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Aliprandi - Wikipedia

Aliprandi

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Gli Aliprandi sono un'antica famiglia originaria di Milano, di ceppo longobardo, ammessa più volte negli Ordini di Malta, di Santiago, e di Santo Stefano. Diede alla Chiesa cattolica la beata Caterina Aliprandi.

Descrizione stemma: grembiato di otto pezzi di rosso e d'argento, al bisante d'oro, posto in cuore, carico di un'aquila di nero, coronata del campo e linguata di rosso.

Indice

[modifica] Le origini

Un'antica tradizione fa derivare la stirpe degli Aliprandi dal grande re longobardo Liutprando (712-744).
Non esiste, ovviamente, una sicura genealogia in grado di provare questa discendenza, ma non manca una ricca documentazione costituita da antichi manoscritti e da altre fonti che li vuole di sangue regio e di antica derivazione longobarda.
Esiste anche un Aliprando duca di Asti, investito del titolo da re Rachis nel 744.
La derivazione da regale stirpe longobarda è attestata da una iscrizione sepolcrale del 1131 nella chiesa di Santa Maria delle Grazie in Monza, pubblicata da storici illustri quali il Cantù e il Giulini e inoltre venne ammessa come prova di nobiltà per la ricezione nell'Ordine di Santo Stefano e nel nobile Collegio dei Giureconsulti di Milano.

[modifica] Storia

A Milano, la famiglia compare nell'elenco delle casate nobili fatto redigere da Ottone Visconti nel 1277. Giovanni Aliprandi (1220) generò tre figli : Arnolfo, Garibaldo e Bertarino, avo di Enrico, signore di Monza; il pronipote di Arnolfo, Giovannolo, venne creato vassallo immediato (con il rango della nobiltà eminente), conte palatino e nobile del Sacro Romano Impero con i fratelli, il nipote e discendenti per diploma dell'Imperatore Carlo IV del Sacro Romano Impero del 15 maggio 1355. Bonifacio fu cancelliere ducale nel 1470, mentre Cesare di Pietro Martire (1583) lasciò discendenza in Spagna.

[modifica] Gli Aliprandi-Fanzago

A Clusone, in Val Seriana, era stanziato da tempo un importante ramo della famiglia Aliprandi che, al tempo del conte Antonio Venturino degli Aliprandi, detto Fanzago, reggente della Valle del Serio per Pandolfo Malatesta, mutò il cognome in Fanzago (degli Aliprandi). I suoi discendenti portarono poi questo nuovo cognome nelle successive sedi dove si trasferirono.

Descrizione stemma Fanzago: Grembiato di rosso e di argento di otto pezzi dallo scudo d'azzurro che ha nel cuore la torre d'argento torricellata di rosso.

[modifica] I Fanzago di Clusone che nel 1630 si trasferirono a Padova

Un'attestazione della Comunità di Clusone, in data 9 febbraio 1581, afferma che la famiglia, ivi residente discendeva dall'antichissima e nobilissima famiglia degli Aliprandi di Milano creati conti Palatini dall'imperatore Carlo IV di Boemia nel giorno 15 maggio 1355. In tale documento viene precisato che Antonio Venturino degli Aliprandi , figlio di Bonifacio detto Faziolo figlio di Giovannolo (di cui è cenno nel diploma imperiale del 1355), avendo dovuto sullo scorcio del 1300, per ordine di Pandolfo Malatesta signore di Brescia e di Bergamo, trasferire la sua residenza a Clusone, assunse il cognome Aliprandi-Faziolo (dal nome del padre) per distinguersi dagli altri Aliprandi della stessa città.

Dalle antiche cronache di casa Aliprandi si rileva che il soprannome Faziolo si corruppe presto in Faziolago e poi in Fanzago tant' vero che il nipote di Antonio, Aliprando, porta già il cognome di Aliprandi-Fanzago, e coll'andare del tempo il soprannome si sostituì al cognome.

