dal mare (appena 12 km), fra le valli parallele del fiume Tesino a sud e del torrente Menocchia a nord. La parete è estremamente ripida su tre lati; solo a est essa declina più dolcemente verso l'Adriatico. L'altitudine media è di 494 m. Il punto più alto, però, è di 508 m e coincide con l'antica pieve di San Nicolò, sul colle omonimo.

La posizione geografica ha meritato alla città l'appellativo di "Belvedere del Piceno", dovuto alla visione panoramica estremamente ampia e suggestiva che offre. Oltre al mare Adriatico a est e ai Monti Sibillini con l'Ascensione in primo piano a ovest, guardando verso nord si possono scorgere il Conero e il Titano. A sud, poi, la visione è particolarmente estesa e abbraccia i Monti della Laga, la Montagna dei Fiori, il Gran Sasso d'Italia, la Maiella e, in condizioni climatiche particolarmente favorevoli, il promontorio del Gargano. Ma almeno fino al 1979 vi è addirittura testimonianza della possibilità - benché eccezionalissima - di raggiungere con lo sguardo territori d'oltremare, precisamente le Alpi Dinariche della Dalmazia[1].

Il Gran Sasso (al centro) visto da Ripatransone
Il Gran Sasso (al centro) visto da Ripatransone

Data la conformazione del territorio, le strade ripane si prestano a prove ciclistiche relativamente impegnative. Il paese ha ospitato, una sola volta, un Gran Premio della Montagna di terza categoria al Giro d'Italia (19 maggio 2004); è invece passaggio obbligato dell'ultima tappa della Tirreno-Adriatico.

Geologicamente i colli ripani risalgono al pliocene e sono costituiti di calcare, sabbia, creta e arenaria[1] (pietra, quest'ultima, che infatti domina negli edifici storici di tutta la zona, mentre nei pressi di Ascoli Piceno prevale il travertino). Sotto Ripatransone passa un intricato sistema di spelonche denominate "Grotte di Santità", un esteso intrico di cunicoli non interamente esplorato. Lo sviluppo di tali cunicoli avrebbe una superficie di quasi 2.000 mq[2] e taglierebbe tutto il paese in larghezza. Non visitabili, le Grotte di Santità sono protagoniste di varie leggende e possono essere causa di pericolosi crolli, come quello che nel 1994 fece letteralmente sprofondare piazza Matteotti portando alla luce i resti di un'antica chiesa. Nell'immediata periferia del paese è sita un'area boschiva di interesse ambientale denominata "Selva dei Frati Cappuccini".

Il territorio, esteso 7.411 ettari, è uno dei più vasti dell'attuale provincia di Ascoli Piceno, preceduto soltanto dal capoluogo, da Acquasanta Terme e da Arquata del Tronto; il paese unisce così all'interesse del centro storico quello naturalistico del territorio rurale. Il terreno è fertile e adatto a tutte le coltivazioni della campagna mediterranea, in particolare l'olivo e la vite. Tipici delle colline ripane, e marchigiane in genere, sono i calanchi, i vasti solchi formati dall'erosione pluviale che conferiscono un aspetto "lunare" al paesaggio.

[modifica] Storia

[modifica] Toponimo

Il nome della città si compone di due elementi.

  • La voce "Ripa" è forma medievale e sta per "rupe".[3] In effetti, il nome popolare del paese suona semplicemente Ripa; in questo caso viene quasi sempre fatto precedere da un articolo, almeno nel dialetto locale (le Ripe). Tale uso in un certo senso "familiare" si estende ai comuni vicini, mentre nei dintorni di Ascoli e di Fermo la cittadina è nota come "Ripatranzó".
  • La voce "Transone" si riferisce al nome del feudatario fondatore della roccaforte ripana; la tesi, ripresa dal poema "Picenum"[4] del settempedano Francesco Panfilo, fu accreditata da Giovanni Battista Fedeli.[5]
Il complesso della Cattedrale, la più nota immagine di Ripatransone
Il complesso della Cattedrale, la più nota immagine di Ripatransone

Sul nome del conte Trasone[6][1] (o Transone o Dransone) non esiste certezza, ma l'ipotesi alternativa che riconduce il toponimo all'espressione "Ripa trans Asonem" (= Ripa al di là dell'Aso) sembra confutata fin dal 1827, quando il sacerdote e storico ripano Vicione fece notare (oltre all'incongruenza geografica dovuta alla presenza di una valle intermedia, quella della Menocchia) un errore linguistico. Il nome latino del fiume Aso infatti risulta Asis, e non *Aso; appare quindi ingiustificato l'accusativo *Asonem.[3]

Fra gli appellativi della città vanno inclusi a vario titolo Belvedere del Piceno, Piccola Siena delle Marche, Propugnaculum Piceni, Cuprae Mons.

[modifica] Preistoria e antichità

Il sito è abitato fin dalla preistoria, come dimostrano i numerosi reperti neolitici rinvenuti nel territorio (armi, oggetti di pietra e d'osso, ceramiche) e conservati presso il museo civico archeologico. Il Vicione, minore conventuale e lettore di sacra teologia del Seminario di Ripatransone nel 1828 affermò che la città sorse dalle rovine di un Castello Etrusco; ciò sembra privo di fondamento anche se elementi farebbero pensare il contrario, come l'origine delle "Grotte di Santità", in cui sempre secondo Padre Antonio Vicione, vi fu rinvenuto un ipogeo con all'interno un idolo bronzeo raffigurante Ercole; lo stesso ricordava anche nel suo trattato che il nome "sanctus" equivaleva per i Sabini all'Ercole per i Greci. In seguito il colle su cui sarebbe poi sorta la città fu denominato "Cuprae Mons" (= Monte di Cupra), dal nome della divinità madre picena identificata con la romana Giunone; la dea Cupra o Giunone era molto venerata in questi luoghi: lo dimostra anche il toponimo di un quartiere di Ripatransone chiamato Monterone; "Eron" significava letteralmente: "Tempio di Giunone" (un altro esempio nella chiesa romana di S.Maria in Monterone). L'area di insediamento del nucleo piceno presente a Ripatransone fu chiamata "Ager Cuprensis" e inclusa da Augusto nella V regione amministrativa Piceno. Essa fa capo all'odierna Cupra Marittima ed è zona di notevole interesse archeologico. Il nome di "Cuprae Mons" è stato all'origine di diatribe storiche e causa di confusione fra Ripatransone e Cupramontana, citata da Plinio. L'importanza strategica del Cuprae Mons, luogo inaccessibile e dunque naturalmente al riparo dalle aggressioni, fu evidente fin dalle prime invasioni barbariche.[1]

