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Aidone

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Coordinate: 37°25′N 14°27′E / 37.417, 14.45


Aidone
Panorama di Aidone
Nome ufficiale: {{{nomeUfficiale}}}
Stato: bandiera Italia
Regione: Sicilia
Provincia: Enna
Coordinate: 37°25′N 14°27′E / 37.41667, 14.45
Altitudine: 800 m s.l.m.
Superficie: 209,58 km²
Abitanti:
5.272 2006
Densità: 29 ab./km²
Frazioni: Baccarato 
Comuni contigui: Piazza Armerina, Valguarnera, Mirabella Imbaccari, Caltagirone, Raddusa Ramacca, Mineo
CAP: 94010
Pref. tel: 0935
Codice ISTAT: 086002
Codice catasto: A098 
Nome abitanti: aidonesi 
Santo patrono: San Lorenzo 
Giorno festivo: 10 agosto 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia

Aidone: - Aidungh o Dadungh nel dialetto galloitalico aidonese - è un comune di 5.272 abitanti, in provincia di Enna, nella Sicilia centrale. Si trova in uno dei comprensori culturali e naturalistici più interessanti del Centro Sicilia: nel suo territorio si trova l'importante sito siculo-greco-ellenistico di Morgantina, il castello medievale di Pietratagliata e, a pochi chilometri, il sito dell'UNESCO, la Villa Romana di Piazza Armerina. IL suo territorio è ricchissimo di boschi, con Piazza Armerina ed Enna condivide il Parco della Ronza; al confine con la provincia di Catania si trova un'area umida di interesse naturalistico: l'nvaso artificiale del lago di Ogliastro. Vi si parla un dialetto di tipo settentrionale che fa parte del gruppo dei dialetti galloitalici di Sicilia; la sua storia antica, in confronto a quella odierna, è ricca e interessante.

Indice

[modifica] Geografia

Il comune di Aidone nella provincia di Enna
Il comune di Aidone nella provincia di Enna

Aidone sorge sui monti Erei, nel sud est della provincia di Enna, da cui dista 35 km, e ai confini con quella di Catania, con cui condivide il lago Ogliastro. Il suo territorio è attraversato dal fiume Gornalunga, un affluente del Simeto. Il centro abitato è posto oltre i 700 m s.l.m., con punte che superano gli 800 m.

Il suo territorio, esteso per 209,58 kmq, è molto vasto se rapportato al numero di abitanti e al centro abitato. Nel suo interno, per non citare che i siti più importanti, si trovano: - il castello dei Gresti o di Pietratagliata, - le contrade Sella Orlando, san Francesco e Cittadella, sulle quali si estente il parco archeologico di Morgantina - il lago Ogliastro, un invaso artificiale che raccoglie le acque del Gornalunga e irriga gran parte dei terreni appartenenti al Consorzio di Caltagirone, - la contrada Baccarato con la miniera di zolfo, ora in disuso, e il borgo dell'epoca della Riforma agraria, - l'invaso mai completato del fiume Pietrarossa che avrebbe allagato un sito di epoca romana. Il territorio è ricco di boschi, naturali ed artificiali, che occupano la parte nord occidentale, e di notevoli siti di rilevanza naturalistica.

Aidone sovrastata dall'Etna; la foto è stata ripresa dalla contrada Montagna
Aidone sovrastata dall'Etna; la foto è stata ripresa dalla contrada Montagna

[modifica] Etimologia del toponimo

Nell'antichità la sua etimologia si faceva risalire ad Aidoneus, un appellativo del dio Ade-Plutone, che, dopo aver rapito Persefone presso il lago di Pergusa, avrebbe sostato sul colle di Aidone; la leggenda diede origine alla vasta diffusione del culto di Demetra e Persefone in tutta la Sicilia centrale. Oggi, tuttavia, è più accreditata l'ipotesi dell'origine dal termine arabo Ayn dun, nel significato di "sorgente superiore", etimo giustificato dalla notevole presenza di sorgenti di acqua in tutto il territorio.


[modifica] Il dialetto galloitalico

Per approfondire, vedi la voce Galloitalico di Sicilia.

In Aidone, come a Piazza Armerina, Nicosia, San Fratello, Sperlinga, si parla un dialetto che da sempre è suonato estraneo all'orecchio dei siciliani; già i primi studiosi che si occuparono di storia siciliana, da Fazello a Rocco Pirri a Vito Amico, evidenziarono la parlata peculiare di questi paesi e la misero in relazione con la loro origine lombarda, a seguito della conquista normanna della Sicilia. Nel tempo questi dialetti sono stati definiti lombardo-siculi, gallo-romanzi, gallo-siculi e infine galloitalici di Sicilia per distinguerli dai galloitalici settentrionali. In Aidone, in modo particolare, già dagli inizi del secolo scorso il galloitalico è stato visto come un elemento di inferiorità perché in effetti rendeva difficoltosi i rapporti con i paesi vicini; già da allora il vernacolo conviveva con una forma sicilianizzata, che pian piano ha sopraffatto la forma antica; gli aidonesi sono stati bilingui per necessità e poi trilingui con l'affermarsi dell'italiano. Oggi che ci sono pochissimi parlanti è nata l'esigenza di conoscerlo, per fortuna ci sono rimasti i pregevoli testi scritti dei poeti Vincenzo Cordova, Francesco Consoli, Antonino Ranfaldi che hanno conservato una facies credibile, nonché i risultati di importanti inchieste sul campo portate avanti da Gerhard Rohlfs per l'A.I.S. nel 1924, da Giovanni Tropea per l'A.L.I. nel 1962 e dallo stesso Tropea per la Carta dei Dialetti Italiani.

[modifica] Cenni storici

[modifica] Le origini: l'epoca normanna

Chiesa di Sant'Antonio Abate
Chiesa di Sant'Antonio Abate

Secondo alcuni studiosi, Aidone fu fondata, alla fine dell'XI secolo,dai Normanni, durante la conquista della Sicilia e la cacciata degli arabi; ma è molto più probabile che i Normanni si siano limitati a rifondare e ripopolare un borgo già esistente, strappato ai Saraceni. I fratelli Altavilla, che guidarono la conquista, condussero a ripopolarlo i lombardi, che avevano contribuito all'impresa e che in buona parte provenivano dal Monferrato. [1]: A questa sorta di colonizzazione si fa risalire l'origine del dialetto aidonese.

All'epoca normanna risalirebbe la fondazione del castello che dominava la città, della chiesa madre (dedicata in seguito a San Lorenzo martire), della chiesa di San Leone dedicata al papa Leone II e, fuori dalle mura, della chiesa di Sant'Antonino Abate. Aidone passò successivamente in possesso di Adelasia, nipote di Ruggero, che la tenne fino alla sua morte nel 1160. Adelasia diede impulso al suo sviluppo con la costruzione di diversi mulini sul fiume Gornalunga e la fondazione, nel 1134, del monastero benedettino di Santa Maria Lo Plano, con chiesa dotata di una torre campanaria. La citazione più antica di Aidone risale al 1150 e si trova nel "Libro di re Ruggero" del geografo arabo Idrisi.

