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Reggia di Caserta - Wikipedia

Reggia di Caserta

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Coordinate: 41°04′12″N 14°19′33″E / 41.07, 14.32583

Bene protetto dall'UNESCO
Patrimonio dell'umanità
Palazzo Reale di Caserta con il Parco, Acquedotto di Vanvitelli e complesso di San Leucio
18th-Century Royal Palace at Caserta with the Park, the Aqueduct of Vanvitelli, and the San Leucio Complex
Tipologia Architettonico, paesaggistico
Criterio C (i) (ii) (iii) (iv)
Pericolo Nessuna indicazione
Anno 1997
Scheda UNESCO inglese
francese
Patrimoni dell'umanità in Italia
Collabora a Wikiquote « Una delle creazioni planimetriche più armoniche più logiche, più perfette dell'architettura di tutti i tempi. »
(Gino Chierici, La Reggia di Caserta, Roma, Libreria dello Stato, 1930)

La Reggia di Caserta, o Palazzo Reale di Caserta, è una dimora storica appartenuta alla famiglia reale della dinastia Borbone di Napoli, proclamata Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

Situata nel comune di Caserta, è circondata da un vasto parco nel quale si individuano due settori: il giardino all'italiana ed il giardino all'inglese. Il complesso del palazzo reale, con i suoi giardini lunghi circa 2,5 km, è il più grande d'Europa[1][2].

Indice

[modifica] La storia della fabbrica

Il Palazzo reale di Caserta fu voluto da Carlo III di Borbone, il quale, colpito dalla bellezza del paesaggio casertano e desideroso di dare una degna sede di rappresentanza al governo della capitale Napoli ed al suo reame, volle che venisse costruita una reggia tale da poter reggere il confronto con quella di Versailles, allora ritenuta il non plus ultra delle dimore regali.

Dopo il rifiuto di Nicola Salvi, afflitto da gravi problemi di salute, il sovrano si rivolse all'architetto Luigi Vanvitelli, a quel tempo impegnato nei lavori di restauro della basilica di Loreto per conto dello Stato Pontificio. Carlo III ottenne dal papa di poter incaricare l'artista e nel frattempo acquistò l'area necessaria dal duca Michelangelo Gaetani, pagandola 489.343 ducati, una somma che seppur enorme fu certamente oggetto di un forte sconto: il Gaetani, infatti, aveva già subito la confisca di una parte del patrimonio per i suoi trascorsi antiborbonici.

Il re chiese che il progetto comprendesse, oltre al palazzo, il parco e la sistemazione dell'area urbana circostante, con l'approvvigionamento da un nuovo acquedotto (Acquedotto Carolino) che attraversasse l'annesso complesso di San Leucio. La nuova reggia doveva essere simbolo del nuovo stato borbonico e manifestare potenza e grandiosità, ma anche essere efficiente e razionale. Il progetto si inseriva nel più ampio piano politico di Carlo III, che voleva spostare le principali strutture amministrative dello Stato a Caserta, collegandola alla capitale Napoli con un vialone monumentale di oltre 20 km.[3] Questo piano fu però realizzato solo in parte; anche lo stesso palazzo reale non fu completato della cupola e delle torri angolari previste inizialmente.

Il fronte del palazzo
Il fronte del palazzo

Vanvitelli giunse a Caserta nel 1751 e iniziò subito la progettazione del palazzo commissionatogli, con l'obbligo di farne uno dei più belli d'Europa. Il 22 novembre di quell'anno l'architetto sottopose al re di Napoli il progetto definitivo per l'approvazione.

Due mesi dopo, il 20 gennaio 1752, genetliaco del re, nel corso di una solenne cerimonia alla presenza della famiglia reale con squadroni di cavalleggeri e di dragoni che segnavano il perimetro dell'edificio, fu posta la prima pietra. Tale momento viene ricordato dall'affresco di Gennaro Maldarelli che campeggia nella volta della Sala del Trono.

