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Partenone - Wikipedia

Partenone

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Coordinate: 37°58′17.39″N 23°43′35.69″E / 37.9714972, 23.7265806

Il Partenone visto da sud
Il Partenone visto da sud
La facciata ovest del Partenone
La facciata ovest del Partenone

Il Partenone (Greco: Παρθενώνας) è un tempio di ordine dorico dedicato alla dea Atena, che sorge sull'Acropoli di Atene.

Il nome del Partenone deriva dalla monumentale statua di culto raffigurante Athena Parthenos ospitata nella stanza orientale della costruzione. Questa statua fu scolpita nell'avorio e nell'oro (viene per questo detta "crisoelefantina", da χρυσός, "oro" ed ἐλέφας, "avorio"), da Fidia; l'epiteto di Atena (παρθένος) si riferisce allo stato di nubile e "vergine" della dea.

Questo tempio è il più famoso reperto dell'antica Grecia, ed è stato lodato come la migliore realizzazione dell'architettura ellenica. Le sue decorazioni sono considerate alcuni dei più grandi elementi dell'arte greca. Il Partenone è un simbolo duraturo dell'antica Grecia e della democrazia ateniese, e viene ricordato come uno dei più grandi monumenti culturali del mondo.

Il Partenone sostituì un più antico tempio di Atena che era stato distrutto dai Persiani nel 480 a.C., al tempo di Serse (guerre persiane). Come la maggioranza dei templi greci, il Partenone fu utilizzato come tesoreria e, per qualche tempo, servì come tesoreria della lega di Delo, che diventò, successivamente, l'Impero ateniese.

Nel VI secolo, il Partenone venne convertito in una chiesa cristiana dedicata alla Madonna; dopo la conquista turca, fu convertito in moschea. Nel 1687, durante l'assedio di Atene da parte dei veneziani, il Partenone fu colpito da una cannonata che fece scoppiare la polvere da sparo lì depositata; l'esplosione danneggiò seriamente il Partenone e le sue sculture.

Nel XIX secolo, Lord Elgin rimosse alcune delle sculture rimanenti e le portò in Inghilterra. Queste sculture, conosciute oggi come marmi di Elgin, sono in mostra al British Museum. Il governo greco e parte della comunità internazionale ne richiedono da molti anni il rientro in patria.

Il Partenone, insieme agli altri edifici sull'Acropoli, è oggi uno dei siti archeologici più visitati in Grecia. Il Ministero greco della cultura grazie ai finanziamenti per i Giochi Olimpici del 2004 e ai finanziamenti giunti dall'UNESCO, ha varato un imponente progetto di restauro, tutt'ora in corso.

Il nuovo Museo dell'Acropoli, attualmente (2005) in costruzione ai piedi dell'Acropoli, raccoglierà tutti frammenti del fregio in possesso del governo greco, assieme ad altri in corso di recupero, in uno spazio architettonico ricostruito con le esatte dimensioni e l'orientamento del Partenone.

Indice

[modifica] Progettazione e costruzione

Evidenziazione delle correzioni ottiche in un tempio greco
Evidenziazione delle correzioni ottiche in un tempio greco

Il Partenone fu costruito per iniziativa di Pericle, il generale ateniese del V secolo a.C. Fu costruito dall'architetto Ictino, a prosecuzione di un progetto già avviato con Callicrate sotto Cimone. La costruzione avvenne sotto la supervisione generale dello scultore Fidia (nominato episkopos, supervisore), che, inoltre, pagò le decorazioni scultoree. La sua edificazione cominciò nel 447 a.C., e fu completata sostanzialmente attorno al 438 a.C., ma il lavoro sulle decorazioni continuò almeno fino al 432 a.C.. Sappiamo che la spesa maggiore fu il trasporto della pietra dal Monte Pentelico, circa 16 chilometri da Atene, fino all'Acropoli. I fondi furono in parte ricavati dal tesoro della lega di Delo, che fu spostato dal santuario panellenico di Delo all'Acropoli nel 454 a.C..

