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Flauto dolce - Wikipedia

Flauto dolce

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Flauto dolce (copia da Jan Steenbergen, 1700 circa)
Flauto dolce (copia da Jan Steenbergen, 1700 circa)

Indice

Il flauto dolce (o flauto a becco) è uno strumento musicale della famiglia degli aerofoni, di legno. In inglese è chiamato recorder, in francese flûte à bec, in tedesco Blockflöte. Come l'ocarina e il tin whistle è uno strumento "a fischietto", in cui l'emissione del suono è provocata dall'incanalamento dell'aria in un condotto, ricavato nell'imboccatura dello strumento, che la dirige contro un bordo affilato (detto labium): l'oscillazione della colonna d'aria fra l'esterno e l'interno del labium mette in vibrazione l'aria contenuta nello strumento.

[modifica] Impostazione

Schema di flauto dolce
Schema di flauto dolce
Sezione della testata di un flauto dolce
Sezione della testata di un flauto dolce

Si suona tenendo lo strumento frontalmente tra le labbra, a differenza del flauto traverso che si tiene orizzontale. Per questo motivo il flauto dolce è a volte chiamato "flauto dritto". Esistono flauti dolci di diverse lunghezze, flauti più lunghi avranno un suono più grave, più corti avranno un suono più acuto. Ha in tutto 8 fori (7 sul lato anteriore e 1 su quello posteriore); dei 7 anteriori, i tre superiori si suonano con la mano sinistra (il foro sul lato posteriore, detto portavoce, si chiude con il pollice della mano sinistra, e serve per ottenere le note dell'ottava superiore) e i quattro inferiori con la mano destra. Il mignolo della mano sinistra ed il pollice della destra non vengono usati (il pollice destro regge lo strumento). Il foro più basso è disallineato rispetto agli altri, per poter essere agevolmente raggiunto dal dito mignolo; nei flauti rinascimentali, in luogo del foro più basso venivano praticati due fori alla stessa altezza, in posizione simmetrica, per permettere un eventuale uso con le mani invertite (la destra in alto, la sinistra in basso): il foro non utilizzato era sigillato con la cera. Per alzare di un semitono la nota più grave è necessario tappare il foro più basso solo a metà: nel XVIII secolo, per rendere più precisa l'intonazione della nota alterata, il foro fu sdoppiato in due fori ravvicinati (e lo stesso fu fatto per il foro immediatamente superiore), come si vede nei flauti dolci di costruzione moderna.

Gli strumenti più gravi della famiglia hanno delle chiavi che permettono di occludere i fori sul trombino.

Nel flauto dolce (diversamente dal flauto traverso) non è possibile variare l'imboccatura cambiando la posizione delle labbra, per adattarla a un flusso d'aria più o meno intenso: pertanto, nel flauto dolce variazioni di pressione dell'aria da parte dell'esecutore producono inevitabilmente variazioni di altezza della nota emessa. Gli effetti espressivi ottenibili con il flauto dolce si basano quindi sull' articolazione del fraseggio (la variazione del transitorio di attacco di ciascuna nota, ottenuta con diversi "colpi di lingua"), sull'uso (sporadico) di diteggiature alternative, e su moderate variazioni di intensità sulle singole note; è invece preclusa la possibilità di ampie variazioni di intensità (piano e forte) e di effetti di crescendo e diminuendo sull'arco di frasi lunghe.

Per contro, il fatto che l'imboccatura del flauto dolce possa essere anche molto lontana dalla bocca dell'esecutore (negli strumenti più lunghi l'aria viene soffiata attraverso un tubo di ottone detto ritorta) permette di realizzare strumenti molto lunghi (e quindi con tessitura molto bassa), cosa assai più problematica per i flauti traversi.

