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Nicola II di Russia - Wikipedia

Nicola II di Russia

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Collabora a Wikiquote « Un uomo forte non ha bisogno del potere; un debole ne viene schiacciato. »
(Nicola II [1])
Nicola II
Imperatore ed Autocrate di Tutte le Russie
Nicola II
Nicola II di Russia
Regno 1° novembre 189415 marzo 1917
Incoronazione 26 maggio 1896
Nome completo Nikolaj Aleksandrovič Romanov
Nascita 18 maggio 1868
Tzarskoe Selo, San Pietroburgo Bandiera della Russia
Morte 17 luglio 1918
Ekaterinburg Bandiera della Russia
Predecessore Alessandro III
Successore Granduca Michele
(non accettò il trono)
Consorte Alessandra d'Assia
Figli Olga
Tatiana
Maria
Anastasia
Aleksej
Casa reale Romanov
Padre Alessandro III
Madre Dagmar di Danimarca

Nikolaj Aleksandrovič Romanov (Carskoe Selo6 maggio 1868 – Ekaterinburg1918) è stato un sovrano e santo russo. Il suo nome completo era Nikolaj Aleksandrovič Romanov (in russo, Николай Александревич Романов), ed il suo titolo ufficiale era Imperatore ed Autocrate di tutte le Russie (Божию Милостию, Император и Самодержец Всероссийский), Zar di Polonia, Mosca, Kiev, Vladimir, Novgorod, Kazan, Astrakhan e Siberia; Granduca di Finlandia e Lituania; Erede di Norvegia; Signore e sovrano di Iveria, dell'Armenia e del Turkestan; Duca di Schleswig-Holstein, Storman, Ditmars e Oldenburg. Fu l'ultimo zar di Russia. Ha conosciuto numerosi appellativi: Nicola il pacifico nei primi anni di regno; la letteratura sovietica lo ha dipinto invece come Nicola il sanguinario; attualmente, la tradizione popolare russa lo conosce come Nicola grande portatore della Passione.

Appartenente alla dinastia dei Romanov, alto 1,73 m, castano con occhi azzurri, considerato attraente in gioventù, sposò, in contrasto con i genitori, Alessandra d'Assia e del Reno, figlia del granduca Luigi IV d’Assia e del Reno e della Principessa Alice del Regno Unito, a sua volta figlia della Regina Vittoria.

Indice

[modifica] La giovinezza

Il piccolo Nikolàj Aleksàndrovič Romanov, futuro zar, sulle spalle della madre, la zarina Marija Fëdorovna.
Il piccolo Nikolàj Aleksàndrovič Romanov, futuro zar, sulle spalle della madre, la zarina Marija Fëdorovna.

Il 6 maggio 1868 nasce Nikolàj Aleksàndrovič Romanov, figlio di Alessandro III e di Maria Fëdorovna. E' il primo dei cinque figli della coppia imperiale: Aleksandr (1869-1870), Georgij (1871-1899), Mikhail (1878-1918), Ksenija (1875-1960) e Ol'ga (1882-1960).

Fin dall'infanzia dimostra un carattere serio e riservato, prono a seguire le indicazioni dei precettori e le imposizioni del forte carattere del padre. Alessandro III affida l'educazione del ragazzo a uomini di spicco del suo governo, tra cui il procuratore del Santo Sinodo, Konstantin Petrovič Pobedonostsev, il generale Danilovič, il ministro delle finanze Bunge.

Nel 1884, a sedici anni, incontra per la prima volta la futura moglie, la granduchessina tedesca Alice d'Assia e del Reno, alla quale sarà idealmente legato per tutta l'adolescenza, non facendone segreto nemmeno ai suoi famigliari. Tuttavia la prospettiva di un possibile matrimonio con una principessa tedesca contraria tanto lo zar quanto la zarina, ed Alessandro III preme su Nikolàj Aleksàndrovič perché abbandoni qualsiasi speranza di un'unione con Alice; incoraggia quindi la vita mondana del figlio nell'intento di concentrare la sua attenzione altrove: per questo motivo favorisce una relazione dell'erede con la prima ballerina del Teatro Marinskij di San Pietroburgo, Mathilde Kšesinskaja. Nikolàj Aleksàndrovič, nonostante il suo legame con la ballerina, non dimentica la granduchessa Alice, e nei suoi diari scrive che il suo sogno è, un giorno, di sposarla.

Dal 1885 al 1890 l'erede frequenta la facoltà di scienze politiche ed economiche presso l'istituto di giurisprudenza di San Pietroburgo, accompagnando a tali studi il servizio nella Guardia imperiale (dove guadagna il titolo di colonnello) ed i corsi dell'Accademia di stato maggiore. Dai diari del giovane Nikolàj Aleksàndrovič si desume un forte entusiasmo per la vita da caserma, per le parate, gli addestramenti, e la vita dei giovani soldati nella capitale.

Il 23 Ottobre 1890, l'erede salpa, su ordine dello zar, su un incrociatore russo alla volta dell'Egitto, delle Indie Orientali, della Cina e del Giappone. Lo accompagnano tra gli altri il fratello Georgij ed il principe Giorgio di Grecia. Durante la permanenza in Giappone, il futuro zar subisce un attentato alla testa da parte di un samurai, che lo costringe a interrompere il viaggio e a far ritorno a casa, attraverso la Siberia. Tornato dal viaggio, decide di interrompere definitivamente la relazione con la Kšesinskaja.

Durante i primi anni '90, le condizioni di salute dello zar Alessandro III peggiorano, ed egli, pronosticando forse una vicina successione di Nikolàj Aleksàndrovič al trono, dà il consenso al figlio di fidanzarsi con Alice.

L'8 Aprile 1894 Nikolàj Aleksàndrovič e Alice si fidanzano ufficialmente al castello di Coburgo, alla presenza del loro vasto reale parentado europeo (tra cui il kaiser Guglielmo II e la Regina Vittoria), riunitosi in occasione del matrimonio del fratello di lei, Ernesto Luigi d'Assia.

[modifica] I primi anni di regno

L'unzione di Nicola II e Aleksandra Fëdorovna a zar e zarina di tutte le Russie nella Cattedrale dell'Assunzione a Mosca, in un acquarello di Valentin Serov.
L'unzione di Nicola II e Aleksandra Fëdorovna a zar e zarina di tutte le Russie nella Cattedrale dell'Assunzione a Mosca, in un acquarello di Valentin Serov.

Il primo novembre 1894, giorno della morte di Alessandro III, Nicolàj Aleksandrovič Romanov ottiene formalmente il trono di Russia; tuttavia il cugino e amico d'infanzia Aleksandr Mikhailovič Romanov riferisce che quel giorno lo vide scosso e disperato. Infatti fino ad allora non ha mai ricoperto posizioni di responsabilità e lui stesso riferisce in lacrime al cugino di non sapere nemmeno come si parla ai ministri. Questa inesperienza sarà determinante per la grande influenzabilità da lui dimostrata nei primi anni del suo regno.

