Belisario
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Belisarius, di Jacques-Louis David (1781)
Belisario (latino: Flavius Belisarius) (500 – Costantinopoli, 565) è stato un generale bizantino, combatté all'epoca di Giustiniano I.
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[modifica] Vita
[modifica] Gioventù
Belisario nacque probabilmente a Germane o Germania, nei pressi del confine fra Illiria, Tracia e Macedonia.[1] Da giovane entrò nell'esercito bizantino facendo parte delle guardie del corpo di Giustino I. A seguito della morte di quest'ultimo, avvenuta nel 527, il nuovo imperatore Giustiniano I lo nominò comandante delle truppe orientali dell'esercito bizantino, con il compito di respingere le incursioni provenienti dalla Persia. Dette immediata prova di abilità ed efficienza sconfiggendo l' esercito Persiano, più grande di numero, grazie alla sua superiore abilità tattica. Nel giugno del 530 Belisario condusse l'esercito Bizantino ad una vittoria sui Persiani nella Battaglia di Dara, seguita però dalla sconfitta nella Battaglia di Callinicum sull'Eufrate, nel 531. Questi scontri portarono alla negoziazione di una pace definitiva con i Persiani.
L'11 gennaio 532 aveva un ruolo da ufficiale quando, all'inaugurazione dei giochi di Costantinopoli, scoppiò la rivolta di Nika. Essa prese spunto dalle rivalità presenti fra le diverse tifoserie nelle corse dei carri al Circo. I disordini che ne scaturirono durarono 6 giorni, ed arrivarono quasi a rovesciare il trono dell'imperatore Giustiniano I. Belisario, con l'aiuto del magister militum dell'Illiria, Mundus, represse la ribellione in un bagno di sangue, uccidendo intorno ai 30.000 e 50.000 rivoltosi.[2]
[modifica] Campagna d'Africa
Le sue capacità gli valsero il comando di una grande spedizione contro il regno dei Vandali, organizzata nel 533-534. I Bizantini avevano ragioni sia politiche sia strategiche per organizzare tale campagna. Il re vandalo Ilderico, favorevole a Costantinopoli, era stato deposto e assassinato dall'usurpatore Gelimero, fornendo a Giustiniano un pretesto legale per intervenire. In ogni caso Giustiniano voleva il controllo del territorio dei Vandali nel Nord Africa, vitale per garantire ai Bizantini l'accesso al Mar Mediterraneo occidentale.
Nella tarda estate del 533 Belisario salpò per l'Africa e sbarcò nella città di Leptis Magna (nell'odierna Libia), a partire dalla quale marciò lungo la costa verso la capitale dei Vandali, Cartagine. A dieci miglia da Cartagine le forze di Gelimero (che aveva appena ucciso Ilderico) e Belisario si scontrarono nella Battaglia di Ad Decimum il 13 settembre 533. I Bizantini rischiarono la sconfitta, e la battaglia fu in stallo per lungo tempo. Gelimero aveva scelto bene la posizione da cui partire e riuscì a raccogliere alcuni successi lungo la strada principale. I Bizantini d'altro canto sembravano dominare su entrambi i lati della strada stessa. Al culmine della battaglia Gelimero fu distratto dalla notizia della morte di suo fratello in battaglia. Lo sbandamento che seguì consentì all'esercito di Belisario di ricompattarsi, di vincere la battaglia e di conquistare Cartagine. Vi fece il suo ingresso trionfale domenica 15 ottobre 533, accompagnato dalla moglie Antonina e risparmiando Cartagine da saccheggio e massacro. Una seconda vittoria nella battaglia di Ticameron il 15 dicembre costrinse Gelimero alla resa, che avvenne all'inizio del 534 sul Monte Papua. Le province del Nord Africa ritornarono così sotto il dominio romano. Per questo successo Belisario fu richiamato a Costantinopoli, per i festeggiamenti in suo onore.
[modifica] Campagna d'Italia

Giustiniano decise di restaurare quanto più possibile dell'Impero Romano d'Occidente. Nel 535 ordinò a Belisario di attaccare gli Ostrogoti. Ancora una volta egli fece la scelta giusta riuscendo, con solo 15000 soldati, a conquistare rapidamente la Sicilia e penetrare nell'Italia peninsulare. A Napoli ed a Roma, nel 536, venne acclamato come un liberatore, e gli furono aperte le porte nonostante la presenza delle guarnigioni di Ostrogoti in città. dal marzo del 537 fino al 538 il re Ostrogoto Vitige attaccò Roma, senza risultato. Gli Ostrogoti non riuscivano a espugnare la città, e Belisario, con un esercito di gran lunga inferiore, riuscì a tener loro testa fino all'arrivo di truppe da Costantinopoli in suo aiuto. In quel periodo Belisario depose Papa Silverio. Dopo ciò si diresse vero nord, in contemporanea con un altro esercito Bizantino comandato da Giovanni, per prendere Mediolanum (Milano). Attaccò nel 540 Ravenna, capitale degli Ostrogoti, riuscì a catturare Vitige ed a inviarlo con sua moglie a Costantinopoli. Gli Ostogoti offrirono a Belisario il titolo di Imperatore d'Occidente ma egli rifiutò.