Proprio la diversa costruzione dell'imboccatura, che differenzia il flauto dolce dal flauto traverso, ha quindi determinato tanto la grande diffusione del flauto dolce nel Rinascimento (epoca in cui si apprezzava molto l'effetto di insiemi omogenei di strumenti che riproducessero, grazie alle diverse taglie, l'insieme delle voci umane dal basso al soprano), quanto la definitiva prevalenza del flauto traverso verso la fine del XVIII secolo, allorché le possibilità dinamiche del flauto dolce risultarono inadeguate alle mutate esigenze musicali e alle dimensioni delle sale da concerto.

[modifica] Tipi di flauto

Flauti dolci di varie dimensioni
Flauti dolci di varie dimensioni

I flauti dolci esistono in diverse taglie, che si sono sviluppate in epoca rinascimentale, quando si diffuse la pratica di eseguire con strumenti brani polifonici originariamente destinati alle voci: da questa pratica derivò la produzione di un repertorio strumentale in cui le parti mantenevano le estensioni tipiche dei registri vocali[1].

Nel XVI secolo non solo i flauti dolci, ma tutti gli strumenti melodici (tromboni, bombarde, viole da braccio e da gamba... perfino gli antenati del fagotto) costituivano "famiglie" formate da "soprano", "contralto", "tenore" e "basso". In alcune famiglie di strumenti (come nei flauti dolci), tutte le estensioni erano trasposte, rispetto alla voce umana dello stesso nome, un'ottava sopra; in altre famiglie le estensioni risultavano abbassate di un'ottava (come in alcuni strumenti ad ancia). Per similitudine con la nomenclatura dei registri dell'organo (basata sulla lunghezza della canna più grave del registro)[2], si usa dire che gli strumenti accordati all'unisono delle voci con lo stesso nome suonano «su 8 piedi (8')», mentre quelli che suonano trasponendo un'ottava sopra o un'ottava sotto, rispettivamente, sono accordati «su 4'» o «su 16'».

Nel caso dei flauti dolci, la famiglia "standard" di 4' (ogni strumento suona un'ottava sopra rispetto alla voce umana dello stesso nome) è costituita da:

  • flauto dolce soprano (in do2)
  • flauto dolce contralto (in fa1)
  • flauto dolce tenore (in do1, un'ottava sotto il flauto soprano)
  • flauto dolce basso (in fa0, un'ottava sotto il flauto contralto)

Nel trattato di organologia di M. Praetorius (Syntagma Musicum, vol.II Organographia, 1619), il flauto basso della famiglia di 4' è indicato con il termine Basset: esistevano infatti anche strumenti più grandi, che permettevano di costituire quartetti di flauti su 8', e che Praetorius chiama

  • Bass (in do0, un'ottava sotto il flauto tenore)
  • Groß Bass (in FA, due ottave sotto il flauto contralto)[3]

Quantunque la nomenclatura universalmente adottata faccia riferimento al registro di 4', di fatto nel Rinascimento esistevano quindi due famiglie di flauti dolci: nella famiglia di 8' (che suona note reali) il basso è il Groß Bass, mentre le parti di superius si eseguono con un flauto tenore in do, e così via. Nella pratica musicale, o si usava la famiglia su 4' o si usava quella su 8': non esistevano brani che richiedessero l'intera "famiglia estesa", dal gran basso al soprano.

Infine, si costruivano anche due flauti di taglia più piccola:

  • flauto dolce sopranino in fa2 (un'ottava sopra il flauto contralto)
  • flauto dolce sopranino in do3 (un'ottava sopra il flauto soprano)

Tutti questi strumenti sono stati riprodotti dai costruttori moderni: il flauto dolce oggi più diffuso è il soprano in do (utilizzato spesso per l'educazione musicale nella scuola media), benché gran parte del repertorio solistico per il flauto dolce (specificamente, quasi tutto il repertorio barocco) sia destinato al flauto contralto in fa. I due flauti "gran bassi" della famiglia di 8' sono oggi usati solo da pochissimi esecutori (ad esempio dal Wiener Blockflöten Ensemble).

Il flauto dolce barocco (e quindi quello moderno che ne è una riproduzione) produce tutte le note della scala cromatica per un'estensione di due ottave e un tono. I flautisti più esperti possono superare questo limite con diteggiature e tecniche di emissione particolari.

