Pietro Fuda
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Parlamento Italiano Senato della Repubblica |
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Sen. Pietro Fuda | |
Luogo di nascita | Siderno |
Data di nascita | 28 febbraio 1943 |
Professione | politico |
Partito | PDM |
Legislatura | XV |
Gruppo | Gruppo Misto |
Coalizione | l'Unione |
Circoscrizione | Calabria |
Pietro Fuda (Siderno, 28 febbraio 1943) è un politico italiano. È stato il presidente della Provincia di Reggio Calabria.
Ingegnere indraulico, dirigente della Cassa del Mezzogiorno e della regione Calabria, inizia il suo percorso politico in Forza Italia: nella legislatura dal 1995 al 2000 è il primo degli eletti come consigliere della Regione Calabria. Assessore regionale e presidente della seconda commissione permanente della Regione Calabria, alle regionali del 2000 è nuovamente il primo eletto nella circoscrizione di Reggio. Assessore all'Industria per un anno, a luglio 2001, con il rimpasto di Giunta, non viene riconfermato dall'allora Presidente Chiaravalloti. Capogruppo di Forza Italia alla Regione Calabria, alle amministrative del 2002 (elezioni del 26 maggio) è eletto Presidente della Provincia di Reggio Calabria, con il 58,5% dei voti (coalizione di centrodestra), battendo l'uscente Presidente di centro sinistra, Totò Calabrò.
In Consiglio provinciale è sostenuto da una maggioranza costituita da: Forza Italia, UDC, Alleanza Nazionale, Nuovo PSI, PRI, UDEUR, Liberal Sgarbi, Patto dei Liberaldemocratici. Nomina e governa con sei assessori, riducendo al minimo le cariche amministrative.
Il mandato amministrativo sarebbe scaduto nel 2007, ma Fuda si dimette il 30 novembre 2005: le elezioni amministrative della primavera avevano cambiato completamente l'assetto politico, nazionale e regionale, e molti partiti che facevano parte della sua maggioranza di centro destra a livello nazionale e locale avevano sostenuto i candidati di centro sinistra. Per correttezza istituzionale, non accettando di cambiare la maggioranza, Fuda rimette il mandato agli elettori, per lasciare decidere a loro da quale coalizione farsi governare.
Le dimissioni dall'incarico di Presidente coincidono con quelle da Forza Italia, alla quale Fuda contestava da tempo la mancanza di attenzione (governativa ma anche politica) per le problematiche reali del Mezzogiorno. Con il presidente della regione Agazio Loiero, che nel frattempo aveva abbandonato la Margherita, fonda il nuovo Partito Democratico Meridionale, partecipando a questo nuovo progetto politico, che in occasione delle elezioni politiche italiane del 2006, come massima denuncia al sistema elettorale vigente, forma negli ultimi giorni utili una propria lista, con molti partiti minori, tra cui i Consumatori, a sostegno del Presidente Prodi. In Calabria Fuda si candida come capolista al Senato, e viene eletto senatore: la lista supera lo sbarramento regionale, raggiungendo il 5,3%.
In Senato si iscrive al gruppo misto, in quota "PDM".
Presidente della Commissione parlamentare per la semplificazione della legislazione da ottobre 2006, è membro della 6° Commissione permanente al Senato (Finanze e Tesoro).
Indice |
[modifica] Il comma dello scandalo
A fine 2006, durante i dibattiti per l'approvazione della legge finanziaria, crea qualche attrito all'interno della maggioranza per essere il primo firmatario del comma 1346 (prontamente ribattezzato Comma Fuda) che avrebbe ridotto i termini di prescrizione dei reati contabili. Il Codacons, associazione a difesa dei consumatori e dell'ambiente nella cui Lista Consumatori Fuda è stato eletto, ha dichiarato di voler promuovere una causa contro il senatore per ottenere il risarcimento per danni all'immagine del movimento.[1]
Il Procuratore generale della Corte dei Conti, Claudio De Rose ha pubblicamente denunciato che il comma 1346 accorciava i tempi di prescrizione per i procedimenti contabili a danno della Pubblica Amministrazione. Infatti il comma recita: <<al comma 2 dell'art. 1 della L. 14 gennaio 1994, n. 20 le parole "si è verificato il fatto dannoso" sono sostituite dalle seguenti "è stata realizzata la condotta produttiva di danno">>. In altri termini, con tale comma i termini di prescrizione nel diritto al risarcimento del danno di cinque anni vengono fatti decorrere dalla data del comportamento illecito e non dalla sua scoperta.