Il 14 novembre Nicolàj Aleksandrovič sposa la granduchessa Alice nella cappella del Palazzo d'Inverno. Pochi giorni prima, la futura zarina ha abbandonato la fede protestante per essere battezzata nell'ortodossia, assumendo il nome russo di Aleksandra Fëdorovna. I primi giorni di matrimonio, che coincidono anche con i primi del suo regno, vedono il giovane Nicola II molto combattuto tra una vita famigliare che lo appaga e gli impegni istituzionali che gravano su di lui. La sua pagina di diario del 17 novembre è emblematica:

Collabora a Wikiquote « Con Alix sono immensamente felice. Peccato che gli affari di stato mi prendano tanto tempo. Preferirei trascorrere con lei tutte queste ore.[2] »

Il 26 Maggio 1896 è incoronato Nicola II zar di tutte le Russie e Basileus della Chiesa Ortodossa russa. Sin dai primi giorni di regno i contemporanei vedono in alcuni avvenimenti i presagi di future disgrazie. Il più citato di questi avvenimenti è la tragedia del campo di Kodinka presso Mosca, nel corso dei festeggiamenti per l'incoronazione. A causa della cattiva organizzazione di argini e impalcature atte a contenere la folla, 1400 persone muoiono schiacciate. Ancora sotto la forte influenza degli zii Vladimir, Pavel e Sergeij, il nuovo zar annulla le sue intenzioni iniziali di sospendere i festeggiamenti di fronte alla tragedia e suscita così le prime e feroci critiche, nonostante abbia predisposto un forte indennizzo per ciascuna delle famiglie delle vittime.

[modifica] La politica interna

[modifica] La compagine conservatrice

Nicola II presenzia ad una sessione del Concilio di stato, il 27 Maggio 1901. Quadro di Ilja Repin esposto al Museo Russo
Nicola II presenzia ad una sessione del Concilio di stato, il 27 Maggio 1901. Quadro di Ilja Repin esposto al Museo Russo

Dal carattere mite ed influenzabile, dedica i primi anni di regno a mantenere -seguendo la linea del padre- l'assetto accentrato del potere, che aveva permesso fino ad allora di conservare la stabilità governativa. Tra i suoi principali collaboratori figurano uomini di spicco del regno di Alessandro III come il procuratore del Santo Sinodo Pobedonostsev, i ministri degli Interni Ivan Logginovič Goremykin (dal 1895 al 1899) e Vjačeslav Kostantinovič Pleve (dal 1902 al 1904), il capo della polizia di San Pietroburgo Dimitrij Fëdorovič Trepov (dal 1896 al 1905).

Vorrebbe diventare un vero "padre del popolo" (titolo culturale degli zar nelle campagne russe), e anche accondiscendendo alle richieste della moglie, allontana sé e la sua famiglia dalla vita mondana dell'aristocrazia. Ciò lo rende alieno alle simpatie di gran parte della Grande nobiltà di Mosca e San Pietroburgo (che non si riconosce in questo zar che privilegia uno stile di vita sobrio e distaccato dal mondo della corte).

Sotto l'impulso del reazionario conte Pleve, ministro dell'Interno, sottomette gli Zemstvo (assemblee provinciali aperte al popolo) a dei funzionari statali, e accondiscende ad una "russificazione" delle province, in particolare della Polonia, della Finlandia e del Caucaso.

[modifica] Il ministero di Vitte

In seguito Nicola II nomina nuove personalità che, al contrario della compagine conservatrice, comprendono la necessità di numerosi cambiamenti di cui la Russia necessita. Più di tutti eserciterà la sua influenza sul sovrano Sergej Julievič Vitte, ministro delle Finanze (dal 1892 al 1903), poi Presidente del Consiglio dei ministri (dal 1905 al 1906). Durante il primo incarico, Vitte esercita di fatto anche la posizione di primo ministro ed esercita un notevole influsso sulla politica estera; gli obiettivi principali sono di portare il paese al ruolo di grande potenza europea e a una posizione di vantaggio nella corsa imperialistica.

Sergej Julievič Vitte nel 1905.
Sergej Julievič Vitte nel 1905.

Vitte si rende conto meglio di altri che, per rendere attuabili le riforme e lo sviluppo industriale ed economico, sono necessari presupposti sociali, culturali e politici, che permettano al paese di abbandonare gradualmente l'impianto ideologico di stampo autocratico e classista e avviare la liberalizzazione e la democratizzazione. I suoi tentativi sono però ostacolati dal fronte unito degli aristocratici latifondisti e dei grandi proprietari terrieri. Nicola II, inoltre, non tenendo in conto simpatie ed antipatie personali nella scelta dei ministri di fronte alle necessità di politica interna, ha non pochi problemi di incomunicabilità con questi ultimi, soprattutto se si tratta di politici dalla forte personalità come Vitte; a causa di ciò si hanno numerosi contrasti tra il sovrano e il suo primo ministro.

Nonostante tutto, Nicola II è consapevole del valore di Vitte, e quest'ultimo ha mano libera per tutta la durata dei suoi ministeri: il grado di industrializzazione raggiunto negli anni Novanta rappresenterà l'ultimo tentativo di modernizzare il paese di adeguarlo alla nuova realtà imperialistica.

Prima della fine del secolo, la bilancia commerciale russa dà già i primi progressi, e questo consente di arrivare alla copertura aurea del rublo, che diviene così convertibile e affidabile, risvegliando gli interessi degli operatori stranieri in Russia. Queste ed altre misure economiche rendono possibile uno sviluppo del 50% delle ferrovie in tutto il paese e la realizzazione della ferrovia Transiberiana, terminata nel 1901.

Al completamento del progetto fa seguito un forte impulso alla produzione di ferro e acciaio in numerosi siti dell'Ucraina; e all'estrazione del carbone (in particolare nel bacino del Donec) e del petrolio. La politica agraria, al contrario, si dimostra fallimentare ed inadeguata sebbene segua un forte ripopolamento della Siberia e dei territori in Estremo Oriente. L'attenzione per lo sfruttamento delle risorse orientali tuttavia genera un conflitto amministrativo di competenze tra i ministeri delle Finanze e degli Esteri, al quale si devono le premesse per le successive tensioni con il Giappone.

Intorno al 1899 la politica di Vitte ha portato al successo i primi anni del regno di Nicola II, e si arriva a paragonarlo a Colbert e Turgot[3]. Tuttavia nello stesso anno, a due cattivi raccolti segue una terribile carestia in sedici governatorati; il consecutivo crollo industriale causa la chiusura di molte imprese appena costituite. Nel 1900, in piena crisi mondiale della moneta, queste catastrofi si acuiscono causando la chiusura di industrie e banche: gli oppositori latifondisti di Vitte approfittano della situazione per rinnovare gli attacchi contro di lui, definendolo il padre della socialdemocrazia. Solo nel 1903 la Russia riprende l'ascesa economica con tassi di crescita pari a quelli precedenti la crisi.