Nel 1630 la famiglia da Clusone nel Bergamasco si trasferì nella città di Padova, dove vi rimase fino all'inizio del 1900. La famiglia fu confermata nell'avita nobiltà con Sovrana Risoluzione Austriaca nel 1818 e venne poi ammessa agli Onori di Corte dell'Impero Austriaco.

Il ramo primogenito dei Fanzago di Padova si è estinto il 12 agosto 2007 con la morte del nobile Aliprando Fanzago degli Aliprandi (Padova 08/04/1920 -Bassano del Grappa 12/08/2007).[1]

[modifica] Personaggi principali

  • Pietro Fanzago nel 1558 ingegnere meccanico, matematico, fonditore di Clusone, costruì il famoso orologio “Fanzago” che ancora oggi si può ammirare nella torre del Palazzo della Comunità di Clusone ed è l'unico esemplare del suo lavoro.
  • Pietro Carlo Fanzago, protomedico dei duchi di Savoia Carlo Emanuele II e Vittorio Amedeo II.
  • Luigi Pietro Fanzago (1812-1876) valente chirurgo poi primo Sindaco Italiano del Comune di Maser.
  • Filippo Fanzago (1817-1867) dotto ingegnere, assessore del Comune di Padova durante la sua annessione all'Italia.
  • Marco Fanzago (n.1815) distinto giurisperito.
  • Filippo Fanzago (1853-1889) insigne naturalista, professore alle Università di Messina e di Sassari; ed infine suo fratello Francesco Luigi (Padova 1846 - Maser 1904), dottore in medicina, Cavaliere dell'Ordine Mauriziano, Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia, Medaglia d'Argento dei Benemeriti della Salute Pubblica e Sindaco di Padova.

[modifica] I Fanzago-Cartolari

A Verona un ramo del casato Fanzago comparve nel XV secolo come erede del nome e delle sostanze del canonico e conte palatino Bartolomeo Cartolari. Col cognome di Cartolari fu ascritto a quel Consiglio Nobile nel 1524 e tuttora fiorisce nella stessa città come il più noto dei rami della stirpe degli Aliprandi. I Cartolari sostennero tutte le cariche più illustri della città e del territorio di Verona, diedero valorosi guerrieri, cavalieri, vescovi, prelati, podestà, uditori di Ruota, giudici del Collegio, artisti, ecc..; alcuni membri servirono varie Corti. La famiglia ebbe confermata la nobiltà con Sovrana Risoluzione Austriaca 4 luglio 1819 ed il 25 novembre 1823 fu ammessa agli onori di corte. Fu ricevuta per giustizia nell'Ordine di S. Stefano (XVI sec.); con bolla 5 agosto 1852 il Sovrano Militare Ordine di Malta acconsentiva ad istituire in favore dei maschi primogeniti della famiglia la commenda ereditaria di giuspatronato Cartolari.

Titoli: Nobile (mf); conte pontificio (mpr)-Breve di S.S. Pio X 27.8.1907

Arma: Inquartato: nel 1° e 4° grembiato di otto pezzi di rosso e d'argento, con lo scudetto in cuore di azzurro caricato di una torre d'argento aperta, finestrata e murata di nero; al 2° e 3° troncato d'oro e d'argento alla fascia controdoppio merlata di tre pezzi d'azzurro sulla partizione.

[modifica] Diramazione abruzzese e diramazione trevigiana

La diramazione abruzzese, estinta nel 1910, discendeva dal conte Paolo di Bonifazio di Giovannolo, iniziata in Penne da Giovanni, Tesoriere e Siniscalco di Margherita d'Asburgo figlia dell'Imperatore Carlo V, ebbe vari feudi tra i quali Nocciano con titolo baronale. Giovanni Aliprandi (marito di Valentina figlia di Barnabò Visconti signore di Milano) bandito da Milano per ragioni politiche nel 1413, diede origine in Treviso ad altra diramazione. All'avo di questi , Giovannolo di Salvarino , erano state concesse dall'Imperatore Carlo IV nel 1355 le dignità e titoli ereditari di Nobile, conte palatino e capitanio (vessallo immediato) del Sacro Romano Impero. La diramazione trevigiana è fiorente e risiede a Portogruaro e a Oderzo, discendente da Domenico Francesco Aliprandi, (Oderzo 11 settembre 1898 - 25 settembre 1991), industriale, figlio di Giuseppe Liprando Aliprandi e di Mary Cian, marito di Luigia Saccomani (? - 1989).[2]

