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Goliardia - Wikipedia

Goliardia

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La goliardia è il tradizionale spirito che anima le comunità studentesche, soprattutto universitarie, in cui alla necessità dello studio si accompagnano il gusto della trasgressione, la ricerca dell'ironia, il piacere della compagnia e dell'avventura.

I tratti connotativi del fenomeno sono comuni a più gruppi italiani, ma sono anche simili ad altre organizzazioni europee e statunitensi.

Indice

[modifica] Etimologia

La parola "goliardo" o, meglio, "goliarda", è spesso considerata la contrazione di "Golia Abelardo". Si tratta in realtà di un calco dal francese "goliard", che significa "che ha a che fare con Golia, seguace di Golia" (sul modello di "montaigne" > "montagnard"). Golia è il modo in cui fu soprannominato Pietro Abelardo, personaggio contraddittorio, prelato ed intellettuale, vissuto nel XII secolo, fondatore di questo movimento e stile di vita e avversario intellettuale di San Bernardo da Chiaravalle.

Dal medioevo esiste anche un filone goliardico in letteratura, che ha avuto il suo migliore esponente in Cecco Angiolieri. La poesia goliardica era una naturale espressione dello spirito da osteria o da camerata.

"Goliardico" è anche un aggettivo, che può essere usato anche fuori dal contesto soprascritto, infatti qualsiasi comportamento in cui sono presenti componenti scherzose e dissacranti al limite dello sberleffo può definirsi tale.

[modifica] Le origini medioevali

Amore, gioco e vino
"Qual nave che nel pelago

non ha nocchiero...
io non son stretto a vincoli
né a luogo alcun mi lego
... mi struggono delle vergini
le grazie e il candore,
se non posso con l'opera
le stupro almeno col cuore
... Ah i casi non son radi
in cui mi avvien di perdere
anche le vesti ai dadi!
Ma se pel freddo ho i brividi,
nell'imo petto ho ardori
... È mio saldo proposito
morir dal taverniere:
chi quivi muore ha prossimo
alle labbra il bicchiere,
e ode i cori degli angeli
che pregano:- Signore
deh accogli nell'Empireo
questo buon bevitore!
... Cerco il piacer tra gli uomini
e non oltre le stelle
non curo affatto l'anima
ma curo assai la pelle." [1]


Secondo lo storico francese Jacques Le Goff [2], studioso della storia e della sociologia del Medioevo, l'origine del termine goliardo è molto incerta. Sono da considerare fantasiose quelle etimologie che fanno derivare il termine da Golia, che rappresenterebbe nella versione biblica lo stesso diavolo [3] o da gula, la gola, intendendo quindi il goliardo colui che è dedito ai piaceri della gola.

Più sicura invece la loro origine storica che può rintracciarsi intorno al XII secolo, quando la rinascita economica delle attività commerciali rompe le strutture immobilistiche dei secoli precedenti e introduce un'ampia mobilità sociale. Già il fatto di non poter inquadrare i goliardi in un preciso schema sociale, come accadeva nell'alto medioevo dove ognuno occupava il suo definito ruolo sociale , genera sospetto e scandalo nei benpensanti del tempo. I goliardi sono appunto dei clerici vagantes, degli intellettuali vagabondi che per le loro condizioni economiche e sociali sono esclusi dalla carriera dei maestri delle università medioevali e dagli stessi studenti che possono permettersi di seguire in modo continuativo le lezioni dei professori. Essi quindi sono degli studenti poveri che vivono d'espedienti o al servizio di quelli ricchi o inventandosi il mestiere di giocolieri, quando ioculator voleva dire essere uno spostato o un ribelle della buona società. Si danno quindi a una sorta di vagabondaggio intellettuale seguendo gli spostamenti del loro maestro preferito o recandosi dove insegnano professori famosi. L'esperienza di luoghi e uomini diversi ne fa quasi naturalmente degli spiriti liberi e la loro giovinezza li spinge a ricercare i piaceri ad essa associati. Di questa loro tendenza all'amore, al gioco e al vino ne rimane traccia nei loro componimenti poetici, nei Carmina Burana dove all'esaltazione dei piaceri carnali si associa la critica alla Chiesa medioevale fustigatrice dei costumi libertini.