[modifica] dal 13° al 17° secolo

All'epoca di Federico II, Aidone faceva parte, molto probabilmente, dei possessi diretti del re[2]. Nel 1240 era rappresentata al parlamento di Foggia[3]. L'imperatore concesse ad alcuni soldati, provenienti da Piacenza e guidati da Umberto Mostacciolo, di stabilirsi ad Aidone; questa testimonianza conferma l'arrivo, ancora nel XIII secolo, di coloni provenienti dall'area padana. Nel 1229 ai Templari fu permesso di edificare la chiesa di San Giovanni e per il suo mantenimento furono concesse le rendite di alcune tenute[4]. Dopo la morte di Federico II, nel 1255, Aidone si dichiarò libero comune e riuscì a resistere all'assalto di Pietro Ruffo e del conte di Catanzaro, che agivano in nome del re Manfredi; nel 1257, tuttavia, fu presa e saccheggiata dall'esercito svevo, guidato da Federico Lancia. Aidone partecipò alla rivolta dei Vespri siciliani, cacciando la guarnigione francese. Fu nominato capitano Simone Fimetta di Calatafimi e vennero inviati al campo di Pietro III di Aragona arcieri e vettovaglie. In seguito il capitano Fimetta passò dalla parte degli Angioini e dovette fuggire dal castello. Il re Pietro III d'Aragona allora concesse Aidone in feudo a Manfredi Chiaramonte per premiarne la fedeltà. Nel quadro delle lotte tra angioini e aragonesi emerse la figura di fra' Perrone, il frate dell'domenicano che combatté gli aragonesi tra il 1284 e il 1287; quando fu catturato dall'ammiraglio Ruggero di Lauria si uccise in carcere. Nel 1296, durante il regno di Federico III d'Aragona, il feudo di Aidone venne ceduto da Manfredi Chiaramonte a Enrico Rosso che prese il titolo di conte di Aidone. Nel 1299 il capitano Giovenco degli Uberti aprì le porte del castello agli Angioini, ma questo venne riconquistato nel 1301 da Federico, che si era sistemato con il suo esercito nel vicino castello di Pietratagliata. Nel 1320 il feudo passò a Rubeo II Rosso, e quindi al figlio Enrico III Rosso, cancelliere del regno aragonese. Il conte Enrico partecipò alle lotte tra i baroni siciliani e nel 1373 fu costretto a cedere il feudo di Aidone (compresi il castello di Pietratagliata, il feudo di Fessima e i casali Baccarato, Asmundo e Pietralixia) a Perrone Gioeni, in cambio del feudo di Castroleone (Castiglione di Sicilia).

Il Castellaccio, ruderi del castello medievale
Il Castellaccio, ruderi del castello medievale

Il castello di Aidone ospitò nel 1396 la regina Maria e il marito, Martino il Giovane, e poi, nel maggio dell'anno 1411, la regina Bianca di Navarra, vedova del re Martino il Giovane, che vi soggiornò a lungo protetta dal Gioieni. Nel 1427 il conte Bartolomeo III Gioeni firmò l'atto "Privilegi e consuetudini per gli Aidonesi", concedendo il potere locale al "baiulo" Giovanni Caltagirone, coadiuvato da un "capitano di giustizia".

Nel 1531 Giantommaso Gioeni introdusse la venerazione per san Lorenzo martire facendone il santo patrono della città al posto di san Leone. Il feudatario ringraziava così il santo per la salvezza del figlio Lorenzo dalla pestilenza(é una delle ipotesi, per l'altra vedi la nota sulla chiesa di San Lorenzo).

Nel 1602 Tommaso Gioeni venne nominato dal re Filippo III di Spagna pari del regno e principe di Castroleone, ed entrò a far parte del parlamento siciliano. Il principe fondò ad Aidone la "Confraternita dei Bianchi", composta esclusivamente di nobili.

Nel 1667 venne fondata la confraternita del Santissimo Sacramento, legata alla chiesa di San Leone. I membri, al massimo 72, dovevano avere almeno vent'anni di età. Tra questi c'erano 13 "officiali" (governatore, consigliere maggiore, consigliere minore, cancelliere, tesoriere, due mastri di novizi, due visitatori d'infermi, due sacrestani e due nunzi). In seguito, per la prevalente presenza al suo interno di artigiani, la confraternita fu conosciuta come quella della Maestranza.

[modifica] 1693:dal terremoto al colera (1837)

Nel 1693 il terremoto che colpì tutta la Sicilia orientale provocò in Aidone cinquanta morti e il crollo di numerose chiese ed edifici, tra cui la chiesa Madre di San Lorenzo. Questa data in Aidone, come in gran parte della Sicilia, segna un discrimine nella sua storia architettonica. Alcune chiese furono restaurate o ricostruite, in effetti possiamo dire che quasi tutti gli edifici di Aidone sono, tranne che in alcune parti,settecenteschi o con notevoli elementi risalenti a questa epoca (i cantonali di san Domenico, la facciata di santa Maria La Cava, i portali di San Leone, dell'Annunziata, etc), il loro stile è influenzato dal barocco imperante in Sicilia ma con tratti sobri e classicheggianti.

Con il matrimonio dell'ultima discendente dei Gioieni con Marcantonio V Colonna, il feudo passò ai Colonna, principi romani. A qust'epoca nel territorio di Aidone esistevano sei baronie: Spedalotto-Cugno, Mandrilli-Toscano, Fargione-Baccarato-Feudonuovo, Dragofosso, San Bartolomeo, comprendente Pietratagliata-Prato-Tuffo-Gresti, e Raddusa-Destra. Altre tre baronie si erano costituite con i terreni comunali dell'"università" (Giresi-Pali-Malaricolta, Belmontino e Menzagno).

Balcone barocco in Largo Capra
Balcone barocco in Largo Capra

Nel XIX secolo le famiglie Boscarini, Scovazzo, Cordova, D'Arena, Profeta, Minolfi, Ranfaldi e Calcagno, produssero due generazioni di borghesi liberali e colti (tra i quali Filippo Cordova e Gaetano Scovazzo) che impressero un notevole impulso culturale alla cittadina.

Nel 1795 il Comune acquistò la chiesa di San Tommaso Apostolo, con l'annesso "Ospedale", per realizzare un teatro municipale; nel contempo iniziarono i lavori per la costruzione del Palazzo municipale, destinato a sede amministrativa e politica del "detentore" (sindaco).

Dal 1805, a seguito della scoperta del primo giacimento di zolfo, iniziò per Aidone un periodo di prosperità alimentata dall'industria estrattiva. La popolazione ebbe un notevole incremento, con l'immigrazione di minatori provenienti dai paesi viciniori, che si prolungò anche nel secolo successivo fino al secondo dopoguerra (la fase di chiusura della miniera Baccarato cominciò nel 1960).

