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Teatro alla Scala - Wikipedia

Teatro alla Scala

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Teatro alla Scala
Tipologia Sala a ferro di cavallo con quattro ordini di palchi e due loggioni
[[Immagine:{{{Immagine}}}|200px|Immagine del Teatro alla Scala]]
La facciata neoclassica del teatro
Fossa
Capienza 2.013 posti
Periodo
Progettista
Indirizzo
Telefono
Sito
Teatro alla Scala di Milano - Al centro, sopra la facciata, l'enorme torre scenica realizzata negli anni '2000. A sinistra la torre a pianta ellittica. Il Piermarini studiò l'edificio in modo che non si vedesse la copertura rossa del tetto (e quindi non si sarebbero viste neppure le torri moderne) perché quando fu costruito, il Teatro dava su una via relativamente stretta.
Teatro alla Scala di Milano - Al centro, sopra la facciata, l'enorme torre scenica realizzata negli anni '2000. A sinistra la torre a pianta ellittica. Il Piermarini studiò l'edificio in modo che non si vedesse la copertura rossa del tetto (e quindi non si sarebbero viste neppure le torri moderne) perché quando fu costruito, il Teatro dava su una via relativamente stretta.

Coordinate: 45°28′04″N 9°11′19″E / 45.46778, 9.18861

Il Teatro alla Scala di Milano, citato spesso semplicemente come La Scala, oltre ad essere uno dei teatri più famosi al mondo è conosciuto per essere il tempio della lirica; situato in una delle piazze maggiormente frequentate ed eleganti della città, l'omonima Piazza della Scala, dalla quale prende appunto il nome. Il nome della piazza, a sua volta, si rifà a quello della Chiesa di Santa Maria alla Scala, eretta nel 1381 e così chiamata in onore della committente, Regina della Scala moglie di Bernabò Visconti.

La stagione teatrale, uno dei più importanti eventi della vita mondana milanese, è composta da opera lirica, balletto e concerti di musica classica.

Indice

[modifica] Storia

Il teatro fu fondato per volere dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria dopo l'incendio che il 26 febbraio del 1776 distrusse il Teatro Regio Ducale di Milano, che fino a quel momento ospitava l'opera lirica. Le spese per l'edificazione del nuovo teatro furono sostenute dai proprietari dei palchi del Teatro Regio Ducale in cambio del rinnovo della proprietà dei palchi.

Il progetto venne affidato al celebre architetto neoclassico folignate Giuseppe Piermarini, e l'edificio venne inaugurato il 3 agosto 1778, la prima rappresentazione fu quella dell'opera Europa riconosciuta di Antonio Salieri.

Tra la prima guerra mondiale e la seconda, il teatro vide avvicendarsi i maggiori cantanti del tempo, tra cui Feodor Šaljapin, Magda Olivero, Giacomo Lauri Volpi, Titta Ruffo, Gino Bechi, Beniamino Gigli, Mafalda Favero, Toti Dal Monte, Gilda Dalla Rizza, Aureliano Pertile.

La Scala venne bombardata durante la seconda guerra mondiale, nella notte tra il 15 ed il 16 agosto del 1943, subendo gravi danni al soffitto e alle pareti danneggiate dalla caduta del soffitto e del tetto. L'edificio venne subito ricostruito come prima del conflitto, e venne riaperto l'11 maggio 1946, con un memorabile concerto di Arturo Toscanini. La fretta nella ricostruzione del soffitto e della sua sospensione al sistema complesso di travi, impedì di trovare i componenti simili agli originari, e si adottarono soluzioni ibride che secondo qualcuno peggiorarono l'acustica della sala. La finitura interna del soffitto fu invece di indiscussa raffinatezza: solo un dipinto geometrico in toni di grigio, a far risaltare ancor di più il magnifico ed enorme lampadario (con quasi 400 lampadine) realizzato in cristallo soffiato dagli artigiani di Venezia. Per dare un'idea delle sue dimensioni, nella coppa con cui è applicato al soffitto scende all'interno del lampadario un tecnico a manovrare l'occhio di bue, ovvero il faro seguipersone.