[modifica] Le committenze della famiglia Aliprandi nella Chiesa di San Marco in Milano

[modifica] Il sarcofago ritenuto di Rebaldo Aliprandi

Nelle Raccolte Civiche del Castello Sforzesco di Milano è esposto un frontale di sarcofago proveniente da San Marco, per il quale è stata avanzata l'identificazione con la sepoltura di Rebaldo Aliprandi, di origine monzese, padre di Pinalla, Martino e dello stesso Salvarino sepolto in San Marco. Tale frontale presenta nel riquadro centrale la Vergine col Bambino benedicente e il defunto in ginocchio presentato da Santa Caterina, in quelli minori, a sinistra San Giorgio e a destra San Vittore. Quest’opera, probabilmente realizzata nel secondo quarto del Trecento, è considerata un prototipo della scultura gotica lombarda nello schema figurativo che diverrà rituale per l'intera corrente campionese. Rebaldo Aliprandi apparteneva ad una illustre casata che risulterà particolarmente legata alla comunità agostiniana. Altri due sarcofagi dedicati ad importanti membri di questa famiglia sono attualmente visibili nella chiesa, ove gli Aliprandi fonderanno una cappella.

[modifica] Il sarcofago di Martino Aliprandi

Il sarcofago di Martino Aliprandi.
Il sarcofago di Martino Aliprandi.

Sulla parete occidentale del braccio meridionale del transetto, sotto l'affresco dei Fiammenghini, è visibile il sarcofago del figlio di Rebaldo, Martino Aliprandi. Martino, appartanente ad una delle famiglie più importanti di Monza ma residente in Milano, che si distinse giurista e uomo di fiducia di Azzone e Giovanni Visconti, morì nel 1339. Il sarcofago si suddivide in tre scomparti e due nicchie laterali. Al centro è la Trinità: il Padre in trono, il Figlio in croce, lo Spirito Santo in origine compariva sotto forma di colomba, come appare in una riproduzione fotografica del 1944. Nella riquadro sinistro assistiamo alla presentazione del defunto e di altri tre personaggi, probabilmente i figli, da parte di Sant'Ambrogio e San Giovanni Battista, alla Vergine col Bambino; nella formella destra, otto discepoli ascoltano il maestro in cattedra. Nelle nicchie di sinistra e di destra compaiono rispettivamente Sant'Agostino e San Marco con il leone alato ai piedi. Il sarcofago, eseguito verso la metà del XIV secolo, è attribuito al Maestro di formazione balduccesca, autore dei rilievi superiori dell'arca di S. Agostino a Pavia.

[modifica] L'affresco raffigurante la Vergine in trono col Bambino, Sant’Agostino e la famiglia Aliprandi

Madonna con la famiglia Aliprandi.
Madonna con la famiglia Aliprandi.

Nel 1345 i fratelli Erasmo, Arnolfo, Giovannolo Aliprandi fondano e dotano in San Marco, mediante la donazione di tre case, una cappella dedicata a Sant’Orsola, corrispondente alla seconda cappella del braccio meridionale del transetto. In questa cappella , nel 1958, i restauri compiuti dall'architetto Tirelli per recuperare tracce dell'antica struttura gotica, hanno messo in luce, in una specie di nicchia, un affresco votivo raffigurante la Vergine in trono col Bambino, Sant'Agostino e la famiglia Aliprandi, come indicava l'iscrizione, oggi non più visibile, un tempo esistente nella spalletta destra dell'affresco stesso.

