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Angelo Maria Ripellino - Wikipedia

Angelo Maria Ripellino

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Collabora a Wikiquote « Vivere è stare svegli

e concedersi agli altri,
dare di sé sempre il meglio
e non essere scaltri.
Vivere è amare la vita
coi suoi funerali e i suoi balli,
trovare favole e miti

nelle vicende più squallide...[1] »

Angelo Maria Ripellino (Palermo4 dicembre 1923 – Roma21 aprile 1978) fu un grande traduttore, poeta e slavista italiano.


[modifica] Biografia

Nasce a Palermo il 4 dicembre del 1923 da Carmelo, insegnante di italiano, autore di versi, saggi e racconti e amante della poesia dialettale, soprattutto di Pascarella e Meli, e da Vincenza Trizzìno.

Dopo aver trascorso qualche anno in Sicilia, prima a Palermo e poi a Mazara del Vallo, la famiglia si trasferisce, nel 1937, a Roma dove il padre insegna Italiano al Liceo classico Giulio Cesare e, amico di Angelo Musco, frequenta l'ambiente del teatro.

[modifica] Gli anni universitari

Tra il 1940 e il 1943, il giovane Ripellino, che frequenta la facoltà di lettere presso l'Ateneo romano, collabora al "Meridiano" di Roma diretta da Cornelio Di Marzio, a "Maestrale" di Adriano Grande con poesie, saggi e recensioni e acquista, nell'ambiente universitario, la fama di enfant prodige.

Egli infatti si dimostra padrone di molte lingue, esperto di pittura, teatro e musica sia classica che jazz (ascolta Charlie Parker e Smetana ma non disdegna le canzonette in voga che spesso canta accompagnandosi al pianoforte), e sa recitare agli amici, da provetto attore, poesie di tutto il mondo. Nel 1947, a prova della sua erudizione in materia, invierà a "La Fiera Letteraria" una erudita Lettera sulla cultura fonica.

Ripellino è un giovane studioso e assetato di sapere ma, pur dedicando ore e ore allo studio, riesce ad essere ragazzo allegro e socievole, amante dei divertimenti e degli scherzi.

Durante questi anni di studi fecondi ma anche di privazioni e ansie dovute al difficile periodo che stava attraversando l'Italia, verso la fine della tragedia bellica si manifestano nel giovane i primi sintomi della tubercolosi che richiederà, qualche anno più tardi, un intervento di pneumectomia.

Durante i primi anni universitari, Ripellino dimostra una particolare preferenza per le letterature ispaniche e soprattutto per Capdevila, Machado, Jiménez e Garcìa Lorca, che lasciano forti tracce nel suo immaginario.

In seguito, divenuto allievo di Ettore Lo Gatto, famoso slavista, che tiene seminari in una piccola stanza dell'Ateneo solamente per gli adepti, Ripellino segue la scelta della letteratura slava e nel 1945 si laurea con una tesi sulla poesia russa del novecento che sfocerà nella famosa antologia pubblicata da Guanda del 1954, riedita da Feltrinelli nel 1960 e che riceverà il premio "Selezione Marzotto" nel 1955.

[modifica] Il viaggio a Praga

Nel 1946, su consiglio del suo professore, si reca a Praga per prendere la specializzazione in ceco e all'Istituto di Cultura italiana, dove tiene un corso sulla letteratura italiana del novecento, conosce Elisa Hlochovà, una bionda e alta studentessa che studia lettere e si occupa di traduzioni e scrive racconti per una rivista illustrata. Ambedue amanti dei poeti simbolisti francesi si incontrano spesso e tra di loro nasce una affettuosa amicizia.

[modifica] Il Centro sperimentale Cinematografico

Quando nella primavera dello stesso anno Ripellino ritorna in Italia, si iscrive al Centro sperimentale di Cinematografia nella sezione di Regia dove conosce i giovani Achille Perilli e Piero Dorazio ai quali trasmette le sue conoscenze sulle avanguardie russe e ceche del novecento e sui teorici del formalismo che finiranno nel manifesto programmatico sulla rivista Forma del marzo 1947 del Gruppo Forma I.

[modifica] Ancora a Praga

Nel 1948 il giovane si reca nuovamente a Praga dove frequenta i pittori e i poeti della Skupina 42 e ritrova la studentessa conosciuta l'anno precedente.
In estate partecipa alla grande inaugurazione del Festival Mondiale della Gioventù, al quale sono presenti, tra gli altri, Enrico Berlinguer, Italo Calvino e gli amici di Forma I che organizzano una mostra.