Nel dopoguerra la Scala visse una seconda stagione magica. la gestione di Ghiringhelli fu contrassegnata tra l'altro dalle partigianerie tra i tifosi della Callas e della Tebaldi: chi si recava a quei tempi in Galleria trovava capannelli di milanesi che discutevano animatamente di lirica. La gestione di Paolo Grassi negli anni '70 ha segnato il periodo di maggior produttività del Teatro, che metteva in scena quasi 300 rappresentazioni all'anno. È seguito lungo un periodo di normale amministrazione, sfociato alla fine in polemiche complesse che hanno visto l'allontanamento del direttore musicale Riccardo Muti ed hanno suggerito di ricorrere ad un sovrintendente straniero, Stéphane Lissner tutt'ora in carica.

Alla Scala naturalmente hanno cantato i maggiori artisti lirici ed è impossibile farne un elenco: tra i nomi più noti al grande pubblico si possono citare Maria Callas, Renata Tebaldi, Carlo Bergonzi, Antonietta Stella, Ettore Bastianini, Mario Del Monaco, Giuseppe Di Stefano, Tito Gobbi, Renato Bruson, Luciano Pavarotti, Nicolaj Ghiaurov, Placido Domingo, Teresa Berganza, Clorinda Corradi, Joan Sutherland, Katia Ricciarelli, Montserrat Caballé, Luis Alva, José Carreras, Marilyn Horne, Peter Schreier e molti altri cantanti di prima grandezza.

Sul podio si sono avvicendati (oltre a quelli citati) anche i maggiori direttori del secolo tra cui come Herbert von Karajan, Karl Boöhm, Karlos Kleiber, Zubin Metha, Wolfgang Sawallish, Claudio Abbado, Riccardo Muti, Georges Pretre, Daniel Baremboim e molti altri.

Oltre ai leggendari scenografi dell'800, vi è un lungo elenco di pittori della statura di Pablo Picasso, Giorgio de Chirico, Marc Chagall, scultori tra i quali Mario Ceroli e Arnaldo Pomodoro, accanto ai quali figura anche lo stilista Ottavio Missoni in veste di realizzatore di costumi.

[modifica] Architettura

Dal punto di vista architettonico la Scala si rifà al Teatro della Reggia di Caserta, del Vanvitelli, ma divenne immediatamente il modello di riferimento per il "teatro all'Italiana" a cui si ispirarono molti altri teatri, tra cui La Fenice di Venezia (rifacimento) il Teatro San Carlo di Napoli (rifacimento) il Teatro Massimo di Palermo e vari altri. Il suo interno all'origine era molto differente da quanto si vede oggi: è stato infatti rifatto più volte, con diversi interventi tra cui quello del Canonica e dello scenografo Sanquirico. Attualmente ha un aspetto che richiama il neoclassico, con le fasce che costituiscono il parapetto di gallerie e palchi in color avorio, e decorazioni in oro. Le colonne che separano un palco dall'altro sono un po' arretrate in modo da migliorare la visione. Inizialmente i palchi erano decorati nel modo preferito dai singoli proprietari, che vi ponevano tappezzerie colorate, mobili, specchi e sedie di loro scelta. Ora le pareti sono state uniformate con del damasco rosso, ad eccezione di un palco che è stato mantenuto con l'arredo originario. Fino a pochi anni fa il pavimento della platea, dei palchi, delle scale e dei corridoi era completamente rivestito di moquette rossa. Dopo la ristrutturazione la platea è stata pavimentata con legno a vista, e nei palchi è stato posta della terracotta. L'effetto prima della ristrutturazione era di un luogo più lussuoso, ma bisogna dire che ora l'acustica pare migliorata.

Le ristrutturazioni iniziarono da subito. Nel 1808 l'architetto Luigi Canonica intervenne aumentando la profondità del palcoscenico(di 16 metri), procedendo poi, nel 1814, a demolire alcuni edifici (fra cui il convento della Scala) sull'attuale via Verdi, al fine di consentire la costruzione di nuove sale di scenografia e nuovi servizi per i cantanti, i ballerini e i figuranti.