[modifica] La politica estera

[modifica] L'appello al disarmo e la conferenza dell'Aja

Nel 1898 Nicola II, ispirato dalle teorie di Johann Bloch, il quale aveva pubblicato un'approfondita ricerca sulle possibili conseguenze di una guerra mondiale, lancia - su consiglio del ministro Vitte - a tutti i paesi un appello al disarmo e alla pace mondiale, riferendosi alle conseguenze commerciali, finanziarie e morali della corsa agli armamenti [4]. Nel 1899 lo lo zar sceglie la città dell'Aja per una conferenza internazionale tesa a discutere questo problema.

Le altre potenze imperiali e imperialistiche come l'Inghilterra e la Germania accolgono freddamente l'invito; venti nazioni europee, tuttavia, partecipano all'incontro accanto a Stati Uniti, Messico, Giappone, Cina, Siam e Persia alla presenza di esperti di diritto internazionale di vari paesi. La proposta di disarmo è respinta, ma si ottiene una convenzione sulle regole belliche (che prevede la tutela di persone e strutture civili e la proibizione di Gas venefici). Il risultato più importante ottenuto dallo zar ed i suoi collaboratori è però la creazione della Corte permanente di Arbitrato, per la mediazione e composizione dei conflitti tra gli stati.

In questa iniziativa, Nicola II è sostenuto principalmente da Bertha von Suttner, fondatrice del movimento pacifista tedesco, e da Henry Dunant, fondatore della Croce Rossa.

[modifica] La guerra con il Giappone

Per approfondire, vedi la voce Guerra russo-giapponese.

In seguito all'espansione russa in Manciuria, aumentano le tensioni tra l'impero di Nicola II e il Giappone; lo zar tuttavia mostra di dar poco peso al degenerare dei rapporti diplomatici con il paese asiatico giacché, come del resto tutte le altre potenze europee, non lo considera una minaccia degna di nota.

Tuttavia, in seguito al cattivo andamento nella guerra che ne segue (1904-1905), la situazione politica interna, che sembra essere divenuta meno precaria a cavallo del secolo, peggiora spaventosamente.

E' proprio a causa dei disordini politici interni, e in seguito a imponenti sconfitte come la perdita della piazzaforte di Port Arthur ed il disastro navale di Tsushima, che la Russia decide di concludere per via diplomatica la guerra con il trattato di Portsmouth (5 settembre 1905) firmato attraverso la mediazione del presidente americano Theodore Roosevelt.

[modifica] La Domenica di sangue e i tumulti del 1905

Numerose manifestazioni si ebbero durante i tumulti del 1905, alle quali aderirono anche intelletuali e borghesi. Questa, vista dal pittore Ilja Repin, è la manifestazione del 17 ottobre.
Numerose manifestazioni si ebbero durante i tumulti del 1905, alle quali aderirono anche intelletuali e borghesi. Questa, vista dal pittore Ilja Repin, è la manifestazione del 17 ottobre.
Per approfondire, vedi le voci Domenica di sangue (1905) e Rivoluzione russa del 1905.

Il 22 gennaio 1905 (detta in seguito "la domenica di sangue") sfila per le strade di Pietrogrado una manifestazione di protesta, formata in particolare da operai e contadini guidati dal Pope Gapon. Lo scopo è di marciare verso il Palazzo d'Inverno per chiedere allo zar riforme. Nicola II, che si trova nella sua abitazione di Carskoe Selo, non ne è avvertito in tempo. I funzionari di palazzo reprimono quindi la manifestazione nel sangue con l'impiego dell'esercito: muoiono oltre 100 persone e altre 1000 sono ferite. Allo zar viene riferito che è sfuggito ad un pericolo mortale e che le truppe sono state costrette a sparare per difendere il palazzo, causando duecento morti. Sul diario il sovrano annota:

Collabora a Wikiquote « Un brutto giorno. A Pietroburgo sono scoppiati gravi disordini. Poiché gli operai intendevano raggiungere il palazzo d'Inverno, le truppe hanno dovuto sparare. In diversi punti della città si sono avuti parecchi morti e feriti. Dio mio, che dolore, che pena.[5] »

Nei giorni successivi lo zar riceve quindi una delegazione di venti operai a Carskoe Selo, deprecando ciò che è avvenuto ed ascoltando le richieste e le petizioni che sono state raccolte per essergli sottoposte. Nonostante ciò, a seguito della Domenica di sangue, che segna la fine della popolarità di Nicola II, segue un'ondata di rivolte e manifestazioni in tutto il paese, tra cui le sommosse a Varsavia e a Riga e l'ammutinamento della corazzata Potëmkin della flotta del Mar Nero. Si rasenta il rischio di una rivoluzione; in questo momento allo zar si offrono due prospettive: instaurare una dittatura militare, considerata in un primo momento dal confuso sovrano ma subito scartata, o cedere alle richieste e ascoltare il consiglio di Vitte, quindi la convocazione di un parlamento con funzione legislativa, l'estensione del diritto di voto a tutti gli strati della popolazione e il riconoscimento di libertà civili.

[modifica] Le riforme

[modifica] La Legge fondamentale dello Stato

Il 30 ottobre 1905, in seguito ad uno sciopero generale durato dieci giorni, lo zar è costretto a concedere, con il cosidetto Manifesto d'ottobre, un parlamento a suffragio universale, la Duma (Дума). Dal diario dello zar di quel giorno:

Collabora a Wikiquote « [...]Ho firmato il manifesto alle cinque. Dopo una simile giornata ho la testa appesantita e i pensieri mi si confondono. O Signore aiutaci, salva la Russia e dalle la pace![6] »

Il 27 aprile 1906 lo zar emana la Legge fondamentale dello Stato, sorta di costituzione che trasforma la Russia in una monarchia costituzionale: in particolare, viene confermata la concessione della Duma eletta a suffragio universale ed è istituita formalmente la figura di Primo Ministro.

Ben presto però, essendo la Duma in completo disaccordo con lo zar, questi cambia la legge elettorale, concedendo il diritto di voto alle sole classi più abbienti.

Il 3 Maggio 1906 Nicola II accetta le dimissioni di Vitte e del suo governo; ottiene la presidenza del consiglio il conservatore Goremykin, ed è nominato ministro degli Interni Pëtr Arkadevič Stolypin, già governatore di Saratov.

La sede della Duma a Palazzo Tauride, in San Pietroburgo.
La sede della Duma a Palazzo Tauride, in San Pietroburgo.