[modifica] Le origini medievali

L'episodio delle ancore
Nel 1484 Fermo, che mal digeriva il rinnovo di un'antica alleanza fra Ascoli e Ripa, approfittò della vacanza della sede papale seguita alla morte di Sisto IV per assediare Monte San Pietrangeli, che era soggetta alla Santa Sede. Gli abitanti del castello chiesero aiuto a ripani e ascolani, i quali li liberarono. A seguito di questo fatto si inasprirono le scorribande fermane contro le due città. Quando la comune rivale assalì i possedimenti dei Boccabianca[7] e l'alleata Marano, i ripani reagirono sbaragliando le guarnigioni fermane in Acquaviva, per poi completare la ritorsione contro Grottammare e San Benedetto. La punizione dei due borghi fedeli a Fermo fu durissima: tutte le imbarcazioni furono incendiate, mentre gli abitanti, fatti prigionieri, venivano caricati delle loro pesanti ancore e costretti a portarle in spalla fino alla città. Tali ancore sono state a lungo conservate nella chiesa di Santa Maria d'Agello, fino alla sua sconsacrazione[1].

Nel '700 il Fedeli accede alla tesi che riconduce il nome della città a Trasone[6][1], un nobile Franco del IX secolo nipote di Ildebrando, duca di Spoleto; ancora oggi sono presenti alcune testimonianze di un'antica dominazione Franca: come ad esempio una via del paese intitolata proprio a Transone e una contrada chiamata Ciapelle, secondo alcuni a risultato di una "storpiatura" della parola francese Chapelle[5]. La tradizione ritiene che le mura a difesa dei quattro castelli originari (Capodimonte, Monte Antico, Roflano e Agello), poi unificati, fossero costruite già nell'822[1]. Dai castelli hanno preso nome i quartieri e origine il blasone, che raffigura un leone rampante gigliato su cinque colli: ai quattro citati deve infatti aggiungersi il colle Belvedere.

L'esistenza di un unico castello di Ripatransone prima dell'anno 1198 è affermata dal Vicione[3]. L'atto ufficiale di nascita della città, che ha recentemente festeggiato gli ottocento anni di storia, è comunque datato 1205, quando essa divenne il primo libero comune rurale d'Italia, ottenendo l'autonomia legislativa e amministrativa dal vescovo di Fermo Adenulfo[5]. Dotata di un'ampia cinta muraria, ma soprattutto ben difesa dalla sua posizione, Ripa si trovò spesso in lotta con le città vicine, specialmente Fermo e Offida, mentre fu più volte alleata di Ascoli. La sua quasi assoluta inespugnabilità le valse l'appellativo di "Propugnaculum Piceni".

Lo smacco più grave si verificò all'epoca della dominazione sforzesca. Luca Boccabianca, capo della locale fazione ghibellina, aveva ottenuto di consegnare Ripa alla signoria di Francesco Sforza nel 1434. Ma otto anni più tardi una guarnigione di stanza in città, comandata dal fratello di questi, Alessandro, e composta per lo più di soldati fermani[1], subì un attacco ad opera del capo dei Guelfi Santoro Pucci, e un ufficiale fu ucciso. Nei giorni a cavallo fra il 21 e il 23 settembre[5], forse il 22[1], dell'anno 1442 Ripa cadeva, grazie a uno stratagemma, di fronte a Francesco Sforza[5]. La città fu così esposta alla rabbia dei rivali fermani, e in parte incendiata; ma poi i danni vennero ridotti, perché lo Sforza teneva molto all'avamposto strategico, e inoltre le cronache li esagerarono[1]. Solo tre anni dopo, tuttavia, l'armata di Santoro Pucci respingeva lo Sforza sotto le mura cittadine, segnando così la fine della sua dominazione nel Piceno. Il violento scontro, avvenuto nel giorno di Santa Prisca (18 gennaio 1445), fu a lungo celebrato in città[8]. Fino al Novecento esisteva perfino uno spettacolo di fuochi artificiali denominato "Battaglia di Santa Prisca", in cui i due torrioni del Colle San Nicolò si contendevano la vittoria.

[modifica] La costituzione in Città e Diocesi

Le eroine ripane
"Sacrificio di Virginia", sipario storico del teatro Mercantini (particolare)
"Sacrificio di Virginia", sipario storico del teatro Mercantini (particolare)

Due episodi in particolare sono rimasti celebri nell'immaginario collettivo ripano. Entrambi ebbero per protagoniste figure femminili, ed entrambi sono legati agli eventi dell'anno 1515 in Italia. Dopo la battaglia di Marignano, alcuni mercenari spagnoli erano rimasti sbandati e vagavano per la penisola. Un gruppo di essi, al seguito del capitano García Mandríguez, giunse a Ripa con un falso salvacondotto papale. I ripani li accolsero benevolmente, ma i soldati, dopo aver approfittato dell'ospitalità, si diedero al saccheggio, al ratto di donne e allo stupro. Il padre di una delle ragazze rapite, piuttosto che lasciare la figlia in mano agli spagnoli, la trafisse mortalmente con un pugnale. La ragazza, anonima, è passata alla storia come "Virginia", per analogia con la Virginia romana celebrata dall'Alfieri[1].

Porta d'Agello
Porta d'Agello

La vicenda del sacco spagnolo non era però conclusa. Il 15 febbraio 1521 Mandríguez ebbe la spavalderia di tentare una seconda incursione, nonostante i ripani (e in particolare le donne) fossero ben memori della prima. Si giunse così, inevitabilmente, allo scontro armato. Nella battaglia si distinsero Luchina Saccoccia e Angela di Zingaro, che morirono in combattimento,[9] e Bianca Benvignati[10] de Tharolis. Quest'ultima inseguì a cavallo il nemico e riuscì a strappare lo stendardo dalle mani dell'alfiere spagnolo[1], che uccise[5]. Sventolando il vessillo da un torrione (presumibilmente quello di Porta d'Agello) diede poi l'impulso decisivo alla vittoria dei concittadini.