Dopo l'abolizione della feudalità (1812), Aidone entrò a far parte della provincia di Caltanissetta (1820).

In una planimetria redatta dal regio agrimensore Lorenzo Correnti, il territorio comunaleri risultava avere un'estensione di 6884,12 salme (di vecchia misura)</ref> ed era suddiviso in varie contrade tra cui: Ciappino, Grottascura, Bosco, San Bartolomeo, Gresti, Pietrapiscia, Mendola, Giresi, Spedalotto, Calvino, Malaricolta, Casalgismondo, Toscano, Baccarato, Dragofosso, Montagna, in parte corrispondenti alle baronie. Esistevano ancora diversi latifondi di proprietà, soprattutto, dei Colonna-Rospigliosi.

Nel 1837 anche Aidone fu colpita dal colera che imperversò in tutta la Sicilia e che causò la morte, tra gli altri, del pedagogista Nicolò Scovazzo (1783-1837).

[modifica] Il Risorgimento

Aidone fu sede di una cellula carbonara guidata da Domenico Scovazzo e il 26 gennaio 1848 insorse contro il re Ferdinando II delle Due Sicilie. Si formò un "Comitato di difesa e sicurezza pubblica" e tre compagnie della Guardia nazionale.

Filippo Cordova, già ministro dell'agricoltura sotto Ferdinando II, nel 1848 fu eletto da Aidone al Parlamento Siciliano. Qui fu uno degli estensori dello statuto per l'autonomia della Sicilia e poi ministro delle finanze nel governo presieduto dal marchese di Torrearsa. Dopo la restaurazione borbonica fu in esilio a Torino, qui conobbe Cavour dal quale, in seguito, fu chiamato a far parte del Governo del regno di Italia.

Durante la spedizione dei Mille Aidone partecipò ai combattimenti: in contrada Dragofosso un gruppo di 120 aidonesi, guidato da Vincenzo Cordova e Gioacchino Mazzola, riuscì a deviare un contingente borbonico guidato dal generale Alfan de Rivera, favorendo la conquista di Palermo da parte di Garibaldi.

Nel Regno di Italia altri aidonesi si distinsero oltre a Filippo Cordova, lo stesso nipote di questi, Vincenzo Cordova Savini (1819-1897) deputato di Giarre per cinque legislature e senatore del regno, e Domenico Minolfi Scovazzo (1826-1898), deputato per due legislature e presidente del Consiglio provinciale di Caltanissetta.

La vita sociale e culturale di Aidone nell'Ottocento fu molto vivace e ricca di iniziative sociali e culturali. Nel 1865 venne fondata una biblioteca comunale a cui si aggiunse, dal 1884, anche una biblioteca popolare educativa circolante. Nel 1889 i fratelli Luciano e Giuseppe Palermo fondarono il "Monte di pietà" e la relativa banca; qualche anno dopo nacque la "Società di mutuo soccorso Principe di Napoli" (poi "Società artigiana") fondata da Vincenzo Cordova e Domenico Minolfi e infine, nel 1895 fu costituito il "Monte Frumentario" con 157 soci.

Sin dal 1843 esisteva un'orfanotrofio femminile, nel 1884 venne creato l'asilo infantile "Vittorio Emanuele" per gli alunni poveri e una scuola elementare con 14 classi nell'ex convento dei domenicani. Nel 1902 il parroco aprì un istituto femminile per l'insegnamento del cucito e del ricamo.

Nel 1903 nacque la "Lega dei lavoratori della terra", con 300 soci e l'istituzione di un fondo sociale, e nel 1905 la "Lega di miglioramento" in favore degli operai delle solfatare.

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


Nell'anno 1806 gli abitanti di Aidone erano 3.750. Per tutto il XIX secolo si ebbe una crescita continua e costante della popolazione favorita dallo sviluppo dell'agricoltura estensiva ma soprattutto dallo sfruttamento delle miniere di zolfo del Baccarato e della Pintura. La crescita continuò fino a superare i 10.000 abitanti, punta massima raggiunta nel 1951.

Negli anni successivi la chiusura delle solfatare, non più produttive economicamente, ma anche l'abbandono dell'agricoltura, ha fermato lo sviluppo della cittadina causando una rilevante emigrazione soprattutto verso la Germania e l'Italia settentrionale.

[modifica] Luoghi di interesse

[modifica] Morgantina

Per approfondire, vedi la voce Morgantina.
Panorama di Morgantina dalla collina ovest
Panorama di Morgantina dalla collina ovest
Castello di Pietratagliata, lato nord
Castello di Pietratagliata, lato nord

Nei pressi di Aidone, a sud est, ai piedi del monte, è stato rinvenuto un vasto sito che comprende insediamenti dall'età del bronzo, alla colonizzazione greca dell'epoca arcaica, alla fondazione della città ellenistica gravitante nell'orbita siracusana. I primi scopritori la identificarono con Erbita, ma la campagna di scavi condotta dagli archeologi americani, a partire dal 1955, ha permesso una più sicura identificazione con Morgantina. Da "Gli Scavi", come denominano il sito gli aidonesi, sono stati portati alla luce reperti provenienti dalla Grecia, ma anche manufatti di produzione locale che risentono della cultura indigena dei Siculi.

[modifica] Il Castello dei Gresti o di Pietratagliata

Per approfondire, vedi la voce Castello di Pietratagliata.

In territorio di Aidone, in contrada Gresti, ci sono i ruderi di un castello medievale di origine non ben definita (le prime notizie storiche documentabili sul castello risalgono al XIV secolo). Il castello sorge su un'elevata cresta rocciosa che chiude la piccola valle del torrente Gresti, un affluente del Gornalunga, ed è posizionato strategicamente lungo la via di comunicazione che collegava Morgantina, e le antiche città dell'interno, con quelle della costa orientale. La struttura comprende un ampio piano terra, adibito a magazzini e stalle, e un primo piano accessibile da una scaletta in muratura. La maggior parte degli ambienti sono scavati nella roccia, in modo analogo al castello di Sperlinga, e si aprono ad est con logge e finestroni. È presente un'alta torre piena, visibile a grandi distanze.

Il nome “Pietratagliata” si riferisce alla presenza degli ambienti tagliati nella roccia, mentre il nome Gresti, ricorda la grande quantità di cocci di epoca greca e romana che affioravano in tutta la contrada.

[modifica] Il Castellaccio

"Castellaccio", (in dialetto Cast'ddazz' ) è il nome dato ai ruderi del castello medievale, costruito nel punto più alto della città, in posizione strategica, con una visuale panoramica a 360°, che permetteva di controllare le principali vie di comunicazione della Sicilia Centrale .