[modifica] La Duma

La Duma non ha, dunque, un effettivo potere, anche per la possibilità che ha lo zar di porre il veto sulle leggi e di sciogliere la camera. Ci saranno quattro Dume:

  • la prima Duma (1905-1906), sciolta dopo pochi mesi perché in contrasto con lo zar;
  • la seconda Duma (1906-1907), formata da un numero maggiore di deputati, fu anch'essa sciolta dopo poco tempo perché in contrasto con il governo;
  • la terza Duma (1907-1913), fu l'unica a non essere sciolta; fu in questa occasione che entrarono per la prima volta in parlamento i bolscevichi;
  • la quarta duma (1913-1917), sciolta in seguito alla Rivoluzione di febbraio.
Pëtr Arkadevič Stolypin ritratto da Il'ja Repin.
Pëtr Arkadevič Stolypin ritratto da Il'ja Repin.

[modifica] Il ministero di Stolipyn

Nel 1906, alle dimissioni di Goremykin, lo zar nomina primo ministro Stolipyn, nel quale nutre la più completa fiducia. In una lettera alla madre Nicola II scrive riguardo al nuovo premier:

Collabora a Wikiquote « Non posso dirti quanto io abbia imparato a ben volerlo e a rispettarlo. Il vecchio Goremykin mi aveva dato un buon consiglio indicandomi esclusivamente lui[7]»

Stolypin avvia un'importante riforma agraria: essa comporta lo scioglimento dell'obščina (la comune contadina dalla quale dipendeva la distribuzione delle terre) e la creazione di numerose piccole fattorie cui assegnare la proprietà definitiva ai contadini. Si premiano così gli sforzi individuali a onta della dispersione produttiva che deriva dal lavoro di comunità: i contadini che riusciranno in tal modo ad arricchirsi, i kulaki, potrebbero essere, nelle previsioni del ministro, degli ideali sostenitori della monarchia. La riforma non riesce tuttavia a portare gli effetti sperati. Egli inoltre ammoderna alcune leggi, tra cui l'abolizione dell'esilio, ma i suoi progetti sono stroncati dalla morte: è infatti assassinato, al teatro di Kiev, il 18 settembre 1911 da Dmitrij Bogrov.

[modifica] La famiglia imperiale e il legame con Rasputin

Ritratto ufficiale della famiglia imperiale realizzato dalla Compagnia Levitskij nel 1913. Da sinistra a destra, in piedi: la granduchessa Marija e la zarina Aleksandra Fëdorovna; seduti: la granduchessa Ol'ga, Nicola II, la granduchessa Anastasia, lo zarevič Aleksej e la granduchessa Tat'jana.
Ritratto ufficiale della famiglia imperiale realizzato dalla Compagnia Levitskij nel 1913. Da sinistra a destra, in piedi: la granduchessa Marija e la zarina Aleksandra Fëdorovna; seduti: la granduchessa Ol'ga, Nicola II, la granduchessa Anastasia, lo zarevič Aleksej e la granduchessa Tat'jana.

[modifica] I figli dello zar

Nicola II ha da Aleksandra Fëdorovna quattro figlie: le granduchesse Ol'ga, Tat'jana, Marjia ed Anastasia. Solo nel 1904 nasce l'erede maschio, lo zarevič Aleksej. I figli dello zar crescono, per volontà dei genitori, diversamente dagli altri ragazzi appartenenti all'aristocrazia. Nicola II impartisce ai figli un'educazione molto simile a quella che suo padre aveva voluto per lui: rigoroso studio quotidiano, camere comuni con brandine da campo, assenza di alterigia nei rapporti con la guardia o il personale (che tuttavia può rivolgersi ai figli dello zar solo se interpellato). La zarina da parte sua educa le sue figlie in piena sintonia con la tradizione vittoriana (ereditata dalla nonna, Regina Vittoria d'Inghilterra) che voleva le nobildonne impegnate nel sociale. Le granduchesse organizzano pesche e vendite di beneficenza, e ricevono non più di due rubli alla settimana per le loro spese personali. Inoltre il forte isolamento nella residenza di Carskoe Selo, giustificato dal timore della madre che vengano in contatto con la precoce e depravata gioventù aristocratica russa, accentua molto il legame tra le sorelle e il piccolo zarevič. Le particolari attenzioni della famiglia per quest'ultimo sono giustificate dal fatto che sia malato di emofilia, malattia probabilmente ereditata dalla bisnonna inglese, che lo espone al pericolo di forte emorragia interna in seguito ad ogni minimo trauma. La malattia è tenuta nascosta, e l'erede costretto ad una continua sorveglianza.

[modifica] L'arrivo di Rasputin

Aleksandra Fëdorovna chiede allora aiuto ad un contadino e starec siberiano sopraggiunto a San Pietroburgo con doti di taumaturgo, Grigorij Rasputin. Malgrado gli sforzi dei medici per capire come riesca a calmare le più acute crisi dello zarevič (dovute anche a piccoli ematomi), Rasputin riesce più di una volta a salvare l'erede da gravi crisi. La zarina, di indole mistica e attirata dalla retorica primitiva e schietta del siberiano, accorda subito a Rasputin la più completa fiducia, e anche Nicola II in un primo tempo. L'ingresso di un contadino nell'esclusiva intimità della coppia imperiale deriva direttamente dal desiderio, mai sopito, dello zar di entrare in contatto diretto con il popolo.

Mentre la zarina sarà da quel momento totalmente plagiata dal siberiano, lo zar in seguito si distaccherà gradualmente dalla figura di Rasputin. Quest'ultimo nel tempo comincia a uscire frequentemente dal suo ruolo di consigliere spirituale, prodigandosi in giudizi su politici e ministri; Aleksandra Fëdorovna si dimostra sempre più prona a condividere il parere dello starec siberiano, fino a diventare completamente dipendente dalla sua opinione.

[modifica] L'influenza sulla zarina

Rasputin condanna senza remore granduchi o politici collusi con il traffico di armi, le speculazioni su latifondi e la fuga di capitali all'estero. La fitta rete che nella capitale si è creata attorno a lui gli permette di denunciare alla zarina qualsiasi traffico concernente i nuovi candidati a cariche pubbliche o statali; la sovrana riferisce quindi allo zar e nelle numerose lettere sono frequenti gli inviti a seguire i consigli di Rasputin. Il giudizio del contadino può diventare tanto determinante da causare la caduta istantanea del funzionario indicato, rendendo difficile persino il dialogo dei ministri con lo zar: Nicola II non avrebbe tollerato a lungo questa situazione e distoglierà l'attenzione dai consigli di Rasputin ancor prima che l'influenza di questi sulla moglie raggiunga il culmine [8].