L'efficacia di tale comma è stata poi neutralizzata con un decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 27 gennaio 2007.
Secondo la nuova formulazione, a detta dei giornalisti durante le settimane della polemica, sarebbero caduti in prescrizione i procedimenti di responsabilità amministrativa (attualmente prescrivibili nell'ottobre 2011) per 310,8 milioni di euro di contributi europei per l'agricoltura irregolarmente concessi fino a dicembre 1998. Inoltre sarebbero stati prescritti i procedimenti per le consulenze e gli incarichi esterni irregolari, le responsabilità degli amministratori di S.p.A. a capitale misto o partecipato, come Enel, Alitalia o le aziende comunali che operano sul mercato. Il dibattito è ancora in corso, ma sono cambiati i toni. Il primo giornalista a fare marcia indietro è stato Piero Ostellino, che ha scritto "Forse, nella circostanza, neppure noi giornalisti - a cominciare da me stesso - abbiamo fatto bene il nostro mestiere. Forse, prima di gridare allo scandalo, avremmo dovuto chiederci se l'Italia sia davvero il Paese del Diritto o non piuttosto quello del Rovescio. Della confusione, invece che della chiarezza. Cioè del moralismo degli immorali" [2], [3].
[modifica] La vicenda del comma Fuda secondo Mastella
Poveretto—commenta il ministro —. È venuto da me sconvolto e sconfortato, e gli ho dovuto fare coraggio. Fino a prova contraria è una persona perbene. Ha ideato questo comma solo per evitare una via crucis a tanti amministratori locali, cosa che ho anche tentato di spiegare a Prodi. Ma oramai si era scatenata la gazzarra su Fuda, visto come il diavolo tentatore e diventato famoso per una cosa che infame non è. Gli hanno buttato fango addosso solo perché è un brutto anatroccolo del Sud. Perché diciamoci la verità: non è un adone, è di Reggio Calabria, ha l’accento meridionale... È stato la vittima di un vero e proprio episodio di razzismo. Fosse stato un senatore nato al Nord, nessuno avrebbe pensato che a ispirarlo c’erano amici compiacenti».[4]
[modifica] Cosa è stato detto da Fuda
Secondo Fuda l'emendamento (composto di quattro commi) interveniva sui termini degli illeciti penali per colmare quello che Fuda riteneva essere un vacuum legislativo. Il 31 gennaio 2007, durante la discussione in aula [2]per l'approvazione del decreto legge, Fuda cerca di chiarire la sua posizione. Al termine del suo lungo intervento l'Aula, con una mozione firmata all'unanimità, impegna il Governo a legiferare in materia per risolvere definitivamente la questione.
Queste le spiegazioni tecniche di Fuda in Aula al Senato (31/01/07):
(...) Il comma 1343 del maxi-emendamento alla Finanziaria, quel “comma della discordia” che per lungo tempo molti hanno impropriamente battezzato con il mio nome, è stato estrapolato, con modalità alle quali sono del tutto estraneo, dal testo di un emendamento ben differente dalle interpretazioni altrettanto impropriamente veicolate nelle ultime settimane. L’emendamento originario, di cui rivendico, di quello sì, la più completa e totale paternità, era un testo ben diverso, completo ed articolato, che, nel pieno rispetto del termine quinquennale di prescrizione, rimasto fermo ed immutato, rispondeva e risponde ad un’istanza di civiltà giuridica. Nella sua formulazione, l’emendamento aveva due obiettivi fondamentali. Da una parte mirava a dare effettività al termine quinquennale, rendendolo non suscettibile di interpretazioni abnormi che, in concreto, lo hanno fatto diventare ultradecennale; dall’altra voleva ribadire il principio della personalità della responsabilità, e conseguentemente dell’illecito, dell’amministratore e del pubblico dipendente, affermato dall’art. 1 della L. 20/1994, in attuazione dell’art. 28 della Costituzione. E ciò in aderenza a due principi fondamentali: il primo in materia di responsabilità, ove è incontroverso che il termine prescrizionale decorre, di regola, dalla commissione dell’illecito (tempus commissi delicti ); il secondo, di rilevanza non solo costituzionale, ma anche comunitaria, della ragionevole durata del processo, in tutti i procedimenti in cui esso si articola: principio, questo, impostoci anche dal rispetto dall’art. 6 del Trattato di Roma del 1950, che ha sancito la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. La cosiddetta legge Pinto (L. 89/2001) insegna. Nelle ipotesi di danno indiretto che costituiscono