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Traiano - Wikipedia

Traiano

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Marco Ulpio Nerva Traiano
Imperatore romano
Busto di Traiano
Statua marmorea di Traiano a Colonia Ulpia Traiana, odierna Xanten
Investitura 27 gennaio del 98
Nome completo Marcus Ulpius Nerva Traianus
Titoli Germanicus maximus (96)
Pater Patriae (98)
Dacicus maximus (102)
Parthicus maximus (115)
Optimus (114)
Nascita 18 settembre del 53
Italica
Morte 9 agosto del 117
Selinus
Sepoltura Colonna di Traiano
Predecessore Nerva
Successore Publio Elio Traiano Adriano
Coniuge Plotina (dal 90? al 117)
Figli nessuno
Dinastia imperatori adottivi
Padre Marco Ulpio Traiano
Madre Marcia

Marco Ulpio Nerva Traiano , (Marcus Ulpius Nerva Traianus), più noto semplicemente come Traiano (Italica18 settembre 53 – Selinus9 agosto 117) è stato un imperatore romano dal 98 al 117. Fu il secondo dei così detti "Cinque buoni imperatori" dell'Impero romano e tra i più grandi in assoluto. Sotto il suo regno l'Impero raggiunse la sua massima estensione territoriale. Il suo titolo completo era: IMPERATOR • CÆSAR • DIVI • NERVÆ • FILIVS • MARCVS • VLPIVS • NERVA • TRAIANVS • OPTIMVS • AVGVSTVS • FORTISSIMVS • PRINCEPS • GERMANICVS • DACICVS • PARTHICVS • MAXIMVS.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] Origini familiari

Traiano era figlio di un importante senatore che portava il suo stesso nome. Apparteneva ad una famiglia, quella degli Ulpi, che, sebbene provinciale, era eminente e di rango senatorio. Di origine italica, ma ormai ispano-romana, essendosi stabilita nella provincia di Baetica (odierna Andalusia - Spagna) al tempo della seconda guerra punica.

Traiano nacque il 18 settembre 53 ad Italica (fondata da Scipione l'Africano), odierna Santiponce, non lontano dall'attuale Siviglia. La madre, Marcia, era Ispanica, il padre non fu solo senatore, ma aveva ricoperto altre cariche importanti, tra cui: il proconsolato d'Asia, il consolato e nel 76-77 il governatorato della Syria (Legatus pro praetore Syriae). La carriera di Traiano comincio con la sua scelta di prestare servizio tra i ranghi dell'esercito romano. Segui le varie tappe del cursus honorum ordinario; fu questore, pretore e legato. Questo gli diede la possibilità di acquisire una certa conoscenza sulle frontiere e sulla vita da soldato prima e da ufficiale poi. Fu tribunus militum e poi console nel '91, nel '96 divenne Governatore della Germania prestando servizio su quella che era una delle frontiere più turbolente dell'impero lungo le rive del Reno. Prese parte alle guerre dell'imperatore Domiziano contro i popoli della Germania, ed era conosciuto come uno dei migliori comandanti dell'impero quando, nel 96, Domiziano fu ucciso.

[modifica] Ascesa

La sua notorietà gli sarebbe stata utile sotto il successore di Domiziano, Nerva, che era impopolare negli ambienti militari ed aveva bisogno di un intermediario per averne l'appoggio. Per questo, oltre che per l'eccellenza della persona, Nerva lo adottò come figlio e come successore nella primavera del 97, forse preferendolo a Marco Cornelio Nigrino Curiazio Materno. La sua rapida ascesa è dovuta a diversi motivi: Nerva era in difficoltà per una rivolta di pretoriani, e il vecchio gruppo di senatori che, non compromessi negli ultimi tempi di Domiziano, può aver considerato opportuno l'ascesa di un buon generale, di nobiltà recente, ma solida, popolare, e soprattutto a capo delle legioni più prossime all'Italia. Inoltre è possibile che altri membri dell'élites iberiche, Lucio Licinio Surra su tutti (poi scelto da Traiano quale suo successore in Germania Superior), abbiano avuto un peso sulla scelta.