Allo scoppio della prima guerra mondiale, Rasputin si oppone alacremente all'entrata in guerra della Russia, profetizzando che sarà una catastrofe sia per i contadini che per i sovrani. Con la partenza di Nicola II per il Quartier Generale, Aleksandra Fëdorovna sotto l'influenza di Rasputin mantiene il controllo politico nella capitale, inimicandosi gran parte della classe politica e aristocratica. E' in questo periodo che nasce la diceria, alimentata dalla stampa scandalistica, che Rasputin sia l'amante della sovrana e che Nicola II sottostia ai loro ordini. In realtà più di una volta lo zar intima alla moglie di non intromettersi negli affari di Stato e di mantenere Rasputin lontano da essi. Tuttavia nelle grandi città le dicerie sul rapporto di Rasputin con la coppia imperiale si diffondono come il malcontento, alimentando il discredito dei sovrani di fronte alla crisi portata dalla guerra. Rasputin viene quindi assassinato nel dicembre 1916 proprio da una congiura di giovani aristocratici, formata tra gli altri dal granduca Dmitrij Pavlovič e dal principe Feliks Jusopov, che ne martoriano il corpo e lo gettano nella Neva.

[modifica] La fine del regno

Nel 1913 si celebrano i trecento anni della dinastia Romanov al potere. Nel 1613, infatti, il boiardo Michele Romanov era stato eletto, appena sedicenne, zar di tutte le Russie. In occasione del tricentenario, Nicola II e la famiglia presenziano a numerose cerimonie in loro onore in tutto il paese; in quell'occasione inoltre posano per una serie di ritratti rimasta tutt'oggi come il più celebre documento fotografico dell'ultima famiglia imperiale russa, e contribuiscono a fornire un'immagine ufficiale dei suoi membri alla società, che raramente è entrata in contatto con la zarina o le granduchesse (proprio a causa dell'atteggiamento riservato e restio a contatti con l'alta società dei sovrani).

In questo tempo di relativa calma, sono in molti a non presagire il disastro imminente, che sopraggiungerà l'anno successivo. Economisti e tecnici pronosticano un roseo avvenire per le finanze e l'industria russa e lo stesso Lenin, dal suo esilio a Ginevra, afferma che probabilmente i "rivoluzionari della vecchia guardia" come lui non vedranno la Rivoluzione, tanto sembra lontana.

[modifica] L'entrata in guerra

Reparti cosacchi in una cartolina del 1914. I versatili reggimenti di cavalleria leggera come questi ebbero un ruolo fondamentale nelle battaglie dei primi mesi di guerra sul fronte orientale.
Reparti cosacchi in una cartolina del 1914. I versatili reggimenti di cavalleria leggera come questi ebbero un ruolo fondamentale nelle battaglie dei primi mesi di guerra sul fronte orientale.
Collabora a Wikiquote « Pensi alla responsabilità che Lei mi consiglia di assumermi. Pensi che questo costerà la vita a migliaia di russi. Mi ha convinto, Sazonov, ma questo è il giorno più triste della mia vita. »
(Nicola II al suo ministro degli Esteri, all'atto di firmare l'ordine di mobilitazione [9])

La situazione politica interna della Russia tornerà ad infiammarsi durante lo svolgimento della della prima guerra mondiale. Nell'estate 1914 il debole equilibrio internazionale tra le grandi potenze si rompe, con l'aggressione austriaca della Serbia dopo l'attentato di Sarajevo. Nicola II osteggia fortemente l'entrata in guerra della Russia contro la Germania del kaiser Guglielmo II, ritardando inizialmente la mobilitazione militare russa e nel frattempo proponendo a quest'ultimo di operare da mediatore tra l'Austria-Ungheria e la Serbia davanti alla Corte dell'Aja.

Il kaiser non solo respinge il negoziato ma estende alla Russia un ultimatum ove si intima di sospendere i preventivi preparativi militari contro l'Austria-Ungheria. Vista l'impossibilità di sospendere ulteriormente la mobilitazione a tutela dell'alleato Serbo, la Russia riceve la dichiarazione di guerra dalla Germania, cui segue l'inizio delle ostilità nel resto d'Europa. Lo zar, sotto le pressioni della Francia (i tedeschi, nelle prime settimane di guerra giungono a pochi kilometri da Parigi) venne spinto ad attaccare la Prussia orientale.

L'esercito dello zar conta un numero esorbitante di effettivi (oltre 14 milioni), che gli vale, tra gli Alleati, la nomea di "Rullo compressore russo". Tuttavia gli armamenti russi, nonostante la superiorità numerica e la dotazione alla fanteria dell'efficiente M1891, si dimostreranno in seguito spaventosamente inadeguati per affrontare la macchina bellica tedesca.

Dopo una rapida occupazione delle regioni orientali della Prussia, l'esercito russo deve piegarsi alla controffensiva tedesca dopo la disastrosa battaglia di Tannenberg e al successivo stabilizzarsi del fronte orientale. Inoltre, a causa di numerosi errori strategici e per i mancati rifornimenti dovuti a speculazioni illecite di alti funzionari, la Russia subisce altre gravi sconfitte, come nello scontro dei Laghi Masuri; questo porta alla terribile perdita di sei milioni di effettivi tra il 1914 e il 1917.

[modifica] Il trasferimento al Quartier Generale

Le perdite sempre più ingenti spingono lo zar, contro il parere dei ministri, a prendere il comando diretto dell'esercito e a trasferirsi a Mogilëv, sostituendo il comandante in capo, lo zio e granduca Nikolaj Nikolaevič Romanov. La storiografia tradizionale dipinge Nicola II come passivo e indolente anche durante la sua presenza al Quartier Generale, portando ad esempio il fatto che passasse il tempo in scampagnate e partite a domino. Queste affermazioni si basano su banali annotazioni di Nicola II nel suo diario; in realtà la presenza dello zar, il quale porta con sè per un certo periodo anche il figlio Aleksej, è determinante nella diminuzione dei disservizi nei rifornimenti, e nel riallacciare i rapporti con i reggimenti al fronte, sempre più spesso alla mercé della durezza e ferocia di numerosi ufficiali di scuola zarista.

L'offensiva ottiene dei notevoli miglioramenti, come la minaccia della regione austriaca della Galizia da parte del generale Brusilov e la presa della grande piazzaforte austriaca di Przemysl, il 19 Marzo 1915; tuttavia i successi militari non hanno ormai più il potere di arginare la pressione dei tedeschi sul fronte del nord, e della crisi all'interno del paese. I rifornimenti alle città sono infatti dimezzati, lunghe file per i viveri si formano nelle strade, i primi soviet di operai e soldati si riuniscono sotto la pressione di agitatori bolscevichi, e i repubblicani premono sulla Duma affinché si effettui un cambio ai vertici in grado di salvare il paese dal crollo totale.

