Melfi
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Melfi | |||
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Stato: | ![]() |
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Regione: | ![]() |
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Provincia: | ![]() |
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Coordinate: | |||
Altitudine: | 530 m s.l.m. | ||
Superficie: | 205,15 km² | ||
Abitanti: |
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Densità: | 83,8 ab./km² | ||
Frazioni: | Foggiano, Leonessa, S. Nicola, Capannola, Foggianello, Parasacco, S. Giorgio | ||
Comuni contigui: | Aquilonia (AV), Ascoli Satriano (FG), Candela (FG), Lacedonia (AV), Lavello, Monteverde (AV), Rapolla, Rionero in Vulture, Rocchetta Sant'Antonio (FG) | ||
CAP: | 85025 | ||
Pref. tel: | 0972 | ||
Codice ISTAT: | 076048 | ||
Codice catasto: | F104 | ||
Nome abitanti: | melfitani | ||
Santo patrono: | Sant'Alessandro | ||
Giorno festivo: | 9 febbraio | ||
Sito istituzionale | |||
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Melfi è un comune di 17.218 abitanti[1] della provincia di Potenza, secondo per numero di abitanti dopo il capoluogo di provincia e quarto della Basilicata dopo Matera e Pisticci (MT).
Il suo territorio è attraversato dal fiume Ofanto, che divide la Basilicata dalla Campania e dalla Puglia. Le colture principali sono i seminativi ed estesi boschi di castagni alle falde del vulcano spento Monte Vulture. Le colline alle falde del vulcano sono coltivate a vigneto e oliveto. Dai vigneti, anche se in quantità limitata, deriva l'apprezzato vino rosso, l'Aglianico del Vulture DOC. La zona di produzione dell'Aglianico del Vulture comprende l'intero territorio dei comuni di Rionero in Vulture, Barile, Rapolla, Atella, Ripacandida, Ginestra, Maschito, Forenza, Acerenza, Melfi, Venosa, Lavello, Palazzo San Gervasio, Banzi, Genzano di Lucania. Di qualche rilevanza la coltivazione dell'olivo. L'industria, scarsa fino ad un passato recente, ha visto un forte impulso nella frazione S. Nicola. Qui è stato realizzato un importante distretto industriale, dove tra installazioni medio piccole è stata installata la più grande fabbrica di auto FIAT d' Europa; Le Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato che impiegavano circa 200 unità lavorative è stata invece recentemente (2005) smantellata. Altri importanti impianti industriali presenti sono quello della Barilla e la Magneti Marelli, oltre a circa altre 30 aziende collegate all'indotto FIAT.
Indice |
[modifica] Storia
Le origini storiche di Melfi, seppur sicuramente remote, sono avvolte nel silenzio delle fonti. Nel nome si ritrova la radice italica malp-, o melph-, probabilmente il nome di una divinità legata al culto delle acque. La sua collocazione strategica rende probabile che una roccaforte vi sorgesse già in tempi preromani; si trova infatti sulla direttrice che dal mare Adriatico passa sotto le antiche città di Canosa, Lavello, poi dopo Melfi si dirige verso l'interno montagnoso. Il luogo inoltre è formidabilmente fortificato dalla natura, ricco di acqua e fertile. Alcuni ritrovamenti di tombe in un'area adiacente al castello, zona Chiuchiari, ora esposte nella sezione preromana del Museo Nazionale del Melfese, e sulla collina dei Cappuccini, ora esposte al museo archeologico di Taranto, sembrano confermare questo assunto.
L'abitato di Melfi risulta incluso in epoca romana nel territorio della Colonia di Venusia, fondata nel 291 a.C.. Dopo la caduta dell'Impero Romano l'area diventa ancora più importante, sulla cerniera fra i possedimenti dei Bizantini nell'Italia meridionale e i territori longobardi. La posizione si rivela vitale per il controllo delle ricche città costiere della Puglia, come Canosa, Trani, Il grande Santuario del Monte S. Angelo. La lotta che si svolge fra i Bizantini e Longobardi del Principato di Benevento e di Salerno vede Melfi passare da un dominio all'altro.