L'opera faraonica che il re di Napoli gli aveva richiesto spinse Vanvitelli a circondarsi di validi collaboratori: Marcello Fronton lo affiancò nei lavori del palazzo, Francesco Collecini in quelli del parco e dell'acquedotto, mentre Martin Biancour, di Parigi, venne nominato capo-giardiniere.

L'anno dopo, quando i lavori della reggia erano già a buon punto, venne iniziata la costruzione del parco. I lavori durarono complessivamente diversi anni e alcuni dettagli rimasero incompiuti. Nel 1759, infatti, Carlo III era salito al trono di Spagna ed aveva lasciato Napoli per Madrid.

I sovrani che gli succedettero (Ferdinando IV, divenuto poi Ferdinando I), Gioacchino Murat, che all'abbellimento della reggia diede un certo contributo, Ferdinando II e Francesco II, col quale ebbe termine in Italia la dinastia dei Borbone) non condivisero lo stesso entusiasmo di Carlo III per la realizzazione della Reggia. Inoltre, mentre ancora nel XVIII secolo non era difficile reperire manodopera economica grazie ai cosiddetti barbareschi catturati dalle navi napoletane nelle operazioni di repressione della pirateria praticata dalle popolazioni rivierasche del nordafrica, tale fonte di manodopera si azzerò nel secolo successivo con il controllo francese dell'Algeria.

Infine, il 1 marzo 1773 morì Vanvitelli al quale successe il figlio Carlo: questi, anch'egli valido architetto, era però meno estroso e caparbio del padre, al punto che trovò notevoli difficoltà a compiere l'opera secondo il progetto paterno.

[modifica] Il palazzo

Lo scalone Reale
Lo scalone Reale

La reggia fu terminata nel 1780, risultando un grandioso complesso di 1200 stanze e 1790 finestre, per una spesa complessiva di 8.711.000 ducati. Nel lato meridionale, il palazzo è lungo 249 metri, alto 37,83, decorato con dodici colonne. La facciata principale ha 26 colonne poste fra una finestra e l'altra.

Nel complesso, la reggia ricopre un'area di ben 47.310 metri. Oltre alla costruzione perimetrale rettangolare, il palazzo ha, all'interno del rettangolo, due corpi di fabbricato che s'intersecano a croce e formano quattro vasti cortili interni di oltre 3.800 metri quadrati ciascuno.

Accanto al portone centrale sono ancora visibili i basamenti sui quali dovevano essere poste le statue della Giustizia, della Magnificenza, della Clemenza e della Pace, virtù attribuite al re.

Oltre la soglia dell'entrata principale alla reggia si apre un vasto vestibolo ottagonale del diametro di 15,22 metri, adorno di venti colonne doriche. A destra e a sinistra si aprono i passaggi che portano ai cortili interni, mentre frontalmente un triplice porticato immette al centro topografico della reggia. In fondo, un terzo vestibolo dà adito al parco. Su un lato del vestibolo ottagonale si apre il magnifico scalone reale, un autentico capolavoro di architettura tardo barocca, largo 18,50 metri e dotato di 117 gradini, immortalato in numerose pellicole cinematografiche.

La sala più ricca e suggestiva del palazzo è senz'altro la Sala del Trono, il luogo dove il re riceveva ambasciatori e delegazioni ufficiali, in cui si amministrava la giustizia del sovrano e si tenevano i fastosi balli di corte. Una sala lunga 36 metri e larga 13,50, ricchissima di dorature e pitture eseguite da Gaetano Genovese, che vi lavorò nel 1845.

Intorno alle pareti corre una serie di medaglioni dorati con l'effigie di tutti i sovrani di Napoli, da Ruggero d'Altavilla a Ferdinando II di Borbone, poi un'altra serie con gli stemmi di tutte le province del regno, mentre nella volta domina l'affresco che ricorda la cerimonia della posa della prima pietra.