La pianta della platea è a forma di ferro di cavallo, vi sono quattro ordini di palchi e due gallerie. All'opposto del palcoscenico vi è il palco reale, oggi riservato alle autorità. Il boccascena è di 16 x 12 metri, ed è identico a quello del teatro degli Arcimboldi, in modo che le scene possano passare da un teatro all'altro senza problemi. All'inizio il sipario era una tela dipinta, che si apriva a caduta. Ora il sipario è in velluto rosso, con apertura all'imperiale, con una complessa decorazione in oro sempre in stile neoclassico. Nella parte superiore del sipario vi è lo stemma del Comune di Milano, e sopra un particolare orologio luminoso.

Attualmente vi sono due foyer. Quello sopra l'ingresso, destinato agli spettatori dei palchi, e uno superiore destinato a quelli delle gallerie. È curioso notare che uno di questi venne ricavato dalla "stanza delle stufe". Non essendoci il riscaldamento, si usava produrre una certa quantità di braci da porre in appositi bracieri che (dislocati nel Teatro) tentavano di riscaldare un po'.

La facciata dispone di una soluzione che ha fatto storia: la galleria delle carrozze, subito imitata da altri teatri. Per il resto, nulla di straordinario: una facciata lineare e tipica dell'epoca. Il Piermarini non aveva previsto che si potessero vedere i coppi, perché il teatro ai suoi tempi si apriva su una via relativamente stretta. Con l'apertura di Piazza della Scala vi è l'effetto curioso del timpano sormontato da coppi.

Tra il 2002 e il 2004 la Scala è stato oggetto di una radicale ristrutturazione, allo stesso modo in cui si era intervenuti anche sui grandi teatri europei (L'Opera di Parigi e il Covent Garden di Londra). Questa ha portato ad aggiungere una torre scenica di dimensioni anche maggiori, e (a lato) una struttura a pianta ovale. Il progetto è stato dell'architetto svizzero Mario Botta.

Questa ristrutturazione è stata effettuata per un tempo che segna un record assoluto per una importante opera pubblica italiana (senza le lungaggini che hanno caratterizzato la ricostruzione della Fenice di Venezia o la storia drammatica del teatro palermitano) ma non è stata priva di polemiche, che hanno riguardato in primo luogo l'impatto estetico della torre scenica e della "torre" a pianta ovale. Ci si è chiesti poi se il palcoscenico di dimensioni così grandi fosse davvero necessario o anche solo utile. È stato sostenuto che il palcoscenico e i camerini fossero a loro volta un luogo storicamente rilevante. Un altro punto dolente è che per realizzare questa ristrutturazione si sono distrutti importantissimi reperti archeologici della Milano Romana, residui di uno dei momenti più importanti per Milano (v. Storia di Milano) e per la stessa umanità (qualcosa del genere è successo anche per la costruzione dell'attuale biglietteria sotterranea realizzata negli scorsi decenni).

I lavori, iniziati nel gennaio 2000, furono terminati nel dicembre 2004. Il teatro rinnovato è stato ufficialmente restituito al pubblico con la rappresentazione dell'Europa riconosciuta, di Antonio Salieri, la stessa opera che fu commissionata per la prima inaugurazione del Teatro.

La capienza del Teatro alla Scala, dopo la recente ristrutturazione, è stata portata a 2030 posti, in base al provvedimento comunale di agibilità rilasciato tre mesi dopo la riapertura del Teatro nel 2004. In realtà i posti disponibili sono molto più numerosi, come si evince dalle piantine dei palchi, della platea e dei loggioni che sono reperibili nel sito del teatro. I posti dei quali il teatro può disporre sono 2242, ripartiti tra le due gallerie (520 posti), la platea (678) e i palchi (764), ai quali vanno sommati 260 posti supplementari e 20 posti del palco d'onore.