[modifica] Il principato (98-117)

Busto di Traiano Cesare conservato al British Museum
Busto di Traiano Cesare conservato al British Museum

Il popolo di Roma salutò il suo nuovo imperatore con grande entusiasmo, ed egli seppe essere riconoscente e degno di tale onore governando bene e senza i bagni di sangue che avevano caratterizzato il regno di Domiziano. Traiano si trovava a Colonia quando la notizia della sua nomina lo raggiunse, a seguito di una gara di messaggeri vinta da suo cugino e futuro successore Adriano. Diventava Imperatore il 27 gennaio 98, all'età di 45 anni. Fu il primo Imperatore non italico, poiché nato in Hispania. Il dominio romano rivelava così una nuova svolta: la penisola italica stava perdendo il suo ruolo centrale nella politica romana. Una volta divenuto Imperatore non si recò subito nella capitale, ma si limitò a sostituire alcuni uomini infidi, a punire i pretoriani coinvolti nella rivolta contro il predecessore, riducendo della metà il tradizionale donativo per celebrare l'ascesa al trono. Entrò in Roma due anni dopo, dopo aver sistemato le cose sul confine renano.

Liberò molta gente che era stata ingiustamente imprigionata da Domiziano e restituì una gran quantità di proprietà private che Domiziano aveva confiscato; procedura già iniziata da Nerva prima della sua morte. La sua popolarità fu tale che il senato gli concesse il titolo onorifico di optimus, "il migliore".

Il Senatore Plinio gli rivolse, durante la cerimonia in senato, un interminabile “panegirico” in cui chiese inoltre che al senato fosse concesso un maggior coinvolgimento nella conduzione degli affari dell'amministrazione pubblica dello Stato. Traiano accolse alacremente queste richieste, e chiamo molti dei “padri coscritti” (senatori) a governare le province romane. Tuttavia mantenne saldo su di essi un controllo molto forte, occupandosi scrupolosamente dei bisogni delle varie Provincie ed arrogandosi, per esempio, i permessi per l'edificazione di edifici ad uso pubblico. Questo gli consentì di smascherare e punire molti Senatori rei del reato di concussione, che avevano approfittato della politica indulgente del precedente Imperatore Nerva. Traiano si avvalse di un organo giudicante creato da lui allo scopo di indagare su questi reati, il Consilium Principis, del quale fecero parte tra i migliori giuristi dell'epoca. Numerosi furono gli indagati per casi di malgoverno delle provincie, sebbene il Senato stesso emanò generalmente sentenze favorevoli.

Lo storico romano Cassio Dione Cocceiano ci ha tramandato la notizia che Traiano fosse aduso ad intrattenere rapporti sessuali sia con donne che con maschi e amasse molto il vino, trovandosi non di rado in stato di ubriachezza.

D'altra parte fu uno degli imperatori più seri e corretti, caratteristiche che ne facevano un ottimo princeps che sapeva gestire al meglio gli affari della res publica. Non fu mai corrotto dal potere e non usò mai il suo titolo e il suo potere per scavalcare la legge, anzi riconobbe sempre il primato di quest'ultima anche sopra la sua carica. Eliminò tutti quei rituali decadenti tipici di un monarca orientale come l'abbraccio del piede, il baciamano, il palanchino ondeggiante con i battistrada. Seppe farsi amare da tutti soprattutto dalle due classi più importanti: il Senato e l'esercito. Era un conservatore, convinto che il progresso derivasse più da una oculata amministrazione che da imponenti riforme.

