Contea di Nizza
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La Contea di Nizza, ossia il Paese Nizzardo (in francese: Comté de Nice / Pays Niçois; in occitano: Comtat de Niça / País Niçard), è stata una divisione amministrativa del ducato di Savoia, poi del Regno di Sardegna fino alla sua cessione alla Francia nel 1860. Capoluogo della contea era Nizza Marittima.
Indice |
[modifica] Geografia
Il territorio della Contea di Nizza corrispondeva grosso modo all'attuale dipartimento francese delle Alpi Marittime, escluso il circondario di Grasse. La contea aveva uno sviluppo costiero di una trentina di chilometri (escluso il Principato di Monaco) e comprendeva le valli dei fiumi Varo, Tinea, Vesubia, Bevera e Roia fino allo spartiacque alpino, che la separava dai domini sabaudi del Piemonte.
La contea di Nizza costituì per secoli l'unico sbocco al mare dei Savoia, in quanto la Liguria e il Basso Piemonte entrarono a far parte del Regno di Sardegna solo nel 1815, in seguito all'annessione della Repubblica di Genova. Città principale fu sempre Nizza, città di antica vocazione mercantile, unica a distinguersi dai piccoli borghi costieri e dell'interno. Nel 1815 vi fu aggiunto l'odierna provincia di Imperia.
[modifica] Storia
[modifica] Sotto i Savoia (1388-1860)
Nizza entrò a far parte dei domini dei Savoia per mezzo della Dedizione di Saint-Pons il 28 settembre 1388, con cui Amedeo VII di Savoia, approfittando delle lotte intestine in Provenza, negoziò con Jean Grimaldi di Boglio (governatore di Nizza e della Provenza Orientale) il passaggio del Nizzardo e della valle dell'Ubaye ai domini sabaudi, col nome di Terre Nuove di Provenza. Le Terre Nuove presero poi il nome di Contea di Nizza nel 1526, anche se in questo contesto il termine "contea" venne impiegato in senso amministrativo, e non feudale.
Il duca Carlo Emanuele I di Savoia fece di Nizza un porto franco nel 1614 e vi stabilì un senato. La rivolta del conte di Boglio fu soffocata nel 1621 e da quel momento la contea conobbe un periodo di stabilità, al contrario della vicina Provenza martoriata dalle rivolte. Le ostilità con la Francia riiniziarono nel corso del XVII secolo e la contea fu soggetta due volte ad occupazione francese (1691-1697 e 1707-1713).
Nel corso del Settecento la frontiera tra la contea di Nizza e la Francia venne rettificata a più riprese: una prima volta nel 1718, quando Vittorio Amedeo II riacquistò l'alta valle del Varo con Entraunes e Saint-Martin-d'Entraunes in cambio del comune di Le Mas[1], e una seconda volta col Trattato di Torino del 24 marzo 1760, con cui i Savoia cedettero Gattières e la sponda destra del fiume Esterone alla Francia, in cambio delle zone di Guglielmi e La Penna, che passarono ai possedimenti sabaudi[2].
Nel 1789 Nizza fu un centro controrivoluzionario; l'Armata del Midi della giovane Repubblica Francese entrò in città il 29 settembre 1792. Il seguente 31 gennaio, la Convenzione Nazionale ordinò l'integrazione della contea nel territorio francese e la creazione del dipartimento delle Alpi Marittime.
Il 23 aprile 1814 la contea tornò sotto il controllo del re di Sardegna Vittorio Emanuele I, mentre il Principato di Monaco passò dal protettorato francese a quello sardo. Con lo scoppio dei moti nazionali nel 1848, le cittadine monegasche di Mentone e Roccabruna si ribellarono al loro principe e diventarono città libere amministrate dai Savoia.
