Palazzo delle Poste (Firenze)
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Il Palazzo delle Poste di Firenze si trova tra via Pellicceria, via Porta Rossa e piazza Davanzati, costituendo un intero isolato nella maglia ortogonale del centro cittadino ottocentesco, a minima distanza da piazza della Repubblica e da piazza Strozzi.
Indice |
[modifica] Storia
Data la situazione di dispersione dei servizi postali sistemati in edifici diversi del centro cittadino, nel 1903 il Comune di Firenze intraprese trattative con il Governo per la concessione di due lotti risultanti dalle operazioni di risanamento del vecchio centro e rimasti invenduti, al fine della costruzione di un edificio che permettesse la riunificazione dei servizi postali e telegrafici della città.
Inserita Firenze nella legge del 1904 per lo stanziamento dei fondi del ministro delle Poste e Telegrafi, secondo cui la costruzione doveva essere realizzata dal Comune per passare, alla conclusione dei lavori, allo Stato, l'incarico venne affidato all'ingegnere capo del Comune Vittorio Tognetti, e un primo progetto venne appontato da parte dell'Ufficio tecnico comunale. La copertura finanziaria venne assicurata tramite una convenzione con la Cassa di Risparmio e Depositi di Firenze.
Il progetto di massima prevedeva l'utilizzazione parziale dei due lotti contigui compresi fra via Pellicceria, via Porta Rossa e le aree delle attuali piazza Davanzati, via dei Sassetti e via degli Anselmi. Il progetto esecutivo, approvato il 15 maggio 1905, prevedeva un grande edificio a pianta quadrata con portici lungo via Pellicceria, in prosecuzione di quelli già esistenti su piazza Vittorio Emanuele (attuale piazza della Repubblica).
Nel luglio 1907 erano state eseguite le fondazioni e realizzato il sotterraneo. Constatata tuttavia l'insufficienza della costruzione, vennero sospesi i lavori ed elaborato un progetto di ampliamento sul terreno contiguo fino a via degli Anselmi per ospitare anche i servizi telefonici, secondo la proposta del ministro delle Poste Schanzer.
Nel 1908 venne quindi affidato l'incarico di un nuovo progetto all'ingegner Tognetti e all'architetto Rodolfo Sabatini, da poco rientrato dagli Stati Uniti. Le opere murarie vennero terminate nel 1914. L'11 aprile di quell'anno venne aperto al pubblico il portico su via Pellicceria, il 20 ottobre 1916 si aprirono alcuni uffici, mentre la conclusione delle opere di finitura e degli impianti si protrasse fino al 1917, quando, in data 19 aprile, il palazzo venne inaugurato alla presenza del ministro delle Poste Fera e del sottosegretario di stato Cesare Rossi.
L'edificio venne dotato dei più moderni impianti e servizi e particolare attenzione fu dedicata agli arredamenti e all'apparato decorativo degli ambienti per il pubblico.
Le maioliche della cupola del vestibolo d'ingresso e i tondi sulla facciata principale vennero realizzati dalla Ditta Cantagalli, i vetri decorati dalla Ditta Chini.
La copertura in ferro e vetro della sala per il pubblico venne disegnata dall'ingegner Tognetti e realizzata dalle Officine del Pignone. Erano anche stati presi contatti, non proseguiti per ragioni di economia, con gli scultori Romeo Pazzini e Antonio Garella per un pannello decorativo da apporre sulla porta principale e con Galileo Chini per la realizzazione di un affresco nella galleria.
[modifica] Architettura
Secondo una tipologia ampiamente sperimentata in banche ed edifici pubblici, la costruzione si articolava intorno ad un grande salone centrale coperto da una struttura leggera in acciaio e vetro.
La distribuzione degli ambienti fu progettata su tre piani più un ammezzato ed un seminterrato. Oltre ai sistemi tradizionali erano state adottate nella costruzione nuove tecnologie, realizzando le strutture in pilastri e travi di cemento armato con tamponamenti in mattoni forati e i solai in cemento armato, ad eccezione delle volte del sotterraneo.