L'offerta dei Ostrogoti forse accrebbe i sospetti nella mente di Giustiniano e Belisario fu richiamato in Oriente per contrastare la conquista persiana della Siria, una provincia determinante per l'Impero. Belisario condusse una breve campagna contro i Persiani nel 541-542, ottenendo un altro successo. Infine organizzò una tregua (aiutata dal pagamento di una cospicua somma di denaro: 5.000 (libbre d'oro), secondo cui i Persiani accettavano di non attaccare il territorio bizantino per i seguenti cinque anni.
Belisario tornò nel 544 in Italia, dove trovò una situazione radicalmente cambiata. Nel 541 gli Ostrogoti avevano eletto Totila loro nuova guida, ed avevano organizzato una vigorosa campagna contro i Bizantini, riconquistando tutto il settentrione d'Italia e costringendo i Bizantini ad evacuare Roma. Belisario fondò a questo punto l'esarcato di Italia.
Dopo essersi organizzato tentò di riprendere il controllo di Roma velocemente; la sua campagna in Italia si dimostrò però perdente, a causa degli scarsi rifornimenti di uomini e mezzi, dovuti alla gelosia di Giustiniano. Nel 548 Giustiniano lo destituì a favore di Narsete, facendolo imprigionare con l'accusa di tradimento. In realtà quella accusa fu emanata in quanto Belisario voleva che l'Italia divenisse territorio Imperiale, mentre Giustiniano voleva renderla un semplice dominio. Gli storici del tempo ci raccontano che, in realtà, il traditore era l'abile diplomatico Narsete, che per gelosia aveva accusato Belisario con l'approvazione di Giustiniano.
[modifica] Gli ultimi tempi e le campagne militari
Nel 549 Giustiniano "perdonò" Belisario; in realtà a quel punto le preoccupazioni di Giustiniano erano ben altre. I Bulgari erano comparsi per la prima volta oltre il Danubio, ed i suoi ufficiali non erano riusciti a fermarli; Belisario, messo al comando dell'esercito Bizantino, li respinse indietro col sangue. Fu una enorme vittoria, che riaccese la gelosia di Giustiniano.
Nel 559 Giustiniano gli affidò il comando delle guardie Imperiali, per difendere Costantinopoli dagli Unni; fu l'ultima grande vittoria del generale Belisario, che riuscì ancora una volta a servire bene l'Impero.
Nel 562 Belisario subì un processo a Costantinopoli accusato di corruzione. L'accusa era chiaramente inventata, e indagini moderne suggeriscono che il suo peggior nemico, il suo antico segretario Procopio di Cesarea, autore della Storia segreta, possa essere stato incaricato da Giustiniano di giudicare il caso. Belisario fu ritenuto colpevole e imprigionato. Tuttavia, non molto dopo il suo incarceramento, il senato di Costantinopoli si ribellò contro Giustiniano. Quest'ultimo fu costretto a liberarlo, a riconfermargli il suo favore all'interno della corte imperiale e a rimetterlo a capo delle guardie Imperiali.
[modifica] Il mito di Belisario

Secondo una leggenda sviluppatasi nel medioevo, Giustiniano avrebbe ordinato di accecare Belisario riducendolo ad un mendicante, condannato a chiedere l'elemosina ai viandanti presso Porta Pinciana a Roma. A testimoniarlo esisteva una pietra graffita sulla quale secondo Antonio Nibby era inciso :«Date obolum Belisario». Sebbene la maggioranza degli storici moderni abbia smentito la leggenda, dopo la pubblicazione del racconto Bélisaire (1767) di Jean-François Marmontel la storia della cecità divenne un soggetto popolare per i pittori del XVIII secolo che videro un parallelismo tra gli atti di Giustiniano e le repressioni dei governanti del tempo.
A Belisario viene anche attribuita la costruzione della chiesa di Santa Maria in Trivio a Roma, come ex-voto di espiazione per la deposizione del papa Silverio.