Nicola II nei giorni successivi l'abdicazione, nel marzo 1917
Nicola II nei giorni successivi l'abdicazione, nel marzo 1917

[modifica] L'abdicazione

Per approfondire, vedi la voce Rivoluzione russa (La rivoluzione di febbraio).

Il 23 febbraio 1917 a Pietrogrado il popolo insorge per la mancanza di riformimenti alimentari, e la polizia zarista si schiera questa volta dalla sua parte. Dal diario di Nicola II al quartier generale, il 10 marzo:

Collabora a Wikiquote « A Pietrogrado alcuni giorni fa sono cominciati i disordini. Anche le truppe, purtroppo, hanno cominciato a prendervi parte. E' una sensazione terribile sentirsi così lontani e ricevere soltanto notizie brutte e frammentarie! ... Dopo pranzo ho deciso di andare a Carskoe Selo al più presto e sono corso al treno.[10] »

Il blocco delle ferrovie e dei telegrafi isola il sovrano, che viene informato solo a fatti avenuti che la Duma ha preso il potere nella capitale. Dopo aver consultato alcuni ufficiali, deputati e generali, e spinto dalla stanchezza e dall'impossibilità di reagire, il 14 marzo decide di abdicare.

Il 15 marzo, nel vagone privato dello zar e in presenza di due deputati della Duma, viene firmato il manfesto dell' abdicazione. Le intenzioni iniziali di Nicola II sono di trasmettere il trono al figlio Aleksej. Tuttavia, prima di firmare chiede di cambiare il successore al trono nella persona di suo fratello Mikhail; questo perché, spiegherà in seguito, teme che il figlio malato possa essere separato dalla famiglia (per la quale è possibile sia previsto l'esilio). Durante l'atto, fa inoltre richiesta, per lui e per la famiglia, di essere trasferiti nella sua residenza vicino Jalta, in Crimea, confessando il desiderio di dedicarsi all'agricoltura. I testimoni dell'abdicazione lo descrivono come tranquillo e quasi indifferente al momento della firma del manifesto; tuttavia, nel diario quella sera scrive:

Collabora a Wikiquote « [...]una penosa sensazione, mi sentivo un sopravvissuto. Attorno a me tradimento, viltà e inganno.[11] »

Dopo l'abdicazione, mentre il fratello viene informato della sua decisione e trasferisce il potere nelle mani del Governo Provvisorio, il treno dell'ex-zar, impossibilitato a proseguire per Carskoe Selo ritorna a Mogilëv. Lì, il 17 marzo l'ex-zar, che ha mantenuto solo il titolo di colonnello e si trova in stato di arresto, ottiene il permesso di incontrare la madre, l'ex-imperatrice vedova Maria Fëdorovna.

Il 21 marzo il colonnello Romanov parte dal quartier generale per raggiungere finalmente Carskoe Selo da prigioniero politico. Prima di partire dirama un messaggio alle truppe in qualità di ex-comandante in capo:

Collabora a Wikiquote « Mi rivolgo a voi, truppe che amo ardentemente, per l'ultima volta. Eseguite il vostro dovere, difendete la vostra valorosa Patria, obbedite al Governo Provvisorio, date ascolto ai vostri capi: che Dio vi benedica e il Santo martire, il trionfante Georgij vi guidi alla vittoria.[12] »

Il messaggio non ottiene però il permesso di essere pubblicato.

[modifica] La prigionia e la morte

[modifica] La detenzione sotto il Governo Provvisorio

Il prigioniero colonnello Romanov il 22 marzo arriva a Carskoe Selo, dove si ricongiunge con la sua famiglia ed una piccola parte del seguito, anch'essi prigionieri. Dal diario:

Collabora a Wikiquote « Giovedì. Sono arrivato a Carskoe Selo alle 10 e mezzo. [...] Dio Mio! che differenza! Per le strade e intorno al palazzo ci sono le sentinelle, all'interno aspiranti ufficiali. [...] ho visto la mia dolce Alix e i cari figli. [...] Ho fatto una passeggiata con Valja [il principe Dolgorukov, suo aiutante di campo] e ho lavorato un po' con lui in giardino, poiché non potevo spingermi più in là.[13] »

Durante gli arresti domiciliari, la famiglia Romanov passa molto tempo in lavori di giardinaggio e orticoltura, sebbene subiscano costantemente gli improperi e gli scherni delle guardie addette alla loro sorveglianza; quando un giorno l'ex zar tende la mano ad un fuciliere, questi rifiuta sdegnosamente voltandogli le spalle. Nicola Romanov riceve inoltre la visita del capo del Governo Provvisorio, Aleksandr Kerenskij, dal quale ottiene il permesso di rivedere il fratello Michail e di prolungare il tempo passato all'aria aperta per sé e per i figli. Kerenskij, in seguito all'aggravarsi della situazione politica per il governo decide, per ragioni di sicurezza, di deportare i membri della famiglia Romanov in Siberia. Oltre a Nicola ed alla sua famiglia, che vengono trasferiti a Tobol'sk, altri aristocratici tra cui il fratello dello zar Michail e la sorella della zarina, Elisabetta Fëdorovna, verranno deportati in varie località siberiane.

L'ex-zar con il figlio Aleksej durante la prigionia a Tobol'sk nel 1917
L'ex-zar con il figlio Aleksej durante la prigionia a Tobol'sk nel 1917

Nei progetti di Kerenskij è previsto - qualora la situazione si dovesse calmare - l'espatrio almeno per la moglie ed i cinque figli dell'ex-sovrano, ma gli eventi precipitano.

[modifica] La detenzione sotto i bolscevichi

In seguito alla Rivoluzione d’ottobre e alla salita al potere di Lenin, il Soviet degli Urali reclama i prigionieri; nell'estate del 1918 in seno al partito bolscevico si consuma una prima lacerazione: da una parte Trozkij vorrebbe trasferire Nicola a Mosca per giudicarlo in un plateale processo, trasferendo al contempo la famiglia all'estero; dall'altra Sverdlov suggerisce una soluzione immediata e intransigente nei confronti di tutti i rappresentanti dei Romanov. In particolare il radicale Soviet di Ekaterinburg si fa portatore principale di questa corrente: più volte invia distaccamenti di guardie rosse a Tobol'sk nel tentativo di rapire i prigionieri, ma senza successo. Tuttavia quando, nell'estate del 1918 Mosca manda un plenipotenziario a prelevare l'ex-zar ed i suoi, il Soviet di Ekaterinburg intercetta il convoglio e costringe gli uomini di Mosca a consegnare i prigionieri: il destino dei Romanov può dirsi segnato. A Ekaterinburg è già stato deciso di trasferire i Romanov nella palazzina del mercante Ipat'ev, confiscata per l'occasione e rinominata "Casa a destinazione speciale".