I goliardi sono i naturali anarchici oppositori di tutti coloro che si riconoscono nelle caste sociali medioevali, non solo quelli associati al potere come l'ecclesiastico o il nobile ma anche quelli chiusi nella loro grettezza sociale e intellettuale come il contadino. I goliardi nella loro feroce critica antipapale e antiromana vengono spesso associati al partito ghibellino ma in realtà essi vanno oltre: nel papa essi vedono non solo l'ipocrita tutore della tradizione morale ma l'esponente di una gerarchia organizzata sulla nuova forza del denaro:

Collabora a Wikiquote « L'ordine del clero ai laici è in mala fama:

la sposa di Gesù divien venale

donna pubblica or è, lei che era dama. »

Ma anche nel clero i goliardi fanno distinzioni: i parroci sono risparmiati dalla loro critica corrosiva perché essi sono povere vittime della gerarchia e della avidità dei frati che con la loro ipocrita professione di umiltà e povertà in realtà fanno concorrenza ai preti togliendo loro ingenui fedeli e prebende grazie alle quali gozzovigliano nel chiuso dei loro conventi.
I goliardi danno inizio a tutta una letteratura che vede nel fratacchione l'esponente tipico di una vita condotta sotto l'insegna dei piaceri carnali nascosti da una tonaca falso segno di una rinuncia ai beni terreni per quelli celesti. Ai veri o falsi valori fratreschi di una vita contemplativa i goliardi contrappongono l'ideale di una vita attiva tutta umana e laica.

Il goliardo amante della pace, condizione prima dei piaceri, non può non essere antagonista del nobile cavaliere dedito alla professione della guerra di fronte al quale lo studente intellettuale contrappone la sua superiorità mentale e persino le sue maggiori capacità di seduzione sulle donne:

Collabora a Wikiquote « Come vogliono la scienza e il nostro onore,

come impongono l'usanza e il dovere,
riconosciam che il chierico in amore,

vale assai, assai più del cavaliere. »

Fin dall'inizio era prevedibile che i goliardi fossero ridotti ai margini del movimento intellettuale. La loro critica solo distruttiva, l'incapacità di istituzionalizzarsi nelle università , le persecuzioni e le condanne che li hanno colpiti, il loro amore per una vita libera e libertina li ha fatti scomparire dalla cultura dei secoli seguenti alla quale tuttavia essi hanno lasciato in eredità le loro idee che rivivranno negli intellettuali dell'Umanesimo e del Rinascimento.

[modifica] La goliardia nel XX secolo

Nelle università italiane lo spirito goliardico, molto forte sin dal medioevo quando le più antiche furono fondate, ha avuto un apice negli anni cinquanta e sessanta del Novecento, per poi subire un declino, definito "sonno", dalla metà degli anni settanta fino alla fine degli ottanta, quando l'interesse per le associazioni goliardiche fu progressivamente sostituito, nell'immaginario collettivo studentesco, dall'impegno politico.

È con gli anni novanta che gli ordini iniziano a riaprire, le nuove generazioni di studenti cercano gli anziani capi-ordine e capi-città, ancora custodi di manti, placche e papiri storici; per i goliardi la continuità della tradizione è un elemento imprescindibile ed è considerata fondamentale l'approvazione degli anziani affinché un ordine possa riaprire.


Il più antico episodio goliardico conosciuto è descritto da Ersilio Michel in “Maestri e scolari dell’Università di Pisa nel Risorgimento nazionale” (Sansoni, Firenze, 1949) ed è relativo all’anno 1820: “ - In Pisa li Scolari clamorosi, e amanti del disordine composero una Satira contro quei compagni loro, che sdegnando di seguirli nelle sregolatezze cercavano di vivere modestamente [...]. Era questa Satira in Sestine [...]. L’Autore figurava, che questi Scolari divisi dal resto dei sussuratori si adunassero in Casa di uno di loro, per formare una specie di Governo Monarchico fra questo ceto; da essi caratterizzato col soprannome di Beccaccini, perché amanti di portare al collo de’ fazzoletti sopraffini colle becche del solino pinzute, e fuori della Corvetta, perché ricusavano mostrarsi al pubblico in Cacciatora verde, che è il distintivo Carbonico [...]. Fanno poi che [il Re dia] delle Cariche di Corte, e istituisca un Ordine Cavalleresco detto dei Somari, satarizzando per nome tutti coloro a cui si distribuiscono l’impieghi. Un certo Ricci Studente Livornese in pubblico Caffè dell’Ussero salì sopra un tavolino, e lesse questa Satira. Il giorno dopo ebbe due ore di tempo a partire. -”