[modifica] Il matrimonio

Rientrato in Italia insieme ad Elisa, detta affettuosamente Ela, il 25 ottobre 1947 i due si sposano a Roma.

Ela sarà per lo scrittore una compagna di vita affettuosa e premurosa. Avrà cura della sua salute malferma e sarà anche la sua compagna di studi. Insieme al marito lavora a numerose edizioni di scrittori cecoslovacchi.

[modifica] Gli anni del dopoguerra

[modifica] La collaborazione alle riviste

Dopo la guerra Ripellino collabora a molte riviste, sia a quelle specializzate di slavistica ("Russia", "Iridion", "La cultura sovietica", "Ricerche slavistiche"), sia a quelle di cultura varia, come "Convivium", "La strada", "La Fiera Letteraria" e, nel biennio 1947 - 1948, alla terza pagina del quotidiano L'Unità.

I suoi scritti sono da tutti apprezzati per il taglio antiaccademico, per l'apertura verso ogni manifestazione dell'arte contemporanea e per la ricerca delle analogie tra la letteratura e le altri arti: dal circo, alla pittura su vetro, dal cinema al jazz e al music - hall.

[modifica] L'adesione all'Alleanza per la difesa della cultura

Nel 1948 aderisce, pur non essendo uomo di partito, all'Alleanza per la difesa della cultura costituita da tutti quegli intellettuali che appoggiano il Fronte di Nenni e Togliatti anche se l'anno prima aveva presentato su "La Fiera Letteraria", foglio di ispirazione cattolica, le poesie di Anna Achmàtova che era stata messa al bando da Stalin.

[modifica] La carriera universitaria

Nello stesso anno Ripellino viene incaricato come professore di Filologia Slava e Lingua ceca a Bologna dove rimarrà fino al 1952 per passare poi all'insegnamento di Lingua e Letteratura Russa al Magistero di Roma.

[modifica] La nascita della prima figlia

Nel 1949 nasce la prima figlia, Milena, che diventerà in seguito l'ideatrice di valide trasmissioni RAI televisive, e nell'estate i Ripellino fanno un nuovo viaggio a Praga e si rendono conto, con amarezza, come dirà lo stesso scrittore, che "lo stalinismo già volpeggiava negli arcani casamenti di Kafka".

[modifica] L'amicizia con Vladimir Holan

Consolida in questo periodo l'amicizia con Vladimir Holan che, nel 1964, gli dedicherà la raccolta in versi Na postupu.

Ripellino continuerà a valorizzare l'opera e la figura del poeta con importanti studi e traduzioni e nel 1967 farà parte della giuria, presieduta da Giancarlo Vigorelli, che assegna al poeta esiliato nell'isola Kampa, il premio "Etna-Taormina".

[modifica] Gli anni Cinquanta

Gli anni Cinquanta sono, per Ripellino, anni molto attivi malgrado l'operazione subita che, anche se non ha risolto, ha attenuato i suoi problemi.

Nel 1950 viene stampato il suo primo libro Storia della poesia ceca contemporanea, collabora al Terzo Programma della Radio, compila voci per l' Enciclopedia italiana e per l'Enciclopedia dello spettacolo di Silvio D'Amico occupandosi di teatro slavo, ugro-finnico, romeno, di burattini e marionette e di cinematografia slava, documentazione che gli sarà molto utile per la stesura di testi come Majakovskij e il teatro russo d'avanguardia e Il trucco e l'anima.

In questo stesso periodo diventa consulente della casa editrice Einaudi per le letterature slave e curerà le edizioni di molti importanti scrittori tra i quali Dostoevskij, Puskin e Lermontov.

Dopo il silenzio di molti anni ricomincia a pubblicare poesie e tiene ardenti riunioni di intellettuali ed artisti nella casa di via Tommaso Salvini.
Fanno parte di questo gruppo Brianna Carafa, Mario Trevi, Vincenzo Loriga, Giacoma Limentani, Gianfranco Maselli, Mario Brelich e tutti gli amici pittori appartenenti alla corrente dei formalisti russi.

Nel 1957 nasce il secondo figlio, Alessandro, ed egli compie il suo primo viaggio in Unione Sovietica, grazie al "disgelo" krusceviano.

Nel settembre del '57, insieme al giovanissimo Evgenij Evtušenko, incontra a Mosca Nikolaj Zabolòckij e, nella dacia di Peredélkino, Boris Pasternàk, del quale ha tradotto una scelta di poesie che verranno pubblicate per la prima volta in Italia nel 1957 da Einaudi.