La costruzione risalirebbe all'XI secolo, all'epoca normanna, ma fu forse preceduta da una fortificazione saracena. Fu centro del feudo di Aidone e fu qui che i feudatari ospitarono nel 1396 i reali Maria e Martino I di Sicilia e, nel maggio 1411, Bianca di Navarra. Cadde in rovina in seguito al terremoto del 1693 e successivamente venne abbandonato. Faceva probabilmente parte di una rete di fuochi di avvistamento con i castelli di Enna, Agira, Pietratagliata e altri.

[modifica] Le chiese

[modifica] Torre Adelasia e Santa Maria La Cava o Lo Plano

  • Torre Adelasia
    Torre Adelasia

Sulla piazza Cordova si affaccia la Torre Adelasia, che oggi costituisce la torre campanaria dell’annessa chiesa di Santa Maria La Cava, ma in origine era una delle torri di difesa lungo le mura che costeggiavano le pendici occidentali del borgo normanno. Dell’impianto originario, di epoca normanna, conserva il piano inferiore dall’alto portale ogivale e, all’interno, la volta a crociera. Nei secoli ha subito molti rimaneggiamenti e sovrapposizioni in diversi stili: il gotico-catalano del secondo piano cinquecentesco e il piano superiore di epoca settecentesca. La chiesa di Santa Maria fu fondata con il nome di Santa Maria Lo Plano da Adelasia, nipote del conte Ruggero, come si legge in un diploma del 1134. Fu priorato dei Benedettini. Dell’impianto medievale conserva solo l’abside e la torre. L’attuale facciata, incompleta, è il frutto di un ambizioso progetto tardo secentesco per una chiesa a tre navate. Il rapporto simmetrico dei portali è andato perduto nell’ultimo radicale restauro, completato nel 1940: per ampliare la capacità di accoglienza della chiesa, si eliminò l’alta gradinata interna, fu innalzato il portale centrale e si aggiunse l’alto sagrato semidecagonale. Fu abbandonato definitivamente il progetto di una chiesa a tre navate e si ricavarono due cappelle sul lato occidentale e dei locali adibiti ad asilo sul lato orientale. Per ricordare le origini normanne l’interno dell’abside fu riportato alla nuda pietra ponendosi perciò in netto contrasto con il sistema decorativo dominato dagli affreschi della pittrice Clelia Argentati.La Chiesa è anche un santuario dedicato a san Filippo apostolo: il simulacro del santo, ritenuto miracoloso, custodito in una cappella riccamente decorata di stucchi, è oggetto di grande venerazione: il 1 maggio convengono in Aidone, per celebrarlo, ringraziarlo o impetrare grazie, pellegrini provenienti da tutti i comuni della provincia.

[modifica] Chiesa madre di San Lorenzo

È forse la chiesa più antica di Aidone, fondata nell'XI secolo, ma dopo gli ingenti danni subiti nel terremoto del 1693 fu ricostruita: dell'originario impianto normanno restano i contrafforti laterali e il portale. Con la ricostruzione furono aggiunte le cappelle laterali e il campanile, mai completato. Tracce dell’antica struttura sono visibili nei grandi conci parietali scoperti nella sacrestia, in corrispondenza dall’area absidale.

La facciata fu ricostruita utilizzando il materiale antico: furono recuperate le due scanalature ad un lato della porta, che rappresentano le misure del palmo e della canna, ma non l’antica iscrizione i cui frammenti sono sparsi per tutta la facciata. Interessanti i colmi degli imponenti cantonali rifinite con caratteristiche forme a spirale.

All'interno si conservano suppellettili, arredi sacri, antichi paramenti, statue e tele in parte provenienti dal convento di Santa Caterina: tra questi oggetti, il reliquiario di argento a forma di braccio, contenente la reliquia di San Lorenzo, probabilmente portata da Roma dai principi Colonna, che avevano introdotto il culto del santo[5]

Esistono due versioni sul motivo per cui san Lorenzo, per volere della famiglia Gioieni, sarebbe stato dichiato patrono del paese al posto di san Leone: secondo una di esse fu Giantommaso Gioieni nel 1531 ad introdurre la venerazione per il santo martire in ringraziamento per la salvezza del figlio Lorenzo dalla pestilenza. Secondo un'altra versione fu invece Isabella Gioieni, nella seconda metà del Seicento: sposata a Marco Antonio Colonna, al quale aveva portato in dote il feudo di Aidone, non sarebbe riuscita ad avere figli e promise in voto al santo di farlo diventare patrono del paese se avesse dato alla luce un figlio; la grazia sarebbe stata concessa e Isabella diede alla luce il figlio Lorenzo e mantenne la sua promessa. Al 1810 risale invece la nascita dell’Accademia di San Lorenzo, che operò per almeno un secolo.

[modifica] Chiesa di San Leone

Secondo la tradizione fu la prima chiesa del paese, dedicata al papa Leone II, poco dopo la sua canonizzazione. Per costruirla gli aidonesi utilizzarono conci d pietra provenienti dal tempio arcaico della Cittadella, dove sorgeva anche un convento benedittino. Fu restaurata, una prima volta, nel 1599, dal barone Lorenzo II Gioieni, e una seconda dopo il 1639 per riparare i danni provocati da un terremoto: a quest'epoca appartiene il portale barocco.

[modifica] Chiesa di Sant'Antonio Abate

  • Chiesa di Sant'Antonio Abate, affresco che illustra la vita e le tentazioni del santo
    Chiesa di Sant'Antonio Abate, affresco che illustra la vita e le tentazioni del santo

La chiesa è posta all’ingresso orientale del paese e la tradizione vuole che in origine fosse una piccola moschea, trasformata in chiesa cristiana dai Normanni: alla presunta moschea apparterrebbero il portale a sesto acuto nella parete di mezzogiorno, oggi murato, e le piccole feritoie ai suoi lati. I contrafforti laterali che racchiudono grandi aperture murate, fanno pensare, ad un edificio con pianta a croce greca, forse ad una piccola chiesa extra-urbana di epoca bizantina, ovvero ad un edificio tardo-romanico con pianta a tre absidi ("a trifoglio"), che costituirebbe un esempio raro per la Sicilia.

Al periodo normanno appartengono invece l’abside posteriore e il portale con arco a sesto acuto, in conci alternati di arenaria e pietra bianca di Comiso. La chiesa ha subìto nei secoli vari rimaneggiamenti; di epoca cinquecentesca o seicentesca è il campanile a due ordini di monofore, sormontato da una cuspide rivestita di elementi sferici policromi di gusto moresco. Un pavimento musivo, che rappresentava San Giorgio che uccide il drago, e numerosi arredi sono stati nel tempo sottratti da furti, ma si conserva un affresco, del 1581, portato in luce dagli ultimi restauri, che rappresenta la vita e le tentazioni di Sant’Antonio: il quadro centrale rappresentante il Santo, è accompagnato da otto riquadri disposti ai due lati , dove in uno stile "fumettistico" sono rappresentati episodi della sua vita illustrati da didascalie in siciliano.