[modifica] Storia

[modifica] Gli inizi

Lo schema di base del flauto a fischietto è molto comune e ne fa uno strumento molto antico. Il flauto dolce si distingue per la presenza di otto fori (sette frontali, più il portavoce[4]), laddove altri strumenti della stessa famiglia ancora in uso, ad esempio nella musica popolare irlandese hanno normalmente sei fori, così come in orgine anche il flauto traverso prima dell'intervento di Theobald Boehm nel 1832. Inoltre la cameratura del flauto dolce, particolarmente in epoca barocca, è conica (con l'estremità più ampia verso l'imboccatura) mentre quella di strumenti simili è cilindrica.

Si fa risalire l'origine dello strumento al XIV secolo anche se alcuni documenti pittorici fanno pensare ad un'origine anteriore. Gli esemplari più antichi oggi esistenti risalgono appunto al XIV secolo: si tratta di due strumenti trovati rispettivamente nel 1940 in un fossato a Dordrecht in Olanda, e a Gottinga, in Germania, in una latrina pubblica, e di un frammento, di osso, trovato a Rodi, in Grecia. Il grande musicista e poeta Guillaume de Machaut (circa 1300-1377) cita in un suo verso fleuthe traversaines et flaustes dont droit joues quand tu flaustes, a dimostrazione che flauto diritto e flauto traverso erano entrambi in uso nel XIV secolo.

[modifica] Il Rinascimento

Flauti tardorinascimentali, da Syntagma Musicum di Michael Praetorius, 1619. La scala di riferimento (a destra) mostra che lo strumento più lungo (Groß Bass) misurava circa due metri (ed era, come gli altri, in un pezzo unico).
Flauti tardorinascimentali, da Syntagma Musicum di Michael Praetorius, 1619. La scala di riferimento (a destra) mostra che lo strumento più lungo (Groß Bass) misurava circa due metri (ed era, come gli altri, in un pezzo unico).

Il flauto dolce ebbe la sua massima popolarità durante il XVI e XVII secolo, quando la produzione di spartiti a stampa permise ad un vasto pubblico di dilettanti di accedere alla letteratura musicale: per costoro il flauto dolce era uno degli strumenti più accessibili e permetteva di suonare una gran quantità di melodie popolari. A testimonianza della sua popolarità, un elenco di proprietà di Enrico VIII, alla sua morte nel 1547, comprendeva ben 76 flauti dolci. Lo strumento ha lasciato traccia nella letteratura di questo periodo, ed è citato, ad esempio, in opere di Shakespeare, Samuel Pepys, John Milton.

Esistono ancora molti esemplari provenienti da questo periodo: notevoli sono una famiglia (incompleta) di strumenti, conservata a Norimberga ancora in condizioni suonabili, tre strumenti di grossa taglia conservati al Kunsthistorisches Museum di Vienna, e tredici flauti conservati nel Museo dell'Accademia Filarmonica di Verona.

Gli strumenti di questo periodo, dotati di minore conicità, richiedevano maggior dispendio di fiato a fronte di un suono più pieno e di maggior volume. L'estensione suonabile con facilità era di circa un'ottava e mezzo, e gli strumenti erano frequentemente in re e in sol (anziché in do e in fa). Gli strumenti erano costruiti in legno di acero o di pero, o in altre essenze con simili caratteristiche; flauti soprani e contralti erano talora costruiti anche in bosso o in avorio.

[modifica] L'epoca barocca

Nel corso del XVII secolo il flauto dolce fu modificato in maniera significativa (gli strumenti di questo periodo sono chiamati barocchi in contrapposizione ai più antichi rinascimentali). Le modifiche apportate furono tali da addolcirne il suono e da renderlo uno strumento completamente cromatico su due ottave. Molti compositori importanti inserirono il flauto dolce nei loro lavori.