Sebbene il vicino Tempio di Efesto sia l'esempio esistente più completo di tempio d'ordine dorico, il Partenone, a suo tempo, fu considerato il migliore. Il tempio, scrisse John Julius Norwich, "gode della reputazione di essere il più perfetto tempio dorico mai costruito. Persino nell'antichità i suoi miglioramenti architettonici erano leggendari, specialmente la sottile corrispondenza tra la curvatura dello stilobate, l'assottigliarsi dei muri del naos e l'entasis delle colonne". Lo stilobate è la piattaforma sulla quale si reggono le colonne. Questo curva in su leggermente per ragioni ottiche. L'entasi è il leggero rigonfiamento sul fusto della colonna, per compensare l'effetto ottico nel guardare verso l'apice del tempio. L'effetto di queste leggere curve è quello di far apparire il tempio più simmetrico di quanto realmente sia. A differenza dei classici templi che presentano sei colonne sulla facciata e 13 sul lato lungo, il Partenone è ottastilo, ha cioè 8 colonne sul lato corto e 17 su quello lungo.

Misurate allo stilobate, le dimensioni della base del Partenone sono di 69,5 per 30,9 metri. La cella era lunga 29,8 metri e larga 19,2, con colonnati dorici interni in due anelli, strutturalmente necessari per sorreggere il tetto. All'esterno, le colonne doriche misurano 1,9 metri di diametro e sono alte 10,4 metri. Le colonne d'angolo sono leggermente più grandi di diametro. Lo stilobate ha una curvatura verso l'alto, in direzione del proprio centro, di 60 millimetri sulle estremità orientali ed occidentali e di 110 millimetri sui lati. Alcune delle dimensioni seguono il canone del rettangolo aureo che esprime la sezione aurea, lodata da Pitagora nel secolo precedente la costruzione.

Lo stile del capitello è quello dorico (cioè lo stile più semplice). Nel Partenone sono presenti alcune Correzioni Ottiche; infatti questo si trovava in alto rispetto alla città, e per poter essere percepito visivamente come perfetto la distanza fra ogni colonna è leggermente differenziata una dall'altra. Queste, sono poi caratterizzate dall presenza dell' entasis, una sorta di rigonfiamento al centro per dar l'idea che le colonne fossero "sotto sforzo", intente a sostenere il pesante tetto del tempio. Per quanto riguarda il frontone, invece, quello a oriente rappresenta la nascita di Atene dal capo di Zeus e quello a occidente la lotta tra Nettuno (che dona l'acqua) e Atena (con il ramo d'ulivo).

[modifica] Le decorazioni e le metope

Dettaglio delle metope occidentali. Illustra la condizione attuale del tempio, dopo 2.500 anni di guerre, inquinamento, errata conservazione, saccheggi e vandalismo
Dettaglio delle metope occidentali. Illustra la condizione attuale del tempio, dopo 2.500 anni di guerre, inquinamento, errata conservazione, saccheggi e vandalismo
Uno dei bassorilievi rimossi dalla spedizione di Lord Elgin ed ora al British Museum.
Uno dei bassorilievi rimossi dalla spedizione di Lord Elgin ed ora al British Museum.

Il Partenone è un Tempio dorico ottastilo e periptero con caratteristiche strutturali ioniche.

Le novantadue metope doriche (realizzate da Fidia e da suoi allievi) furono scolpite come bassorilievi. Le metope, concordando con i registri degli edifici, sono datate come degli anni 446-440 a.C.. La loro progettazione è attribuita allo scultore Kalamis. Le metope del lato est del Partenone, sopra l'entrata principale, raffigurano la Gigantomachia (la lotta degli dei dell'Olimpo contro i Giganti). Sul lato ovest, le metope mostrano l'Amazzonomachia (la mitica battaglia degli Ateniesi contro le Amazzoni). Le metope del lato sud — con l'eccezione di 13-20 metope piuttosto problematiche, ormai perdute — mostrano la Centauromachia Tessala. Sul lato nord del Partenone, le metope sono poco conservate, ma l'argomento sembra essere la Guerra di Troia.

Stilisticamente, le metope sopravvissute presentano tracce di stile severo nell'anatomia delle teste, nella limitazione dei movimenti del corpo alle curve e non ai muscoli e nella presenza di vene pronunciate (veins) nelle immagini della Centauromachia. Parecchie metope rimangono ancora sull'edificio ma con l'eccezione di quelle del lato nord, che sono severamente danneggiate. Alcune di esse sono situate al museo dell'Acropoli, altre sono al British Museum ed una può essere ammirata al museo del Louvre.