[modifica] Chiesa di San Michele Arcangelo

Della cinquecentesca chiesa e l'annesso convento non resta oggi che il rudere della torre campanaria, in pietra bianca squadrata, con il portale d’ingresso e due ordini asimmetrici; all’interno di un’arcata è scolpito l’effigie del Santo, in veste di guerriero. Le restanti tracce della chiesa, a tre navate, e del convento sono coperte e conglobate dalle abitazioni sovrastanti.

Il convento era circondato da una fama sinistra per essere stato nel XVI secolo sede di un tribunale segreto dell'Inquisizione.

[modifica] Chiesa di San Giovanni Evangelista

La chiesa fu costruita nel 1229 dai cavalieri Templari, di cui divenne sede. La presenza dell'Ordine è testimoniata dagli stemmi che coronano il portale e dalla ripetizione della croce di Malta. Dell'originario aspetto medievale, poco è conservato. Il portale e il campanile sono costruiti con pietra locale bianca e rossa.

[modifica] Chiesa ed ex convento di San Domenico

San Domenico, la facciata in bugnato a punta di diamante, accanto il "centro polifunzionale".
San Domenico, la facciata in bugnato a punta di diamante, accanto il "centro polifunzionale".
  • Il convento e la chiesa furono costruiti a partire dal 1419 su progetto dell'architetto aidonese Leonardo di Luca, su incarico di fra' Vincenzo da Pistoia. Il complesso sorse su una precedente piccola chiesetta che custodiva la reliquia di una spina della corona della passione di Cristo. La costruzione venne completata nel 1465. In seguito alle prediche che vi tenne san Vincenzo Ferreri, nel 1625 la chiesa venne intitolata al santo spagnolo, come recita l'iscrizione sul portale. Dalla fine del XIX secolo fino al 1950 circa, il convento venne utilizzato come sede della scuola elementare.

Alla fondazione quattrocentesca rimanda il motivo della decorazione della facciata a punta di diamante, riferibile allo stile plateresco diffusosi dalla Catalogna in Sicilia e nell’Italia meridionale nella seconda metà del secolo: l'utilizzazione del tipo di bugnato in un edificio religioso costituisce un unicum, in quanto tutti gli altri edifici con questo rivestimento architettonico sono di uso civile (es. Palazzo Steri a Sciacca, Palazzo dei Diamanti (Ferrara) ) e l'altro caso di uso in un edificio religioso, la Chiesa del Gesù Nuovoa Napoli, è in realtà un falso, si tratta infatti del palazzo Sanseverino venduto nel 1584 ai Gesuiti che losventrarono per costruirvi la chiesa lasciando solo la facciata in barocco ed il portale. Un unicum è anche il tipo di bugnato con l'alternanza di conci bugnati con conci piani, reso ancora più suggestivo alla luce dalla pietra bianca.

La chiesa subì molti danni per il terremoto del 1693 e fu sottoposta a lavori di consolidamento e restauro, la facciata fu definita in una cornice neoclassica con i bei cantonali in blocchi regolari di arenaria locale, incisi con un motivo decorativo a chiocciola, e con l’elegante portale. Sul sito del convento, demolito negli anni 70, è sorto un edificio destinato a centro servizi.[1]

[modifica] Chiesa e chiostro di Sant'Anna

Chiesa di sant'Anna, particolare del Crocifisso attribuito a Frate Umile
Chiesa di sant'Anna, particolare del Crocifisso attribuito a Frate Umile

Secondo la tradizione la chiesa era originariamente una moschea. La forma attuale risale tuttavia al XVII secolo, sebbene i muri sul lato occidentale siano probabilmente il resto di un edificio più antico. Nel 1623 fu iniziata la costruzione dell’adiacente convento di Santa Maria del Gesù da parte dei Padri osservanti e contemporaneamente la chiesa fu ingrandita ed arricchita, anche per merito di ricche elargizioni da parte di notabili locali. Nel 1660 la chiesa rinnovata venne riaperta al culto e intanto i Padri osservanti nel 1640 avevano ceduto il posto ai Padri riformati i quali dedicarono la chiesa a Santa Rosalia: nella tradizione popolare rimase tuttavia l’antica denominazione. Del convento dei Padri riformati non restano che i ruderi del chiostro, con il porticato con arcate sagomate da mattoni in cotto e poggianti su esili colonne in stile dorico.

La chiesa, ad una sola navata, presenta l'interno semplice e disadorno, ma è arricchita dall'altare centrale barocco, decorato con tarsie marmoree in bicromia, bianche e nere, e dall'altare laterale di Sant’Anna, copia del primo con una più economica decorazione pittorica. Gli altari e alcune tele portano la firma di Joseph Savina, il cui autoritratto compare all’angolo della tela di Sant’Anna e Gioacchino con il Bambino Gesù, sull'altare di Sant'Anna; la sua firma è inoltre presente su una lapide marmorea e sullo stemma al culmine dell’altare maggiore.

All'interno della chiesa si conservano altre tele, un’acquasantiera cinquecentesca di scuola gaginiana, e, nella sacrestia, un armadio intarsiato, opera di frà Innocenzo da Petralia. La chiesa ospita inoltre il Crocefisso in legno di frà Umile Pintorno da Petralia, del 1635, capolavoro di questo artista.

[modifica] Chiesa di Maria Santissima delle Grazie

Dipinto su pietra della Madonna che allatta
Dipinto su pietra della Madonna che allatta

La chiesa è situata accanto a quella di Sant’Antonio Abate, all’ingresso orientale del paese; deve la sua nascita al leggendario ritrovamento nel 1618 di un'immagine della Madonna, che allatta il Bambino, dipinta su una lastra di pietra. L'icona assomiglia al dipinto, coevo del pittore Pietro Novelli, detto il Monrealese, che lo dipinse, su lastra di pietra per la chiesa omonima di Caltanissetta.

Conserva all'interno un altare barocco, in legno intarsiato, in cui è incastonata la teca, con l'immagine ritenuta sacra, chiusa da due sportelli su cui sono dipinte le immagini di San Leone e San Lorenzo. Su un altare laterale si ammira un pregevole dipinto che raffigura il Corteo delle Sante Vergini siciliane, datato al 1642.

[modifica] Chiesa di San Marco

Fuori dal centro abitato, nella zona Scalazza, in direzione del Baccarato, si trova la chiesa con l'"Ospidale" annesso, fondata nel 1140, da alcuni cavalieri templari di ritorno dalla Terrasanta. L'esterno ricorda la Commenda dei cavalieri di san Giovanni della vicina Piazza Armerina.

[modifica] Convento e chiesa dei Cappuccini

Oggi sede del Museo archeologico regionale, risale ai primi decenni del Seicento. Il complesso, dalle linee sobrie e chiuse, quasi severe, era dedicato a San Francesco d’Assisi.