Nel 1958 viene pubblicata da Garzanti Poesia straniera del novecento le cui traduzioni e note introduttive sono tutte di Ripellino.

[modifica] Gli anni Sessanta

Nel 1960 i coniugi Ripellino ritornano a Praga e la trovano ancora immersa nella desolazione staliniana ma nei viaggi successivi, 1963 e 1964, avranno la gioia di vedere una Cecoslovacchia che ritorna, lentamente, a rivivere e che darà modo allo studioso di intrecciare fecondi rapporti con tutti quegli intellettuali in quel momento protagonisti del "risveglio", come Seifert, Goldstucker, Kolar e tanti altri.

[modifica] La sua prima raccolta di poesie: Non un giorno ma adesso

Il 1960 sarà anche l'anno della pubblicazione del suo primo libro di poesie, Non un giorno ma adesso per le edizioni Grafica di Achille e Luciano Cattania, mentre dalla casa editrice Lerici esce la traduzione delle Poesie di Aleksander Blok con un ampio saggio di introduzione.
Nel frattempo collabora con profondi e sempre vari articoli a "L'Europa letteraria" e a "Tempo presente".

[modifica] L'incarico universitario a Roma

Nel 1961 prende il posto di Ettore Lo Gatto sulla cattedra di Lingua e Letteratura russa all'Università "La Sapienza" di Roma e dello stesso anno è la traduzione di "Pietroburgo" di Belvy e l'antologia "Nuovi poeti sovietici" per l'Einaudi.
Nello stesso anno viene rappresentata al Festival di Venezia l'opera lirica di Luigi Nono Intolleranza 1960, il cui libretto deriva da un testo scritto da Ripellino.

Pur non partecipando attivamente al Gruppo 63, numerose sue poesie vengono inserite nell'antologia Gruppo 63 (Feltrinelli 1964).

Dal 1963 al 1968 collabora con il "Corriere della sera" dove scrive cronache culturali di tematica slave.

[modifica] Il saggio-romanzo: Il trucco e l'anima

Nell'agosto del 1964 vi è una improvvisa ricaduta della malattia e Ripellino viene ricoverato in clinica dove riesce comunque a lavorare al suo saggio-romanzo sul teatro russo che lo vedeva impegnata già da tre anni. Esso verrà pubblicato nella primavera del 1964 con il titolo Il trucco e l'anima e, accolto da numerosi consensi, otterrà il premio Viareggio.

Molto provato, Ripellino, verso la fine di luglio, viene ricoverato nel sanatorio di Dobris, una località a quaranta chilometri da Praga, dove sarà curato dal medico Peter Ostry e riesce a sfuggire alla morte.

[modifica] Il secondo libro di versi: La Fortezza d'Alvernia

L'esperienza dolorosa di questo periodo si riversa nel suo secondo libro di versi, La Fortezza d'Alvernia che verrà pubblicato da Rizzoli nel 1967 ottenendo il premio "Cittadella".

Assiste, nella primavera del 1967, ai lavori del IV Congresso degli scrittori sovietici e sulle pagine de L'espresso, scrive articoli di civile condanna sul conformismo della cultura ufficiale.
Sempre nel 1967 esce alla stampa la traduzione del Lenin di Vladimir Majakovskij da parte di Einaudi.

[modifica] La contestazione del '68

Nel 1968, quando arde la contestazione giovanile, scrive ai suoi allievi la Lettera agli anziani che Antonio Pane [2] definisce "nobile e crepuscolare nella quale difende le "reti di multiformi rimandi", le "tele di malinconica reverie", il "linguaggio da concerto" dei suoi corsi universitari, le "gracili farfalle al vento della rivolta".

[modifica] La Primavera di Praga

Nel luglio del '68 viene inviato da L'espresso a Praga dove sarà testimone dei tragici eventi e, sempre attento alla vita del popolo come a quello degli elementi più sensibili dell'intellighenzia, scriverà cronache memorabili per la speranza che emanano e nello stesso tempo per il forte risentimento contro gli annunciati invasori.

Quando arrivano i tank egli lascia Praga e vi ritornerà una sola e ultima volta nell'aprile del 1969 per una serata di poesia in onore di Dubček, che pochi giorni dopo verrà estromesso, al caffè artistico Viola, luogo che rimarrà nostalgicamente nella sua memoria.