l’oggetto specifico dell’emendamento in argomento, non può considerarsi ragionevole che il termine prescrizionale si amplii a dismisura, per decenni e decenni dal compimento della condotta ritenuta produttiva di danno erariale, esponendo l’indagato sine die anche all’incubo di un procedimento sanzionatorio, la cui conclusione può portare alla rovina economica, oltre che morale, del soggetto stesso e della sua famiglia. In tale contesto intendo evidenziare, ancora una volta, che il problema esiste, è reale e va affrontato con urgenza, per cui si sarebbe potuto discutere non dell’oggetto dell’intervento normativo, bensì, semmai, della formulazione, sempre perfettibile, o dell’organicità e della completezza della norma, invece di continuare a disinformare e cercare lo scandalo dove non c’è. Basterebbe una domanda per comprendere l’abnormità della tesi portata avanti in quest’ultimo mese, di cui ancora oggi non riesco a comprendere le ragioni: come si può ammettere che, fermo restando il principio legale secondo cui la prescrizione è quinquennale, alcuni soggetti (dirigenti ed amministratori), in via di interpretazione, possano essere perseguiti dopo decenni e decenni, in via indefinita o addirittura sine die? E com’è accettabile, agendo dopo decenni, continuare a denominare quinquennale la prescrizione, senza cogliere l’abnormità di una simile contraddizione? Appunto tale abnormità, e solo questa, si voleva eliminare, imponendo che l’azione venga intrapresa comunque entro i cinque anni dal verificarsi della condotta imputata al pubblico amministratore, e consentendo a quest’ultimo la possibilità concreta di difesa, quale garanzia del giusto processo. E ciò, lo si sottolinea, senza alcun pregiudizio per l’azione dell’autorità inquirente, neppure sotto il profilo del carico di lavoro da svolgere nel termine di legge, posto che nei cinque anni è sufficiente, per scongiurare la prescrizione, la semplice emissione di un atto interruttivo, e sempre considerando che, per il danno indiretto, il procedimento può essere sospeso fino alla definizione del giudizio, come peraltro espressamente previsto dal secondo comma dell’emendamento da me presentato. La mia proposta, in particolare, era rilevante ed applicabile non a tutti i giudizi, ma essenzialmente alle tipologie per danno indiretto, caratterizzato dalla responsabilità per danni causati a terzi, liquidati a seguito di giudizio civile da essi promosso contro l’Amministrazione. Solo per il danno indiretto, infatti, vi può essere una sensibile divergenza tra la data dell’illecito e quella di produzione del danno maturato a seguito di un giudizio autonomo. Il caso più ricorrente, che rappresenta la quasi totalità dei processi già avviati (o che potranno ancora essere avviati), è quello della convocazione in giudizio per responsabilità discendente dalla mancata definizione dei termini di procedura espropriativa, divenuta irregolare e, perciò, causa di azione di risarcimento da parte del proprietario. Il giudizio civile risarcitorio, intentato dai proprietari lesi contro l’Amministrazione espropriante, si conclude al termine dei lunghissimi tre gradi previsti, con l’ovvia ed assurda conseguenza che le cause si perpetuano per decenni. In tali ipotesi l’indagato, amministratore o pubblico dipendente che sia, chiamato a rispondere davanti alla Corte dei Conti dopo tanti anni, si trova nell’impossibilità concreta di difendersi, non avendo più la disponibilità o la reperibilità di atti, documenti e posizioni amministrative legittimanti. Infatti il pregiudizio, irreparabile, è accresciuto ulteriormente proprio dalla circostanza che egli non ha avuto la possibilità di intervenire nel giudizio dal cui esito discende il danno erariale che è chiamato a risarcire. E quando un cittadino è accusato e condotto in giudizio senza alcuna possibilità concreta ed attuale di difendersi, dopo essere stato depauperato degli elementi utili alle sue argomentazioni, visto il lungo tempo trascorso, si verifica quanto ottimamente evidenziato dal dottor Pelino Santoro, illustre giurista e Presidente di Sezione della Corte dei Conti, che ha scritto: “non c’è giudice che, se pur gli darà, in definitiva, ragione, possa cancellare il senso dell’ingiustizia subita e da lui avvertita come un sopruso, un affronto, una ignominia, spesso irreparabile quanto meno per occasioni perdute e l’onore offuscato”. (...)
