Shibboleth
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Il termine shibboleth indica una parola o espressione che, per le sue difficoltà di pronuncia è impiegata da una comunità linguistica come contrassegno per distinguersi dai parlanti di altre comunità,[1] che abbiano un'altra lingua o un altro dialetto. La catena di suoni è particolarmente difficile da articolare, ma solo per gli stranieri: infatti, uno shibboleth si distingue da uno scioglilingua, la cui pronuncia è difficile per chiunque.
La parola originale ebraica שבולת [ˈʃɪbəlɛθ] significa in linea di massima 'fiume' o 'torrente'[2] o, a seconda delle fonti, 'spiga'.[3] La parola acquistò il significato di segno di riconoscimento in base alla narrazione biblica secondo il Libro dei Giudici, 12,5-6: dopo un combattimento, i Galaaditi volevano impedire la fuga ai loro nemici sopravvissuti, gli Efraimiti. Questi ultimi, al momento di fuggire passando il Giordano, dovevano quindi essere fermati e individuati come tali, anche se non sempre era evidente come riconoscerli. Si decise dunque di usare uno stratagemma: chi veniva fermato e negava di essere un efraimita, doveva saper pronunciare correttamente la parola shibboleth. Siccome nella loro parlata gli efraimiti non erano in grado di pronunciare il fonema /ʃ/ (come in sciarpa), il test veniva ritenuto efficace: chi sbagliava la pronuncia, dicendo qualcosa come sibbolet, veniva infatti individuato ed ucciso.
Per la sua semplicità fonologica, l'italiano non è una lingua che si presta particolarmente al fenomeno degli shibboleth. Esistono tuttavia esempi paragonabili a quello biblico del fiume Giordano. Essi sono legati non tanto all'italiano, quanto invece ai diversi dialetti. Si dice ad esempio che durante i Vespri siciliani i gli abitanti dell'isola abbiano ucciso i francesi che, interpellati, non erano in grado di pronunciare correttamente la parola siciliana ciciri ('ceci'). Per i francesi, infatti, l'uso del fonema /tʃ/ è raro; lo stesso vale per /r/, suono che in Francia trova la sua realizzazione in /ʀ/, la cosiddetta erre moscia. Inoltre, in francese tutte le parole sono accentate sull'ultima sillaba.
Un particolare aspetto sociolinguistico del fenomeno sta nel fatto che un parlante non sempre ha la piena coscienza dell'effetto creato dalle sue parole sugli interlocutori. Può essere che il parlante di una determinata comunità linguistica sia totalmente all'oscuro del fatto di non saper pronunciare come si deve uno shibboleth straniero.
Il termine è tra l'altro il titolo di una lirica di Paul Celan presente nella raccolta Di soglia in soglia e di una gigantesca installazione dell'artista colombiana Doris Salcedo, in forma di grande frattura, esposta tra il 2007 e il 2008 nella Sala delle turbine della Tate Modern di Londra.
[modifica] Note
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Wikisource contiene opere originali di o su Shibboleth (Antico Testamento, Giudici, capitolo 12)
- (EN) en.wikipedia, list of notable shibboleths
- en.wikipedia, installazione della Salcedo, foto