Anche la nomenclatura cambiò, e nel XVIII secolo il flauto dolce era chiamato semplicemente flauto, mentre il flauto traverso si chiamava Traverso o Traversiere creando una certa confusione che ancora persiste. Ad esempio Johann Sebastian Bach scrisse il suo quarto Concerto Brandeburghese, oggi suonato con flauti dolci, per due "flauti d'echo", un termine che lascia qualche interrogativo sul tipo di strumento richiesto. Il musicologo Thurston Dart suggerì (forse erroneamente) che si trattasse di uno strumento di origine francese ("flageolet") simile al flauto dolce ma intonato un'ottava sopra, che in quegli anni era piuttosto noto grazie all'uso che di esso faceva un virtuoso londinese di origine francese, James Paisible. Altri sostengono che Bach volesse indicare uno strumento chiamato appunto flauto d'eco, un esemplare del quale è visibile a Lipsia, costituito di due flauti dolci in Fa, collegati tramite cinghie di cuoio, e disposti per avere volumi diversi. Antonio Vivaldi scrisse tre concerti per flautino, uno strumento che probabilmente è quello che oggi chiamiamo flauto dolce sopranino, anche se per molto tempo le esecuzioni di queste composizioni hanno utilizzato un ottavino.

Poiché il flauto era strumento diffuso fra i dilettanti, nel XVIII secolo furono pubblicate numerose trascrizioni per flauto di sonate per violino, per esempio la (discussa) trascrizione di sonate di Corelli ad opera di John Walsh (Londra 1702). Viceversa, buona parte delle sonate dell'epoca barocca per strumento a fiato solo (con o senza basso continuo) si possono eseguire indifferentemente sul flauto dolce, sul flauto traverso o sull'oboe (quest'indicazione è spesso fornita esplicitamente nel frontespizio delle raccolte dell'epoca), quindi la loro esecuzione con il flauto dolce non si deve considerare un "trascrizione", nemmeno quando essa necessita della trasposizione del pezzo una terza minore sopra, secondo la prassi indicata da Jacques Hotteterre nel 1715.

Il fatto che in epoca tardo-barocca si sia iniziato a costruire i flauti dolci in tre parti, mentre nel Rinascimento erano costruiti in un pezzo unico o al massimo in due pezzi (anche i più grandi), riflette un significativo cambiamento nella figura del flautista professionista. Nel rinascimento, gli strumentisti erano al servizio delle corti, e gli strumenti che usavano non erano di loro proprietà, bensì della cappella di corte. Tutti gli strumenti a fiato costruiti per una stessa cappella erano accordati su uno stesso La, ma quest'ultimo poteva variare moltissimo fra una cappella e l'altra (anche di più di mezzo tono). In seguito, i più noti virtuosi di flauto iniziarono a spostarsi da una città all'altra per le loro esibizioni, portando con sé i loro strumenti, e il problema di doversi adeguare ad altezze del La tanto diverse fu risolto costruendo il flauto in tre sezioni (il flauto traversiere addirittura in quattro): per piccole variazioni di accordatura era sufficiente inserire la sezione centrale più o meno profondamente nella testata (come si fa tuttora), ma oltre un certo limite era necessario sostituire del tutto la sezione centrale con una di lunghezza diversa e con le distanze fra i fori alterate proporzionalmente. I flautisti dell'epoca barocca andavano quindi in giro con strumenti che avevano una dotazione di due o tre sezioni centrali intercambiabili, diversamente accordate. Gli strumenti di epoca barocca erano costruiti in legni molto duri (bosso o ebano). Diversi costruttori realizzavano flauti in legno con il becco e le giunzioni rivestite in avorio o in argento, a fini estetici e per prevenire fessure del legno nei punti in cui esso risultava più sottile. Alcuni strumenti erano realizzati interamente in avorio.

[modifica] L' Ottocento

Alla fine del diciottesimo secolo il flauto dolce subì un declino. La radicale trasformazione del flauto traverso ad opera di Theobald Boehm, fra il 1832 e il 1847, rende quest'ultimo strumento definitivamente più adatto a figurare nell'orchestra sinfonica. L'ultima apparizione di qualche rilievo del flauto dolce è nell'opera di Gluck. "Orfeo ed Euridice", dove viene usato come suono evocativo dell'aldilà.