[modifica] La cessione alla Francia
Con gli accordi di Plombières (1858) stretti fra Cavour e Napoleone III, il Regno di Sardegna promise la cessione di Nizza e della Contea di Savoia all'alleato francese in cambio del sostegno militare per la causa dell'unificazione italiana. La seconda guerra d'indipendenza vide la vittoria franco-piemontese. Il conflitto fu interrotto tuttavia anticipatamente dall'armistizio di Villafranca, senza che si giungesse ai risultati preventivati, ossia per il Regno di Sardegna la costituzione di un unico Stato nell'Italia centro-settentrionale che giungesse fino ad Ancona.
Per il Regno di Sardegna la cessione di Nizza e Savoia parve allontanarsi e, in effetti, di essa non si fece menzione nel Trattato di Pace di Zurigo.
Ma nei mesi successivi le rivolte negli Stati dell'Italia centrale (Ducato di Parma, Ducato di Modena, Granducato di Toscana) e in Emilia Romagna con la richiesta di annessione al Regno di Sardegna furono accettate dalla Francia, ma esclusivamente a patto che Nizza e Savoia fossero, come inizialmente previsto, cedute alla Francia.
Fu così siglato il 24 marzo 1860 il Trattato di Torino, con cui venne formalizzata la cessione, seppur subordinata ad un plebiscito da tenersi poche settimane dopo.
Non tutto il territorio della contea venne ceduto però alla Francia: Vittorio Emanuele II si riservò la sovranità sulle alte valli della Tinea, Vesubia e Roia (compresa Tenda e Briga Marittima), in quanto intese destinarle a riserve di caccia reali. In realtà le vere ragioni erano militari, tanto che vi furono a lungo in Francia controversie su tale concessione - ritenuta ingiustificata - al Regno di Sardegna e su una linea di confine definita Oltralpe "fantaisiste, irrationelle, bâtarde, voire ridicule".[3]. Il nuovo confine fu deviato quindi dallo spartiacque alpino della cresta del Mercantour, tale linea, che rendeva militarmente poco difendibili per la Francia le vallate delle Alpi Marittime, sarebbe stata spostata nuovamente in seguito alla sconfitta italiana nella seconda guerra mondiale lungo la linea dello spartiacque (Trattato di Parigi, 1947).
Il trattato venne reso pubblico il 30 marzo successivo e suscitò la ferma opposizione di molti patrioti, primo tra tutti Giuseppe Garibaldi, che era nizzardo di nascita. Il plebiscito ebbe comunque luogo e servì ad ufficializzare la volontà degli abitanti di entrambi i territori a passare alla Francia. La correttezza dei risultati ufficiali è dubbia: le percentuali elevatissime a favore dell'unione alla Francia (99,8% nel Nizzardo con 11 voti contrari contro 6910 favorevoli a Nizza città e 99,3% in Savoia) paiono già di per sé esagerate ed assolutamente incongruenti con i dati linguistici della zona [4].
I risultati del plebiscito non furono peraltro considerati proprio nel caso dei due comuni rimasti sabaudi di Tenda e Briga Marittima, nei quali infatti 387 votanti su 388 (676 iscritti) rispettivamente tutti i 323 votanti (su 1190 elettori potenziali) si erano espressi a favore dell'annessione alla Francia [5].
Il 14 giugno le truppe francesi imperiali entrarono in Nizza e venne celebrata l'unione con la Francia. La ex contea di Nizza venne così suddivisa in due arrondissements (Nizza e Puget-Théniers) e, con l'inglobamento dell'arrondissement di Grasse (precedentemente facente parte del dipartimento del Varo) venne ricostituito il dipartimento delle Alpi Marittime (Alpes-Maritimes)
[modifica] Il risultati del plebiscito
Territorio | Data | Iscritti | Votanti | Favorevoli all'annessione alla Francia | Contro l'annessione | Astensioni | Nulli | ||
---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
Contea di Nizza | 15/16 aprile | 30 712 | 25 933 | 25 743 | 160 | 4 779 | 30 | ||
Fonte: H. Ménabréa/Guichonnet pour la Savoie/Conseil Général des Alpes-Maritimes cfr. anche Ezio Maria Gray, Le terre nostre ritornano... Malta, Corsica, Nizza, De Agostini, Novara |
[modifica] Bibliografia
- Ermanno Amicucci, Nizza e l’Italia, Milano 1939. L’opera risente dell’impostazione revanscista in voga in epoca fascista.