La Cattedrale basilica vista da via Virginia
La Cattedrale basilica vista da via Virginia

L'anno 1571 rappresenta la seconda maggiore tappa della storia ripana, dopo la conquista dell'autonomia comunale. A seguito di un lungo interessamento di varie personalità (fra cui il biografo di Michelangelo Ascanio Condivi, Michelangelo stesso, Annibal Caro, Filippo Neri), il papa Pio V eresse il castello in Diocesi e gli conferì il titolo di Città vescovile. Il 23 marzo 1572 il primo vescovo monsignor Sassi prese possesso della chiesa di San Benigno, prima Cattedrale ripana[5].

Ripa divenne così indipendente dalla Diocesi di Fermo, per poi tornarne però suffraganea quando questa fu costituita in Arcidiocesi. I privilegi ottenuti da papa Ghislieri e dal suo successore Gregorio XIII cessarono infatti di colpo con Sisto V, il grottese-montaltese Peretti, che preferì favorire la sua città di adozione. A lui Ripa deve soltanto la costruzione di nuove opere difensive, giustificata dall'importanza strategica che rivestiva per il pontefice[1].

Comunque il periodo di massimo splendore e di apogeo come Diocesi fu per Ripatransone durante il pontificato di Pio V e Gregorio XIII. Ripatransone venne identificata fra le sei città più importanti dello Stato Pontificio insieme a : Porto d'Anzio, Perugia, Orvieto, una città non ancora identificata e Spoleto; proprio in quest'ultima, nella Rocca Albornoziana è situata una serie di affreschi datati fra il 1572 e il 1575 e affiancati allo stemma di Gregorio XIII in cui sono rappresentati tutti questi "baluardi" dello Stato Pontificio.

[modifica] Età moderna e contemporanea

Il Seicento vide anche a Ripatransone una grave pestilenza (1630); il Settecento un terremoto (1703), una carestia (1716) e passaggi di truppe nell'ambito della guerra europea che coinvolse i Borboni (1742)[1]. Il XVII secolo è comunque ricordato per la crescita del culto mariano e il commissionamento del simulacro della Madonna di Loreto da parte della Confraternita di San Giovanni. La "Madonna di San Giovanni" fu condotta in paese la domenica in albis del 1620 e incoronata il 10 maggio 1682. Essa si venera tuttora nella solenne festa dell'"Ottava"[5][11].

Nel 1734 la città aveva ottenuto da papa Clemente XII la concessione dell'organo amministrativo del "Consiglio di Credenza"[5]. Fra il 1808 e il 1814, nell'ambito del progetto napoleonico, divenne capoluogo di cantone del dipartimento del Tronto, nel Regno d'Italia. Entrò a far parte del nuovo Stato italiano nel 1860, liberandosi per prima fra le città della provincia e senza aiuti esterni[1].

Il centro, fra i più popolosi della provincia a inizio Novecento, ha subito una massiccia emigrazione dal secondo dopoguerra. La collocazione nell'entroterra, che aveva fatto la sua fortuna nei secoli passati, è stata in tal senso penalizzante, e Ripatransone è andata via via perdendo le varie istituzioni: tenenza dei carabinieri (residua comunque una stazione), ospedale (trasformato in residenza sanitaria assistenziale), curia (trasferita a San Benedetto), presidenza dell'Istituto magistrale "Luigi Mercantini" (accorpato a Grottammare). Dallo scorcio del XX secolo ai primi anni del XXI, anche grazie al fenomeno dell'immigrazione dall'estero, il comune non perde più abitanti e intravede prospettive di ripopolamento.

[modifica] Cronologia essenziale

Cronologia dei principali eventi della storia ripana dalle origini al 1593
1199 - Espugnazione ad opera di Marcoaldo Annevillir, siniscalco di Arrigo VI 1445, 18 gennaio - Vittoria definitiva sullo Sforza nella battaglia di Santa Prisca
1205 - Costituzione in libero comune 1446 - Restauro della cinta muraria
1225 - Inutile assedio offidano-fermano con l'appoggio dei signori di Acquaviva 1451, 13 gennaio - Controversia per il castello di Acquaviva, rimessa all'arbitrato di San Giacomo della Marca
1229 - Concessione di alcuni castelli da parte di Rainaldo di Spoleto 1484 - Rinnovo dell'alleanza con Ascoli, scontri con Fermo
1346 - Alleanza con Ascoli 1486 - Pace fra Ripa, Ascoli e Fermo
1348 - Vittoria ripano-ascolana su Gentile da Mogliano a San Severino 1515 - Saccheggio a tradimento da parte di un esercito mercenario spagnolo
1351 - Altra vittoria dell'alleanza e occupazione di Osimo 1521, 16 febbraio - Ritorno degli spagnoli e vittoria ripana
1375, 1376, 1389 - Nuovi assedi fermani senza esito 1528, marzo-agosto - Grave pestilenza in città
1415 - Saccheggio ad opera di Sigismondo Malatesta 1571 - Concessione della sede vescovile da parte di Pio V
1434-1442 - Anni della prevalenza ghibellina: Ripa si consegna spontaneamente a Francesco Sforza 1593 - Cessazione del governo dei Podestà
1442, 22 settembre - Espugnazione ad opera di Francesco Sforza

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] Luoghi di interesse

L'aspetto in gran parte monumentale dell'abitato di Ripatransone non sorprende se si considera l'importanza storica della città. Il corso Vittorio Emanuele, che taglia longitudinalmente il paese, si sviluppa lungo 1,1 km, ed è quindi di poco inferiore all'asse maggiore del centro storico di Ascoli Piceno. Naturalmente la conformazione impervia del Cuprae Mons non ha consentito uno sviluppo ulteriore.