La chiesa è a navata unica, con due cappelle sul lato sud, e conserva arredi e dipinti secenteschi. L’altare centrale, con ciborio di legno intarsiato, è sormontato da un trittico ottocentesco rappresentante al centro la Natività. Negli altarini laterali, con casserizi in legno intarsiato di marca umbro-toscana, sono conservate due statue, una delle quali, in terracotta, rappresenta la Madonna delle Grazie. Nelle cappelle sono esposti: un reliquiario a forma di croce e il busto ligneo dell' Ecce Homo, attribuito a fra’ Umile da Petralia. Dalla seconda cappella si accede ad una cripta e ad un antico sottopassaggio che la tradizione vuole sia collegato, attraverso un complesso sistema di cunicoli, agli altri conventi aidonesi. Il chiostro si presenta porticato su un solo lato e da questo si accede al "Museo archeologico regionale.

[modifica] Museo archeologico regionale

Interno della chiesa di San Francesco, dei Cappuccini, sede del Museo Archeologico Regionale
Interno della chiesa di San Francesco, dei Cappuccini, sede del Museo Archeologico Regionale

Il museo archeologico di Aidone è ospitato nella convento dei Cappuccini annesso all'omonima chiesa. È stato inaugurato nell'estate del 1984 e custodisce i reperti di oltre trent'anni di scavi a Morgantina, ordinati secondo criteri cronologici e tematici.

Nelle tre sale sono presenti materiali della preistoria e della protostoria della città, provenienti dal villaggio castellucciano: asce di pietra basaltica levigata, minuscoli fuseruoli e frammenti di ceramica lavorata senza l'uso del tornio, con essenziale decorazione lineare incisa. Alla successiva città sicula, della prima età del ferro, appartiene invece, la ceramica acroma in forme carenate, d'impasto rosso e marrone, che trova riscontri nella cultura di Ausonio a Lipari.

I reperti esposti appartenenti ad periodo che va dal IX alla metà del V secolo a.C. testimoniano la coesistenza delle culture sicula e greca nella cittadina: (antefisse degli edifici religiosi, “pithoi” "piumati", un'arula domestica su cui è raffigurato un cinghiale, un “kernos” a tre coppette ed il grande cratere di Eutimide, con scene di simposio e amazzonomachia, usato per banchetti pubblici).

I reperti di epoca classica ed ellenistica, fino alla distruzione della città (211 a.C.), consistono prevalentemente di terrecotte provenienti dalle necropoli e dai santuari urbani di Demetra e Persefone, tra cui diversi busti di quest'ultima, a cui si aggiungono una grande lucerna a "vernice nera" con tre beccucci ed un piatto da pesce, di provenienza forse siracusana.

Nell'ex sacrestia del convento sono esposti gli oggetti d'uso comune domestico, agricolo e religioso, che offrono un quadro della vita quotidiana degli abitanti della città (oggetti d'uso comune, stoviglie da cucina, giocattoli per bambini, ninnoli femminili, attrezzi per l'agricoltura).

[modifica] Biblioteca comunale

La biblioteca comunale di Aidone, è ospitata nei locali dell'ex convento dei Carmelitani, molto vicino alla Piazza Cordova; è dedicata a Gaetano Scovazzo, Ministro del Regno delle due Sicilie nel 1848, il quale nel 1868 legò i suoi 8000 volumi al Comune che gli aveva dato i natali perché costituisse una biblioteca a lui intestata. L'edificio che ospita la Biblioteca, in origine era un convento annesso alla chiesa della Madonna Del Carmelo; ora è occupato quasi per intero dalla Biblioteca ma fino a qualche decennio fa oltre alla biblioteca era sede delle Scuole fenmminile e poi della Scuola Media "F. Cordova". Oltre ai preziosi manoscritti, ai due incunaboli ed a numerose cinquecentine, conserva una divisa di C. Benso Conte di Cavour,che lo stesso aveva regalato all'amico Filippo Cordova; poi altre divise di Cordova e Scovazzo.

Nel 1934 vi si contavano oltre 15.000 volumi provenienti da varie donazioni, infatti nell'anno di fondazione l'esempio dello Scovazzo era stato subito emulato dal Reverendo Francesco Ranfaldi, che legò alla biblioteca i suoi 800 libri, tra cui si trovavano le copie manoscritte dei Capibrevi di Giovanni Luca Barberi. Vi confluirono inoltre 1500 volumi, provenienti dalle librerie dei Domenicani, dei Cappuccini e dei Padri Riformati, in seguito alla soppressione delle congregazioni e all'abbandono dei conventi; e i 1700 libri che avevano costituito la biblioteca popolare circolante fondata nel 1884 da alcuni benemeriti cittadini. Ad arricchire ancora di più la biblioteca intervennero le donazioni del Commendatore Domenico Minolfi e l'intera biblioteca privata di Filippo Cordova che era stata ereditata dal Dottore Teodoro Siebs. In tal modo essa è venuta in possesso di opere di gran pregio, oltre ai preziosi manoscritti, conserva circa trecento cinquecentine e cinque incunaboli, i più antichi dei quali risalgono al 1493; sono due opuscoli di Alberto Magno il "De duabus sapientiis et de recapitulatione omnium librorum astronomiae", in tutto 12 pagine, e il "De natura ac immortalitate animi cum commento compendioso", in tutto 81 pagine, entrambi stampati a Norimberga da Gaspare Hochfever nel 1493. Purtroppo questa ricco patrimonio è stato lasciato per decenni in stato di abbandono, costretto in stanze piccole e umide; nei vari trasferimenti molti tra i volumi più antichi sono rimasti confinati in casse di legno. Solo le operazioni di recupero eseguite nei locali dell'ex Scuola Elementare Femminile, poi Scuola Media, hanno permesso finalmente di portare alla luce, sottoponendoli ai dovuti restauri, quasi tutti i volumi conservati, ma molti ormai erano stati irrimediabilmente distrutti dall'umido, le muffe e i topi. Oggi finalmente è possibile consultarli agevolmente e vi si contano oltre 30.000 volumi.