L'impero, che fino a quel momento si era in continuazione ampliato, sotto Traiano finalmente impegnò le sue risorse per il miglioramento delle condizioni di vita piuttosto che sulle nuove conquiste. Infatti Traiano restaurò le principali strade, costruì ex novo il celeberrimo porto esagonale di Traiano nella zona di Fiumicino (i cui resti sono ancor oggi imponenti) per collegare Roma con le regioni occidentali dell'Impero; ampliò il porto di Ancona con la costruzione di un molo per facilitare la navigazione verso l'Oriente, molo che fu ornato da un arco; curò un nuovo tragitto per la via Appia verso il porto di Brindisi, che partiva da un altro arco edificato a Benevento. A Roma rinnovò il centro cittadino con la costruzione di un immenso foro e di edifici in laterizio ad esso contigui, destinati alla pubblica amministrazione, che si appoggiavano al taglio delle pendici del Quirinale e della sella montuosa tra questo e il Campidoglio; eresse nel suo foro la Colonna Traiana come celebrazione delle sue conquiste militari, ancor oggi uno dei simboli dell'eternità di Roma. Promulgò ottime leggi, tra le quali famose quella a favore delle vedove e degli orfani di guerra e quella a favore degli indigenti.

[modifica] Politica estera

[modifica] La conquista della Dacia (101-106)
Mappa delle province romane di Pannonia, Dalmazia, Mesia, e Dacia
Mappa delle province romane di Pannonia, Dalmazia, Mesia, e Dacia
Per approfondire, vedi la voce Conquista della Dacia.

Nonostante ciò Traiano è più conosciuto nella storia come conquistatore. Nel 101, lanciò una spedizione verso il regno di Dacia, sulla riva settentrionale del Danubio, e, l'anno seguente, costrinse il re Decebalo a sottomettersi a lui dopo essersi accampato a pochi km dalla capitale, Sarmizegetusa Regia. Traiano quindi tornò a Roma in trionfo e gli fu accordato il titolo di Dacicus maximus.

Tuttavia, Decebalo iniziò subito a tramare premendo ancora sulle frontiere e cercando di raggiungere i vicini regni sulla riva settentrionale del Danubio per unirsi a loro. Traiano scese di nuovo in campo, e partendo da Ancona arrivò sulle rive del Danubio. Le fonti parlano di 13 legioni mosse per sottomettere definitivamente quella terra ricca d'oro e quel popolo che durante il regno di Domiziano aveva messo la Mesia a ferro e fuoco. L'esercito Romano accampato sul Danubio atterrì l'animo dei Daci facendo costruire un ponte (il ponte di Traiano) sul fiume per spostare le legioni (impresa molto simile per altro a quella di Cesare con Ariovisto). L'architetto, Apollodoro di Damasco sembra abbia edificato questo mostro dell'architettura di 1070m col duplice scopo di far attraversare il Danubio e scoraggiare i nemici. Nonostante la forza e la veemenza dei Daci (costoro erano talmente fanatici che se non cadevano in battaglia si suicidavano per il loro dio Zalmoxis) l'avanzata dell'esercito di Roma fino alla capitale Sarmizegetusa Regia non subì intoppi grazie alla sua superiorità numerica e logistica, e alle tattiche ormai consolidate da secoli di guerre e assedi. (La collaudata testuggine, per esempio, fu il nerbo delle tattiche di assedio in Dacia. In occasione di queste battaglie, però, Traiano introdusse una nuova arma, il carrobalista, ovvero l'antenato del cannone, un mezzo che univa la mobilità necessaria in battaglia ad una enorme potenza e che contribuì alla vittoria romana). Sarmizegetusa Regia fu distrutta, Decebalo si suicidò, e sul posto dell'antica capitale Traiano fondò una nuova città, Colonia Ulpia Traiana, popolò la Dacia con coloni romani e la annetté come provincia all'impero. Queste imprese si possono ancora oggi ammirare nel fregio della Colonna di Traiano in Via dei Fori imperiali a Roma.