Numerose le testimonianze goliardiche all'interno del più celebre Caffè pisano - ed uno dei più longevi d'Italia, accanto al Florian di Venezia, al Pedrocchi di Padova e al Greco di Roma - in cui gli studenti vennero ad improvvisare le proprie allegre Feriae Matricularum: dall'aretino Antonio Guadagnoli, il quale, improvvisando quartine scherzose fece una penosa impressione al Leopardi, che vi accenna nello Zibaldone, al monsummanese Giuseppe Giusti, l'eterno fuoricorso, venuto, come scrisse lui stesso, a studiar Legge di contraggenio; dal maremmano, ma pisano d'elezione, Renato Fucini, che in questo locale scoprì la propria vena poetica, al primo italiano vincitore di un Premio Nobel, il versiliese Giosuè Carducci, il quale, dopo aver superato brillantemente un esame, corse all'Ussero a improvvisare - come lui stesso scrive nelle memorie - un poema eroicomico: "Eroe dell'epopea, ch'io un po' cantavo, un po' declamavo, era un vaso etrusco personificato, il quale entrava nell'Ussero e spaccava le tazze, i gotti, e simili buggeratelle moderne".

È inoltre importante ricordare che a Pisa, tra l’inizio del seicento e la metà del settecento, fiorirono numerose accademie: si possono, tra molte altre, ricordare quelle degli Svegliati, dei Disuniti, degli Irresoluti e dei Lunatici, quest’ultima nata dalla fusione di quelle degli Informi, dei Rozzi (o dei Sordi) e degli Occulti. "Un gruppo dei Lunatici che si era dedicato all’arte scenica fu denominato “degli Stravaganti” nel 1670, il primo cenacolo della goliardia pisana" (da F.Vallerini, Le 25 Accademie Pisane dagli Svegliati all’Ussero, seduta scientifica della Società Storica Pisana del 27 marzo 1981).

[modifica] Struttura e organizzazione

La goliardia è prima di tutto divisa in Ordini, ovvero aggregazioni, con storie e tradizioni, di goliardi. Ogni ordine è organizzato in maniera gerarchica, ed ha al suo vertice un Capo-Ordine.

Ogni città che sia sede universitaria ha un ordine sovrano che ha il compito di governare la città. Il Capo-Ordine dell'Ordine Sovrano è generalmente chiamato "Capo-Città" e ha poteri assoluti su tutti gli ordini vassalli. I Capi Città hanno di solito dei nomi che si burlano delle istituzioni o simboli locali.

Sotto all'ordine sovrano stanno gli ordini vassalli, anch'essi governati da un capo ordine che è sottoposto al capocittà.

Infine gli ordini che hanno sede in città non universitarie, sono detti "ordini minori". Un esempio può essere il Principato di Piombino che fa capo a Pisa ma rappresenta gli studenti che provengono da quella zona.

In generale gli ordini sono aperti a tutti gli studenti ma esistono delle eccezioni. A Firenze gli ordini goliardici sono strutturati per Facoltà, mentre a Parma esiste un ordine solamente femminile. Esistono degli ordini che accettano solamente goliardi provenienti da determinate regioni italiane. Oltre a questa tipologia di ordine, ne esiste un'altra senza confini territoriali:

Sovrano Ordine Goliardico Clerici Vagantes (S.O.G.C.V.)- Sacrae Goliae Confraternita - Kaliffato di Al-Baroh - Misticus Goliardicusque Ordo Longobardorum Crucis - Sovranus Ordo Telematici Communicatio atque Phax.