In Praga magica [3] pubblicato nel 1973 e che riceverà il premio "Libro dell'anno" a Copenaghen, scriverà note dolcissime di rimpianto per quella città tanto amata

Collabora a Wikiquote « Non avrà fine la fascinazione, la vita di Praga. Svaniranno in un bàratro i persecutori, i monatti. Ed io forse vi ritornerò. Certo che vi ritornerò. In una bettola di Malá Strana, ombre della mia giovinezza, stappate una bottiglia di Mělník. Andrò a Praga, al cabaret Viola, a recitare i miei versi. Vi porterò i miei nipoti, i miei figli, le donne che ho amato, i miei amici, i miei genitori risorti, tutti i miei morti. Praga, non ci daremo per vinti. Fatti forza, resisti. Non ci resta altro che percorrere insieme il lunghissimo, chapliniano cammino della speranza »

e gli avvenimenti e l'atmosfera da "incubo" di quell'anno ritorneranno nella sua terza raccolta di versi, Notizie dal diluvio pubblicato da Einaudi nel 1969.

Il '68 è anche l'anno di Poesie di Chèbnikov, uno tra i suoi più libri più belli e del volume di saggi, Letteratura come itinerario del meraviglioso.

[modifica] Gli ultimi anni di vita

[modifica] L'apertura a nuove esperienze

Nel 1970 nascono i gemelli Daria e Pierre André, figli di Milena, che saranno i personaggi dei suoi prossimi versi e Ripellino, ora nonno, si apre ad alte esperienze occupandosi di pittura, presentando mostre di artisti e mettendo in scena a Roma due drammi lirici di Blok (Il piccolo baraccone al Teatro dell'Abaco nel 1970 e La sconosciuta al Teatro Politecnico nel 1974).

Nell'ottobre del 1972 viene incaricato da L'espresso di tenere la rubrica teatrale, incarico che manterrà con grande passione fino a pochi mesi prima della morte e che è servito a produrre circa duecento recensioni. Nello stesso anno esce Sinfonietta che riceve il premio "Suio Terme"

Nel 1975 pubblica in volume i racconti Storie del bosco boemo che ottiene il premio Capri e traduce, adattandolo per le scene, Il processo di Kafka, che viene rappresentato a Lucca nello stesso anno con la regia di Mario Missiroli e come protagonista Giulio Bosetti.

[modifica] Le ultime due raccolte poetiche

Nel 1976 esce la sua quinta raccolta poetica, Lo splendido violino verde alla quale segurà nel 1977 Autunnale barocco che ottiene il premio"Prato".

[modifica] La morte

Il 21 aprile 1978, a causa di un collasso cardio-circolatorio, muore a Roma.

[modifica] Poetica

I versi di Ripellino sono stati paragonati da Alessandro Fo[4]a dei candelieri dove "la luce minore vi ritorna continuamente e, muta di connotati insieme alle disposizioni dell'animo" . Nella poesia di Ripellino, per l'arditezza delle immagini e del linguaggio, si ritrova spesso la formula del "barocco" che comprende però tante altre possibilità, completamente differenti. Un altro leitmotiv della sua poesia è infatti la clowneria.

[modifica] Il tema del clown

Un grande affetto per il mondo dei pagliacci e del circo in genere si riflette in tutti i suoi versi. La figura del clown rappresenta per Ripellino la gioia e con la gioia, l'infanzia e la letteratura. L'idea del clown ha tanta parte nella poesia di Ripellino perché essa serve a tenere a distanza l'idea della morte, con le sue piroette e i suoi scherzi.

Eppure anche il clown (e qui si parla di "clown metafisico") non perde niente del suo peso umano e, continuando ad esprimere la sua stralunata stupidità, è inchiodato alla terra come ad una croce perché deve onorare il suo mestiere: far ridere.

E questo è il punto chiave: il clown rappresenta la realtà della vita, dove buffo e tragico, gioia e dolore, sono la stessa cosa. "Majakovskij ride, Maijakovkij piange", come riporta il titolo di un progettato saggio le cui bozze si trovano in Fuga, in Golgota e clownerie si avvicinano e Saggi.

[modifica] Il tema dell'acqua

La passione per l'acqua si estende, nella poesia di Ripellino, al mare, ai fiumi, ai laghi.

Il mare, simbolo di terre lontane e di spazi aperti, diventa occasione per la descrizione di paesaggi epici. Ma esso è legato all'estate e alle vacanze e quindi al mare delle spiagge, dell'umanità e della sua volgarità.