Nei primi anni dell'800 comparve uno strumento chiamato Csakan, molto simile al flauto dolce e con la stessa diteggiatura, probabilmente inventato da Anton Heberle (che lo usò per la prima volta in un concerto nel 1807). Lo Csakan godette di una notevole popolarità a Vienna e in tutta l'area austro-ungarica: fra il 1807 e il 1845 furono pubblicati oltre 400 brani di musica per Csakan (solo o con accompagnamento di chiarra o pianoforte), per lo più destinati a musicisti dilettanti. Lo Csakan era spesso costruito nella forma di un bastone da passeggio, con la testata nell'impugnatura, a somiglianza di alcuni strumenti popolari ungheresi.

[modifica] Il XX secolo e la riscoperta

Ancora all'inizio del XX secolo il flauto dolce era così raro da far credere a Stravinsky che fosse una sorta di clarinetto (forse a causa della forma).

Lo strumento venne riscoperto nell'ambito del movimento di riscoperta della musica antica, nella prima metà del secolo, ad opera di Arnold Dolmetsch in Inghilterra, degli insegnanti del Conservatorio di Bruxelles - dove Dolmetsch aveva studiato - e nei concerti tenuti alla Bogenhausen Künstlerkapelle (l'orchestra degli artisti di Bogenhausen) in Germania, dove nello stesso periodo operavano, a favore del flauto dolce, anche Willibald Gurlitt, Werner Danckerts e Gustav Schecky.

Il rinnovato interesse per lo strumento, unito alla circostanza che era divenuto possibile fabbricare strumenti discreti in materiali economici (inizialmente bachelite, poi plastica) fece sì che lo strumento divenisse popolare come supporto didattico da utilizzare nelle scuole, soprattutto per la facile emissione sonora e per la ridotta distanza fra i fori, che rende il flauto soprano in do adatto anche a mani molto piccole. Carl Dolmetsch, il figlio più giovane di Arnold, si dedicò a partire dagli anni '30 alla costruzione di strumenti in cui introdusse singolari innovazioni per permettere una maggiore escursione dinamica e diteggiature alternative, consistenti in chiavi aggiuntive poste sulla faccia posteriore del becco e sul foro terminale del flauto; queste innovazioni non godettero di grande fortuna, e nella seconda metà del XX secolo è stata sempre più incentivata, nell'uso professionistico, la produzione di copie accurate dei pochi esemplari di epoca rinascimentale e barocca che sopravvivono in musei o collezioni private.

Nella costruzione di strumenti per uso didattico, la scuola inglese mantenne la diteggiatura standard dell'epoca barocca, nella quale il quarto grado della scala diatonica dello strumento (FA nel soprano e SIb nel contralto) si ottiene con la diteggiatura detta "a forchetta" (tutti i fori chiusi eccetto quello del medio della mano destra). In Germania, invece, intorno al 1920 si pensò di alterare i diametri dei fori, ottenendo in questo modo la cosiddetta "diteggiatura tedesca", che consente di emettere la stessa nota con medio, anulare e mignolo della destra sollevati: questa diteggiatura, che a molti sembra più agevole, determina però un'inevitabile stonatura di altre note della scala cromatica, e pertanto è presente solo in strumenti per principianti. Alcuni modelli molto diffusi di flauti per uso scolastico sono tuttora disponibili con l'una o con l'altra diteggiatura: questo causa non infrequenti confusioni da parte di acquirenti inesperti.

[modifica] Repertorio

[modifica] Medioevo e Rinascimento

Fino alla fine del XVI secolo, praticamente in nessuna composizione è esplicitamente indicato uno specifico strumento (se si eccettuano le intavolature per strumenti a tastiera). Il flauto dolce era ampiamente impiegato nel repertorio strumentale, e le indicazioni più significative del suo utilizzo vengono dalle numerose opere dedicate alla pratica delle variazioni strumentali su madrigali e chansons basate sulla tecnica della diminuzione. In particolare, il trattato Opera intitulata Fontegara (1535) di Silvestro Ganassi dal Fontego è specificamente dedicato al flauto dolce.