Il tratto più caratteristico nella struttura e nella decorazione del tempio è l'esistenza di un fregio ionico lungo i muri esterni della cella. Scolpito in bassorilievo, raffigura una versione idealizzata della processione panatenaica (feste Panatenee) dalla porta del Dipylon nel Kerameikos fino all'Acropoli. In questa processione ripetuta ogni 4 anni, Ateniesi e stranieri partecipavano all'adorazione della dea Atena offrendo sacrifici ed un nuovo peplo (l'abito veniva tessuto da nobili e selette ateniesi chiamate ergastine), l'idea è quella della processione Divina, quella scolpita, che affianca quella umana, quella realmente esistente. L'intero fregio è stato scolpito in situ ed è datato essere del 442-438 a.C..

Pausania, viaggiatore del II secolo, quando visitò l'Acropoli e vide il Partenone, ne descrisse solo i frontoni. Il frontone est racconta della nascita di Atena dalla testa di suo padre, Zeus, mentre il frontone ovest narra la disputa che Atena ebbe con Poseidone per il possesso di Atene e dell' Attica, ed è costituisto da statue a tuttotondo incassate nella cavità. Le statue in particolare non sono distaccate una dall'altra, non hanno una storia a sè propria, ma interagiscono fra di loro, entrano in contatto concatenandosi e sono costruite in una sequenza di arsi e tesi, ad ogni movimento concitato ne corrisponde una rilassato e teso (ciò si vede anche nelle vesti delle donne che seguono una ritmo naturale e libero e soprattutto equilibrato). Il lavoro sui frontoni durò dal 438 al 432 a.C..

La ricchezza delle decorazioni nel Partenone è unica per un classico tempio greco. Non va in contrasto, comunque, con le funzioni del tempio-tesoreria. Nell'opistodomo (la stanza sul retro della cella) erano depositati i versamenti monetari della lega di Delo di cui Atene era il membro capo.

[modifica] Tesoreria o tempio?

Strutturalmente, il Partenone è chiaramente un tempio, che precedentemente conteneva la famosa statua di Atena di Fidia ed era il luogo di raccoglimento di offerte votive. Poiché i sacrifici greci si svolgevano sempre su di un altare invariabilmente a cielo aperto od all'interno, il Partenone non corrisponde ad alcune delle definizioni di "tempio"; non è stato infatti scoperto nessun resto di altare. Così, alcuni studiosi hanno sostenuto che il Partenone veniva utilizzato esclusivamente come tesoreria. Mentre questa opinione si creò prima nel tardo XIX secolo, si è rafforzata negli ultimi anni. La maggioranza dei pareri dotti vede ancora l'edificio nei termini che Walter Burkert ha descritto per i santuarii greci, con temenos, altare ed un tempio con la statua di culto.

[modifica] Storia recente

Il Partenone sopravvisse come tempio di Atena per un migliaio di anni. Era sicuramente ancora intatto nel IV secolo, ed allora era già vecchio come la Cattedrale di Notre Dame a Parigi oggi, e molto più vecchio della Basilica di San Pietro a Roma. Ma, a quel tempo, Atene era stata ridotta in una città provinciale dell'Impero romano, sebbene con un passato glorioso. Nel V secolo la grandiosa statua di Atena fu asportata da un imperatore e portata a Costantinopoli, dove fu più tardi distrutta, forse nel saccheggio della città durante la Quarta Crociata (1204).

La posizione del Partenone sull'Acropoli gli permette di dominare il profilo di Atene
La posizione del Partenone sull'Acropoli gli permette di dominare il profilo di Atene

Poco dopo di questo, il Partenone fu convertito in chiesa cristiana. In epoca bizantina diventò chiesa della Madonna, o della Theotokos (Madre di Dio). All'epoca dell'Impero latino diventò brevemente una chiesa cattolica romanica dedicata sempre alla Madonna. La conversione del tempio in chiesa richiese la rimozione delle colonne interne e di alcuni dei muri della cella, e la creazione di un abside nella facciata orientale. Questo portò, inevitabilmente, alla rimozione ed alla dispersione di alcune delle metope scolpite. Quelle raffigurazioni di dei furono re-interpretate in base al tema cristiano, o rimosse e distrutte.