Lungo il corso si incontrano vari alti palazzi signorili. L'edificio più elevato è il campanile del Duomo, costruito intorno ai primi del Novecento. L'impianto del paese è medievale e numerosi sono i torrioni, le porte e i resti della cortina.

[modifica] Mura cittadine

Vista parziale della "Corte delle Fonti"
Vista parziale della "Corte delle Fonti"

Quella di Ripatransone è una delle cinte murarie più ricche e articolate delle Marche. Nell'Ottocento si stimò che la lunghezza del perimetro murario raggiungeva i 2418 metri. I ruderi delle antiche mura sono visibili in molte zone della città. Le mura sono dotate di merli ghibellini a coda di rondine. Delle quattro porte principali, tre (Porta di Monte Antico, Porta d'Agello e Porta San Domenico) sono conservate. La Porta di Capodimonte o del "Macello" è invece venuta meno, con un tratto della cortina ovest-nord ovest, nei lavori di costruzione della variante alla provinciale Cuprense[5]. Indubbiamente la porta più nota è quella di Monte Antico : a pianta quadrata, dispone di fornice a sesto acuto molto probabilmente di estrazione trecentesca; come si può notare da una pianta della città (di autore ignoto) risalente al XVII secolo, Porta di Monte Antico era provvista di un antemurale difensivo, analogamente alla scomparsa Porta di Capodimonte.

Porta San Domenico, da cui si accede al quartiere di Roflano, forma, insieme a Porta Cuprense, a vari torrioni e a un ampio tratto di cinta muraria, un complesso denominato "Corte delle Fonti"; esso fu costruito nei secoli XV e XVI per proteggere le risorse acquifere del paese, situate a est, dove minore è la difesa naturale del "Cuprae Mons".

Oltre alle porte, torrioni sono presenti al colle San Nicolò, con un lungo tratto di mura che oggi si interrompe prima della Porta di Monte Antico per far posto alla provinciale. Nel quartiere di Agello sono individuabili i resti di altri due torrioni. Un'ultima struttura si trova in viale Cellini.

[modifica] Belvedere

Ex campanile di Santa Maria Magna ("San Francesco")
Ex campanile di Santa Maria Magna ("San Francesco")

Il colle detto Belvedere, per l'ampia veduta panoramica (che comunque è apprezzabile tutt'intorno alla città), è propriamente quello situato di fronte al San Nicolò nel quartiere di Monte Antico. Esso ospita l'ex chiesa di Santa Maria Magna, detta popolarmente di "San Francesco" perché posseduta un tempo dai frati minori. L'edificio è molto antico (XIII secolo), e vi era annesso un convento poi trasformato in ospedale civile nel 1810. La chiesa conservava due lapidi commemorative, una delle quali, a ricordo del teologo Giovanni da Ripa, finì frammentata; ricomposta nel 1997, si trova attualmente nel museo civico archeologico. Il campanile di Santa Maria Magna è alto 30 m, ed è stato ristrutturato allorché l'area occupata dalla chiesa in rovina fu trasformata in orfanotrofio dal commendator Dino Cardarelli (1938)[5].

[modifica] Monte Antico

Panoramica del colle San Nicolò
Panoramica del colle San Nicolò

Con la porta di Monte Antico, situata all'inizio del paese lungo la SP Cuprense, ha inizio l'omonimo quartiere del centro storico, che comprende il Colle San Nicolò e l'area ai suoi piedi. Qui la Cuprense si converte in "Circonvallazione panoramica" di Ripatransone, così chiamata perché da essa si scopre appunto gran parte del notevole panorama della città.

Il colle San Nicolò (per tutti "il Colle") è situato alla sommità del Cuprae Mons e occupato da una vasta pineta. Conserva due torrioni e un lungo segmento murario. La pineta ha ricordato notevoli cambiamenti negli ultimi anni. Se un tempo era spezzata in due da un dancing, oggi invece è dotata di un chiosco in funzione di bar. Il Colle è infatti molto frequentato come ritrovo estivo, specialmente dai giovani, oltre che come attrazione turistica per il panorama quasi a 360° sul paese, sulle montagne e sul mare. La rigida invernata del 2004 ha però provocato la caduta di vari pini a causa della neve.

Nel punto più alto sorge l'antica pieve sconsacrata di San Nicolò. Medievale, sembra risalire almeno in parte al IX secolo (questa essendo la possibile datazione dell'abside), e secondo le testimonianze era a due navate. Fu abbandonata nel 1659 con il trasferimento della parrocchia in Santa Maria della Valle[12]; ma solo in seguito, nel XIX secolo, fu sconsacrata e resa padronale[5].

[modifica] Capodimonte

"Complesso dei Grifoni"
"Complesso dei Grifoni"

Il nome di Capodimonte non deve ingannare. Il "colle" su cui sorge il quartiere è piuttosto, in massima parte, un avvallamento. La circostanza è spiegata dal Vicione, il quale assume che la denominazione "Caput Montis" altro non sia che la corruzione di "Cuprae Mons"[2]. Capodimonte è il quartiere centrale; qui corso Vittorio Emanuele si slarga nelle contigue piazze Matteotti e Condivi. Pochi metri più in basso, nella parallela via Garibaldi, la facciata di una casa reca ancora un'artistica terracotta decorata del Quattrocento, il "Complesso dei Grifoni".

Piazza Condivi è il "cuore religioso" della città: vi si affacciano infatti la Cattedrale basilica e l'Episcopio. Dal lato opposto alla cattedrale è conservata la casa natale di Ascanio Condivi, con loggetta a due archi. Nell'adiacente piazza Matteotti si trova un loggiato che termina in un'abitazione dal portico quattrocentesco con trabeazioni in legno. Subito dopo c'è Casa Teodori, pure quattrocentesca, con portico ogivale e terrecotte. Sulla destra, guardando da piazza Condivi, si trova il Palazzo Massi-Mauri con balcone e artistica ringhiera in ferro battuto.

[modifica] Episcopio

L'Episcopio
L'Episcopio

L'Episcopio non fu costruito, come si progettava, al fianco della nuova Cattedrale (dopo il suo spostamento da San Benigno). Si procedette invece alla conversione in Episcopio di un ex convento agostiniano (1830)[5]. La struttura è adiacente alla chiesa sconsacrata di Santa Caterina d'Alessandria, detta di "Sant'Agostino", adibita nel Novecento a cinema e nel Duemila a museo diocesano di arte sacra.