Lì i prigionieri condividono l'abitazione con le guardie addette alla loro sorveglianza e sono sottoposti da queste ultime a numerose angherie. Vista l'avanzata della "Legione cecoslovacca" appartenente all'Armata Bianca controrivoluzionaria, il soviet locale da ordine di accelerare i tempi dell'esecuzione. L'operazione viene affidata ad un commissario della čeka, Jakov Jurovskij, il quale fin da subito si occupa di organizzare la fucilazione ed il successivo occultamento dei corpi. Di fronte al diniego di numerosi čekisti che si rifiutano di sparare sull'intera famiglia, è creato un commando composto da ex prigionieri di guerra austriaci ed ungheresi, tra i nomi dei quali figura anche il giovane Imre Nagy.

[modifica] La morte

Per approfondire, vedi la voce Jakov Jurovskij#L'esecuzione dei Romanov.

Nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918 Jurovskij sveglia l'ex-zar e la famiglia, dando l'ordine di preparare i bagagli per una partenza. Sgomberate le stanze che occupano, i Romanov e gli altri prigionieri sono condotti nello scantinato della casa e Jurovskij ordina di disporsi per una fotografia di notifica; dopodiché chiama il commando.

Secondo quanto hanno testimoniato Jurovskij e altri membri del commando, quando viene letta la sentenza, l'ex-zar si volta verso la sua gente, poi rivolge al commissario una frase confusa: "Cosa? Cosa?"; Jurovskij ripete frettolosamente l'ordine e ordina di far fuoco. Nella confusione che segue, Nicola II è il primo a cadere, poi la moglie Aleksandra Fëdorovna, i membri del seguito: il medico dott. Botkin, l'inserviente Trupp, il cuoco Charitonov, poi i cinque figli, Ol'ga, Tat'jana, Marjia, Anastasia, Aleksej, e la dama di compagnia Anna Demidova. Tre figlie (non identificate) rannicchiate in un angolo non muoiono all'istante ed è necessario che gli uomini le trafiggano con le baionette. Durante il trasporto dei cadaveri si rinvengono anche i corpi di Jimmy (il cane di Anastasia) e Ortino (il bulldog di Tat'jana).

I corpi vengono portati nel vicino bosco di Koptiakij e, dopo una previa divisione (sono bruciati a metà strada i corpi di Aleksej e di Marjia o Anastasia) vengono denudati e, dopo essere stati fatti a pezzi, gettati nel pozzo di una vecchia miniera. Quindi i resti sono sciolti con acido solforico e infine dati alle fiamme: è necessario che i Bianchi non trovino alcuna traccia dell'esecuzione avvenuta.

Il giorno seguente all'esecuzione, Sverdlov interrompe i lavori del comitato centrale di Mosca, e mormora qualcosa a Lenin; quest'ultimo allora dice ad alta voce: "Il compagno Sverdlov ha da fare una dichiarazione." "Devo dire..." declama Sverdlov: "...che abbiamo ricevuto notizie da Ekaterinburg. Per decisione del Soviet regionale, è stato fucilato Nicola II in un tentativo di fuga mentre le truppe cecoslovacche si avvicinavano alla città. Il presidium del comitato esecutivo centrale panrusso approva tale decisione". Segue un "silenzio generale", fino a quando Lenin non propone di continuare il lavoro interrotto.[14][15]

Il comunicato ufficiale alla popolazione è diramato solo il 20 luglio. In quella data il quotidiano di Ekaterinburg Ural'skij rabočij pubblica la notizia assieme ad un articolo del giornalista Safarov:

Collabora a Wikiquote « Ammettiamo pure che in questo caso siano state violate molte regole del processo borghese e non sia stato rispettato il tradizionale cerimoniale che nella storia è sempre stato riservato all'esecuzione delle teste coronate. Ma il potere degli operai e dei contadini ha manifestato un eccezionale spirito democratico. Non è stata fatta eccezione per l'assassino di tutte le Russie, che è stato giustiziato al pari di un qualsiasi brigante. Nicola il sanguinario non c'è più. E a buon diritto operai e contadini possono dire ai loro nemici: «Avevate scommesso sulla corona imperiale? Essa è perduta, raccogliete in cambio una testa coronata vuota!»[16] »

[modifica] Il ritrovamento dei corpi

Nel 1990 i corpi vengono ritrovati, ed identificati con l'esame del DNA. Mancano però i resti dello Zarevič Aleksej e della Granduchessa Anastasia, probabilmente bruciati dopo l'esecuzione, come attestano le note di Jurovskij.

Il 16 luglio 1998 la famiglia imperiale è inumata nella Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo a San Pietroburgo in seguito ad un funerale di Stato presenziato dal presidente Boris Elstin.

Il 23 Agosto 2007 uno dei prosecutori dell'inchiesta sui due corpi scomparsi, Sergeij Pogorelov, ha dichiarato da Ekaterinburg che "delle ossa trovate in un'area di terra bruciata presso Ekatrinburg appartengono a un ragazzo e ad una ragazza all'incirca della stessa età di Aleksej e di una delle sue due più giovani sorelle". Lo scenziato locale Nikolaj Nevolin dichiarò che un test sui resti sarebbe presto stato avviato. Il 28 Settembre è stato annunciato dalle autorità regionali che la probabilità che le ossa appartengano ai due figli di Nicola II "è molto alta".

[modifica] La glorificazione

Nel 2000 la Chiesa Ortodossa russa, guidata dal patriarca Aleksej II, ha glorificato e dichiarato santi martiri Nicola II e la sua famiglia, considerato il contegno da loro tenuto durante la deportazione e la prigionia, il fatto di aver - come attestano diari e lettere ritrovati dopo la morte - concesso in nome della Fede il perdono ai loro carcerieri e carnefici, e di aver auspicato la fine della guerra civile anche davanti alla possibilità di venire salvati dall'incipiente arrivo dell'armata bianca: Nicola II in prigionia rifiutò, infatti, l'offerta di fuga propostagli da una lettera anonima inviata dallo stesso Soviet. L'ex zar giustificò il diniego con un'altra lettera nella quale sosteneva che nell'azione si sarebbe sparso troppo sangue. Un ulteriore prova di tale rassegnazione, e che è stata determinante nei lavori del Clero ortodosso, è una lettera inviata a tutti i famigliari dalla granduchessa Ol'ga, dove Ella scrive:

Collabora a Wikiquote « Papà chiede a tutti [...] che non cerchino di vendicarlo [...] poiché il male che adesso domina nel mondo diventerà ancora più grande. Il male, infatti, non può sconfiggere il male, ma solo l'amore può farlo...[17] »

San Nicola II, imperatore martire e grande portatore della Passione, unitamente a Santa Aleksandra, Sant'Aleksej, Santa Ol'ga, Santa Tat'jana, Santa Marija, Sant'Anastasija e Santa Elizaveta (la sorella della zarina, Elisabetta Fëdorovna, fondatrice di un ordine di monache e uccisa durante la rivoluzione) sono festeggiati il 17 luglio.