[modifica] Conquista dell'Arabia e carteggio con Plinio il Giovane

Nello stesso periodo, il regno di Nabatea (Arabia nord occidentale) finì con la morte del suo ultimo re. Quando nel 101 re Agrippa II morì senza successori diretti, lasciò in eredità il suo regno a Traiano, così, mentre la Dacia veniva conquistata, l'impero acquisiva quella che sarebbe divenuta la provincia di Arabia (per la geografia odierna si tratta della parte meridionale della Giordania e di una piccola parte dell'Arabia Saudita). Il piccolo regno fu inglobato nella provincia romana di Giudea. Intorno al 106 Traiano decise di consolidare il possesso di quella piccola striscia di terra tramite l'annessione del Regno dei Nabatei. In questo modo si assicuro un collegamento continuo dall'Egitto alle province asiatiche. Tutto il Mediterraneo era da quel momento in mano ai Romani, i quali lo considerarono a ragion veduta “un lago privato”, conferendogli il titolo di “mare Nostrum”. Giudea e Arabia Nabatea sarebbe state due eccellenti piattaforme di partenza per le future campagne orientali di Traiano.

Per i successivi sette anni, Traiano non si occupò di imprese militari cogliendo però ugualmente molti successi. Durante questo periodo ebbe una corrispondenza con Plinio il Giovane, dal 111 al 113 governatore della Bitinia, su varie tematiche politico-amministrative (si trattava, tecnicamente, di un rescritto); spicca il carteggio relativo al trattamento da riservare ai cristiani, nel quale l'Imperatore suggeriva di non praticare un'indiscriminata repressione, ma di punirli solo in presenza di prove certe dell'adesione a questa religione o qualora essi non abiurassero. Costruì molti nuovi edifici, monumenti e strade in Italia e nella nativa Spagna, compreso lo stupendo Foro di Traiano ancora oggi visibile a Roma.

[modifica] Le campagne orientali (114-117)
Per approfondire, vedi la voce Campagne partiche di Traiano.
Impero romano al tempo di Traiano
Impero romano al tempo di Traiano

Nel 113, Traiano decise di procedere all'invasione del regno dei Parti. Il motivo che l'imperatore addusse per giustificare la sua ultima campagna, fu la necessità di porre rimedio alla provocazione rappresentata dalla decisione dei Parti di porre un re sul trono di Armenia, senza chiedere il consenso dei Romani. L'Armenia era lo stato cuscinetto tra Roma e i Parti. Un regno su cui fin dal tempo di Nerone, 50 anni prima, l'Impero romano tentava di stabilire la sua egemonia nel suo confronto politico e militare con i Parti. Traiano per prima cosa marciò sull'Armenia, depose il re e l'annesse all'Impero romano. Poi si diresse a sud contro la Partia stessa, conquistando le città di Babilonia, Seleucia ed infine la capitale Ctesifonte nel 116. Continuò poi verso sud fino al Golfo Persico, dove dichiarò la Mesopotamia nuova provincia dell'impero, lamentandosi di essere troppo vecchio per seguire le orme di Alessandro Magno.

Non solo tutta la Mesopotamia era occupata ma le avanguardie dell'armata romana, comandate da Luiso Quieto si protendevano verso le prime catene montuose della Persia. Ma la conquista non era ancora ben salda, la vastità dei territori occupati e la presenza di sacche di resistenza e la tattica della guerriglia con arcieri a cavallo, usata dai Parti, la mettevano in pericolo. Nel 116, Traiano, conscio delle difficoltà, pensò di dover adottare le armi della politica, facendo salire sul trono dell'impero partico un re suo vassallo: il giovane Partamaspate.

Fu allora che la fortuna in guerra e la salute tradirono Traiano. La città fortificata di Hatra, sul Tigri resistette all'assedio imperiale, provocando numerosi morti nelle file degli assedianti romani. E non solo, in Giudea e in Siria scoppiarono sanguinose rivolte. Traiano fu costretto a spostare le sue armate verso ovest, attestando le truppe non più lungo l'Eufrate, ma a ridosso del Tigri, proprio per reprimere le ribellioni. Probabilmente lui vedeva tutto questo come una semplice battuta di arresto, ma il destino gli avrebbe precluso la possibilità di condurre nuovamente l'esercito romano verso oriente.

