Guerra sociale
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Guerra sociale | |||||||
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Schieramenti | |||||||
Repubblica romana | Marsi e loro alleati, Sanniti, Marrucini, Vestini, Peligni, Frentani, Pretuzi, Irpini |
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Comandanti | |||||||
Publio Rutilio Lupo, Caio Mario, Pompeo Strabone, Lucio Giulio Cesare, Lucio Cornelio Silla, Tito Didio, Lucio Porcio Catone |
Quinto Poppedio Silone, Caio Papio Mutilo, Asinio Herio, Publio Vettio Scatone, Publio Presenteio, Caio Vidacilio, Mario Egnazio, Tito Afranio, Iudacilio, Tito Erennio, Caio Pontidio, Lucio Afranio, Marco Lamponio |
La guerra sociale (dal latino socius, alleato; anche denominata guerra italiana) fu un conflitto che durò dal 91 all'88 a.C. fra Roma e altri municipia dell'Italia fino ad allora alleati del popolo romano.
Indice |
[modifica] Antefatto
Già dal tempo dei Gracchi a Roma si avanzavano proposte d'estensione dei diritti di cittadinanza anche ad altri popoli italici fino ad allora federati ma senza successo. Marco Fulvio Flacco si schierò in favore di Fregellae, colonia a diritto latino caratterizzata da una forte presenza di immigrati italici Peligni e Sanniti, quando si ribellò a Roma; la città fu rasa al suolo da Lucio Opimio e il Flacco fu successivamente ucciso in una rivolta dell'Aventino. Diversi anni più tardi un altro tribuno, Marco Livio Druso, si schierò per la causa italica avanzando proposte di legge a favore dell'estensione della cittadinanza. Fu ucciso nel 91 a.C. probabilmente da una congiura mirante proprio ad inibire simili iniziative.
[modifica] La guerra
Le città alleate nella penisola italiana avevano cercato per un certo tempo di ottenere la cittadinanza romana e quindi più voce nella politica estera della Repubblica Romana - la maggior parte degli affari locali rientravano infatti sotto il controllo dei governi locali e non erano considerati importanti dai Romani quanto, per esempio, decidere quando l'alleanza dovesse muovere guerra o come dividere il bottino.
Roma riuscì a dividere i ribelli grazie alla lex Plautia Papiria che estendeva la cittadinanza a tutti coloro che non avevano preso le armi o intendevano deporle. A causa del ritardo di questa manovra politica, causata dalla cecità politica dell'oligarchia senatoria, Roma spese due anni per sconfiggere le città ancora in armi grazie all'intervento di Silla e del padre di Gneo Pompeo, Pompeo Strabone.
[modifica] Conseguenze
Lucio Cornelio Silla venne alla ribalta in questa guerra come ufficiale. La cittadinanza romana e il diritto a votare erano limitate, come sempre nel mondo antico, dall'obbligo della presenza fisica nel giorno di voto. Dopo l'88 a.C. i candidati regolarmente pagarono le spese (o parte) per permettere ai loro sostenitori di raggiungere Roma per votare.
[modifica] Principali eventi
[modifica] Anno 90 a.C.
- Gneo Pompeo Strabone assedia Ascoli
- Publio Rutilio Lupo viene sconfitto e ucciso in battaglia nella valle di in Toleno
- Quinto Servilio Cepione il Giovane viene annientato con le sue truppe da Quinto Poppedio Silone
- I ribelli italici assediano e prendono Isernia, città chiave per il controllo delle comunicazione tra il nord e il sud della penisola italica
- Papio Mutilio prende molte città della Campania fino a quando non viene sconfitto da Lucio Giulio Cesare
- I ribelli fanno raid vittoriosi in Apulia e Lucania
[modifica] Anno 89 a.C.
- Lucio Porcio Catone viene sconfitto e ucciso
- Lucio Cornelio Silla sconfigge i Sanniti
- I romani riconquistano molte città campane
[modifica] Anno 88 a.C.
La rivolta italica è quasi del tutto soggiogata, ma i Sanniti resistono. Roma decide allora di fare concessioni agli italici.
[modifica] Voci correlate
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