I flautisti hanno a disposizione un vastissimo repertorio di epoca rinascimentale, eseguibile con una famiglia di flauti dolci oppure insieme ad altri strumenti (broken consort): musiche di danza, fantasie e ricercari, esecuzione strumentale di madrigali e chansons.

[modifica] Barocco

In epoca barocca il flauto dolce era usato nell'ambito di formazioni diverse. Nei secoli XVII e XVIII numerose raccolte erano pubblicate senza l'indicazione dello strumento di destinazione (dato che potevano essere eseguite indifferentemente con diversi strumenti) o con indicazioni alternative[5]; anche quando è presente l'indicazione "flauto" non è sempre evidente se si intenda il flauto dolce o il flauto traverso. Vi sono però numerose composizioni in cui è esplicitamente indicato il flauto dolce; nella maggioranza dei casi è richiesto il flauto dolce contralto in fa, più raramente il soprano in do.

Alle soglie tra il rinascimento e il barocco, sia Claudio Monteverdi (ne L'Orfeo e nel Vespro della Beata Vergine) che Heinrich Schütz inserirono il flauto (generalmente, una coppia di flauti) nell'organico di grandi opere sacre o profane, in occasionale alternanza agli strumenti acuti di più frequente utilizzo (violini, cornetti), per ottenere effetti timbrici particolari. Lo stesso fece, alcuni decenni più tardi, anche Henry Purcell.

Al primo barocco appartiene la prima e fino ad oggi più voluminosa opera per flauto dolce solo, il Fluyten Lust-hof (Edizione stampata in tre volumi dal 1648 fino al 1654) del flautista Jacob van Eyck di Utrecht, una collezione di quasi 150 arie di danze, canzoni e corali molto popolari in quei tempi, ciascuna corredata da diverse variazioni progressivamente sempre più elaborate e virtuosistiche[6]. Altre raccolte dello stesso genere, per lo più anonime, furono pubblicate in Olanda (Der Gooden Fluyt Hemel, 1644) e in Inghilterra (The division flute, 1708).

Fra le sonate da camera per strumento a fiato e basso continuo del XVIII secolo, gran parte possono essere eseguite con il flauto dolce (eventualmente con la trasposizione di una terza minore verso l'altro, che si usava già all'epoca), diversamente da quelle che sono destinate al violino e quindi comprendono un'estensione troppo grande e occasionali accordi (anche delle sonate violinistiche più popolari, fra cui quelle di Corelli e di Vivaldi, comparvero tuttavia "arrangiamenti" per flauto dolce già nella prima metà del '700, in Inghilterra).

Come già detto, nella musica italiana si trova generalmente l'indicazione "flauto" senza che sia specificato se si tratti di flauto dolce o flauto traverso. Vivaldi scrisse numerosi concerti per flauto contralto e archi (o per flauto e altri strumenti concertanti), e almeno tre concerti, particolarmente virtuosistici, per "flautino“ (che dovrebbe essere il flauto dolce sopranino in fa), archi e basso continuo. Un'intera raccolta di dodici sonate originali per flauto dolce contralto e basso continuo di Benedetto Marcello fu pubblicata a Venezia nel 1712, e successivamente ripubblicata a Londra nel 1732. Altre raccolte di sonate per flauto furono scritte da Paolo Benedetto Bellinzani e da Giovanni Battista Sammartini, mentre Alessandro Scarlatti incluse il flauto dolce in numerose cantate o concerti grossi.