[modifica] Cattedrale

Il Duomo, dedicato ai santi Gregorio Magno e Margherita, fu iniziato nel 1597 su progetto del modenese Gaspare Guerra, e prese il posto di una preesistente chiesa parrocchiale. La cupola venne eretta alla fine del Settecento e la facciata ultimata nel 1842.

La costruzione del campanile fu intrapresa negli anni seguenti, dopo l'abbattimento della vecchia torre. Ultimata nel 1902, la nuova torre del Duomo è alta 52 m e reca alla sommità una statua del Redentore in rame dorato, di 7 m e del peso di una tonnellata. Nel campanile sono montate quattro campane, denominate "Annunziata" (lato est), "Sant'Antonio" (lato ovest), "Santa Margherita" (lato nord, di dimensioni ridotte) e "San Gregorio" (al centro, molto grande, conosciuta come "il Campanone"; suona solo nelle festività maggiori).

L'interno della Cattedrale è a croce latina con tre navate. La chiesa possiede varie opere d'arte fra cui un pulpito in legno scolpito nel Seicento da Desiderio Bonfini; un coro secentesco e una statua in gesso di San Gregorio Magno, siti nell'abside; un crocifisso ligneo di scuola michelangiolesca. Gli originari dipinti di Giuseppe Capparoni (XIX secolo), di pregevole fattura, sono stati invece coperti da opere di Michelangelo Bedini, per ordine di monsignor Radicioni negli anni Sessanta.

La basilica ripana è in realtà un triplice santuario, poiché include una cripta (la Chiesa della Misericordia e Morte, popolarmente detta "la Morte") e la cappella della Madonna di San Giovanni, con portone di rame dello scultore Cleto Capponi (1953), considerata chiesa a sé stante. Quest'ultima conserva la statua della Vergine realizzata da Sebastiano Sebastiani nel 1620[5].

[modifica] Roflano

Il vicolo più stretto d'Italia
Il vicolo più stretto d'Italia
Il vicolo più stretto d'Italia

Nel dedalo di anguste vie al confine di piazza XX settembre è situata una curiosità molto "appetita" dai turisti: il vicolo più stretto d'Italia. Scoperto nel 1968[13], il vicolo è ampio 43 cm all'imboccatura, ma irregolare, tanto che nel punto mediano risulta largo soli 38 cm. Il vicolo ha strappato il primato alla via Baciadonne di Città della Pieve (53 cm) e in seguito ha resistito alle pretese di altri comuni, fra cui la vicina Civitella del Tronto.

Nel quartiere di Roflano si trova la chiesa romanica di San Michele Arcangelo (detta di "Sant'Angelo"), a una sola navata. Conserva opere pittoriche del Quattro-Cinquecento e un fonte battesimale in forma di calice che è il più antico di Ripatransone. Nella cappella del Ss. Crocifisso era conservato un affresco proveniente dalla chiesa extraurbana di Santa Maria della Petrella e restaurato da Silvestro Castellani; esso si trova ora presso il museo diocesano di arte sacra.

Palazzo del Podestà
Palazzo del Podestà
Palazzo comunale
Palazzo comunale

Piazza XX settembre è il "cuore politico" del paese, sede dei palazzi principali.

[modifica] Palazzo del Podestà

L'antico e maestoso Palazzo del Podestà, romanico-gotico, fu compiuto nell'anno 1304. Ha un ampio porticato a sette archi sovrastato di bifore; è completato dalla torre civica e da due ali ottocentesche con lapidi e busti scolpiti a memoria di Luigi Mercantini ed Emidio Consorti. Ospita al primo piano il teatro "Mercantini", costruito nell'Ottocento.

[modifica] Palazzo comunale

Il prospiciente Palazzo comunale fu costruito nel XIII secolo e restaurato a più riprese nel Sei-Ottocento. Presenta sulla facciata una scalinata a due rampe, un portale di pietra sormontato dallo stemma comunale e una meridiana. Custodisce i resti della quattrocentesca Loggia degli Anziani con affresco di Giacomo da Campli raffigurante la Madonna del Latte e la Maddalena. Ospita tre archivi (archivio storico comunale, archivio notarile mandamentale, archivio pretorile). Al pianterreno si trovano il museo civico archeologico e la biblioteca comunale.

[modifica] Agello

In piazza Donna Bianca de Tharolis, adiacente a piazza XX settembre, si trova il monumento ai caduti, una vittoria alata eretta nel 1931 in cima a un'alta stele che reca ad ogni lato i nomi dei soldati caduti nelle varie guerre. Ai piedi del monumento è situato un cannone. È un residuato della prima guerra mondiale strappato al nemico, di fabbricazione cecoslovacca. Piazza Donna Bianca è attraversata dal 43° parallelo di latitudine nord.

Chiesa dell'Immacolata (di "San Filippo")
Chiesa dell'Immacolata (di "San Filippo")

In corso Vittorio Emanuele, verso l'estremo nord del paese, si incontrano il seicentesco Palazzo Bonomi (oggi Palazzo Bonomi-Gera), sede della pinacoteca civica, e la chiesa di Santa Chiara con l'annesso ex seminario vescovile.

L'ultima parrocchiale del quartiere di Agello è stata la chiesa dell'Immacolata, nota come chiesa di "San Filippo" perché fondata dagli Oratoriani. La costruzione, intrapresa nel XVIII secolo, è a impianto rinascimentale. Presenta una sola navata e cappelle con dipinti settecenteschi; due pale d'altare, di cui una in legno di ordine barocco; una statua dell'Immacolata di Fedele Bianchini, allievo del Canova; un altare in marmo contenente reliquie di San Filippo, nell'omonima cappella; nonché sculture di Uno Gera: il fonte battesimale (opera giovanile, compiuta nel 1930 in occasione dell'elevazione di San Filippo a parrocchia, dopo la soppressione della parrocchia di San Benigno) e due bassorilievi raffiguranti la nascita e la morte di Gesù.