All'inizio dell'XI secolo fanno la loro apparizione in meridione delle bande di mercenari composte da Normanni, fra tutti i celebri Rainulfo Drengot, che diviene conte di Aversa e i membri della famiglia Hauteville (Altavilla), che diretti in Terrasanta sostano in queste regioni e approfittando delle guerre fra i vari ducati e principati, mostrano le loro capacità combattive e vi rimangono come padroni. Nel settembre del 1042, Guglielmo Braccio di Ferro e gli altri capi normanni si rivolgono al duca longobardo Guaimaro di Salerno per ottenere il riconoscimento ufficiale della conquista del territorio di Melfi. In cambio accettano di prestare omaggio come vassalli. Ansioso di ostacolare i tentativi espansionistici di un altro Normanno, Rainulfo d'Aversa, Guaimaro ratifica (1043) l'alleanza con gli Hauteville. Il territorio di Melfi viene assegnato a dodici "condottieri", cioè dodici baroni, indipendenti l'uno dall'altro, che governano in modo collegiale, e giurano di prestarsi assistenza reciproca. Ognuno deve erigersi un palazzo in un differente settore di Melfi, che resterà però indivisa. I feudi vengono attribuiti a seconda del rango e del merito: Ascoli Satriano spetta a Guglielmo, Venosa a Drogone e così via. Guglielmo d'Altavilla, che si fregia del titolo di conte già dal 1042, sposo della nipote del duca di Salerno, è comunque fin dall'inizio in posizione dominante. La famiglia degli Altavilla parte da qui alla conquista dell'intero meridione d'Italia e della Sicilia. Questa età rappresenta l'apice della fortuna di Melfi, che, anche se presto abbandonata per Palermo, diventa un centro del potere normanno e capitale del ducato di Puglia e Calabria (Caput Apuliae, già sede della contea di Puglia). Con i Normanni, Melfi è sede di cinque Concili ecumenici tra il 1059 e il 1101. Nel I concilio indetto da Niccolò II nel 1059 vengono riconosciuti tutti i possedimenti conquistati dai Normanni e dal canto suo Roberto il Guiscardo offre il proprio vassallaggio alla Chiesa. Questa aperta dichiarazione di vassallaggio del regno meridionale al Papa, allora solo simbolica data la grande potenza dei Normanni, influenzerà tutta la successiva storia del Meridione d'Italia. Nel III concilio indetto da Urbano II nel 1089, oltre a varie regole ecclesiastiche indette dal Papa come l'ennesimo richiamo all'obbligo di celibato per il clero, viene bandita la Prima Crociata.
Ai Normanni succedono gli Svevi con l'imperatore Federico II, figlio di Enrico VI di Svevia e di Costanza d'Altavilla, figlia di Ruggero II d'Altavilla. Federico, pur privilegiando Palermo come i suoi avi Normanni e iniziando, con la fondazione della Studium lo sviluppo di Napoli come capitale della parte continentale del suo regno, promulga dal Castello di Melfi le famose Constitutiones Augustales o Costituzioni Melfitane, codice unico di leggi per l'intero regno di Sicilia, opera di grandissima importanza nella storia del diritto. Il codice, opera principalmente del protonotaro e logoteta Pier delle Vigne, ma con contributi di tutta la corte e dello stesso sovrano, ha il nome ufficiale di Constitutiones Regni Utriusque Siciliae. Federico trascorre a Melfi e dintorni (soprattutto al castello di Lagopesole i momenti di riposo, dato che le foreste del Monte Vulture erano particolarmente adatte per il suo svago preferito, la falconeria. Federico utilizzò il castello come tesoreria regia, (servì a lungo per conservare il frutto delle imposizioni accollate alle comunità della Basilicata), e tipicamente come prigione, visto che il saraceno di Lucera Othman vi fu rinchiuso finché non sborsò 50 once d’oro per esserne tratto fuori. Nel 1232 vi ospitò il marchese di Monferrato e sua nipote Bianca Lancia, donna molto amata da Federico II da cui ebbe il figlio naturale Manfredi; nel 1241, vi trattenne come prigionieri di riguardo due cardinali e numerosi vescovi francesi e tedeschi che avrebbero dovuto partecipare ad un Concilio convocato dal Papa per deporlo. A seguito della Battaglia di Benevento e poi della battaglia di Tagliacozzo che decretano l'estinzione della discendenza maschile degli Hohenstaufen, la famiglia di Carlo d'Angiò si installa da padrona nel Regno, facendo di Napoli la nuova capitale e tagliando netto col passato normanno-svevo. Melfi ormai scivola sempre più in secondo piano anche se il castello viene potentemente ampliato e ristrutturato. Nella zona i partigiani degli Hohenstaufen sono infatti ovviamente molto attivi, e causano molti fastidi agli angioini, facendo leva sul sentimento popolare e sulla scarsa simpatia riscossa dagli avidi "francesi". Tra Angioini e Aragonesi la partita venne giocata prevalentemente sul mare e sul versante tirrenico, ma Melfi rimase comunque un ricco territorio da assicurarsi. Nel castello si tennero alcune riunioni durante la sanguinosa Congiura dei baroni contro re Ferrante D'Aragona e suo figlio.