Nel 1456, Atene cadde sotto gli Ottomani ed il Partenone fu trasformato in moschea. Al contrario di racconti successivi, gli Ottomani generalmente rispettarono gli antichi monumenti sui propri territori, e non distrussero le antichità di Atene, benché non abbiano avuto un effettivo programma per proteggerle. Comunque, in tempo di guerra, furono disponibili a demolirlo al fine di procurarsi materiali per muri e fortificazioni. Al Partenone fu aggiunto un minareto e la sua base ed il suo scalone sono ancora funzionali, essendo alto come l'architrave ed invisibile dall'esterno; ma l'edificio non fu danneggiato. I visitatori europei nel XVII secolo dimostrano che l'edificio era in gran parte intatto.

Il lato meridionale del Partenone, che sostenne considerevoli danni nell'esplosione del 1687
Il lato meridionale del Partenone, che sostenne considerevoli danni nell'esplosione del 1687

Quando, nel 1687, i Veneziani, sotto Francesco Morosini, attaccarono Atene, e gli Ottomani fortificarono l'Acropoli ed usarono l'edificio come magazzino di polvere da sparo, il Partenone subì la maggiore distruzione. Il 26 settembre, una palla di cannone veneziana, sparata dalla collina del Filopapo, fece esplodere il magazzino e la costruzione fu parzialmente distrutta. Ogni struttura rimasta all'interno del tetto fu distrutta, ed alcune delle colonne, particolarmente sul lato sud, furono decapitate. Le sculture furono rovinate pesantemente. Molte caddero per terra e più tardi i loro pezzi furono usati come souvenirs. Dopodiché, molte parti dell'edificio caddero in disuso e fu eretta una moschea più piccola.

Folle di turisti circondano il Partenone ogni giorno
Folle di turisti circondano il Partenone ogni giorno

Durante il tardo XVIII secolo, molti altri europei visitavano Atene, e le pittoresche rovine del Partenone furono disegnate e pitturate molto, aiutando a suscitare simpatia nel Regno Unito ed in Francia per l'indipendenza greca. Nel 1801, l'ambasciatore britannico a Costantinopoli, il Conte di Elgin, ottenne il permesso dal Sultano per fare stampi e disegni delle antichità sull'Acropoli, per demolire recenti edifici se fosse stato necessario per vedere le antichità, e di rimuovere le sculture da esse. Lo credette come permesso di prendere tutte le sculture che avrebbe potuto trovare. Egli assunse gente del luogo per prendere le metope dalla costruzione stessa e da terra (poche), e per comprare alcuni pezzi più piccoli dagli abitanti locali.

Oggi queste sculture sono al British Museum, dove sono conosciute come "marmi di Elgin" o come "marmi del Partenone". Altre sculture del Partenone sono al Museo del Louvre a Parigi ed a Copenaghen. La maggior parte di quelle restanti è ad Atene, al Museo dell'Acropoli, situato ai piedi della collina, a pochi metri a sud-est del Partenone. Qualcun'altra può essere ancora vista sull'edificio stesso. Il governo greco ha insistito per molti anni sul fatto che le sculture al British Museum debbano essere riportate in Grecia. Il British Museum ha tenacemente rifiutato di considerarlo ed i governi britannici sono stati contrari a forzare il museo a far questo.

Quando la Grecia indipendente prese il controllo di Atene nel 1832, la sezione visibile del minareto venne rimossa dal Partenone insieme a tutte le costruzioni medievali ed ottomane sull'Acropoli. L'area diventò una zona storica controllata dal governo greco. Oggi attrae milioni di turisti ogni anno, che salgono il sentiero dal lato occidentale dell'Acropoli, attraverso i restaurati Propilei, e seguono la via Panatenaica verso il Partenone, che è circondato da un piccolo recinto per evitare danni.

[modifica] Altri progetti


Acropoli di Atene
Propilei | Tempio di Atena Nike | Partenone | Eretteo

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