[modifica] Siti extraurbani

Ai margini del paese, circondato da mura nei pressi di Porta Cuprense, è stato costruito un teatro all'aperto, detto "Corte delle Fonti" perché situato vicino a un antico lavatoio.

A 2,5 km dalla città si trova la chiesa di Santa Maria della Petrella, con affreschi di scuola giottesca. Dietro l'altare era custodita un'antica pala, in seguito trasportata nella chiesa di San Michele Arcangelo e di qui nel museo episcopale di arte sacra.

[modifica] La Selva dei Frati e il Quercus Park

Di elevato interesse ambientale è l'area boschiva sottostante al Cimitero detta: Selva dei Frati Cappuccini. Fra le piante secolari nel 2007 è stato instituito un parco acrobatico chiamato: Quercus Park; esso è costituito da vari percorsi, sia per bambini che per adulti in cui ogni persona, munitasi di un'imbracatura può ammirare la bellezza del bosco sospesa a diversi metri da terra. Si distinguono per grado di difficoltà i seguenti percorsi: Mini, Bambino 1, Bambino 2, Arancione, Verde 1, Verde 2, Blu, Rosso. Le varie alternative comprendono: tunnel, ponti (delle liane, delle scimmie, tibetano, di rete), passerelle (classica, trapper, trabocchetto), salto con la liana, scale (classica, dei pappagalli, dei pirati). L'età minima per accedere al Quercus Park è di 5 anni; pagando il biglietto si può restare nel parco per 2,30 ore e il prezzo comprende: un briefing iniziale, il percorso di pratica, l'imbragatura di protezione individuale con 2 lounge e i moschettoni a carrucola.

[modifica] Cultura

[modifica] Musei

[modifica] Pinacoteca civica "Uno Gera"

Questa Pinacoteca, che sorge all'interno di Palazzo Bonomi-Gera, è intitolata allo scultore ripano che per la sua terra natìa ha creato molte opere, la più importante delle quali è un bassorilievo custodito nella chiesa di "San Filippo". Come molti altri palazzi signorili del paese, contiene saloni maestosi, primo fra tutti quello principale dove un terrazzo sorretto da colonne era il palcoscenico di un'orchestra che suonava per i signori. Recentemente oltre alla pinacoteca, nel palazzo è stato allestito un museo civico contenente opere e ricostruzioni del 1800, riguardanti specialmente l'unità d'Italia.

[modifica] Museo civico archeologico "Cesare Cellini"

Nel Palazzo Comunale, sotto gli edifici pubblici si trova un importante museo archeologico adiacente alla biblioteca; il museo C. Cellini è sede di innumerevoli reperti preistorici dei Piceni e Romani tutti provenienti dall'area del comune. Di notevole interesse sono gli anelloni piceni ("armille") che, unici nel loro genere, sono caratteristici delle tombe femminili della Valmenocchia. Di provenienza ripana è anche una serie di coltelli attualmente custodita nel Museo Archeologico di Ancona.

Galleria fotografica di Ripatransone
Porta di Monte Antico
Porta di Monte Antico
Pieve di San Nicolò
Pieve di San Nicolò
Colle San Nicolò, torrione
Colle San Nicolò, torrione
Colle San Nicolò, pineta
Colle San Nicolò, pineta
Palazzo dei marchesi Bruti Liberati
Palazzo dei marchesi Bruti Liberati
Curiosa iscrizione in ricordo di un'epidemia
Curiosa iscrizione in ricordo di un'epidemia
La ringhiera in ferro battuto di Palazzo Massi-Mauri
La ringhiera in ferro battuto di Palazzo Massi-Mauri
Casa Teodori
Casa Teodori
Portico del XIV-XV secolo
Portico del XIV-XV secolo
Casa Condivi
Casa Condivi
Palazzo Lupidi
Palazzo Lupidi
Campanile dell'ex chiesa agostiniana di Santa Caterina d'Alessandria (di "Sant'Agostino")
Campanile dell'ex chiesa agostiniana di Santa Caterina d'Alessandria (di "Sant'Agostino")
Chiesa di San Rocco (dei "Sacconi")
Chiesa di San Rocco (dei "Sacconi")
Palazzo Bonomi
Palazzo Bonomi
Chiesa di Santa Chiara
Chiesa di Santa Chiara
Casa natale di Luigi Mercantini
Casa natale di Luigi Mercantini
Ex chiesa di Santa Maria Annunziata d'Agello
Ex chiesa di Santa Maria Annunziata d'Agello
Chiese di San Filippo e San Michele Arcangelo ("Sant'Angelo") con il convento teresiano
Chiese di San Filippo e San Michele Arcangelo ("Sant'Angelo") con il convento teresiano
Porta Cuprense
Porta Cuprense
Selva dei Frati Cappuccini, sede del "Quercus Park", con la chiesa di Santa Croce (dei "Frati") e il cimitero
Selva dei Frati Cappuccini, sede del "Quercus Park", con la chiesa di Santa Croce (dei "Frati") e il cimitero

[modifica] Museo episcopale di arte sacra

Di recentissima creazione, questo museo custodisce opere sacre importanti della città provenienti dalle varie chiese del territorio; esso è situato all'interno dell'Episcopio e include anche la chiesa sconsacrata di sant'Agostino. Nei pressi dell'entrata, abbassando lo sguardo si possono notare sotto il pavimento di vetro le antiche fondamenta forse di epoca pre-medioevale[citazione necessaria].

[modifica] Museo della civiltà contadina e artigiana

La città vanta un'antichissima tradizione rurale. Per conservare tutto ciò che ha testimoniato la vita agreste dei secoli, è stato instituito un Museo della civiltà contadina e artigiana. Attualmente è collocato nei pressi dell'Istituto Statale Superiore Luigi Mercantini, in un edificio sottostante alla Chiesa di San Filippo Neri. Il museo è di proprietà privata e per una visita occorre una prenotazione.