Vi sono infine degli Ordini o confraternite che riuniscono autorevoli goliardi di tutte le piazze, per esempio:

Goliardico Nobilissimo Ordine Cavalleresco di Slavonia - l'Ordine della Chiave (Ordo Clavis Universalis)- Placido Ordine della Vacca Stupefatta (P.O.D.V.S.)-. In particolare, si segnala che l'Ordo Clavis Universalis o Ordine della Chiave (OCU), ereditando l'esperienza della Corda Fratres, è attualmente l'unico Ordine internazionale il cui Principe ha sede presso i territori dell'Alma Ticinensis Universitas.


Le città sono viste come stati, proprio come ai tempi delle città-stato e infatti quando un ordine va a fare visita a un altro in un'altra città si dice gergalmente "si va all'Estero".


Normalmente all'interno degli Ordini goliardici non sono in vigore regimi di tipo democratico. Ogni Ordine è dotato di una precisa gerarchia, che di solito i singoli membri percorrono (verso l'alto o, in caso di gravi demeriti, verso il basso) ad assoluta discrezione del Capo-Ordine. La successione tra Capi-Ordine può avvenire in vari modi. Alcuni esempi:

  • per abdicazione (è il più comune): il Capo-Ordine uscente designa il suo successore e gli trasmette pubblicamente la carica;
  • per designazione: il successore viene nominato da un ristretto gruppo di Goliardi appositamente riuniti (per esempio il Pontefice a Torino, che viene scelto mediante Conclave);
  • per elezione: i membri dell'ordine, ma più solitamente una parte qualificata di essi, eleggono "democraticamente" (è in realtà la democrazia un concetto poco goliardico) il nuovo Capo-Ordine.

La manifestazione più alta della sovranità goliardica è rappresentata dal diritto esclusivo di intonare il Gaudeamus nell'ambito di un dato territorio. Tale diritto compete, dunque, ai Capi dei singoli Ordini Sovrani, i quali per consuetudine possono estenderlo anche ai capi di Ordini Minori o Vassalli (ad esempio quando questi ultimi organizzano cene o riunioni).

Esiste anche in Goliardia la possibilità del "colpo di Stato", che prende il nome di "fronda" (e che solitamente, tranne rari casi, non è contemplato dagli Statuti dei singoli Ordini). La fronda consiste nel tentativo di delegittimare e spodestare "dall'interno" un Capo-Ordine, trasferendo la sovranità su un altro Goliarda.

Il modo "classico" in cui si svolge una fronda è questo: a una riunione o cena presieduta dal Capo-Ordine che si vuole spodestare, colui che capeggia il colpo di Stato intona il Gaudeamus e i presenti si trovano a scegliere se unirsi al canto oppure a fontanare (buttare in una pubblica fontana) il golpista. Ovviamente conta soprattutto il numero e la carica nobiliare di chi segue il canto o viceversa "fontana". In questo modo si formano due schieramenti, che si fronteggiano poi, per tradizione, nella discussione al bar (anche se non mancano le storie di tentativi di fronda finiti poco goliardicamente a botte) fino alla definizione di un nuovo assetto.

La tradizione goliardica vuole che l'anzianità di un goliarda sia misurata in base all'anzianità universitaria, che si misura in "bolli". La tradizione nasce dall'usanza, in vigore presso le università italiane, di apporre un timbro (bollo) per ogni anno di frequenza di uno studente presso l'ateneo. Oltre ai "bolli" effettivi, che sono computati in base alla frequenza universitaria, è possibile ricevere dal Capo-Città dei "bolli" onoris causa (c.d. bolli HC), per straordinari meriti. I "bolli" sono anche di frequente utilizzati per determinare, in una disputa dialettica che finisce in parità o in determinate situazioni formali, chi deve offrire da bere. Da qui il motto "pagat semper minus bolli". Alle maggiori cariche goliardiche è commisurato un numero simbolico di bolli (al Capo-Città ne spettano solitamente n+1, che sta a significare che il Capo-Città ha sempre un "bollo" più di chiunque altro)che ne rappresenta l'importanza. I goliardi sono pertanto così chiamati in base al loro numero di "bolli" effettivi:

  • 1 bollo - "Putridissima matricola";
  • 2 bolli - "Famelico fagiolo";
  • 3 bolli - "aurea colonna";
  • 4 bolli - "nobile anziano";
  • 5 bolli - "divino laureando";
  • 6 bolli - "sidereo fuoricorso".