- Ezio Maria Gray, Le terre nostre ritornano... Malta, Corsica, Nizza, De Agostini, Novara. L’opera risente dell’impostazione revanscista in voga in epoca fascista.
- Université de Nice-Sophia Antipolis, Centre Histoire du droit, Les Alpes Maritimes et la frontière 1860 à nos jours, Actes du colloque de Nice 1990, ed. Serre, Nizza 1992
- Oreste Ferdinando Tencaioli, La casa di Giuseppe Garibaldi a Nizza, in Rivista FERT, vol. IV, n° 2-3, 30 giugno - 30 settembre 1932, Roma
[modifica] Note
- ^ L'alto Varo era passato alla Francia nel 1713 assieme alla vicaria di Barcelonnette, della quale faceva parte.
- ^ Per la precisione, i Savoia cedettero i borghi di Aiglun, Bouyon, Conségudes, Dos Fraires, Gattières, Les Ferres e Roquestéron-Grasse alla Francia, in cambio rispettivamente dei centri di Cuébris, Sant'Antonino e La Penna, nonché di Auvare, Daluis, Guglielmi, La Croix, Puget-Rostang, Saint-Léger e Saint-Pierre.
- ^ Marc Ortolani, Les Franchices douanières de la commune de Tende 1861-1940. Un example de relations frontalières in Université de Nice-Sophia Antipolis, Centre Histoire du droit, Les Alpes Maritimes et la frontière 1860 à nos jours, Actes du colloque de Nice 1990, ed. Serre, Nizza 1992, pag. 63
- ^ Se per la Savoia, di lingua franco provenzale in quanto nettamente separata dal resto del regno dai massicci alpini, per la Contea di Nizza la situazione linguistica era più complessa. La comunicazione naturale aveva facilitato numerosi scambi culturali e commerciali tra Italia e Francia, cosicché alcune parti della Contea di Nizza (la Val Roia e Mentone) erano di lingua e cultura ligure, mentre il capoluogo era di lingua ligure e occitano. Questa eterogeneità avrebbe dovuto rispecchiarsi nei dati del plebiscito, cosa viceversa non avvenuta.
- ^ Marc Ortolani, op. cit., pag. 61 e Ezio Maria Gray, Le terre nostre ritornano... Malta, Corsica, Nizza, De Agostini, Novara, pag. 88
[modifica] Collegamenti esterni
(FR) Evoluzione territoriale della Contea di Nizza (animazione)
Stati del Ducato di Savoia Ducato di Savoia | Contea di Nizza | Contea di Asti
Stati del Sacro Romano Impero Principato Vescovile di Trento | Principato Vescovile di Bressanone
Stati indipendenti Marchesato di Finale | Repubblica di Venezia | Repubblica di Ragusa | Principato di Monaco | Principato di Oneglia | Repubblica di Genova | Ducato di Mantova | Ducato di Parma e Piacenza | Mirandola | Signoria di Correggio | Ducato di Ferrara, Modena e Reggio (dal 1598 il Ducato di Ferrara passò allo Stato Pontificio, mentre Modena e Reggio rimasero agli Este come Ducato di Modena e Reggio) | Repubblica di San Marino | Ducato di Urbino | Ducato di Massa e Carrara | Lunigiana | Repubblica di Lucca | Pietrasanta | Ducato di Firenze (Granducato di Toscana dal 1569) | Principato di Piombino | Ducato di Castro | Stato della Chiesa
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