Britannia (provincia romana)
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Britannia fu il nome di una provincia prima, poi di più province dell'impero romano situate nell'odierna isola d'Inghilterra in un tempo compreso tra il 43/44 e il 410.
Indice |
[modifica] Statuto
Dopo la conquista avventa ad opera di Claudio nel 43, la Britannia divenne una provincia imperiale, sottoposta al governo di un legatus Augusti pro praetore di rango consolare. La capitale fu stabilita nel centro di Cambodunum; poi, dopo la rivolta di Boudicca, fu spostata a Londinum. Dal 197, la provincia venne divisa in Britannia Superior con capitale Londinum e Britannia Inferior con capitale Eburacum. Con la riforma dioclezianea, l'isola venna divisa in Britannia Secunda, al nord, con capitale Eburacum, Britannia Prima in occidente con capitale Corinium Dobunnorum, Britannia Maxima Caesariensis a sud con capitale Londinum e Britannia Flavia Caesariensis a sud ovest con capitale Lindum Colonia. Nel 369, si creò la nuova provincia di Valentia al Nord con capitale Luguvallium (Carlisle). Le ultime truppe romane lasciarono l'isola nel 410.
[modifica] Storia
[modifica] Prologo alla conquista
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Per approfondire, vedi le voci Spedizioni cesariane in Britannia e Lista delle tribù celtiche delle isole britanniche. |
La Britannia era già nota ai Greci e ai Cartaginesi agli inizi del IV secolo a.C., che importavano stagno:[1] le isole britanniche erano infatti note ai Greci col nome di Cassiteridi (isole dello stagno).[2] Il navigatore cartaginese Imilcone disse di aver visitato l'isola nel V secolo a.C..[3]Il primo contatto diretto tra i Romani e i Britanni ci fu quando Giulio Cesare, già impegnato nella conquista romana della Gallia (odierna Francia), condusse due campagne militari in Britannia, affermando nel suo De Bello Gallico che i popoli di quest'isola stessero aiutando la resistenza gallica. La prima spedizione si ebbe nel 55 a.C. ed era più una ricognizione che non una vera e propria invasione. Le navi di Cesare approdarono sulla costa del Kent, ma a causa di una tempesta che danneggiò la flotta e della scarsità di cavalleria a sua disposizione, il generale tornò nelle sue basi in Gallia.
Militarmente la spedizione fu quindi un insuccesso, ma ebbe effetti positivi sul piano politico: il Senato dichiarò infatti 20 giorni di feste pubbliche a Roma per celebrare questo evento senza precedenti.[4]
Cesare affrontò la seconda spedizione (54 a.C.) con forze militari più ampie, tentando di sottomettere le tribù britanniche, o invitandole a pagare tributi e a dare ostaggi per avere la pace.[5] Cesare non fece dunque conquiste territoriali, ma stabilì un sistema di clientele e portò almeno parte della Britannia nella sfera d'influenza di Roma.
Ottaviano Augusto pianificò diverse invasioni nel 34, nel 27 e nel 25 a.C., senza però riuscire a portarle a termine per una serie di circostanze sfavorevoli e così le relazioni tra la Britannia e Roma restarono di tipo diplomatico (con ambasciatori inviati dai sovrani dei Britanni ad Augusto) e commerciale (com'è dimostrato dall'archeologia, che attesta un aumento delle importazioni di beni di lusso dall'Impero romano alla Britannia sud-orientale).[6] Al tempo dell'imperatore Tiberio, alcune navi, durante le sue spedizioni in Germania (16), furono spinte in Britannia da una tempesta e poi rimandate indietro dai sovrani locali.[7]
Nel sud della Britannia, i Romani appoggiarono due potenti regni: quello dei Catuvellauni, guidati dai discendenti di Tasciovano (favorito di Cesare), e quelo degli Atrebati, regnati dai discendenti di Commio.[8] Questa politica fu seguita fino al 39/40, quando Caligola ricevette un membro della dinastia dei Catuvellauni in esilio, pianificando una campagna contro i Britanni, che però non riuscì neppure a partire dalla Gallia.[9]
[modifica] Invasione e conquista (43-57)
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Per approfondire, vedi la voce Conquista della Britannia sotto Claudio. |
L'effettiva invasione romana della Britannia si ebbe al tempo dell'imperatore Claudio: nel 43, le forze romane, sbarcate a Richborough (nel Kent) al comando di Aulo Plauzio sconfissero i catuvellauni e i loro alleati nelle due battaglie del Medway e del Tamigi. Uno dei loro capi, Togodumno, fu ucciso, mentre il fratello Carataco sopravvisse, continuando a guidare la resistenza. Raggiunto da Claudio in persona con dei rinforzi, Plauzio marciò sulla capitale catuvellaunia , Camulodunum (odierna Colchester), conquistandola.[10] Intanto il futuro imperatore Vespasiano sottometteva il sud-ovest.[11] Conquistato il sud dell'isola, i romani rivolsero la loro attenzione al Galles. Siluri, ordovici e deceangli si opposero però strenuamente agli invasori, catalizzando gli sforzi militari dei romani. A capo dei siluri e gli si pose Carataco, che condusse una vera e propria guerriglia contro le truppe guidate dal governatore Publio Ostorio Scapula, che però sconfisse il leader britannico nel 51. Carrataco si rifugiò allora presso Cartimandua, regina dei briganti, che provò la sua fedeltà ai romani consegnandogli Carataco. Il capo britannico fu portato a Roma, dove lui e la sua famiglia ebbero però salva la vita.