[modifica] Onorificenze

Nell'aula delle sedute della Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja ancora oggi un grande ritratto ricorda Nicola II come padre di questa istituzione. Allo stesso modo, una lapide commemorativa collocata nel palazzo dell'ONU a New York reca incisi il pensiero e il nome di Nicola II.

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria


[modifica] Nicola II e la famiglia imperiale nel Cinema

Le vicende dell'ultimo zar di Russia hanno ispirato molti film, la maggior parte dei quali inediti in Italia. La migliore versione cinematografica, comunque, resta quella diretta nel 1971 da Franklin J. Schaffner, anche se in numerosi punti non riesce ad essere esente da errori e poco raffinate esemplificazioni.

Di seguito è riportato l'elenco dei maggiori film sullo zar e sulla famiglia imperiale, anche se il più delle volte, come nei casi dei film su Rasputin (interpretato, tra gli altri, da Cristopher Lee e Alan Rickman), la sceneggiatura si basa su romanzesche e a volte scabrose ricostruzioni fantasiose, dipingendo la coppia imperiale e sopratutto Rasputin senza alcuna coscienza dei fatti e della realtà.

  • The Fall of the Romanoffs (1917)
  • Arsenale (Arsenal) (1928)
  • Rasputins Liebesabenteuer (1928)
  • 1914, die letzten Tage vor dem Weltbrand (1931)
  • Anastasia l'ultima figlia dello zar (Anastasia - Die letzte Zarentochter) (1956)
  • Anastasia (Anastasia) (1956)
  • L'ultimo zar (Les nuits de Raspoutine) (1960)
  • Nicola e Alessandra (Nicholas and Alexandra) (1971)
  • Fall of Eagles (1974) Miniserie TV
  • Anastasia: Il mistero di Anna (Anastasia: The Mystery of Anna) (1986) Film TV
  • L'assasino dello zar (Careubijca) (1991)
  • Anastasia (Anastasia) (1997) Cartone animato
  • Romanovy: Vencenosnaja semja (2000)
  • Arca russa (Russkij kovčeg) (2002)
  • Bednaja Nastja (2003) Serie TV
  • Engineering an Empire, nell'episodio "Russia" (2006)
  • Admiral (2008)

[modifica] Bibliografia

[modifica] In italiano

  • (IT) H. Troyat. Nicola II. L'ultimo zar e la tragica fine dei Romanov. , San Paolo, 2001.
  • (IT) H. Heresch. Nicola II. Vita e morte dell'ultimo imperatore di Russia. , ECIG, 1994.
  • (IT) E. Radzinskij. L'ultimozar. Vita e morte di Nicola II. , Baldini Castoldi Dalai, 2001.
  • (IT) R.K. Massie. Nicola e Alessandra. , Editoriale Nuova, 1981.
  • (IT) P. Kurt. Zar. Il mondo perduto di Nicola e Alessandra. , Alessandro Maioli, 1998.
  • (IT) E.T. Bing (a cura di). La vita intima dell'ultimo zar. Carteggio inedito fra Nicola II e l'imperatrice madre Maria Feodorovna. , Mondadori, 1938.
  • (IT) V. Aleksandrov. La tragedia dei Romanov. , Mursia, 1967.
  • (IT) J. Bergamini. I Romanov. , Dall'Oglio, 1971.
  • (IT) A. Solmi. Nicola e Alessandra di Russia. , Rusconi, 1989.
  • (IT) E. Taylor. La caduta delle dinastie. , Dall'Oglio, 1968.
  • (IT) R. Pipes. La rivoluzione russa. , Mondadori, 1994.
  • (IT) R. Pipes. Il regime bolscevico. , Mondadori, 1999.
  • (IT) W.H. Chamberlin. Storia della rivoluzione russa. , Einaudi, 1966.
  • (IT) A. Kerenskij. Memorie. , Garzanti, 1967.
  • (IT) A. Summers, T. Mangold. La fine degli zar. , Rizzoli, 1979.
  • (IT) C. de Grünwald. Nicola II. , Della Volpe, 1966.
  • (IT) E. Bey. Nicola II. Splendore e decadenza dell'ultimo zar. , Bemporad, 1936.
  • (IT) M. Milani (a cura di). La strage dei Romanov. , Mondadori, 1972.
  • (IT) E. Donnert. La russia degli zar. , ECIG, 1998.
  • (IT) L. Magrini. La caduta e l'assassinio dello zar Nicola II. , Giovanni Bolla, 1918.
  • (IT) P. Bulygin. La fine dei Romanoff. , Mondadori, 1935.
  • (IT) M. Paléologue. La russia degli zar durante la grande guerra. , Salani, 1931.

[modifica] In francese

  • (FR) P.M. Bikov. Les derniers jours des Romanov. , Payot, 1931.
  • (FR) J. Marabini. La vie quotidienne en Russie sous la révolution d'octobre. , Hachette, 1965.
  • (FR) P. Lorrain. La fin tragique des Romanov. , Bartillat, 2005.
  • (FR) J. Jacoby. Le Tsar Nicolas II et la révolution. , Librairie Arthème Fayard, 1931.

[modifica] Curiosità

Nicola II ha fatto una breve comparsa nella graphic-novel Siberia di Attilio Micheluzzi, e anche in una storia della Disney di Don Rosa e intitolata Il cuore dell'impero, in cui lo troviamo intento a vendere a Paperon de Paperoni alcune dozzine di uova Fabergé.

[modifica] Note

  1. ^ Cit. in E. Heresch, Nicola II. Vita e morte dell'ultimo imperatore di Russia, come epigrafe, tratta dagli scritti originali dello zar.
  2. ^ Radzinskij, pag. 62
  3. ^ E.Donnert, La Russia degli Zar, ECIG, 1998, pag.364
  4. ^ Radzinskij, pp. 79 - 80
  5. ^ Radzinskij, pag. 95
  6. ^ Radzinskij, pag.107
  7. ^ E.Donnert, pag.419
  8. ^ Radzinskij, pag. 155
  9. ^ Heresch, p. 144.
  10. ^ Radzinskij, pag. 211
  11. ^ Radzinskij, pag.222
  12. ^ Radzinskij, pag.227
  13. ^ Radzinskij, pag 232
  14. ^ Pagine di un diario di V. Miljutin, rivista "Prožektor" n.4
  15. ^ ^ cit. anche in W. H. Chamberlin, Storia della Rivoluzione russa, pag. 507
  16. ^ Radzinskij, pp. 410-411
  17. ^ Heresch, pp.276,277

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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Alessandro III dal 1894 al 1917 Michele II di Russia (rinuncia al trono), abolizione della monarchia e proclamazione del Governo provvisorio guidato da Principe Lvov I
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