Il goliarda che sia ammesso alla goliardia pur frequentando l'ultimo anno di liceo è chiamato "bustina". La tradizione più antica della goliardia vuole che il primo bollo sia conseguito dopo almeno un anno di frequentazione goliardica e non universitaria, pertanto si può creare uno sfasamento tra i bolli effettivi "accademici" e "goliardici" ed inoltre al conseguimento della laurea i bolli sono azzerati. Tale tradizione era ricollegata all'uscita definitiva del laureato dalla goliardia per effetto del suo ingresso nel mondo del lavoro. Il numero di bolli effettivi è sempre visibile a tutti ispezionando la feluca del goliarda. Qui le tradizioni possono differire da città a città, ma sostanzialmente sono così riassumibili:

  • 1 bollo - nessun ammennicolo può essere apposto sulla feluca (fanno eccezione lo stemma della città, dell'ordine di appartenenza ed eventualmente il giglio);
  • 2 bolli - possono essere apposti sulla feluca solo ammennicoli non pendenti;
  • 3 bolli - può essere apposto qualsivoglia ammennicolò alla feluca;
  • 4 bolli - può essere apposto qualsivoglia ammennicolò alla feluca;
  • 5 bolli - può essere apposta una frangia dorata su un lato della feluca;
  • 6 bolli - può essere apposta una frangia dorata su entrambi i lati della feluca.

Per tradizione gli ammennicoli dovrebbero essere sempre donati, così come la feluca, o comunqe dovrebbero rappresentare un evento, preferibilmente goliardico o connesso alla goliardia.

[modifica] Canti

I due inni della Goliardia sono

Assieme ai due inni, esistono decine di altri canti goliardici.

[modifica] Ordini

[modifica] Elenco ordini goliardici italiani

Città Ordine sovrano carica capo-città
Bologna Sacer VenerabilisQue Fictonis Ordo - S.V.Q.F.O. Magnus Magister
Bologna Congiura dei Pazzi Magnifico Principe
Bologna Convento de li Frati Gaudenti
Bologna Excelsa Neptuni Balla Sommo Pontefice
Bologna Goliardica Balla Montechristi (1972)
Bologna Sacrae Ocae Congregatio Magnifica et Lustrissima - S.O.C.M.E.L.
Bologna Antiquissima et Nobilissima Parochia de li Studenti Veneti in Bologna Paroco dell'A.e.N.P.d.l.S.V.i.B.
Bologna


Camerino Magnus Ducatus Camerini Dux Magno
Cassino Immagine:SOACM(2).jpg Sacer Ordo Abatia Cassini et MonteCassini (1969+32) Abate
Chieti I Clerici Capo Fondatore
Ferrara Ducatus Estensis Dux
Ferrara Baronis Ordo Pomposiae
Ferrara Ordine de li Cavalieri de li Scacchi (1964)
Firenze Serenissimo Ordine Goliardico della Lira(SOGdL) Sua Altezza Serenissima il Protospatario
Firenze Sovrano Commendevolissimo Ordine Goliardico di San Salvi Magnus Magister
Firenze Florentiae Coerusicorum Goliardica Academia( i Cerusici) Princeps Archiatra
Firenze Placido Ordine della Vacca Stupefatta (PODVS) Gran Corno
Genova Dogatum Genuense - S.O.G.L. (1945) Doge
Ivrea Supremus Ordo Aurei Scorpionis (S.O.A.S.) Principe
L'Aquila Immagine:SOUM.jpg Sacer Ordo Ursa Majoris (1969+28) Stellar
Lesina Immagine:sos-lesina.jpg Sacer Ordo Scorpionis 1969 Principe
Macerata Maximus Pontificatus Maceratensis Pontifex Maximus
Messina Sacer Ordo Zammarrae Gripho
Milano Sacra Goliae Confraternita S.G.C. Golia
Modena Ducatus Mutinensis Ordo Sovranus - D.M.O.S. Dux
Napoli Sovrana Corte Lupes Lupo Mannaro
Palermo Supremo Ordine Goliardico dello Speron di Ferro Magnus Magister
Padova Tribunato degli Studenti Tribuno
Parma Ducatus Parmae, Placentiae, Guastallae, Lunigiana et Terrae Limitrophae Dux
Parma Æterno Ordo Salamandre Terre Salsesi (1982)
Pavia Sacrum Regnum Longobardorum Rex
Pavia Ordo Clavis Universalis
Perugia Griphonatus Goliardiae Perusinae Gripho Triumphans
Pisa Sovranus ac venerabilis Ordo Torrionis - S.A.V.O.T. Torrione
Prato Eroticus et Cenciosus Goliardicus Chiavacci Ordo - E.C.G.C.O. Gran Gonfaloniere
Roma Pontificatus Romani Archigymnasii - P.R.A. Pontifex
San Nicandro Garganico Ordo Volantis Avis - O.V.A. (1950) Cunculus
San Paolo di Civitate Sacro Impero Sampaulensis - S.I.S. (1967) Catapano