[modifica] Belisario nei film, romanzi e opere d'arte
Belisario fu rappresentato in numerosi lavori artistici prima del 20° secolo. Il più antico è la dissertazione storica del suo segretario personale, Procopio, ossia gli Anecdota, più noti come gli Arcana Historia o la Storia segreta. Si tratta di un'ampia accusa a Belisario, accusato di essere una persona accecata dall'amore, e a sua moglie Antonia, accusata di essere infedele e bugiarda. Opere più tarde includono il poema del 17° secolo di Friedrich de la Motte Fouque, Beliar, il dramma di John Oldmixon La vita e la storia di Belisario, che conquistò l'Africa e l'Italia, con una considerazione della sua disgrazia e dell'ingratitudine dei Romani e un parallelo fra lui e un eroe moderno, il dramma del 18° secolo di William Philips Belasarius (1724), del 1734 è Il Belisario la versione tragicomica di Carlo Goldoni, la quale però proviene da un canovaccio tragicomico della commedia dell'arte quindi precedente alla versione pubblicata dal drammaturgo veneziano, il romanzo Belisarius di John Downman (1742), il romanzo Bélisaire di Jean-François Marmontel (1767) e l'opera del 19° secolo Belisario, di Gaetano Donizetti.
La vita di Belisario è stato il soggetto del romanzo storico Count Belisarius (1938) del noto studioso di argomenti classici Robert Graves. Questo libro, chiaramente scritto dal punto di vista dell'eunuco Eugenio, servo della moglie di Belisario (ma di fatto basato sulla storia di Belisario del suo antico segretario Procopio), ritrae Belisario come un solitario uomo d'onore in un mondo corrotto, e dipinge a vivide tinte non solo le sue iniziali gesta militari ma anche gli avvenimenti coloriti e gli eventi del suo tempo (quali la selvaggia politica delle gare di carri nel Circo di Costantinopoli, che regolarmente proseguiva in scontri aperti nelle strade fra i sostenitori delle opposte fazioni, o gli intrighi fra l'Imperatore Giustiniano e l'imperatrice Teodora).
Il celebre scrittore di fantascienza Isaac Asimov, che conosceva molto bene la storia romana, inserì nel suo Ciclo della Fondazione il personaggio di Bel Riose, ultimo dei grandi generali dell'Impero galattico, il quale tentò una campagna di riconquista dei territori perduti nella periferia galattica finendo tuttavia incriminato per sospetto tradimento e giustiziato dal suo imperatore Cleon II.
Belisario compare nel famoso romanzo storico di science fiction di storia "possibile", Lest Darkness Fall, (1939) di L. Sprague de Camp. Qui egli è il primo Bizantino co-protagonista del viaggiatore nel tempo Martin Padway che tenta di diffondere la scienza moderna e le invenzioni nell'Italia gotica. Infine Belisario diventa generale nell'esercito di Padway e gli assicura il controllo dell'Italia.
Belisario è anche il protagonista principale della serie su Belisario (Belisarius series) di science fiction scritta da Eric Flint e David Drake, una storia alternativa che si occupa di cosa sarebbe potuto accadere se Belisario (e un rivale) avessero potuto conoscere gli avvenimenti futuri e le relative tecnologie. Nella serie (the General series) di romanzi di science fiction militare di S.M. Stirling e David Drake, la trama mostra buona parte della vita e delle campagne militari di Belisario; il protagonista principale, Raj Whitehall, cerca di riorganizzare il pianeta unificare di Bellevue dopo il crollo della civiltà galattica.
L'unica completa biografia resta The Life of Belisarius (1829) di Philip Henry Stanhope, 5° conte di Stanhope. Herman Melville scherzosamente assegna il soprannome "my Belisarius" al primo isolano di Samoa che incontra a bordo del vascello abbandonato "Parki," nel suo romanzo del1849 Mardi.
Nel gioco per PC di simulazione spaziale Freespace 2, la Belisario è una corvetta neo-terrestre che è immediatamente distrutta da un incociatore vasudano nella sua prima missione.
Dante fa di Belisario l'esempio perfetto del guerriero di Dio.
[modifica] Note
- ^ L'ipotesi che i suoi avi fossero Slavi romanizzati, basata sul fatto che il suo nome è simile allo slavo "beli tsar" ("bianco principe"), è rigettata dalla comunità scientifica, in quanto la parola tsar fu usata per la prima volta solo nel X secolo.
- ^ Procopio riporta trentamila morti; Giovanni Malala (Chronographia, XVIII.71) ne registra trentacinquemila, in accordo con il Chronicon Paschale; Giovanni Lido (De magistratibus, III.70) afferma che nell'Ippodromo di Costantino furono uccisi 50.000 rivoltosi.
[modifica] Bibliografia
- John Julius Norwich, Bisanzio, Milano, Mondadori, 2000.
- Georg Ostrogorsky, Storia dell'Impero bizantino,Torino, Einaudi, 1968.
- R. Lilie, Bisanzio la seconda Roma, Roma, Newton & Compton, 2005, ISBN 88-541-0286-5.
- Silvia Ronchey, Lo stato bizantino, Einaudi, Torino, 2002.
- Alain Ducellier e Michel Kapla Bisanzio, Milano, San Paolo, 2002.
- Giorgio Ravegnani, I Bizantini in Italia, Bologna, il Mulino, 2004.
- Giorgio Ravegnani, La storia di Bisanzio Roma, Jouvence, 2004.
[modifica] Voci correlate
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