Nel corso della guerra tra la Francia di Francesco I e la Spagna di Carlo V per la conquista del regno di Napoli, Melfi subì, tra il 22 e il 23 marzo 1528, il sanguinoso assalto mossole dall'esercito francese di Pietro Navarro e del Maresciallo di Francia Odet de Foix visconte di Lautrec, passato alla storia come "La Pasqua di sangue", che visto respinto un attacco dalla parte delle Serre (colline tra Melfi e la Puglia), ritornò all'attacco con le artiglierie e irruppe prima nella cerchia muraria urbana, massacrando gran parte della popolazione, poi si diresse verso il castello, dove si era rifugiato il Principe di Melfi, Sergianni Caracciolo con le milizie superstiti, che vista l'inutilità della resistenza si arrese per cercare di ridurre le sofferenze della popolazione. La città, saccheggiata e bruciata, fu abbandonata per mesi e si dovette ricorrere a speciali incentivi per ripopolarla; vennero emessi due editti: uno che invitava le popolazioni di città limitrofe a ripopolarla ed un secondo che esentava la città di Melfi, per la sua fedeltà agli Aragonesi, al pagamento delle tasse per 12 anni.
Ancora oggi vive nel folklore melfitano la leggenda della eroica quanto vana impresa di Battista Cerone detto Ronca Battista, che, si racconta, armato della propria roncola fece strage di francesi che tentavano di introdursi nella città per una piccola breccia. A tal proposito va ricordata la processione della Pentecoste che alle prime luci del mattino vede la popolazione recarsi in montagna presso la chiesetta dello Spirito Santo, in ricordo della fuga dei melfitani per trovare scampo nei boschi del m. Vulture, e il loro ritorno in città dopo la riconquista da parte degli Aragonesi e la cacciata degli Angioini.
A seguito di questi eventi, la città perse definitivamente di importanza; Il titolo di Principe di Melfi, fu assegnato dal vincitore Carlo V ad Andrea Doria, i cui discendenti lo tennero, insieme al castello, fino al 1950. Alcune industrie, sorte in località San Nicola, hanno contribuito allo sviluppo della città, culminato a inizio anni '90 con la scelta di localizzare nella stessa area industriale un grande stabilimento FIAT con oltre 7.000 addetti e che produce annualmente 450.000 vetture. In caso di ulteriore ampliamento del numero delle province in Italia, la città di Melfi è stata prescelta come terza provincia lucana dopo Potenza e Matera. Un decreto legge passato all'esame di Camera dei Deputati e Senato potrebbe consentire alla città e alle zone limitrofe ulteriore sviluppo economico e culturale.
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti
[modifica] Il castello
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Per approfondire, vedi la voce Castello di Melfi. |
Se è ragionevole pensare che una posizione formidabile come quella occupata dall'attuale castello non potesse sfuggire agli antichi è anche vero che nessuna traccia di costruzioni romane o longobarde o bizantine (di cui sappiamo però perfettamente che occuparono l'area) è oggi visibile. La prima fase costruttiva di cui restino chiare tracce è quella Normanna. Il castello doveva allora assomigliare a molti altri castelli normanni ancora visibili: un recinto rettangolare con torri quadrate agli angoli e alcune rompitratta, probabilmente due torri ravvicinate a rinserrare la porta. Strutture di epoca normanna si riconoscono in uno dei due grossi corpi di fabbrica interni, trasformato tra XVI e XVIII secolo in palazzo baronale mediante la chiusura con diaframmi murari degli spazi esterni tra torre e torre: in pianta ciò è perfettamente visibile. Roberto il Guiscardo vi confinò la prima moglie Alberada, ripudiata per sposare Sichelgaita, sorella del principe di Salerno.
Non è oggi visibile nessuna particolare costruzione ascrivibile al periodo svevo, il cui principale rappresentante Federico II Hohenstaufen rivolse la propria frenetica attività costruttiva altrove, pur soggiornando frequentemente in città: Il castello della madre bastava evidentemente ai suoi scopi.