Tra le sale di maggior pregio visibili al pubblico spiccano il salone di Alessandro (con marmi provenienti dal tempio di Serapide a Pozzuoli e i troni di Gioacchino Murat e Carolina Bonaparte), le sale dedicate alle Quattro Stagioni, lo studio e la camera da letto di Ferdinando II e quella di Murat, la Biblioteca Palatina, la pinacoteca, la camera del Consiglio e la Sala Ellittica che ospita un fulgido esempio di presepe napoletano.

Notevole poi il piccolo e raffinato Teatro di Corte collocato all'interno del palazzo e caratterizzato da una pianta a ferro di cavallo; fu inaugurato nel 1769 alla presenza di Ferdinando I delle Due Sicilie.

Infine, di fronte allo scalone monumentale del vestibolo si apre una grande cappella, ispirata a quella della Reggia di Versailles; questo spazio, definito da un'elegante teoria di colonne binate, è stato danneggiato durante la seconda guerra mondiale e quindi restaurato.

[modifica] Il Parco

Veduta prospettica del parco
Veduta prospettica del parco
La fontana Margherita, detta anche del Canestro. È situata all'estremità del parterre prospiciente il palazzo ed apre la serie di vasche e fontane del Canalone
La fontana Margherita, detta anche del Canestro. È situata all'estremità del parterre prospiciente il palazzo ed apre la serie di vasche e fontane del Canalone
La fontana dei tre delfini
La fontana dei tre delfini

Il parco reale di Caserta si estende per tre chilometri di lunghezza, con sviluppo Sud-Nord, su 120 ettari di superficie. In corrispondenza del centro della facciata posteriore del palazzo si dipartono due lunghi viali paralleli fra i quali si interpongono una serie di suggestive fontane che, partendo dal limitare settentrionale del Giardino all'italiana, collegano a questo il Giardino all'inglese:

  • La Fontana Margherita,
  • La Vasca e Fontana dei Delfini,
  • La Vasca e Fontana di Eolo,
  • La Vasca e Fontana di Cerere ("),
  • Cascatelle e Fontana di Venere e Adone ("),
  • La fontana di Diana e Atteone , sovrastata dalle Grandi cascate terminali (").

(") delimitanti il lato occidentale del Giardino all'inglese.

[modifica] Il Giardino all'italiana

Nell'area del Giardino all'italiana si estende, a sinistra, dando le spalle al Palazzo, la Peschiera grande, dove si allevavano i pesci che venivano serviti alla mensa reale.
Poco distante si trova la Castelluccia, una sorta di fortezza in miniatura edificata nel 1769 per il divertimento e, forse, l'istruzione militare dei Principi reali. In origine, la torre ottagonale, il ponte levatoio, e soprattutto, una cinta bastionata, rendevano chiaro il carattere militare (sia pure di gioco) della struttura. Ma, nel 1819 la trasformazione dei bastioni in giardini ha modificato il disegno iniziale.

[modifica] Il Passeggio e le Fontane

La Fontana Margherita chiude il giardino all'italiana e apre il percorso verso l'inglese con la prima delle vasche a sviluppo longitudinale, quella dei Delfini, misurante 470 mt. per una larghezza di 27 e una profondità di 3 mt. Prende il nome dalla soprastante fontana formata da giganteschi delfini di foggia grottesca dalle cui bocche proviene l'acqua che l'alimenta.

La seguente fontana di Eolo,con misure simili alla precedente, adorna di ventotto statue di venti a fronte delle cinquantaquattro previste dal progetto originale, è una delle opere incompiute del parco: il progetto - di cui resta solo un modello in legno predisposto dallo stesso Vanvitelli - prevedeva un grande gruppo scultoreo di Eolo e Giunone su un carro trainato da pavoni. Grandioso comunque, l'emiciclo a porticato che chiude superiormente la vasca alimentata da una cascata che chiude come un velo alcuni fornici del portico.