[modifica] Esterno
Sul lato principale, prospettante la via Pellicceria, il palazzo presenta un porticato di undici campate scandite da pilastri, sviluppato per tutta l'altezza del piano terra e dell'ammezzato. Il porticato è collegato ai portici preesistenti sul lato ovest di piazza della Repubblica mediante uno stretto corpo di fabbrica a tre piani con due arcate a pian terreno tra le quali, nel largo pilastro centrale, si apre una nicchia con statua sotto cui è posta la lapide in bronzo dedicata ai caduti della Prima Guerra Mondiale. L'alto basamento di finto bugnato, concluso da una cornice al di sopra delle arcate, è seguito da un trattamento del fronte a intonaco decorato a graffito e a finto filaretto. Sul fronte è inoltre affissa la lapide dedicata ad Antonio Meucci.
Tra le arcate del portico sono collocati medaglioni decorativi in ceramica policroma, con stemmi di differente disegno.
Caratteri di una certa imponenza presenta anche il fronte su piazza Davanzati, articolato in tre parti e rivestito in bugnato rustico nel settore basamentale. La parte centrale è scandita da sette arcate a tutto sesto tamponate, all'interno delle quali si aprono i due portoni di accesso secondario, incorniciati e timpanati, e finestre incorniciate ad arco. Oltre il piano ammezzato, illuminato da aperture regolari, si eleva un ordine di finestre ad edicola architravate, con timpano semicircolare e parapetti a traforo, sormontate dalle piccole lucifere del secondo piano ammezzato, spartite da stemmi e cartigli in piccoli riquadri.
All'ultimo piano un'altana domina i due prospetti.
Le finestre sono ad arco, inginocchiate e chiuse da inferriate al piano terreno, ad arco al primo piano, ed a bifora al secondo piano con centine a tutto sesto, colonnette e occhio centrale, parapetto decorato da motivi geometrici e conchiglie al centro.
Su via Porta Rossa il fronte è più semplice, con tre ordini di sette finestre ciascuno e paramenti decorati a graffito.
Su via degli Anselmi il fronte è scandito da nove aperture, costituite a pian terreno da tre ingressi di servizio ad arco intervallati da finestrature rettangolari incorniciate e inginocchiate, chiuse da inferriata.
Sotto il portico di via Pellicceria si apre l'ingresso principale, incorniciato e timpanato, fiancheggiato da finestre inginocchiate e sormontate dal una fila orizzontale di finestre architravate a trifora del mezzanino, inserite nelle lunette del portico stesso.
[modifica] Interno
[modifica] Il pian terreno
All'interno, la distribuzione planimetrica avviene attorno a due cortili a pianta quadrata, di cui uno per i servizi al pubblico coperto da una struttura in acciaio e vetro, e l'altro scoperto di servizio, con accesso dall'ingresso carrabile sulla sinistra del fronte su piazza Davanzati.
L'ingresso principale immette in un piccolo vestibolo di forma quadrata, voltato a cupola decorata con formelle di ceramica policroma e medaglioni sui pennacchi, a sinistra del quale è posta la scala di servizio interna, a pozzo a tre branche.
Di fronte si sviluppa la galleria del piano terreno, pavimentata e rivestita in marmo, chiusa da un solaio piano decorato a stucco e fiancheggiata da cinque arcate separati da pilastri con mezze colonne corinzie addossate.
A sinistra si apre la grande sala per il pubblico, concepita a mò di cortile rinascimentale, con pavimento marmoreo decorato a motivi geometrici e pareti scandite da cinque arcate per ogni lato separate da pilastri, con medaglioni inseriti tra gli archi e mensole in chiave. Le arcate sono sovrastate dalla balaustra di affaccio del mezzanino, a sua volta scandito da pilastri e da colonne corinzie.
Un cornicione in aggetto conclude il trattamento delle pareti e sottolinea la struttura in acciaio con velario a vetri policromi di chiusura della sala.
