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Parrywasaymen meglio conosciuto come Ten Bears (in italiano Dieci orsi) (1792 – Fort Sill, 1873) è stato un condottiero nativo americano.
Fu capotribù della fascia dei Tamparika, nel Comanche. Nonostante non sia mai stato considerato un grande combattente, Ten Bears, rimane nel ricordo di indigeni e bianchi per i suoi commoventi discorsi, il suo linguaggio poetico e le sue abilità diplomatiche. Visitò Washington per la prima volta nel 1863, ma non riuscì a far riconoscere dal governo statunitense i diritti del suo popolo.
Nel 1865, Ten Bears firmò un trattato presso il Little Arkansas River nel Kansas, che dava vita a una riserva per i Comanches nell'area sudoccidentale dell'Oklahoma. Alla conferenza di Medicine Lodge tenuta nel 1867, Ten Bears tenne un discorso molto commovente, in cui espresse il suo malcontento per la vita nella riserva indiana, poichè, come ebbe a dire,
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« Sono nato dove non esistevano confini e dove ogni cosa poteva respirare liberamente. Voglio morire lì, e non all'interno di mura. » |
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Tuttavia, i suoi tentativi di negoziato furono infruttuosi, e il governo americano decretò che i Comanches dovessero cedere la maggior parte dei loro territori in cambio della piccola riserva a loro assegnata. Nel 1872, Ten Bears tornò a Washington assieme a Tosawi, capo dei Penateka Comanche, e ad altri capi tribù, ma la speranza che le promesse governative fossero mantenute si rivelò vana. Disperato e isolato dal suo stesso popolo per aver sottoscritto trattati sfavorevoli, Ten Bears morì nel 1873 a Fort Sill, nell'Oklahoma.
Ten Bears fu autore di uno dei discorsi più significativi ed eloquenti alla conferenza di Medicine Lodge:
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« Nel vedervi, il mio cuore si riempe di gioia come i torrenti si riempono d'acqua quando la neve si scioglie in primavera; e sono felice come i ponies quando l'erba fresca nasce all'inizio dell'anno. Ho saputo del vostro arrivo molte lune fa, e mi sono dovuto spostare poco per incontrarvi. So che siete venuti per far del bene a me ed alla mia gente. Cercavo benefici che durassero per sempre, e così il mio viso si illumina di gioia nel vedervi. I miei uomini non hanno mai teso un arco o sparato un colpo per primi contro i bianchi. Ci sono stati disordini tra di noi, e i giovani della mia tribù hanno ballato la danza di guerra. Ma non abbiamo cominciato noi. Voi avete mandato il primo soldato, e noi il secondo. Due anni fa venni su questa pista, inseguendo i bufali, affinchè le mie mogli e i miei figli potessero avere guance paffute e corpi caldi. Ma i soldati hanno sparato contro di noi, e da allora c'è sempre stato un rumore come di tempesta, e non sapevamo più dove andare. Questo accadde sul Canadian. Eppure non siamo stati creati per piangere da soli. I soldati blu e gli Utes vennero fuori dalla notte mentre era calma e buia, e incendiarono le nostre capanne come fuochi da campo. Invece di cacciare hanno ucciso i miei uomini, e i guerrieri della tribù si sono tagliati i capelli in segno di lutto. Questo accadde in Texas. Hanno portato la disperazione nei nostri accampamenti, e allora noi uscimmo fuori come maschi di bufalo quando le loro femmine vengono attaccate. Quando li abbiamo trovati li abbiamo uccisi, e i loro scalpi sono stati appesi nelle nostre capanne. I Comanches non sono deboli e ciechi come cagnolini di sette giorni. Sono forti e hanno la vista lunga come cavalli adulti. Ci siamo messi sulle loro tracce e le abbiamo seguite. Le donne bianche hanno pianto e le nostre hanno riso.
Ma ci sono cose che avete detto che non mi piacciono. Non sono dolci come zucchero ma aspre come zucche. Avete detto di volerci mandare in una riserva, per costruirci case e ospedali. Non li voglio. Sono nato nella prateria dove il vento soffiava libero, e dove non c'era nulla che spezzasse la luce del sole. Sono nato dove non esistevano confini, e dove tutto respirava libero. Voglio morire lì, e non all'interno di mura. Conosco ogni ruscello e bosco dal Rio Grande all'Arkansas. Ho cacciato e vissuto nella prateria. Ho vissuto come i miei antenati, e come loro, ho vissuto felicemente. Quando sono stato a Washington il Grande Padre mi disse che tutti i territori Comanche erano nostri e che nessuno avrebbe dovuto impedirci di vivere lì. Allora, perchè ci chiedete di lasciare i fiumi, il sole e il vento per vivere dentro case? Non chiedeteci di barattare il bufalo con la pecora. I giovani hanno sentito questa dicerìa, che li ha fatti diventare tristi e arrabbiati. Non parlatene più. Amo riportare le parole del Grande Padre. Quando riceviamo doni io e la mia gente siamo contenti, perchè significa che tiene a noi.
Ci sarebbe potuta essere la pace se i texani fossero rimasti fuori dalla mia terra. Ma quella su cui dite che dobbiamo vivere è troppo piccola. I texani si sono presi i pascoli e le foreste migliori. Ce li avessimo ancora noi, avremmo potuto accettare le vostre richieste. Ma è troppo tardi. L'uomo bianco possiede la terra che amiamo, e noi chiediamo solo di poter vagare nella prateria fino alla morte. Qualsiasi cosa buona mi diciate non sarà dimenticata. La porterò nel cuore come faccio con i miei figli, e sarà sempre sulla mia lingua assieme al nome del Grande Padre. Non voglio che il sangue macchi l'erba sulla mia terra. La voglio pulita e pura, e lo voglio al punto che tutti quelli che arriveranno tra la mia gente trovino pace, e la perdano non appena andranno via. » |
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