Tuttavia, i siluri, ora guidati dall’ex marito di Cartimandua, Venuzio, inziarono ad opporsi strenuamente ai romani.[12]
[modifica] Rivolta di Boudicca (60-61)
Per i primi venti anni, il dominio romano fu oppressivo e brutale, e così, stuprata e picchiata insieme alle figlie dagli invasori, Boudica, regina degli iceni, si pose a capo di una rivolta. I trinovanti e i catuvellauni si unirono agli iceni, assalendo e distruggendo la colonia romana di Camulodunum. Il governatore Gaio Svetonio Paolino, che era impegnato nel Galles, raggiunse Londra, su cui stavano marciando i nemici. Costatando però che la città era indifendibile con le poche truppe a sua disposizione, Paolino l’abbandonò al suo destino, spostandosi a Verulamium (odierna St Albans). Londra fu distrutta e la popolazione massacrata. Con alcune legioni Svetonio alla fine si scontrò coi nemici, sconfiggendoli nella battaglia di Watling Street. Boudica morì non molto tempo dopo, o avvelenandosi o di malattia.[13] La rivolta aveva quasi persuaso l’imperatore Nerone a ritirarsi dalla Britannia.[14]
Successive turbolenze nell’isola ci furono nel 69, cioè nell’"anno dei quattro imperatori". Davanti al disordine che si diffuse nell’Impero romano, Venuzio dei briganti scacciò l’ex moglie e assunse il controllo del nord del paese. Dopo la salita al potere dell’imperatore Vespasiano, Quinto Petillio Ceriale pose fine alla rivolta.[15]
[modifica] Agricola e la Scozia (78-84)
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Per approfondire, vedi la voce Campagne in Britannia di Agricola. |
Negli anni successivi i romani conquistarono buona parte dell’isola. Il governatore Gneo Giulio Agricola, suocero dello storico Tacito, sottomise gli ordovici nel 78 e i caledoni nell’ 84 nella battaglia del Monte Graupio (nell’odierna Scozia del nord.[16] Poco dopo la vittoria, Agricola fu richiamato in patria e i romani si ritirarono sulla linea del più difendibile istmo del Forth-Clyde.
Per gran parte della storia della Britannia romana, numerosi contingenti militari furono stanziati in guarnigioni sull'isola. Questo richiese però che l'imperatore tenesse un uomo fidato ed esperto come governatore della provincia. Come effetto collaterale, diversi futuri imperatori servirono come governatori o legatus Augusti pro praetore in Britannia, tra cui Vespasiano, Pertinace, e Gordiano I.
[modifica] II secolo: i due Valli

Per due volte, nel corso del II secolo, ci furono delle crisi militari nella provincia. Il primo incidente avvenne verso la fine dell'era di Traiano (117), e venne gestito da Pompeo Flacco. La seconda crisi avvenne nel 155-157, quando i briganti si rivoltarono. Questa ribellione venne soppressa dal governatore Cneo Giulio Vero.