Sono sorti dei problemi di sicurezza in corso di risoluzione, considerato altresì che il Teatro non ha ancora ricevuto dal corpo dei Vigili del Fuoco il rilascio del certificato di prevenzione incendi, subordinato secondo quanto comunicato dalla stampa nazionale alla rimozione di una centinaio di poltrone nonchè dall'assunzione di una serie di provvedimenti che eliminino situazioni non a norma per quanto riguarda le vie di fuga ed altre irregolarità riscontrate a seguito di un'indagine promossa della Procura della Repubblica di Milano.[citazione necessaria]

[modifica] Un secondo teatro

Una storia molto triste è quella della Piccola Scala, un teatro ricavato all'interno del corpo di edifici della Scala, con la sala a cui si accedeva da via Filodrammatici e il palcoscenico accanto a quello principale (quindi ortogonale rispetto al Teatro principale). Questo teatro minore fu dedicato al repertorio più antico rispetto al melodramma dell'800, e per opere sia antiche che moderne che richiedevano un ambiente più raccolto rispetto alla grande sala della Scala, o comunque meno spazio e un piccolo organico. Qui vi furono date delle magnifiche realizzazioni di molti autori, tra cui citiamo tra i tanti tre esempi: Il Ritorno di Ulisse in Patria di C. Monteverdi, diretto da Nikolaus Harnoncourt e con la regia di J.P. Ponnelle, Il Matrimonio segreto di Domenico Cimarosa, L'Ariodante di G. F. Haendel (scene e costumi di Pierluigi Pizzi) e molti altre opere di musicisti anche contemporanei (da Mauricio Kagel a Bussotti). Oltre alle opere si davano anche concerti da camera. Negli ultimi decenni il teatro cadde in disuso (fu usato come magazzino) e fu definitivamente distrutto per inglobarlo nel faraonico palcoscenico in occasione della ristrutturazione degli anni 2000. Resta consegnato alla storia l'elenco delle memorabili rappresentazioni e dei grandi artisti di prima grandezza (direttori, cantanti, registi, scenografi) che vi lavorarono.

[modifica] Curiosità

Nell'Ottocento i nobili entravano nel teatro verso le sei del pomeriggio (anche se lo spettacolo iniziava a mezzanotte) e, dato che dietro ai palchi si trovavano delle piccole cucine, la servitù preparava lì la cena. Le carrozze sostavano sotto il porticato per non far sporcare o bagnare le scarpe delle dame.

La platea veniva usata come sala da ballo e il pavimento di questa si sollevava per avere più spazio. Prima che iniziasse lo spettacolo i nobili salivano nei palchetti e la servitù con i militari prendevano le sedie e le panche dal guardaroba e le sistemavano nello spazio centrale della platea. Se lo spettacolo prevedeva una battaglia navale, la platea veniva interamente riempita d'acqua.

Prima del 1900 i musicisti e il direttore d' orchestra non avevano un loro posto ma suonavano davanti al pubblico il quale non riusciva a vedere al meglio lo spettacolo. Durante le feste mondane suonavano sul palcoscenico.

Solo nel 1800 l'elettricità è entrata nel teatro. Prima venivano utilizzate candele sistemate in una lampada centrale che era situata nella ribalta. La luce rifletteva su degli scudi di metallo che la moltiplicavano. Il rischio di incendi era elevato. Successivamente si usarono le lampade a olio che venivano accese appena gli spettatori entravano in sala. Era considerato più importante il teatro che si illuminava nel minor tempo.

Per i nobili il teatro era considerato la "seconda casa", perciò ognuno arredava il suo palchetto come voleva e vi passava il tempo con gli amici.

[modifica] Responsabili del teatro

Stampa ottocentesca
Stampa ottocentesca

[modifica] Direttori artistici

[modifica] Direttori d'orchestra

[modifica] Direttori del coro nel dopoguerra

  • Vittore Veneziani (fino al 1954)
  • Norberto Mola (1954-1963)
  • Roberto Benaglio (1963-1971)
  • Romano Gandolfi (1971-1983)
  • Giulio Bertola (1983-1991)
  • Roberto Gabbiani (1991-2002)
  • Bruno Casoni (dal 2002)

[modifica] Principali Direttori e Sovrintendenti

[modifica] Sovrintendenti (ordine cronologico)

  • Jenner Mataloni (dal 1932 al 1943)
  • Carlo Gatti (dal 1943 al 46)
  • Antonio Ghiringhelli (dal 1946 al 1972)
  • Paolo Grassi (dal 1972 al 1977)
  • Carlo Maria Badini (dal 1977 al 1990)
  • Carlo Fontana (dal 1990 al 2005)
  • Stéphane Lissner (2005 - )

[modifica] Prime assolute

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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