[modifica] Teatri

[modifica] Teatro comunale "Luigi Mercantini"

Il Teatro Comunale Luigi Mercantini, ex Teatro del Leone, rappresenta un piccolo gioiello di architettura e arte. Intitolato nel 1894 al Poeta ripano autore di celebri liriche patriottiche, si trova nel palazzo del Podestà. All'esterno di grande rilievo sono la lapide commemorativa al poeta e le grandi arcate del porticato. Nel teatro, aperto per la prima volta nel 1824 si può notare sul sipario una splendida tela dell'artista Ruffini di Falerone, raffigurante la tragedia dell'eroina ripana Virginia. Le decorazioni al suo interno risalgono al 1875 per opera di Giovanni Micca. Inizialmente il teatro era solo di uso privato del Podestà, successivamente fu aperto al pubblico. La sua capienza è di circa 250 spettatori.

[modifica] Teatro all'aperto "Corte delle Fonti"

Il Teatro delle Fonti nasce nell'area sopra all'antico chiostro che anticamente veniva usato come lavatoio pubblico; attualmente le fontane sono ancora in funzione anche se nessuno ormai le usa più per lavare i panni[citazione necessaria]. Questo è il luogo dove la cinta muraria è conservata meglio in tutto il paese e qui si trova la porta principale che un tempo collegava Ripatransone a Marano (paese antico di Cupra Marittima). Il Teatro è di recente creazione; può contenere dai 5.000 spettatori in su[citazione necessaria] e per questo è utilizzato, nella stagione estiva, per concerti di ogni genere. La conformazione geologica del luogo dove sorge il centro storico, essendo fatta ad "imbuto", fa si che si possa confluire al teatro, che si trova in fondo, da più parti diverse, rendendo agile l'afflusso di persone che vi arriva per i concerti. La comodità della posizione e l'affascinante e suggestiva visuale del paese che si può godere dall'interno del Teatro, hanno reso la Corte delle Fonti una delle attrazioni turistiche principali di Ripatransone.

[modifica] Eventi

[modifica] L'"Ottava"

Per approfondire, vedi la voce Cavallo di fuoco.
Il Cavallo di fuoco del 2007
Il Cavallo di fuoco del 2007

La festa ripana per antonomasia è, come accennato, l'Ottava di Pasqua o domenica in albis, dedicata al culto della Madonna di San Giovanni. La celebrazione ha doppia natura, religiosa e civile. Il culmine della festa religiosa è la solenne processione del simulacro della Vergine per le vie cittadine. Sul piano civile si svolge la manifestazione pirotecnica del "Cavallo di fuoco", sorta in onore della Madonna il giorno dell'incoronazione della sacra effigie (10 maggio 1682) e divenuta ormai un'attrattiva in grado di convogliare turisti anche da regioni lontane.

[modifica] L'estate ripana

Nella stagione estiva apre il teatro all'aperto delle Fonti e ivi si svolgono importanti concerti e spettacoli; negli ultimi anni degni di nota sono stati quelli di: Francesco De Gregori, Bandabardò e Caetano Veloso.

Dal 1995 il teatro comunale Mercantini di Ripatransone è la sede della "Giovanile orchestra internazionale di fiati", formazione bandistica di alto livello che ha ottenuto grande riconoscimento nell'ambito delle iniziative orchestrali/didattiche in campo internazionale. È stata fondata da Roberto Vespasiani in collaborazione con Lorenzo Della Fonte, ed è attiva solitamente l'ultima settimana di luglio. Lorenzo Della Fonte ha scritto su commissione del comune di Ripatransone una Suite per banda intitolata "Leo Ripanus Suite", in cinque movimenti, di cui uno basato sul tema del Cavallo di fuoco.

A differenza di molti altri paesi, in estate Ripatransone è una città molto frequentata sia dai turisti, che dai giovani del luogo[citazione necessaria]. Nei mesi estivi il ritrovo comune per tutti (dai bambini agli adulti) diventa il Colle San Nicolò dove ogni sera è animata da musica.

[modifica] Le solennità natalizie

Il XXXVIII presepe in piazza (Natale 2007)
Il XXXVIII presepe in piazza (Natale 2007)

Ripatransone dedica al Natale e al Capodanno una serie di manifestazioni culturali, in particolare concerti classici e sacri, generalmente a ingresso libero, tenuti nelle varie idonee sedi di cui la città dispone (auditorium Santa Caterina, chiesa di San Rocco, teatro Luigi Mercantini).

In prossimità del Natale è costume allestire in piazza XX settembre, dal 1970, un grande presepe, con statue di cartapesta a grandezza naturale, ideato dal pittore Primo Angellotti.

[modifica] Dialetto

Merita un cenno, anche se ormai in declino, l'espressione vernacolare del paese. Il ripano è un dialetto di transizione fra il tipo marchigiano e quello abruzzese, all'estremo nord dell'area meridionale. Esso ha destato speciale interesse linguistico per una particolarità che lo rende unico nell'ambito delle lingue romanze: l'esistenza di un doppio sistema di flessione del verbo, il quale, anche nelle forme semplici, viene contemporaneamente coniugato e declinato. Alla coniugazione in modo, tempo e persona si aggiunge quindi la declinazione nel genere; nel numero, ovviamente, le due flessioni convergono. Es.: "io vado" = "vacu" (m.), ma "vache" (f.); "noi andiamo" = "jemi" (m.), ma "jema" (f.).

Un simile esito morfologico sembra derivare dalla posizione geografica del paese, unita ad alcuni caratteri del verbo ripano, che rifiuta l'ausiliare "avere" e non distingue fra loro le terze persone singolari e plurali[14] (quelle tronche restano peraltro indistinte; es.: "va" = "egli va" e "essi vanno"; "è" = "egli è" e "essi sono"). Il vernacolo ripano, comunque, è capace di declinare anche altre parti del discorso, solitamente invariabili, come gli avverbi, e perfino i pronomi enclitici posposti al verbo.

Esiste una poesia dialettale di cui fu maestro il conte Carlo Neroni Malaspina (1884-1937), padre del cantante Luciano.