Quando Adriano raggiunse la Britannia nel suo famoso giro delle province romane, attorno al 120, ordinò la costruzione di un imponente muro difensivo, conosciuto come Vallo di Adriano, che andava dal fiume Tyne al Solway Firth, e divenne la frontiera settentrionale della provincia. Questa frontiera venne spinta verso l'istmo di Forth-Clyde a partire dal regno di Antonino Pio, quando venne costruito il Vallo di Antonino, (142 circa), fino al regno di Settimio Severo.
[modifica] Settimio Severo in Britannia (193-211)
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Per approfondire, vedi la voce Campagne in Britannia di Settimio Severo. |
L'usurpazione di Albino dimostrò i due principali problemi che venivano posti dalla Britannia Romana. Il primo: allo scopo di mantenere la sicurezza, in Britannia stazionavano tre legioni, che avrebbero fornito a un uomo ambizioso, con scarsa lealtà, una potente base per la ribellione -- di cui Albino abusò coscienziosamente. Secondo, qualsiasi ufficiale ribelle che avesse usato questa risorsa, avrebbe dovuto spogliare l'isola delle sue guarnigioni per marciare su Roma e prendere il trono, lasciando l'isola indifesa verso gli attaccanti -- il che è ciò che Albino fece nel 196.
A seguito della sconfitta di Albino, Settimio Severo cercò di risolvere il problema dividendo in due la provincia: Britannia Inferiore e Superiore. Settimio severo negli utlimi anni di vita condusse per 4 anni nuove campagne in Scozia, ma i territori conquistati vennero nuovamente ceduti dal figlio Caracalla con la morte del padre a York.
[modifica] III secolo
Ciò che tenne in scacco per quasi un secolo il potenziale per una ribellione, la rivolta di Carausio (286-297) costrinse Costanzo Cloro, a suddividere ulteriormente la Britannia in quattro province:
- Maxima Caesariensis: dalla Britannia Superior
- Britannia Prima: dalla Britannia Superior
- Flavia Caesariensis (basata su Londra): dalla Britannia Inferior
- Britannia Secunda: dalla Britannia Inferior
[modifica] IV secolo
Constanzo rimase in Britannia per il resto del tempo in cui fece parte della Tetrarchia, morendo a Eburacum, l'odierna York, nel 306. Costantino I aveva fatto in modo di essere al suo fianco in quel momento, ed assunse i suoi compiti in Britannia. Contrariamente all'usurpatore precedente, Albino, egli fu in grado di usare con successo la sua base in Britannia come punto di partenza della marcia verso il trono imperiale. Per qualche anno, le province Britanniche furono leali all'usurpatore Magnenzio, che successe a Costanzo Cloro dopo la sua morte. A seguito della sua sconfitta e morte nella Battaglia di Mon Seleucus del 353, Costantino II inviò il suo notaio capo imperiale, Paolo Catena a dare la caccia ai sostenitori di Magnenzio. Le investigazioni di Paolo degenerarono in una caccia alle streghe, che costrinse il vicarus Flavio Martino a intervenire. Quando Paolo invece sospettò Martino di tradimento, il vicarus si vide costretto ad attaccare fisicamente Paolo con una spada, con lo scopo di assassinarlo, ma alla fine commise suicidio.
[modifica] Declino del potere romano (fine IV-inizi V secolo)

Nel IV secolo, anche la Britannia era soggetta ad attacchi dall'esterno: sassoni da est e irlandesi da ovest. Fu quindi costruita una serie di forti, a partire dal 280, per difendere le coste. Ma questi preparativi non furono sufficienti quando un assalto generale di sassoni, irlandesi ed attacotti, combinato con una rivolta generale della guarnigione sul Vallo di Adriano, devastò e prostrò la Britannia romana nel 367. Questa crisi venne sistemata dal Conte Teodosio, padre del futuro imperatore Teodosio I.
Un altro usurpatore, Magno Massimo, tentò di ripetere il successo di Costantino, sollevando lo stendardo della rivolta a Segontium nel 383, e portando con se le truppe attraverso il Canale della Manica. La sua ribellione venne messa a tacere nel 388, ma questa volta non tutte le truppe vennero rimandate in Britannia da un impero che aveva sofferto gravi perdite nella Battaglia di Adrianopoli del 378, e stava ora cercando disperatamente forze sufficienti per difendere i suoi confini.
