Teatro Massimo (Palermo)
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Teatro Massimo ![]() |
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Tipologia | Sala a ferro di cavallo con cinque ordini di palchi e la galleria (loggione) |
Fossa | presente |
Capienza | 3.200 posti |
Periodo | 1897 |
Indirizzo | Piazza Verdi |
Sito | http://www.teatromassimo.it/ |
Il Teatro Massimo Vittorio Emanuele di Palermo è il più grande teatro d'Italia e uno dei più grandi teatri lirici d'Europa (il terzo per capienza dopo l'Opéra National de Paris e Staatsoper a Vienna)
Di gusto neoclassico sorge sulle aree di risulta della chiesa delle Stimmate e del monastero di San Giuliano che vennero demoliti alla fine dell’Ottocento per fare spazio alla grandiosa costruzione. I lavori furono iniziati nel 1875 dopo vicende travagliate che seguirono il concorso del 1864 vinto dall’architetto Giovan Battista Filippo Basile; il teatro venne completato da Ernesto Basile che, nel 1891 alla morte del padre, gli era subentrato nella costruzione.
L’esterno del teatro, seguendo la moda neoclassica dell'attualizzazione delle architetture antiche, presenta un pronao corinzio esastilo elevato su una monumentale scalinata ai lati della quale sono due leoni bronzei con le allegorie della Tragedia e della Lirica; in alto l'edificio è sovrastato da un'enorme cupola emisferica. L'ossatura della cupola è una struttura metallica reticolare che s'appoggia ad un sistema di rulli a consentirne gli spostamenti dovuti alle variazioni di temperatura.
La simmetria compositiva attorno all’asse dell’ingresso, la ripetizione costante degli elementi (colonne, finestre ad archi), la decorazione rigorosamente composta, definiscono una struttura spaziale semplice ed una volumetria chiara, armonica e geometrica, d’ispirazione greca e romana. I riferimenti formali di quest'edificio sono, oltre che nei teatri antichi, anche nelle costruzioni religiose e pubbliche romane quali il tempio, la basilica civile e le terme soprattutto nello sviluppo planimetrico dei volumi e nella copertura.
L'interno, decorato da valenti pittori (Rocco Lentini, Ettore De Maria Bergler, Michele Cortegiani, Luigi Di Giovanni), può contenere circa tremilacinquecento posti.
Riaperto dopo un lungo periodo d'abbandono, il grande teatro palermitano si propone oggi come una fucina ricchissima di iniziative ed eventi culturali: balletti con artisti di fama internazionale, concerti ed allestimenti di opere liriche, mostre ed incontri con i loro protagonisti della musica contemporanea.
[modifica] Curiosità
- Nella "rotonda del mezzogiorno" ovvero la sala riservata in origine ai soli uomini, si può constatare un effetto di risonanza particolarissimo, appositamente ottenuto dall'architetto tramite una leggera asimmetria della sala, tale per cui chi si trova al centro esatto della sala ha la percezione di udire la propria voce amplificata a dismisura, mentre nel resto dell'ambiente la risonanza é enorme e tale per cui risulta impossibile comprendere dall'esterno della rotonda quanto viene detto al suo interno.
- Il teatro fu edificato fra il bastione di San Vito e La Porta Maqueda, abbattendo la Chiesa delle Stimmate e l'annesso convento e la Chiesa di San Giuliano; la tradizione narra che una suora (l'ultima Madre Superiora del convento) si aggiri ancora per le sale del teatro. Si dice anche che chi non creda alla leggenda inciampi in un particolare gradino entrando a teatro, gradino detto appunto "gradino della suora".
- La statua alla sinistra della scalinata d'ingresso, raffigurante l'allegoria della lirica, é opera di Mario Rutelli, nonno dell'attuale Ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli e noto scultore siciliano di fine ottocento (sua tra l'altro la quadriga che orna il pronao del Politeama Garibaldi, l'altro grande teatro di Palermo).
- Il teatro è stato lo scenario nel 1990 di alcune riprese del film Il Padrino: Parte III di Francis Ford Coppola, con Al Pacino, Andy Garcia e Sofia Coppola in cui il Padrino Michael Corleone si reca a Palermo per assistere al debutto del figlio nella Cavalleria rusticana di Mascagni.
Sul frontone si può leggere il motto "L'arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l'avvenire"
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