e non riconosciamo assolutamente l'Imperatore de lo S.D.I.F. (che sia chiaro!)

Sassari Sovranus Ordo Gaudentis Favae (antecedente al 1969) Pontifex
Siena Princeps Baliaque Senensium Princeps
Torino Supremus Ordo Taurini Cornus atque Pedemontanus - S.O.T.C.A.P. Pontifex
Torino Sacra Vola del Toson d'Oro (1969)
Trieste


Serenissimus Sciaquonis Goliardicus Ordo - S.S.G.O. Magister Aulicus
Trieste Goliardicus Ordo Solis Orientis - G.O.S.O. Tribunus
Trieste Portoguensis Orbis Magnus Ordo (1964)
Trieste Mercedis Goliardicus Ordo (1955)
Udine Angeli Goliardicus Ordo Magnus Magister
Urbino Maximus Ordo Torricinorum - M.O.T. Duca
Verona Sacer Ordo Goliardicus de li Cavalieri Ghibellini Principe
Vigevano Ordo Ducalis Viglebani (2002) Princeps
Extra territoriale Sovranus Ordo Goliardicus Clerici Vagantes - S.O.G.C.V. Gran Priore
Extra territoriale Kaliffato d'Al Baroh Kaliffo
Extra territoriale Ordo Clavis Universalis Ordine della Chiave[1]


[modifica] Estero

Esistono Fraternities e Sororities negli U.S.A. e nel Regno Unito, in Germania (Korps, Burschenschaft, Landsmannschaft ed altre) e nel Benelux, in Francia (i Faluchards[2]) e molto attiva è la "Tuna" spagnola e portoghese.

Rimane una base comune l'ambiente universitario e le "tre divinità": Bacco, Tabacco e Venere cui va aggiunto decio, il gioco. Questo termine deriva dal condottiero romano Decio che giocò le proprie insegne coi dadi.

[modifica] Insegne

Per insegne si intendono i manti, placche, copricapo, sai e quant'altro indicano il rango e la città di appartenenza del Goliarda.

[modifica] Feluca

Feluche esposte in vetrina nella città universitaria di Padova
Feluche esposte in vetrina nella città universitaria di Padova
Altre feluche esposte in vetrina sempre a Padova
Altre feluche esposte in vetrina sempre a Padova

La feluca (chiamata anche pileo, goliardo o berretto universitario - solo in un caso è ammesso il termine cappello) è il tradizionale copricapo studentesco, simile al cappello che portava Robin Hood, è patrimonio di tutti gli studenti di un ateneo e solitamente, all'atto dell'entrata, viene "violentata", ossia battezzata, e in alcune città le viene tagliata la punta e tolto il giglio posto sulla calotta.

Il colore della feluca cambia a seconda della facoltà frequentata dallo studente. Ecco alcuni esempi: il colore rosso contraddistingue gli studenti di medicina, il blu quelli di giurisprudenza, il bianco gli studenti di lettere, il verde quelli di scienze (matematiche, fisiche o naturali) e il nero quelli di ingegneria. Tradizioni, usi e costumi locali fanno sì poi che i colori universitari cambino di città in città. Un esempio: gli studenti di economia, contraddistinti dal colore giallo delle loro feluche, a Torino e Genova calcano in capo feluche grigie. Generalmente il colore della feluca segue il colore del libretto universitario.