[modifica] Fuda ricambia partito?
Le polemiche su Fuda non si placano: nonostante il fatto che abbia sempre votato a sostegno del governo Prodi, alcuni organi di stampa hanno continuato a sostenere, più volte smentiti da comunicati ufficiali, oltre che dai fatti, un suo imminente passaggio al centro destra. Alle primarie del 14 ottobre 2007 per la formazione dell'Assemblea Costituente del PD (Partito Democratico) Fuda ha ottenuto più del 50% dei voti nel collegio 13 di Locri (RC), dove si è candidato a sostegno di Rosy Bindi.
Secondo Agazio Loiero intervistato dal Corriere: A proposito di Pietro Fuda, ex Forza Italia eletto in Calabria per il centro sinistra nella lista che a lei è costata l'espulsione dalla Margherita: mette la mano sul fuoco che non volterà le spalle al governo Prodi? «No, Fuda non volterà le spalle a nessuno. Non voterà per me, non voterà per Prodi. Voterà per sé. Per la continuità della legislatura»[5].
Secondo Agostino Saccà "Fuda vuol far sapere al Capo[6] che il suo cuore batte sempre a destra, anche se è costretto a stare oggi a sinistra e che comunque se gli dovessero toccare gli interessi e le cose sue, il Cavaliere deve starne certo: Fuda gli darà un aiuto in Parlamento"[7].
[modifica] Fuda in rotta con la lista dei consumatori
Secondo i numerosi comunicati ufficiali disponibili sul sito della lista consumatori Pare esista un battibecco tra la stessa e Fuda che si ostinerebbe sostenere che "il merito della sua elezione è suo e basta poiché i voti li ha presi solo lui"[8]. Sul sito ufficiale di Fuda sono state pubblicate le agenzie di stampa che hanno battuto sia i counicati della lista consumatori che quelli dello stesso Fuda [9].
Inoltre la lista dei consumatori rimprovera a Fuda che "tante volte non si ha tempo di telefonare, ma in politica se non ci si iscrive con il nome della Lista al Senato, se non si presenta un solo ddl di interesse dei consumatori e via dicendo, bisogna almeno trovare il tempo di rispondere al telefono!"[10]. In serata la risposta la risposta di Fuda: "E' difficile rispondere al telefono quando si passano le giornate tra lavori in aula e in commissione, ed ogni piccola distrazione puo' portare sotto la maggioranza", [11].
In definitiva "Lista Consumatori non ne può più e invita il Senatore Fuda a rendere la sua storia politica autonoma dal nome dei consumatori che pure hanno consentito sua elezione al Senato"[12]. Ma Fuda si era già dimesso, come ricorda: "E' quantomeno disarmante che la Lista Consumatori, poche ore dopo aver ricevuto la mia risposta all' assurda lettera ricevuta martedì scorso, in cui mi si davano pochi giorni di tempo per costituirmi come gruppo Consumatori al Senato, impegni il proprio addetto stampa in dichiarazioni ben differenti da quelle che ci si aspetterebbe in un momento così delicato, sia a livello regionale che nazionale" [13]. Poco dopo arriva anche una precisazione: il Codacons precisa che il comunicato è stato diramato unicamente dalla Lista Consumatori Codacons e Lista Consumatori sono infatti due soggetti diversi e autonomi, che hanno in comune solo l'addetto stampa [14].
[modifica] Concorso esterno in associazione mafiosa
Secondo quando riporato dalla stampa[15] Fuda sarebbe sotto inchiesta per "concorso esterno in associazione mafiosa" infatti "il suo nome compare in uno dei tronconi dell'indagine sugli appalti del Decreto Reggio condotta dalla Dda di Catanzaro".
