Spartaco Marchi
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Spartaco Marchi (Pisa, 21 dicembre 1891 – Viareggio, 26 ottobre 1976) è stato un baritono italiano.
Ancora molto giovane entrò a far parte della Società Corale Pisana in qualità di baritono corista, e prese parte a tutte le stagioni liriche, organizzate nei vari teatri cittadini. Nella stagione di Quaresima del 1910, durante le recite del Faust di Gounod, ispirato e affascinato dalla meravigliosa bellezza del grande soprano spagnolo Bonaplata Bau Carmelita la ritrasse in una scultura di marmo nelle vesti di Margherita, e alla fine della rappresentazione dell'opera, gliela donò con grande sorpresa della cantante che fu sentitamente commossa dalle gesta del suo giovane ammiratore. Nel 1919 fu chiamato alle armi e assegnato a Roma all'aeronautica; approfittò dell'occasione per partecipare ad un importante concorso nazionale indetto dall'Accademia di Santa Cecilia, dove si classificò nei primi sei, ottenendo così una borsa di studio presso il prestigioso conservatorio musicale. Membro della commissione giudicatrice era il famoso baritono e maestro Cotogni, allora insegnante di canto a S.Cecilia, il quale lo prese sotto la sua protezione; purtroppo alla fine del periodo della leva, il Marchi dovette interrompere i suoi studi musicali e vocali e far ritorno a casa. Nel frattempo la famiglia si trasferì a Firenze, e qui conobbe il maestro Frazzi, il quale lo convinse di riprendere gli studi interrotti. Frattanto al Teatro della Pergola di Firenze andava in scena l'Otello di Verdi con il famoso baritono Pasquale Amato, che fu però contestato dai fiorentini, e gli organizzatori perciò dovettero sostituirlo, e, interpellato il maestro Frazzi, egli propose Marchi come sostituto. Il Marchi, anche se molto perplesso, accettò, ottenendo un ottimo successo personale e di critica.
Iniziò così la carriera del baritono Spartaco Marchi, che lo videro ottimo interprete dal 1922 al 1952 in tanti teatri italiani ed esteri, in ruoli di primo piano, a fianco di illustri colleghi e direttori d'orchestra. Dopo il suo successo a Firenze, fu Don Carlo nella Forza del destino al Teatro Regio di Torino, poi nel 1923 a Pisa Barnaba nella Gioconda. Dopo il '23 fino al 1926 passò un periodo di stasi e ritornò ad armarsi dello scalpello e a fare sculture, ed alcune pitture, nella sua bottega d'arte a Firenze. Nel 1926 il suo debutto al Teatro alla Scala di Milano nel Sigfrido di Wagner, diretto da Panizza, opera ripetuta anche l'anno seguente, insieme a Sly di E.Wolf-Ferrari, con Aureliano Pertile e Bruna Rasa. Compì una lunga tournée in Olanda al Gran Teatro di Amsterdam, dove si esibì per undici sere consecutive in Amonasro nell'Aida. Cantò anche in Belgio (a fianco del tenore Giuseppe Lugo), Danimarca, Francia e Svizzera (Ginevra). Ad Anversa è stato Scarpia nella Tosca di fronte ai reali belgi. A Montecatini Terme cantò in recite estive all'aperto Cavalleria Rusticana e Pagliacci, diretto da Pietro Mascagni. Nel 1936 al Teatro Petruzzelli di Bari è stato Amonasro nell'Aida con la sua concittadina Vera Amerighi Rutili e il grande tenore A. Pertile; sempre lo stesso anno al massimo teatro barese è stato cointerprete con Beniamino Gigli nelle Astuzie femminili di Franco Casavola e Cavalleria Rusticana di Mascagni. Ha cantato dal '36 al '42 con i maggiori interpeti del suo tempo, oltre a Gigli e alla Rasa, Iris Adami Corradetti, Cloe Elmo, Margherita Carosio e Magda Olivero nel Campiello di Wolf-Ferrari, Pia Tassinari, Giuseppe Lugo, Alberto Ziliani, al Teatro della Triennale di Milano con Clara Petrella, nel 1941 la Boheme ad Udine con Mario Filippeschi e la Butterfly al Teatro Politeama (Pisa) con Del Monaco, I. Adami Corradetti ed Ebe Ticozzi, nel '42 al Comunale di Firenze con Tagliavini, Tassinari e De Stefani (Marchi è interprete minore), nel 1943 al Verdi di Pisa la Boheme con Galliano Masini e Maria Pia Corsini, e alla Scala lo Scharpless nel 1945 in una notevole Butterfly con la Adami Corradetti e Mafalda Favero, e il grande tenore Mario Del Monaco. Dopo il 1952 ha interrotto la sua carriera, ed è ritornato a dedicarsi alla sua passione per la pittura e le arti figurative, ottenendo ottimi successi anche come pittore (molti suoi quadri si trovano in numerose collezioni d'arte di Milano, Torino e Firenze. E' morto a Viareggio nel 1976, dove ha vissuto i suoi ultimi anni con la figlia Paola. La sua salma è sepolta presso il cimitero della città versiliese.
[modifica] Bibliografia
- Gino Dell'Ira, Il firmamento lirico pisano, Ediz. Grafica Zannini 1983;
- Gino Dell'Ira, I Teatri di Pisa (1773-1986), Giardini Editori 1987;
- Giampaolo Testi, Piccola Storia del Teatro G. Verdi di Pisa, Nistri Lischi Editori 1990;
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