Le registrazioni archeologiche dei decenni finali del potere romano mostrano innegabili segni di decadenza. La vita cittadina e nelle ville era cresciuta meno intensamente nell'ultimo quarto del IV secolo, i cocci di vasellame non sono presenti negli strati che datano dopo il 400 e le monete coniate dopo il 402 sono rare. Quindi, quando Costantino III venne proclamato imperatore nel 407, e attraversò la Manica con la unità restanti della guarnigione britannica, la Britannia Romana giunse alla sua fine. Gli abitanti vennero costretti a badare alla propria difesa e al proprio governo - un fatto reso chiaro in un documento che l'Imperatore Flavio Onorio mandò loro nel 410.
[modifica] Difesa ed esercito
[modifica] Geografia politica ed economica
Durante la loro occupazione della Britannia, i romani fondarono alcuni importanti insediamenti. Molti di essi sussistono ancora oggi.
Tra i villaggi e le città troviamo (tra parentesi, il nome latino):
- Alcester - (Aluana)
- Bath - (Aquae Sulis)
- Caerleon - (Isca Silurum)
- Caerwent - (Venta silurum)
- Canterbury - (Durovernum)
- Carmarthen - (Moridunum)
- Colchester - (Camulodonum)
- Chichester - (Noviomagus)
- Chester - (Deva)
- Cirencester - (Corinium)
- Dover - (Portus Dubris)
- Dorchester - (Durnovaria)
- Exeter - (Isca Dumnoniorum)
- Gloucester - (Glevum)
- Leicester - (Ratae Coritanorum)
- Londra - (Londinium)
- Lincoln - (Lindum)
- Manchester - (Mamucium)
- Newcastle upon Tyne - (Pons Aelius)
- Northwich - (Condate)
- St Albans - (Verulamium)
- Towcester - (Lactodorum)
- Winchester - (Venta Belgarum)
- York - (Eboracum)
Per una lista di ulteriori città si veda: Lista dei nomi di località romane in Britannia
[modifica] Eredità
Durante la loro occupazione della Britannia, i romani costruirono un'estesa rete di strade, molte delle quali sono ancora in uso tutt'oggi. I romani costruirono inoltre acquedotti e sistemi fognari.
La Britannia è inoltre degna di nota per essere la più ampia regione dell'ex Impero romano che attualmente non parla (come lingua principale):
- né una lingua romanza (come ad esempio la Romania, che per quanto situata in un area controllata dai romani per un periodo pari a metà di quello della Britannia, parla il romeno, che discende dal latino)
- né un linguaggio che discende dagli abitanti pre-romani (come per il greco), anche se il gallese esiste come minoranza.
Per quello che si sa del processo di introduzione dell'inglese si veda la voce anglosassoni.
[modifica] Note
- ^ George Patrick Welsh (1963), Britannia: the Roman Conquest and Occupation of Britain, pp. 27-31.
- ^ Erodoto, Storie, III, 115.
- ^ Plutarco, Vite parallele (Cesare 23.2).
- ^ Giulio Cesare, De Bello Gallico, 4.20-36.
- ^ Giulio Cesare, De Bello Gallico, V 8-23.
- ^ Ottaviano Augusto, Res Gestae, 32; Strabone, Geografia, IV, 5; Dione Cassio, Storia romana, IL 38, LIII 22, 25; Keith Branigan, The Catuvellauni, 1987.
- ^ Tacito, Annali, 2.24.
- ^ John Creighton, Coins and power in Late Iron Age Britain, Cambridge University Press, 2000.
- ^ Svetonio, Vite dei dodici Cesari, Caligola, 44-46; Dione Cassio, Storia romana LIX, 25.
- ^ Cassio Dione, Storia romana 60.19-22.
- ^ Svetonio, Vite dei dodici Cesari, Vespasiano, 4.
- ^ Tacito, Annali 12:31-38.
- ^ Tacito, Agricola 14-17, Annali 14.29-39; Cassio Dione, Storia romana 62.1-12.
- ^ Svetonio, Vite dei dodici Cesari, Vita di Nerone 18.
- ^ Tacito, Agricola 16-17; Storie 1.60, 3.45.
- ^ Tacito, Agricola 18-38.
[modifica] Voci correlate
- Battaglie dei Britanni
- Lista di governatori romani della Britannia
- Storia della Gran Bretagna
- Romano-Britannici
- Siti romani nel Regno Unito
- Lista dei sovrani leggendari della Britannia
[modifica] Collegamenti esterni
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