In area francese, come sappiamo dai trattati dell'epoca (in particolare quelli di Jacques Hotteterre), si preferiva il timbro del flauto traverso; tuttavia quest'ultimo poteva essere sostituito dal flauto dolce o dall'oboe (le sonate per strumento solo e basso continuo prevedevano anche come possibili alternative l'uso della ghironda (vielle) e della Musette de cour, piccola cornamusa a mantice). Nelle suites francesi, il primo movimento di danza (allemande) doveva essere preceduto da un preludio, e se questo non faceva parte della suite era improvvisato dallo strumentista (senza basso continuo). Furono quindi pubblicate diverse raccolte di preludi per flauto, destinati a quest'uso.

Sappiamo dalla testimonianza diretta di Johann Joachim Quantz che il flauto traverso, quantunque fosse chiamato correntemente flûte allemande (flauto tedesco) in Francia e in Inghilterra, acquistò in Germania definitiva preminenza sul flauto dolce solo verso la metà del 1700. Johann Mattheson pubblicò dodici sonate per flauti nel 1708, e ancora dopo il 1730 Johann Christian Schickhardt pubblicò un gran numero di sonate e altre composizioni destinate al flauto dolce; ma il più vasto corpus di composizioni espressamente dedicate al flauto dolce da un singolo autore è senza dubbio quello dovuto a Georg Philipp Telemann: numerose sonate per flauto solo e basso continuo, sonate per due flauti, concerti e ouvertures per uno o due flauti dolci e archi, e oltre 90 cantate che prevedono uno o più flauti dolci in organico (fra cui 13 cantate sacre per per voce, flauto dolce e basso continuo). Telemann e Quantz, inoltre, scrissero brani in cui è prevista (caso rarissimo) la compresenza di flauti dolci e flauti traversi: la triosonata in Do maggiore per flauto dolce, flauto traverso e basso continuo di Quantz, il concerto in mi minore per flauto dolce, flauto traverso e archi TWv 52:e2 di Telemann, e l' Ouverture in si bemolle maggiore TWV 55:B6, sempre di Telemann, che prevede due flauti traversi e un flauto dolce come strumenti concertanti. Johann Sebastian Bach ha usato i flauti dolci contralto come strumenti solisti nei Concerti brandeburghesi no. 2 e 4, oltre che in 19 cantate e nella Passione secondo Matteo.

In Inghilterra il flauto dolce era estremamente popolare come strumento amatoriale; oltre a numerose trascrizioni per flauto di sonate originariamente destinate ad altri strumenti, furono pubblicate raccolte di sonate e concerti espressamente dedicate al flauto da parte di compositori tedeschi o italiani che lavoravano a Londra, in primo luogo Georg Friedrich Händel che rielaborò come sonate per flauto e basso continuo sue precedenti composizioni di successo (inclusi concerti per organo e archi), e inoltre Johann Christoph Pepusch, Gottfried Finger, Nicola Matteis, Giuseppe Sammartini (a cui è dovuto un concerto per flauto dolce soprano e archi), Francesco Maria Veracini, Francesco Barsanti e molti altri compositori non attivi in Inghilterra ma colà molto apprezzati, fra cui Francesco Mancini.

[modifica] XX e XXI secolo

Dopo un oblio pressoché completo nel corso del XIX secolo, il flauto dolce fu riscoperto nei primi decenni del XX secolo. Fra i primi compositori del '900 a scrivere opere originali per flauto dolce si trovano Paul Hindemith (1932) e diversi suoi allevi, e in seguito Benjamin Britten, Edmund Rubbra, Luciano Berio, John Tavener, Malcolm Arnold, Michael Tippett, Leonard Bernstein, Erhard Karkoschka, Mauricio Kagel, Kazimierz Serocki, Gordon Jacob, Bertold Hummel. Negli ultimi decenni del XX secolo la letteratura per il flauto dolce è cresciuta considerevolmente e sta crescendo anche nel XXI secolo, grazie a numerose nuove composizioni commissionate dagli interpreti.