[modifica] Personalità legate a Ripatransone

Tra i figli illustri di Ripatransone si ricordano:

  • Giovanni Plantadossi, detto Giovanni da Ripa. Teologo francescano del XIV secolo, detto "Doctor difficilis", seguace di Duns Scoto. Giovanni è più celebre all'estero (soprattutto in Francia come Jean de Ripa), ma recentemente è stato riscoperto in patria.
  • Ascanio Condivi (1525-1574). Pittore e primo biografo di Michelangelo.
  • Luigi Mercantini (1821-1872). Poeta e patriota. È autore del celebre "Inno di Garibaldi" e dell'altrettanto famosa "Spigolatrice di Sapri", nonché fondatore del quotidiano marchigiano Corriere Adriatico. In suo onore Ripatransone è gemellata con Sapri e Zante.
  • Emidio Consorti (1841-1913). Pedagogo.
  • Ivo Illuminati (1882-1963). Regista cinematografico dell'èra del muto.
  • Uno Gera (1890-1982). Magistrato e scultore, filantropo, già sindaco e benefattore della città.
  • Aldo Gabrielli (1898-1978). Linguista.
  • Luciano Neroni (1909-1951). Nobiluomo e basso lirico di fama mondiale.

[modifica] Gastronomia

Collabora a Wikiquote {{Dialetto ripano}}
« Pë le Jelle jó, pë le Jelle su va cërchenna li cuccëlú »
Collabora a Wikiquote (IT)
« Su e giù per l'Agello[15] si cercano i lumaconi »
(detto ripano)

Fra le specialità della cucina ripana si ricordano in particolare:

  • le lumache (in dialetto "cuccëlú"; sing. "cuccëló");
  • il ciavarro, minestrone piceno di legumi vari affine alle virtù abruzzesi.

[modifica] Economia

L'economia del comune è in prevalenza agricola e turistica. Particolarmente apprezzati sono il settore enologico (con vini DOC quali il Falerio dei Colli Ascolani e il Rosso Piceno superiore) e quello della produzione olearia: Ripatransone partecipa infatti alle associazioni delle Città dell'olio e delle Città del vino.

Sul piano turistico si segnala negli ultimi anni il conferimento della Bandiera Arancione, marchio di qualità ambientale del Touring Club Italiano. Il settore è avvantaggiato, oltre che dalla tradizione storico-artistico-culturale, dalla posizione geografica del paese. Le località balneari (Grottammare e Cupra Marittima) distano infatti pochi chilometri, e l'altitudine favorisce un clima più fresco e ventilato che richiama molti visitatori dalla marina durante l'estate. La posizione è invece penalizzante quanto ai collegamenti stradali, che comunque, data la breve distanza, sono abbastanza agevoli.

[modifica] Curiosità

  • A Ripatransone si trova una curiosa bottega del vasaio Innocenzo Peci, che da anni si diletta nella creazione di fischietti in terracotta, detti in dialetto "cuchi". Oggi la bottega, la quale contiene più di 800 manufatti, è diventata anche un museo.
  • La rielezione del sindaco Paolo D'Erasmo, avvenuta con l'88,8% dei voti,[16] ha stabilito un record assoluto in Italia nella tornata elettorale amministrativa del 2007. Non si tratta, però, del miglior risultato di tutti i tempi. Nelle stesse elezioni, singolarmente, un candidato avversario è entrato in consiglio comunale con un solo voto di preferenza.[17]
  • Fino al 1962, quando aveva nove anni, crebbe a Ripatransone Patrizio Peci, primo pentito delle Brigate Rosse.

[modifica] Gemellaggi

[modifica] Amministrazione comunale

Sindaco: Paolo D'Erasmo dal 26/05/2002, rieletto 28/05/2007 (2° mandato)
Centralino del comune: 0735 9171
Email del comune: comune@comune.ripatransone.ap.it

[modifica] Note

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o Giorgio Settimo, Profilo storico di Ripatransone, Ascoli Piceno, 1979
  2. ^ a b Luigi Antonio Vicione, Ripatransone sorta dalle rovine di Castello Etrusco, Fermo, 1828, (ristampa Laberinto, San Benedetto del Tronto-Martinsicuro, 1982)
  3. ^ a b c Luigi Antonio Vicione, Sull'esistenza di Ripa o Ripatransone prima dell'anno MCXCVIII, Fermo, 1827 (ristampa Laberinto, San Benedetto del Tronto-Martinsicuro, 1982)
  4. ^ "Interius Traso posuit munimine Ripam. / Nulli Picentum vincitur ipsa loco."
    (Francesco Panfilo, Picenum, hoc est de agro Piceni quae Anconitana vulgo Marchia nominatur nobilitate et laudibus opus, in Giuseppe Colucci, Antichità picene, Fermo, 1786)
  5. ^ a b c d e f g h i j k l m n Alfredo Rossi, Vicende ripane, per l'Amministrazione Comunale di Ripatransone, Centobuchi, 2002
  6. ^ a b È questa la versione più accreditata del nome del feudatario, che si sarebbe mutato in Transone per corruzione popolare.
  7. ^ Nobile famiglia ripana.
  8. ^ Adolfo Polidori, in Terza Biennale della Marca e dello Studio Firmano di Storia della Medicina, numero unico a cura del comune di Ripatransone, 1959
  9. ^ Terza Biennale della Marca e dello Studio Firmano di Storia della Medicina, numero unico a cura del comune di Ripatransone, 1959
  10. ^ Bianca era certamente moglie di Almonte de Tharolis. L'appartenenza al casato dei Benvignati è invece discussa.
  11. ^ È l'ottavo giorno dopo la Pasqua cristiana, detto appunto domenica in albis.
  12. ^ Francesco Bruti Liberati, Cenni storici del Rotigni su questa chiesa parrocchiale, 1842
  13. ^ La misurazione di tutti i vicoli del centro storico fu effettuata dal professor Antonio Giannetti su consiglio della maestra Itala Illuminati, come riferito da Giannetti stesso in una lettera al mensile Historia (n. 268, giugno 1980).
  14. ^ Andreas Harder, Laut- und Formenlehre der Mundart von Ripatransone, Kiel, 1988
  15. ^ Sineddoche per Ripatransone.
  16. ^ "Elezioni comunali 27-28 maggio 2007. Marche - Ripatransone", La Repubblica, 29 maggio 2007. URL consultato il 3 settembre 2007.
  17. ^ http://news.centrodiascolto.it/?q=view/id=159832

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