Dopo la Fine degli Hohenstaufen e L'avvento degli angioini inizia il secondo grande momento costruttivo del castello di Melfi; Ad opera dei capimastri Riccardo da Foggia, Jean de Toul e Pierre d’Angicourt viene costruita tutta l'attuale parte esterna del castello verso la vertiginosa pendenza che scende verso il torrente Melfia. Il castello infatti, anche se Melfi dopo l'esecuzione di Corradino di Svevia si avviava a perdere definitivamente la sua importanza, rimase roccaforte reale e fu anzi prescelto come residenza ufficiale della moglie di Carlo I d'Angiò.
Gli Aragonesi affidarono il castello alla famiglia Caracciolo che ne ricostruì completamente il fronte verso la città, facendo scavare il grande fossato secco, in aderenza, per quanto possibile, alle nuove tecniche difensive. Più indietro, ben visibili dall'abitato, le torri Dei Cipressi e dell'Orologio non hanno già più funzione strettamente militare, prefigurando l'utilizzo del castello come residenza baronale di prestigio. Nel castello si tennero alcune riunioni durante la sanguinosa Congiura dei baroni contro re Ferrante D'Aragona e suo figlio Alfonso, Duca di Calabria.
Nel 1530 il feudo di Melfi viene donato da Carlo V all'ammiraglio genovese Andrea Doria. Quest'ultimo completa la trasformazione della vecchia fortezza normanna in palazzo baronale (attuale sede del Museo Archeologico Nazionale Massimo Pallottino).
Nel 1950 il castello di Melfi viene donato dai Doria allo Stato italiano. .
[modifica] Altri monumenti
Non molto di antico resta nel centro storico di Melfi, squassato da innumerevoli terremoti. Il complesso monumentale della Cattedrale è senz'altro il più importante del centro storico. Le prime costruzioni risalgono al 1076, volute da Roberto il Guiscardo. Nel 1153 Ruggero II, oltre al rifacimento della facciata, fa realizzare un imponente campanile in stile romanico normanno, edificato da Noslo di Remerio, alto circa 50 metri; si sviluppa su tre piani. Gli ultimi due piani sono alleggeriti da quattro bifore per ogni piano, abbellite da decorazioni in pietra bianca (pietra di Trani) e nera (pietra lavica) e notevolissime raffigurazioni di animali fantastici, sempre a tarsia bicolore. Il piano terminale della torre è crollato nel terremoto del 1851 portando alla costruzione dell'attuale guglia ispirata al campanile della cattedrale di Venosa. Il campanile contrasta fortemente con l'attuale aspetto barocco della Cattedrale di Santa Maria Assunta. Essa ha subito varie ricostruzioni in seguito ai suddetti sismi, che ne rendono problematico lo studio. L'ultima campagna di ricostruzione risale al 1770, voluta dall'allora Arcivescovo monsignor Spinelli, in seguito al devastante terremoto del 1694. conserva una Madonna di stile bizantino di incerta datazione e provenienza (il muro su cui è appoggiata non è antico) e una notevole collezione di arredi lignei barocchi. Accanto alla Cattedrale il monumentale complesso del Palazzo Vescovile, uno dei più belli d'Italia, opera del sec. XVIII, omogenea e ben conservata. Alla fine del 2007 è stato completato il rifacimento del lastrico della piazza antistante, bell'esempio di moderno arredo urbano. Le mura, nella forma attualmente visibile di epoca angioina (1277-1281), nel loro circuito di circa 4 Km includono resti Svevi (porta Venosina) e forse Normanni (porta Troiana) e addirittura tardoromani (porta Calcinaia). Il circuito segue l'orlo del pianoro su cui fu costruita la città, cinto da ogni parte da scoscendimenti, a tratti da veri e propri precipizi. Rimase intatto fino al terremoto del 1930 quando per portar via le macerie fu distrutto il tratto che includeva la porta del Mercato. Poche piccole chiese conservano ancora resti antichi, confusi e poco leggibili. Ben altra importanza hanno le chiese cosiddette rupestri almeno in parte da riferirsi a monasteri basiliani, spesso molto antiche, sparse nella campagna intorno alla città, come la chiesa della Madonna delle Spinelle, la chiesa di Santa Margherita (degna di nota per la presenza di una raffigurazione del tipo detto dei tre viandanti, tipico memento mori difuso in tutta l'area mediterranea, che include un ritratto postumo di Federico II) e quella di Santa Lucia in contrada Giaconelli. Altre chiese sono state scoperte recentemente e forse altre attendono ancora.