[modifica] Feste e folklore

[modifica] Festa e "tavole" di San Giuseppe

Tavola di San Giuseppe, allestita alla Pro-loco,2008
Tavola di San Giuseppe, allestita alla Pro-loco,2008

La festa di San Giuseppe é la prima vera festa dell'anno nuovo. Cade il 19 marzo e in Aidone, come in gran parte dei paesi siciliani, è celebrata, oltre che con il novenario e le messe solenni celebrate nella piccola chiesa dedicata al Santo, padre putativo di Gesù, anche con le tavolate. Le tavole e le tavolate, altari ricolmi di di ogni ben di Dio, erano allestite nelle case private come ex voto per grazia ricevuta. Nei mercoledì di marzo si allestivano le tavole chiamate anche "virginedd'". Erano più piccole, con tre o sei commensali che rappresentavano la Sacra Famiglia, erano meno costose ed in genere le famiglie, che a volte le ripetevano tutti gli anni, chiedevano la collaborazione o addiritura il sostegno economico alla collettività (a volte questa forma di mortificazione era voluta e la padrona di casa faceva la colletta casa per casa). La vigilia di san Giuseppe invece le famiglie che ne avevano fatto voto allestivano la tavolata, più grande e ricca richiedeva un grosso impegno di spesa e di lavoro che si protraeva per più giorni. Sulle tavole dominava il pane lavorato nelle forme più fantasiose, tra cui però non poteva mancare il bastone fiorito, un braccio, il viso della Madonna, il pesce...; poi abbondavano le frittate di verdure, il finocchio, i dolci tipici (oltre ai cannoli le sfingi delle fritelle di pasta di pane)e poi primizie varie: dalle fave alle fragole. Le tavole sono pronte la sera della vigilia e fino all'indomani sono visitabili; a mezzogiorno in punto del 19 sono benedette e cominciano ad essere serviti i commensali istituzionali, ragazzi e/o anziani poveri in rappresentanza della Sacra Famiglia; ai visitatori viene offerta la pasta condita con legumi misti e il pane. Le tavolate erano una occasione di collaborazione e solidarietà di vicini ed amici nei confronti di chi allestiva, ma anche di generosità verso i non abbienti a cui si destinava la maggior parte del cibo. Oggi che sono diventate sempre più rare, allo scopo di recuperare e valorizzare la tradizione, sono allestite dalle scuole, dalla Proloco locale, dalla parrocchia di Santa Maria La Cava, da gruppi di amici. e vedono il contributo e la collaborazione di gran parte della popolazione.

[modifica] Settimana Santa e "Giunta di Pasqua"

Per approfondire, vedi la voce I santoni di Aidone.
Per approfondire, vedi la voce Settimana Santa di Aidone.
  • Processione delle Palme, l'arrivo davanti alla Chiesa Madre
    Processione delle Palme, l'arrivo davanti alla Chiesa Madre
    Gli acroliti in cartapesta dei Santoni
    Gli acroliti in cartapesta dei Santoni
    Domenica delle Palme - La Settimana Santa in Aidone si apre con la festa delle Palme. La processione delle confraternite, che si snoda di mattina per le vie del paese, è caratterizzata dalla presenza dei Santoni, i simulacri dei dodici Apostoli, con grandi teste di cartapesta, che raggiungono quasi i 3 metri di altezza. Le "gabbie", dentro cui si introducono i portatori ( i santar' ), sono rivestite con tuniche dai colori vivaci; ciascun Santo è identificato da uno o più oggetto simbolo; gli Apostoli sono raffigurati sul modello delle statue che coronano la facciata della Basilica di San Pietro a Roma. La processione percorre tutte le vie principali del paese e si conclude davanti alla porta chiusa della chiesa Madre di San Lorenzo, dove si celebra un rito molto antico e suggestivo.
  • Il precetto - Nella prima parte della settimana il paese è percorso dalle confraternite che vanno in processione per raggiungere la chiesa dove faranno il precetto Pasquale, e si accompagnano con la banda musicale ma anche con le caratteristiche lamentazioni.
  • Il mercoledì santo: U signur' a mucciun- Il mercoledì sera si svolgeva uno dei riti più controversi e amati dagli aidonesi: Il signore nascosto o rubato. Dei confratelli prelevavano dalla chiesa dell'Annunziata la Statua del Cristo che, avvolto in un lenzuolo e su una scala di legno, veniva portato in processione nella Chiesa Madre; qui durante la tarda serata affluiva tutta la popolazione per prestargli omaggio. L'ambiguità dell'adorazione del Cristo apparentemente morto ha decretato da qualche anno la sospensione della processione.
  • Giovedì Santo: i Sepulcr - Nella serata di giovedì santo e nella mattinata del venerdì i componenti delle varie confraternite visitano le diverse chiese dove è stato allestito il sepolcro, l'altare della Deposizione o meglio del Sacramento, adorno di grano germogliato al buio, piante e pani. Le processioni sono accompagnate dalla banda musicale, di sera i confratelli portano delle torce, ma ciò che più caratterizza le processioni nel corso della settimana è l'esecuzione dei lamenti, si tratta del canto delle Quarantore, lamentazioni per la morte di Gesù, di origine medievale, nelle quali ogni "ora" è scandita da una voce principale che inizia il brano in una scala ascendente e viene accompagnata delle seconde voci in scala discendente.
  • Venerdì Santo: A scisa a Cruci - Dopo il tramonto nella Chiesa Madre ha luogo un rito molto suggestivo: a scisa a Cruci (la deposizione dalla Croce). Dopo una lunga preparazione fatta di letture e preghiere davanti a Cristo inchiodato sulla croce, giungono i membri della confraternita della Santissima Maria Annunziata, incappucciati e vestiti di bianco, che portano una bara di cristallo adorna di fiori. Con il sacerdote celebrante schiodano dalla Croce la statua del Crocefisso e la depongono nell'urna, che viene portata in processione per buona parte della notte. Alla processione si sono aggiunte, nel tempo, ragazze che portano la statua di Maria Addolorata e altre che rappresentano le pie donne. Il corteo silenzioso si snoda per le strade di Aidone, anche le più impervie, accompagnato dai lamenti dei confratelli che recitano Le quarantore alternati alle musiche funebri della banda musicale.
La corsa dei Santoni, San Pietro
La corsa dei Santoni, San Pietro

*A Giunta d' Pasqua - Il giorno di Pasqua, in piazza Cordova ha luogo la Giunta, l'incontro. Si svolge in piazza Cordova con la partecipazione di tutti i Santoni e un gran numero di confratelli appartenenti a tutte le confraternite. San Pietro viene portata in giro per le vie cittadine alla ricerca di Gesù mentre gli altri santoni, divisi in due gruppi, fanno la spola correndo e saltando tra la statua della Madonna con il velo nero, posta nei pressi della chiesa di Santa Maria, e la statua del Cristo risorto, nascosta alla vista in una strada secondaria: riportano le incredibili notizie della sparizione di Gesuù dal sepolcro, dell'apparizione alle donne e infine della Resurrezione. A mezzogiorno i due gruppi, raggiunti da San Pietro, accompagnano le due statue verso il centro della piazza dove avviene l'incontro, tra la Madre, a cui viene strappato il velo nero, ed il Figlio Risorto. Le campane suonano a festa e i Santoni sono fatti saltellare dai portatori in segno di gioia, tutti poi, accompagnati dalla banda che ora suona canti gioiosi, si uniscono in processione e accompagnano nelle loro chiese i Simulacri.