[modifica] Poesia-pittura-teatro

Spesso la poesia di Ripellino sembra costruita come un quadro dal colorismo spiccato sulla quale tela bianca si succedono, come tanti colori, tutti i singoli particolari: una domenica, un giorno di pioggia, lo scantinato di uno sfasciacarrozze.

Se la poesia è quel "quid" che dà ragione di esistere ad ogni fenomeno d'arte, la pittura diventa lo spaccato del meraviglioso che viene immesso nel fluire del tempo associando all'occhio l'orecchio. E così alle parole poesia e pittura se ne aggiunge un'altra: teatro. E questo è un altro dei temi fondamentali della poesia di Ripellino. Egli, sul "L'espresso" scriverà "occorre teatralizzare la vita".

[modifica] Le cose umili

Nella poesia di Ripellino risaltano le cose umili che aprono spazi molto più grandi, come nella latrina di Catarsi, un gabinetto pubblico custodito da "una vecchia Musa imbambolata" che si placa con delle monete o le scarpe scalcagnate che in una lirica, che si trova in Chimere, provano vergogna davanti al cielo stellato.

Ed è nell'indifferenza per il linguaggio delle cose modeste, così come nell'approccio approssimativo a quelle più elevate, l'aspetto di un'umanità da detestare, la filistea, che insidia la bellezza delle cose con la volgare ed arida banalità.

Un oggetto che ha molta importanza nella lirica di Ripellino è l'armadio ed è affascinante inventariare le rarità stipate nella raccolta-armadio del poeta, dai guanti color giallo e le cravatte-carciofo alle scarpe scarlatte, dagli sparati alle giacchette con i dorsi arricciati. Come costumi di teatro esse, finito il numero, ritorneranno in camerino.

[modifica] Il tema della malattia e della morte

Nella raccolta di poesie La fortezza d'Alvernia, nel quale viene toccato per la prima volta il tema della malattia, una quantità di "babbucce a scacchi e gonfie brache di panno" ci annunciano il più forte avversario della felicità, la cattiva salute, contro la quale il poeta ha lottato per tutta la vita.

Il sanatorio diventa un surreale castello avvolto da bianchi pannelli nel quale si muovono personaggi buffi e disperati nello stesso tempo a riprova della continua e altalenante apertura di gioia e male, quella che il poeta chiama "la buffoneria del dolore".

Anche se da quel sanatorio Ripellino riuscirà ad uscire sfidando la morte, il tema della malattia e della lotta che il poeta compie verso essa, si insedia nei suoi versi e la poesia diventa, sempre di più, un rifugio.

Nelle liriche di Ripellino vi sono operazioni linguistiche che si pongono subito all'attenzione di chi legge, come ad esempio l'uso di una sintassi fatta soprattutto di subordinate concessive che serve ad esprimere il conflitto dominante nella vita e nella poesia del poeta: la lotta contro la malattia e la morte.

E così "anche se zero, se straccio, se torso, tu devi - risalire, respingere i crac e le croci, se larva, - se ombra...roccia, sebbene incrinata".

Verso le ultime poesie la forma concessiva viene ogni tanto a mancare, quasi ci fosse la certezza che questa volta egli non potrà sfuggire. Ma nelle poesie di Fortezza spuntano forti, come un grido, i nonostante, come quando il poeta scrive, rivolto alla vita "anche se, nonostante, continuo ad amarti".

E ancora si nota nella sua poesia la sintassi che inclina alle avversative e le pagine si riempiono di ma e di eppure con accanto quel se che rappresenta ancora un segnale del desiderio di potercela fare, come scrive nell'opera che raccoglie i suoi saggi: eppure la vita è tutta un "se potessi"[5].

L'autore, solo davanti alla morte, indaga quali sono i rapporti che gli autori a lui più cari intrattengono con essa e, a tratti, subentra una forte malinconia per chi è scomparso.
Quello che domina nei suoi versi non è la paura di una mancata resurrezione, alla quale non crede, ma la paura dell'oblio.
L'atteggiamento che ne deriva non è però di chiusura ma di forzata allegria e l'invito è quello di insistere a danzare la vita con ferite di gioia e vestirsi da domatore per "tenere a bada la morte".

[modifica] Parole-valori

Ripellino fa uso di molte parole-valori nella sua poesia che si incastrano tra di loro creando un vincolo di fonemi che lega le cose da essi significate.