Mentre l'eliminazione dello scalpo, ovvero della fascia parasudore presente all'interno della calotta, è comune a tutte le città, solo a Pisa e Siena si possono tagliare le punte, in misura di circa 4 dita dall'estremità, in ricordo degli studenti caduti nel 1848 nella battaglia di Curtatone e Montanara. Essi riuscirono con il loro martirio a fermare il fronte austriaco per un'intera giornata, dando fiato alle stanche truppe sabaude, che peraltro arrivarono sul campo a fine giornata quando ormai il massacro di Radetzky era già compiuto (la leggenda vuole che gli eroici studenti si fossero tagliati la punta della feluca per mirare meglio, ma in realtà tale copricapo fu introdotto, quale cappello dello studente, solamente nel 1891 in occasione della festa delle matricole di Padova. Prima di allora era comunemente utilizzata l'orsina).

I Goliardi Bolognesi, Parmigiani, Fiorentini e Torinesi non usano togliere il Giglio dalla sommità della feluca. I primi perché lo vedono come simbolo di purezza di cui andare fieri, i secondi in quanto simbolo della loro Città e i terzi come simbolo delle tre divinità goliardiche: Bacco, Tabacco e Venere.

[modifica] Note

  1. ^ da La confessione di Golia, in C.Corradino, "I canti dei goliardi o studenti vaganti nel Medioevo", Milano 1928
  2. ^ In Jacques Le Goff, Gli intellettuali nel Medioevo, Milano 1959
  3. ^ in Jacques Le Goff, Genio del Medioevo Milano, 1959; in "Antologia di ricerca storica dalla società feudale al Novecento", a cura di Mario Matteini e Roberto Barducci, Messina Firenze 2003.

[modifica] Bibliografia

Notizie sulla goliardia si leggono in:

  • Berengario. Ordo Clavis. Pavia, , 2000.
  • Volpini Umberto. La Goliardia canti e tradizioni. Napoli, , 1994.
  • Collino Manlio (Zeus). Gaudeamus Igitur. Dieci secoli di Goliardia dai Clerici medioevali ai Clerici Vagantes contemporanei. Torino. Orient Express editrice. 1992
  • Bergamaschi Beppe. Storia della goliardia, dal medioevo ad oggi. Firenze. MIR edizioni. 2001.
  • Collino Manlio (Zeus). Come stracci al vento. Poesie e canzoni della moderna Goliardia. Torino. Orient Express editrice. 1992.
  • Ordine del Fittone. Statuto del Sacer VenerabilisQue Fictonis Ordo. Bologna.
  • Amedeus I° R.P.M. Codex juris goliardici romani. Roma. Mario Bulzoni editore. 1963.
  • Balla Bolognese. Il canzoniere della Balla Bolognese, canti goliardici dal 1848 al 1960. Bologna. CLUEB. 1988.
  • Collino Manlio (Zeus). 69 racconti di Goliardia. Le terze pagine di Augusta Taurinorum. Torino. Orient Express editrice. 1992.
  • Mallardi Franco (a cura di). Breve storia della Goliardia. Udine, 1995.
  • Vallisneri Guglielmo. NOS L.A.G.O. Trieste, stampato in proprio, 1997.
  • Ordine di San Salvi. Le palle dei medici, settantenale di San Salvi (1926-1996). Firenze. 1996.
  • Zancan Marcello. Codice Morandini. Padova. Rorida begonia.
  • Volpini Umberto. Lo Zibaldone di Abelardo. Padova. Edizione Calzae Accademiae. 1992.
  • Vallisneri Guglielmo; Marsich Carlo. De Goliardia Tergestina. Trieste, stampato in proprio, 2002.
  • Gianmichele Cautillo, Goliardia, in Gli esami di Eduardo, Il Calamaio, Roma 2007

[modifica] Collegamenti esterni

Goliardia su DMoz (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Goliardia")
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