[modifica] La successione

Più tardi, nel 116, mentre era in Cilicia preparando un'altra guerra contro la Partia, Traiano si ammalò. La sua salute declinò durante la primavera e l'estate del 117, finché il 9 agosto morì a Selinus (Seliki) in Cilicia. Non è certo che abbia effettivamente nominato Adriano suo successore, di cui conosceva le differenze caratteriali rispetto a sé. La moglie Plotina deve comunque aver certamente contribuito in qualche modo alla sua elezione ad imperatore, se Traiano lo ha effettivamente adottato in punto di morte. Adriano, all'inizio del suo regno, rinunciò in Mesopotamia al dominio sui Parti. Tuttavia furono conservati tutti gli altri territori conquistati da Traiano. Le ceneri dell'Optimus vennero raccolte in un'urna d'oro, posta dentro la Colonna Traiana, derogando all'antica legge che impediva le sepolture all'interno del perimetro cittadino. L'urna venne in seguito trafugata durante le invasioni barbariche, e se ne persero le tracce, essendo stata presumibilmente fusa.

[modifica] Il mito dell'Optimus Princeps

Per il resto della storia dell'Impero romano e per buona parte di quella dell'Impero bizantino, ogni nuovo imperatore dopo Traiano veniva salutato dal senato con l'augurio: possa tu essere più fortunato di Augusto e migliore di Traiano (Felicior Augusto, melior Traiano!). In epoca medievale, si diffuse la leggenda secondo la quale papa Gregorio Magno, colpito dalla bontà dell'imperatore, avrebbe ottenuto da Dio la sua resurrezione per il tempo necessario ad impartirgli il battesimo. Dante riporta questa leggenda nella Divina Commedia, ponendo Traiano in Paradiso, nel Cielo di Giove, e precisamente fra i sei spiriti giusti che formano l'occhio della mistica aquila. Un aneddoto famoso vuole che una vedova lo abbia fermato mentre si dirigeva verso la Dacia per la sua campagna. Questa in lacrime lo fermò implorandolo di renderle giustizia, trovando e punendo giustamente il colpevole della morte del figlio. Traiano la assicuro dicendo che avrebbe provveduto al caso al suo ritorno. Al che la vedova gli ricordò che sarebbe potuto non tornare, quindi Traiano le garantì che in quel caso ci avrebbe pensato il suo erede-successore in sua vece. La vedova allora gli fece notare che in quel caso non avrebbe mantenuto la sua promessa, perché non ci avrebbe pensato lui di persona e anche se le fosse stata resa giustizia non sarebbe stato per merito suo. Traiano allora smontò da cavallo cercò e punì il colpevole, rese giustizia alla vedova e ripartì per la guerra. Diversamente da quanto avvenne per molti apprezzati governanti nella storia, la reputazione di Traiano è rimasta intatta per 1900 anni fino ad oggi.

[modifica] Note

[modifica] Bibliografia

[modifica] Fonti primarie

  • Gaio Plinio Cecilio Secondo, Panegirico a Traiano.
  • Gaio Plinio Cecilio Secondo, Epistulae.

[modifica] Fonti secondarie

  • Julian Bennet, Trajan Optimus Princeps, Bloominghton USA, 2001.
  • Davide Nardoni, La colonna Ulpia Traiana, Roma 1986.
  • Guido Migliorati, Cassio Dione e l'impero romano da Nerva ad Antonino Pio, Milano 2003.

[modifica] Altri progetti

Predecessore: Imperatore romano Successore:
Nerva 98 - 117 Adriano I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con con con
Nerva {{{data}}} Adriano

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