Tra le arcate sono inseriti gli sportelli per il servizio al pubblico, attualmente diversi da quelli originali. Dell'arredo originale permangono i banconi per la scrittura.
A destra della galleria del pian terreno si apre la sala per i servizi telegrafici, di forma rettangolare piuttosto stretta, mentre in asse con l'ingresso, a conclusione della galleria, si eleva lo scalone marmoreo di collegamento con il piano ammezzato, dove sul primo pianerottolo si apre una trifora con vetri colorati.
[modifica] Il piano ammezzato
La galleria superiore, che occupa l'altezza del mezzanino, ospita altri servizi per il pubblico e al pari della galleria sottostante affida alla abbondante decorazione e all'impiego di materiali pregiati il suo carattere rappresentativo. Chiusa da un solaio piano con pannelli decorativi in stucco di sapore neo-quattrocentesco, il primo settore della galleria superiore, di arrivo della scalinata principale, è interamente rivestito in marmo ed è concluso da colonne corinzie.
Lo spazio riservato al personale interno è chiuso, all'estremità laterale di questo primo settore, da una cancellata in ferro battuto.
Il secondo lato della galleria è posto in comunicazione con la scala a pozzo che sale dal pian terreno e continua per tutti i piani dell'edificio, chiusa da un lucernario a vetri colorati.
Ai piani superiori sono ospitati la direzione e i diversi uffici.
[modifica] Fortuna critica
Secondo gli intenti della Delibera Comunale, ribaditi dal Tognetti nell'opuscolo del 1917, la veste architettonica del palazzo si ispirava "alla bella epoca del Rinascimento". Le esigenze di edificio "pubblico e moderno" richiedevano tuttavia "altre luci e altre proporzioni" che l'architetto Sabatini attuò dilatando sulla enorme mole del palazzo stilemi di sapore neo-manierista.
Le soluzioni decorative e soprattutto le particolari proporzioni degli elementi architettonici furono piuttosto criticate dai contemporanei. Oggi, il palazzo delle Poste è letto come una delle espressioni di un eclettismo neo-quattrocentista tipico delle ingombranti presenze architettoniche espressioni dello Stato nel primo ventennio del Novecento.
[modifica] Bibliografia
- Comune di Firenze, 1905, Progetto di un Palazzo ad uso Poste e Telegrafi - Relazione Uffico Tecnico
- 1917, L'inaugurazione del Palazzo delle Poste, "Bollettino del Comune di, Firenze" a. III, n. 4-5
- Comune di Firenze, 1917, Il nuovo Palazzo delle Poste, dei Telegrafi e dei Telefoni in Firenze
- Comune di Firenze, 1908, Progetto di ampliamento del Palazzo delle Poste e Servizi Elettrici - Relazione Ufficio Tecnico
- Fanelli G., 1973, Firenze architettura e città, Roma - Bari
- Gobbi G., 1976, Itinerario di Firenze moderna, Firenze
- 1911, "La Tribuna", Roma, 22 settembre
- 1916, "La Tribuna", Roma, 18 settembre
- 1916, "L'idea nazionale", Roma, 20 aprile e 25 aprile
- Lensi Orlandi G., 1978, Ferro e architettura a Firenze
- Cresti C., Zangheri L., 1978, Architetti e Ingegneri nella Toscana dell'Ottocento, Firenze
- Cresti C., 1978, Firenze 1896-1918: la stagione del Liberty
- Dezzi Bardeschi M. (a cura di), 1981, Le Officine Michelucci e l'industria artistica del ferro in Toscana
- Cozzi M., Bossaglia R., 1982, I Coppedè, Genova
- Firenze 1985, Eclettismo a Firenze. L'attività di Corinto Corinti. I progetti del Palazzo Poste e Telegrafi, catalogo della mostra a cura del settore storico-artistico e del settore archivio storico del Comune di Firenze, Museo di Firenze com'era 17 gennaio-3 marzo
- Cresti C., 1995, Firenze capitale mancata. Architettura e città dal piano Poggi a oggi, Milano
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