[modifica] Festa di san Filippo apostolo

  • Processione di San Filippo, il primo maggio
    Processione di San Filippo, il primo maggio
    La chiesa di Santa Maria Lo Plano conservava reliquie degli apostoli san Filippo e san Giacomo, la cui presenza è attestata a partire dal 1633. Il 1 maggio di ogni anno la statua di san Filippo, custodita insieme alle reliquie e ritenuta miracolosa, viene portata in processione per le vie del paese. La statua attuale venne realizzata nel 1801, con grande spesa, in ebano e con la veste rivestita di foglia d'oro. Quando esce dalla chiesa, la statua viene portata girata di spalle, per evitare che lasci il paese in direzione di Piazza Armerina: ciò a causa di una antica contesa con tale paese e della tradizione secondo la quale il santo concederebbe più facilmente miracoli ai forestieri.

I fedeli, provenienti da tutta la provincia di Enna e oltre, effettuano lunghi pellegrinaggi a piedi per chiedere grazia o ringraziare di grazie ricevute e, secondo l'usanza si presentano davanti alla statua con un cero acceso. Si narra che l'apostolo scacci con il suo bastone chi richieda insistentemente una grazia senza fede.

[modifica] Festa patronale di San Lorenzo martire

La festa del Patrono San Lorenzo Martire, si celebra il 10 agosto; è una festa prettamente religiosa ma, coincidendo con il momento culminante dell'estate viene accompagnata da manifestazioni di vario genere, sportive e musicali, e si conclude a mezzanotte con i fuochi d'artificio.

[modifica] Carnevale

Della ricca tradizione carnascialesca di Aidone restano solo i festini , feste da ballo private a cui gli estranei, non invitati, sono ammessi per lo più vestiti in maschera. Entrati al grido "Gghj' n-è f'stingh?" ( c'è una festa?), hanno diritto a due balli a loro scelta. In genere si sceglie di ballare uno scotz, un ballo tipico aidonese ballabile a coppie o a gruppi.

[modifica] Rievocazione storica del battimento, "u batt'ment"

Ogni dieci anni, nei giorni immediatamente precedenti la festa di san Lorenzo (8 e 9 agosto) si teneva la rievocazione storica di un episodio risalente all'epoca della conquista normanna. La tradizione risaliva al XVII secolo e se ha testmonianza fino al 1890. Il torneo in costume rievocava un combattimento tra cavalieri cristiani e saraceni, al quale avrebbero partecipato due contingenti lombardi dell'esercito di Ruggero d'Altavilla. La battaglia si sarebbe svolta presso il cosiddetto "Passo dei Giudei" (l'attuale contrada Ciappino), sulla strada che conduce a Piazza Armerina. Nel torneo storico in costume, denominato il Battimento, un drappello di cavalieri cristiani, partito dalla città, e un drappello di cavalieri saraceni proveniente dalla parte opposta, si scontravano in due separati assalti. Dopo il primo assalto, dall'esito incerto, i cavalieri cristiani si ritiravano nelle tende a pregare e digiunare, mentre i saraceni gozzovigliavano; nel secondo assalto i saraceni venivano nettamente sconfitti e presi prigionieri. Il tutto si concludeva con una pacificazione generale per cui cristiani e saraceni finivano con l'abbracciarsi e muovevano insieme in un unico corteo alla volta di Aidone, dove avrebbero seguito la processione della Madonna delle Grazie. Da qualche anno ad Agosto viene ripresa questa tradizione che si va arrichendo sempre più di figuranti e significati.

Dal 2005, in occasione della festa della Madonna delle Grazie (2 luglio), si svolge anche un corteo storico che rievoca l'arrivo di Adelasia al castello, accompagnata dai gonfaloni dei quattro quartieri storici (San Leone II Papa, San Giacomo, San Giovanni (attuale Sant'Anna) e Santa Maria Lo Plano ).

[modifica] Altre foto di Aidone

Si possono visionare altre foto sul sito http://commons.wikimedia.org/wiki/Aidone

[modifica] Economia

L'economia è prevalentemente agricola, con produzione di cereali, uva, olive, agrumi e con allevamenti di ovini e bovini. La gran parte della popolazione attiva trova occupazione nel terziario con un notevole movimento di pendolari che si sposta quotidianamente verso Piazza Armerina, Enna, Catania. A fronte lella notevole ricchezza del patrimonio archeologico e naturalistico non si è sviluppata un'adeguata offerta di strutture e servizi turistici. Oltre alle scuole materne, elementari e medie, raggruppate nell'Istituto Comprensivo " F. Cordova" e distribuite in quattro plessi, Aidone è sede dell'Istituto Professionale Agrario.

[modifica] Gli Aidonesi

Per approfondire, vedi la voce Nati ad Aidone.


[modifica] Amministrazione comunale

Sindaco: Filippo Curia dal 16/05/2005
Centralino del comune: 0935 600511 Archivio storico comunale 0935 600532
Email del comune: comune@comune.aidone.en.it

[modifica] Note

  1. ^ La notizia del popolamento di Aidone, da parte dei "lombardi" si trova per la prima volta riportata nella Storia di Sicilia di Tommaso Fazello, "Aydonum lombardorum oppidum, Normannorum tempore, superatis Saracenis, a Lombardis, qui cum Rogerio Comite in Siciliam traiecerunt: quibus adhue patrij sermonis est usus"".
  2. ^ ; lo dimostrerebe la supplica del priore del convento di Santa Maria Lo Plano, datata 1210 e rivolta a Federico II.
  3. ^ , dai notai Simone de Hagio e Giovanni de Manfredo.
  4. ^ . Il documento di concessione cita il "precettore dei templari in Sicilia e Calabria" fra' Hermano de Petragnos.
  5. ^ La reliquia consiste in un osso rotondo del braccio della lunghezza di “cinque dita". In una pergamena miniata del 1531, in cui tra l’altro è raffigurato San Lorenzo, quindici cardinali di Roma concedono ai fedeli aidonesi del Santo le indulgenze

[modifica] Bibliografia

  • Gioacchino Mazzola, Storia di Aidone - Ed.Niccolò Giannotta - Catania 1913
  • Giovanni Luca Barberi. I Capibrevi. trad. di G. Silvestri, Palermo, 1888
  • Tommaso Falzello, Storia di Sicilia1558, nella traduzione di Remigio Fiorentino, Venezia, 1574
  • Vito Amico et Statella, Lexicon topographicum siculum, 1757-1760
  • Giuseppe Beccaria, La regina Bianca in Sicilia
  • Giuseppe Alessi, Storia critica di Sicilia
  • Archivio Storico Siciliano
  • Isidoro La Lumia, Storie siciliane, Palermo, 1881
  • Francesco Nicotra, Dizionario illustrato dei Comuni siciliani,1907, la monografia su Aidone è del dr. Antonino Ranfaldi,
  • E. Mauceri, Sicilia ignota, 1906
  • Rocco Pirri, Sicilia Sacra,1644, alla voce Aidonum, in Ecclesie Catanensis
  • Antonino Mongitore, Sicula sive de scriptoribus siculis , Palermo, 1714 (La voce su San Leone II)
  • Vincenzo Cordova, Le origini della citta di Aidone e il suo statuto
  • Vincenzo Cordova, Delle famiglie e terre che presero parte al Vespro siciliano

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni


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