[modifica] Manifestazioni
Tra le manifestazioni più importanti che avvengono in città, si ricordano:
- La Sagra della Varola ovvero sagra della Castagna, penultimo week-end di ottobre, con degustazioni di vino Aglianico e caldarroste in Piazza Umberto I
- La Festa dello Spirito Santo, giorno di Pentecoste, rievocazione del ritorno dei cittadini nella città dopo il sacco francese (22-23 marzo 1528), con pellegrinaggio sul Monte Vulture, sfilata del corteo storico per le vie della città e spettacoli di sbandieratori e cavalieri in costume. La Festa dello Spirito Santo conosciuta anche come la Pasqua di Sangue è la festa più antica di tutta la Basilicata.
- Le panedduzze, 8 dicembre, distribuzione del tipico pane azzimo di origine albanese
[modifica] Sport
Melfi è stata più volte arrivo di tappa del Giro d'Italia:
- 1992 (30 maggio): 6^ tappa, vinta da Guido Bontempi.
- 1994 (26 maggio): 5^ tappa, vinta da Endrio Leoni.
La prima squadra di calcio della città è l' A.S. Melfi che milita nel campionato di Serie C2/C. Per quanto riguarda il basket da segnalare è la società Olimpia Pallacanestro, quest'anno in Serie C1/D, dopo tre stagioni in B2. Bisogna inoltre ricordare per il volley il traguardo raggiunto dalla compagine femminile, che negli anni novanta, con il nome di Audax Roselli raggiunse la Serie A2.
[modifica] Gastronomia
Il piatto tipico per eccellenza della città di Melfi è la cosiddetta maccuarnar, ovvero tipo di pasta fresca preparato con una specie di matterello in metallo dotato di lame afilate che consente di ottenere maccheroni (da cui il nome dialettale) con una tipica sezione quadrata. Si condisce con sugo di coniglio o maiale. Molti sono anche i dolci tradizionali preparati soprattutto per le feste come la Pasqua e il Natale, da ricordare la "carteddate" o scartellate dolci di farina fritti e intrisi di miele o vincotto,le "zeppole" (biscotti rigati con il buco al centro)e da non dimenticare i calzoncelli (piccoli panzerotti ripieni di un impasto di cioccolato e mandorle o di castagnaccio) ed i dolci di castagne.Alla fine di ottobre a Melfi si svolge la "sagra della varola". Di ottima qualità è il vino Aglianico prodotto in zona.
[modifica] Distanze dalle principali località
Napoli: 160 km; Roma: 340 km; Salerno: 130 km; Matera: 110 km; Bari: 120 km; Taranto: 180 km; Foggia: 60 km; Potenza: 50 km.
[modifica] Personaggi illustri
- Pasquale Festa Campanile - regista
- Francesco Saverio Nitti - politico
- Raffaele Nigro - scrittore
- Antonia Ciasca - archeologa
- Floriano Del Zio - politico
[modifica] Note
- ^ Le statistiche sono quelle ufficiali estrapolate dal sito dell'Istat e aggiornate a maggio 2007.
[modifica] Bibliografia
- Abele Mancini, Cose patrie - ricordi studii e pensieri Roma, 1894
- Gennaro Araneo, Notizie storiche della città di Melfi nell’antico reame di Napoli, Firenze, 1866, (rist, anast., Milano 1978)
- Franco tardioli, Le costituzioni di Melfi di federico II, Melfi 2003
[modifica] Voci correlate
- Costituzioni di Melfi
- Concordato di Melfi
- Disegno di legge per la Provincia di Melfi
- Federico II del Sacro Romano Impero
- Giustizierato
- Melfese
- Basilicata/Galleria immagini
- Monte Vulture
- Ofanto
- Chiesa rupestre di s. Margherita
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Melfi
[modifica] Collegamenti esterni
- Museo archeologico nazionale del Melfese
- Melfi, la Città dei Normanni Notizie culturali e turistiche sulla città.
- APT Basilicata - Melfi
- Sagra della Castagna - Sagra della Varola
- Chiesa Rupestre di Santa Margherita
- A.S. Melfi calcio - serie C2
- Il castello di Melfi
- Comune di Melfi
- Cittalucane
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