Pare esistano intercettazioni telefoniche a dismostrazione dei "contatti tra il parlamentare, all'epoca presidente della Provincia di Reggio Calabria militante nella Casa delle libertà, e Paolo Romeo, ex deputato del Psdi con alle spalle tre anni di reclusione per lo stesso reato, e presunto capo del "comitato d'affari" reggino che avrebbe avuto interessi nelle opere del Decreto Reggio".
[modifica] Incompabilità e conflitto d'interesse
Il Senatore Fuda è amministratore unico delle Sogas, carica dalla quale avrebbe dovuto dimettersi per incompatibilà. Intervistato da Report afferma che non percepisce alcun compenso in quanto devolve tutto "ad un istituto di beneficenza". Secondo quanto appurato da Report a Fuda "spettano circa 4 mila euro al mese e li devolve alla fondazione calabrese Padre Catanoso solo che il presidente della Fondazione Catanoso è lui. E non vuol saperne di dimettersi dalla Sogas, la società che gestisce l’aeroporto sullo stretto e riceve fondi pubblici[16].
Secondo Fuda Io è non ha senso lasciare l'aeroporto in quanto, in sua assenza, potrebbe regredire: "che senso ha che io faccia il senatore e non pensi ai problemi del territorio. Il territorio ha bisogno di un aeroporto". Al giornalista che gli ricorda che proprio questo è il motivo della sua incompatibilità tra ruolo di amministratore di una società pubblica e parlamentare che legifera in tema anche di spesa Fuda risponde: "io farei il ragionamento inverso se cosi è, metterei dei parlamentari dappertutto in modo che potessero rispondere delle loro cose, per poter accelerare le procedure nel Mezzogiorno".
[modifica] Indagato per corruzione
"Fuda vuol far sapere al Capo che il suo cuore batte sempre a destra, anche se è costretto a stare oggi a sinistra e che comunque se gli dovessero toccare gli interessi e le cose sue, il Cavaliere deve starne certo: Fuda gli darà un aiuto in Parlamento" Con queste parole estrapolate da intercettazioni telefoniche si è aperta una indagine su possibili episodi di corruzione in cui si vede indagato l'ex premier Silvio Berlusconi a proposito di una compravendita di senatori della Repubblica per dare una spallata al governo Prodi.[17]
[modifica] Voci correlate
- Aeroporto di Reggio Calabria
- Area Metropolitana Integrata dello Stretto
- Provincia di Reggio Calabria
[modifica] Bibliografia
- Un commento sulla Stampa al comma Fuda http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=2103&ID_sezione=&sezione=
- [[L'indagine di Report sulle incopatibilità dei parlamentari http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1075041,00.html]]
[modifica] Collegamenti esterni
- www.pietrofuda.it | Sito Ufficiale del Senatore Pietro Fuda
- Scheda personale al Senato
- http://liberoblog.libero.it/economia/bl5678.phtml
[modifica] Note
- ^ [1]
- ^ http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20070104140700AA0YomI
- ^ http://www.quicalabria.it/inprimopiano.asp?id_s=2&search=2&id_a=3806&pg=161&gp=17
- ^ http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/01_Gennaio/03/frenda.shtml
- ^ http://www.margheritaperlulivo.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&doc=4012&sid=2
- ^ A Berlusconi
- ^ http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/politica/berlusconi-indagato/berlusconi-indagato/berlusconi-indagato.html
- ^ http://www.listaconsumatori.it/news.asp?id=1002
- ^ http://www.pietrofuda.it/agenzie-stampa.asp?offset=340
- ^ http://www.listaconsumatori.it/news.asp?id=1002
- ^ http://www.pietrofuda.it/leggi.asp?id=382
- ^ http://www.listaconsumatori.it/news.asp?id=1003
- ^ http://www.pietrofuda.it/leggi.asp?id=386
- ^ http://www.pietrofuda.it/leggi.asp?id=389
- ^ http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/cronaca/fuda-indagato/fuda-indagato/fuda-indagato.html
- ^ http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1075041,00.html
- ^ http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/politica/berlusconi-indagato/berlusconi-indagato/berlusconi-indagato.html
Presidente della Provincia | Data di elezione | Scadenza naturale | Coalizione | Partito |
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Reggio Calabria (RC) | 26 maggio 2002 | 2007 dimesso il 30 novembre 2005 |
centrodestra | Forza Italia |