Più avanti, la fontana di Cerere va a formare sette cascatelle ed è ornata di delfini e tritoni, Nereidi, statue dei fiumi Oreto e Simeto, tutte sprizzanti alti getti d'acqua.
Completano la fontana una statua di Cerere che mostra un medaglione con la Trinacria e tutt'intorno ninfe e draghi.

A chiudere la serie delle fontane, prima della Grande cascata, la fontana di Venere e Adone: un grandioso gruppo marmoreo che mostra Venere intenta a dissuadere Adone dall'andare a caccia per evitare che possa essere ucciso da un cinghiale. Intorno ai protagonisti, ninfe, cani, fanciulli e amorini.

In fondo al parco troneggia la Grande cascata, da cui una grossa mole d'acqua precipita in un bacino adorno del celebre gruppo di Diana e Atteone (opera di Paolo Persico, Pietro Solari e Angelo Brunelli). Da una parte, Diana, circondata da ninfe, sta per immergersi nelle acque; dall’altra, Atteone, che aveva osato guardare Diana nella sua nudità, è già in parte trasformato in cervo e intorno a lui si agitano i cani che lo sbraneranno.

[modifica] Il Giardino all'inglese

Scorcio del Giardino all'inglese
Scorcio del Giardino all'inglese

Voluto dalla Regina Maria Carolina d'Asburgo, moglie di Ferdinando IV, secondo i dettami dell'epoca che videro prevalere il giardino detto "di paesaggio" o "all'inglese", sottolineatura dell'origine britannica di spazi il più possibile fedeli alla natura (o almeno alla sua interpretazione secondo i canoni del Romanticismo).

È quindi caratterizzato dall'apparente disordine "naturale" di piante (molte le essenze rare e, comunque, non autoctone), corsi d'acqua, laghetti, "rovine" secondo la moda nascente derivata dai recenti scavi pompeiani. Di spicco, il bagno di Venere, il Criptoportico, i ruderi del Tempio dorico.

Le fontane del parco sono alimentate dall'Acquedotto Carolino, che fu inaugurato nel 1762 da re Ferdinando IV. Quest'opera che attinge l'acqua a 41 km di distanza è - per la maggior parte - in gallerie che attraversano 6 rilievi e 3 viadotti (molto noto quello denominato Ponti della Valle a Maddaloni, di 60 mt. di altezza e 528 mt. di lunghezza, ispirato agli acquedotti di epoca romana).

[modifica] La Reggia al cinema

Il regista cinematografico George Lucas ha girato diverse scene dei film La minaccia fantasma e L'attacco dei cloni, ovvero il primo e il secondo episodio della serie Star Wars, all'interno della Reggia di Caserta. Nella reggia di Caserta è stato girato anche il film Mission Impossible 3 oltre a una scena del film Io speriamo che me la cavo, ad alcune scene della seconda serie di Elisa di Rivombrosa.

[modifica] Note

  1. ^ http://www.ominiaworld.it/mondo/mondo_viaggi_000012.html
  2. ^ http://luivincent.blogspot.com/2007/12/la-reggia-di-caserta.html
  3. ^ Tuttora all'uscita "Caserta Sud" dall'autostrada A1, si può imboccare il lungo viale che, dopo qualche chilometro, giunge esattamente di fronte alla reggia. Purtroppo l'armonia di questo viale d'accesso è oggi guastata dalla linea ferroviaria che lo attraversa a breve distanza dall'emiciclo antistante la Reggia.

[modifica] Bibliografia

  • (A cura di) Rosanna Cioffi. Casa di Re - Un secolo di storia alla Reggia di Caserta 1752 - 1860. Milano - Firenze, Skira editore - Artificio srl, 2004. ISBN 8876242074
  • (A cura di) Gian Marco Jacobitti e Anna Maria Romano. Il Palazzo Reale di Caserta. Napoli, Electa, 2003. ISBN 8851001855
  • Felice Defilippis Il Palazzo reale di Caserta e i Borboni di Napoli - Di Mauro Editore. 1968. , Cava dei Tirreni.

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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