In questo affresco, alla destra della Vergine, il primo personaggio inginocchiato, vestito da giudice, con manto e berretto rossi, nell'atto di offrire il modello della cappella, è da identificare, sempre in base all'iscrizione scomparsa, con Salvarino Aliprandi, morto un anno prima della fondazione della cappella, che probabilmente, fu realizzata secondo una volontà testamentaria di Salvarino stesso proprio da parte dei tre Aliprandi citati in precedenza, di cui Giovannolo risulta, da un documento del 9 novembre 1383, suo figlio.

[modifica] Il sarcofago di Salvarino Aliprandi

Il sarcofago di Salvarino Aliprandi.
Il sarcofago di Salvarino Aliprandi.

Salvarino Aliprandi fu giureconsulto del Collegio di Milano e il suo nome compare nell'elenco dei milanesi, fautori dei Visconti, processati negli anni 1322-1324.

Morto nel 1344, fu sepolto in San Marco in un sarcofago attualmente nella parete sinistra della terza cappella del braccio meridionale del transetto, dedicata a San Tommaso da Villanova.

Esso presenta, su un piano continuo senza distinzione di scomparti, il defunto, in ginocchio, al Cristo Giudice, che lo accoglie benedicendolo mentre dietro al suo trono due angeli reggono un drappo.

Affiancano il devoto un santo, forse San Marco, l'Angelo custode e la Vergine. Sulla destra il Battista indica l'albero della vita, fonte, origine, come ribadisce Agostino nei suoi scritti, di immortalià per l'uomo.

Il frontale è affiancato da sei formelle con busti di profeti con cartigli.

[modifica] Bibliografia

  • AA.VV. “La chiesa e il convento di San Marco a Milano” Chiese di Lombardia -1 Il Vaglio cultura arte Milano 1987 pag. 20-24.
  • AA.VV. "La Chiesa di San Marco in Milano" Milano 1998 pag. 45-63.
  • AA.VV. "Libro d'oro della nobiltà italiana" Roma 1973-1976 Edizione XVI vol. XVII pag. 31-32 (diramazione abruzzese e diramazione trevigiana).
  • AA.VV. "Libro d'oro della nobiltà italiana" Roma 1995-1999 Edizione XXI vol. XXIII pag. 381-382 (Cartolari), pag. 606-607 (Fanzago).
  • AA.VV. "Libro d'oro della nobiltà italiana" Roma 2000-2004 Edizione XXII vol.XXV pag. 368-370 (Cartolari), pag.602-603 Fanzago (Fanzago degli Aliprandi); vol. XXVI pag. 911 (diramazione trevigiana).
  • AA.VV. Stemmario Bosisio Milano 2002 pag. 161.
  • Corpo della Nobiltà Italiana "Famiglie nobili delle Venezie" Udine 2001 Gaspari editore pag. 87 (Cartolari), pag. 152 Fanzago (Fanzago degli Aliprandi).
  • G. Dolcetti, "Il libro d'argento delle famiglie venete", 1922-28, Bologna (rist. anast.) Forni Editore vol. IV pag. 34-39 (Fanzago e Cartolari).
  • Alberto Lembo “Gli Aliprandi-Fanzago” in “Storia Illustrata” n° 267 Febbraio 1980 Segrate (Milano) Mondadori Editore pag. 123.
  • Carlo Maspoli "Codice Carpani" Lugano 1973 pag. 7.
  • Adalberto Ricotti Bertagnoni "Stemmario Italiano delle famiglie nobili e notabili" Bassano del Grappa MCMLXX vol. 1° tavola n. 4.
  • Giovanni Sitoni di Scozia "Theatrum genealogicum familiarum illustrium, nobilium et civium inclytae urbis Mediolani (...)," Milano 1705.
  • Vittorio Spreti "Enciclopedia storico-nobiliare"

[modifica] Note

  1. ^ Comune di Cismon del Grappa, Provincia di Vicenza, Ufficio Anagrafe e Stato Civile, Certificato di Morte atto n. 00007 p. 2 s. C 2007 u. 01
  2. ^ La diramazione trevigiana rientra tra le famiglie la cui situazione di nobiltà altamente qualificata, pur non essendo confortata da rigorosi provvedimenti formali, venne nel passato accertata dal Collegio Araldico di Roma

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[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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