Di tanto in tanto, il flauto dolce viene anche usato nella musica pop e rock, per esempio in canzoni dei Beatles, dei Rolling Stones, di Jimi Hendrix o di Led Zeppelin auf. Nel jazz, troviamo il flauto dolce nelle composizioni di Keith Jarrett, Pete Rose o Paul Leenhouts. Anche nella folk music i flauti dolci hanno una certa importanza.

[modifica] Note

  1. ^ La polifonia vocale del XIV secolo prevedeva generalmente due o tre voci: il "tenor" (voce maschile) e il "superius" (soprano, voce bianca o di falsetto), ed eventualmente un secondo tenor detto "contra tenor". Nel corso del XV secolo si iniziò a comporre sistematicamente a quattro voci, e i contra tenor divennero due: uno nella tessitura di un tenore acuto, detto "contratenor altus" (quasi subito abbreviato in "contra altus", poi semplicemente in "contra" o "altus"); l'altra voce, più grave del tenor, era il "contratenor bassus" (poi abbreviato in "bassus"). Nel XVI secolo le tessiture vocali superius, altus, tenor e bassus erano simili a quelle attuali (tuttavia, nella musica sacra il superius era una voce bianca, e l'altus una voce maschile).
  2. ^ Un piede organaro equivale a circa 32 cm. La canna più bassa del registro principale dell'organo rinascimentale era un DO lungo 8 piedi, mentre nel registro di ottava la canna corrispondente era lunga 4'.
  3. ^ In inglese, per i due flauti di taglia maggiore si usa il termine double bass, che si potrebbe anche tradurre con "contrabbasso", ma è fuorviante usare questo termine per strumenti del XVI secolo, dato che come si è visto l'espressione Contra bassus aveva in origine un significato totalmente diverso da quello attuale.
  4. ^ nel medioevo e rinascimento il flauto dolce era spesso denominato fleute a neuf trous, "flauto a nove fori", perché il foro più basso era usualmente sdoppiato per permettere di usare le mani in posizione invertita (la destra in alto)
  5. ^ Una fra le raccolte di sonate con basso continuo oggi più eseguite con il flauto dolce, Il pastor fido, riporta l'indicazione "per la musette, la ghironda, il flauto, l'oboe o il violino'", e consiste in un assemblaggio di trascrizioni di brani di Antonio Vivaldi (l'ultimo movimento della VI sonata, ad esempio, è una trascrizione del primo movimento del concerto per violino op.4 n.6).
  6. ^ L'origine dell'opera è curiosa: Jacob van Eyck era uno joncker (cioè apparteneva all'aristocrazia minore) ma era non vedente, ed era stipendiato dalla città di Utrecht come carillonneur, ossia suonatore del concerto di campane della cattedrale. Tuttavia, tenuto conto delle necessità dovute alla sua infermità, la municipalità gli accordò un'indennità aggiuntiva a fronte dell'impegno a dilettare di tanto in tanto le passeggiate serali dei cittadini nei giardini della cattedrale eseguendo variazioni di melodie famose con il suo flauto.

[modifica] Bibliografia

  • (IT) Andrea Bornstein. Gli strumenti musicali del Rinascimento. , Franco Muzzio editore, Padova, 1987. ISBN 88-7021-387-0, disponibile anche online (licenza CC)
  • (IT) Silvestro Ganassi dal Fontego. Opera intitulata Fontegara. , ristampa anastatica ed. Forni, Bologna, 1535. ISBN 88-271-0562-X
  • (DE) Michael Praetorius. Syntagma musicum. , ristampa anastatica Bärenreiter Verlag, Kassel, 1614-1619. ISBN 3-7618-0183-1
  • (EN) Voce "Recorder" sul New Grove Dictionary of Music and Musicians
  • (EN) Walter van Hauwe. The Modern Recorder Player. , Schott & Co Ltd (3 volumi), 1992. ISBN 0-946535-19-1
  • (FR) Jacques Hotteterre (le Romain). Principes de la flûte traversière ou flute d’allemagne, de la flûte à bec ou flûte douce, et du haut-bois. , ristampa anastatica Bärenreiter Verlag, Kassel, 1710. ISBN 3761800746

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