Si ricorda la parola gioia che in certi versi si appoggia così a lungo sulla parola giovinezza che quest'utima appare quasi un continuo della parola gioia come in Sinfonietta:

Collabora a Wikiquote «  Così se ne va per il mondo la gioia, la giovinezza - lasciandoci obliqui, appassiti, di pezza »

.

Lo stesso vale per le parole vino e violino che risultano entrambe di colore verde e che anch'esse si raggiungono in un contesto comune: "prendere un vecchio violino tarlato, - e scendere nel fango e sonare, - e bere e svagarsi e cantare con gli uomini".

[modifica] L'ultima poesia

Nell'ultima raccolta della poesia di Ripellino ritroviamo le tracce della sua poesia giovanile dove ritorna spesso la parola autunno.

Ma i nuovi temi sono la nostalgia della giovinezza, il ritorno alle memorie più lontane, ("Il mio ideale è di maturare verso l'infanzia"), l'energia ribelle dei figli e soprattutto i treni, simboli di solitudine e di assenze ma anche, allegoricamente, della vita che non si ferma, ma corre elettrica, sulla "sua strada".

Nel finale dell'ultima raccolta il poeta si congeda dal lettore con un de rerum natura che è testimonianza del desiderio di ritrovare nella natura la potenza rasserenatrice, ma nel finale di Violino egli dice:

Collabora a Wikiquote « Certo che anche la natura, a pensarci bene, che garanzie abbiamo che non sia come noi, che non debba finire un giorno fra le cianfrusaglie di Chronos? Non c'è risposta; bisogna rassegnarsi a fare da spettatori, mentre il teatro del cosmo con rutilanti colori esibisce una vita - Schygulla, "sciantosa di varietà, sulla riva - del Nulla.[6]  »

[modifica] Note

  1. ^ Angelo Maria Ripellino, Poesie 1952-1978,Einaudi, Torino, 1990, pag 21
  2. ^ Antonio Pane, Notizia biografica, in Angelo Maria Ripellino. Poesie 1952-1978, Einaudi,1990
  3. ^ Angelo Maria Ripellino, Praga magica, Einaudi, Torino 1973 pag. 367
  4. ^ Alessandro Fo, La poesia di Ripellino in "Angelo Maria Ripellino. Poesie. 1952-1978", Einaudi, Torino 1990
  5. ^ Angelo Maria Ripellino, L'arte dela fuga, prose saggistiche inedite, raccolte e pubblicate da Rita Giuliani, Napoli, Guida, "Il fiore azzurro" 10, 1987
  6. ^ Angelo Maria Ripellino, Lo splendido violino verde, Einaudi, "Collezione di poesie" 132, Torino 1976, pag 87

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Opere

[modifica] Poesia

  • Non un giorno ma adesso, Grafica, Roma 1960
  • La fortezza d'Alvernia e altre poesie, Rizzoli, "Poesia", Milano 1967
  • Notizie dal diluvio, Einaudi, Torino 1969; poi ristampato in Sinfonietta
  • Sinfonietta, Einaudi, "Supercoralli", Torino 1972
  • Lo splendido violino verde, Einaudi, "Collezione di poesie" 132, Torino 1976
  • Autunnale barocco, Guanda, Parma 1977
  • Scontraffatte chimere, a cura di Giacinto Spagnoletti, Pellicanolibri,Catania 1987

[modifica] Saggistica e prose varie

  • Storia della poesia cèca contemporanea, Roma, Edizioni d'Argo 1950
  • Majakovskij e il teatro russo d'avanguardia, Einaudi, "Saggi" 248, Torino 1959
  • Rileggendo Derzavin, Carucci, Roma 1961
  • Il trucco e l'anima. I maestri della regia nel teatro russo del Novecento, Einaudi, "Saggi" 365Torino 1965
  • Letteratura come itinerario del meraviglioso, Einaudi, "La ricerca critica - Letteratura" 5, Torino 1968
  • Praga magica, Einaudi,"Saggi" 514, Torino 1973
  • Storie del bosco boemo. Quattro capricci, Einaudi, "I coralli", 306, Torino 1975
  • Saggi in forma di ballate. Divagazioni su temi di letteratura russa, ceca e polacca, Einaudi, "Saggi" 593, Torino 1978
  • L'arte della fuga, a cura di Rita Giuliani, Guida "Il fiore azzurro" 10, Napoli, 1987
  • Poesia russa del Novecento, a cura di Angelo Maria Ripellino, Guanda, Parma 1954
  • Nuovi poeti sovietici, a cura di Angelo Maria Ripellino, Einaudi, Torino 1961
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