Cesare Lodeserto
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Cesare Lodeserto (Lecce, 23 agosto 1960) è un presbitero e religioso italiano.
Ordinato il 29 settembre 1985, segretario dell'Arcivescovo dal 12 settembre 1985, Canonico del Capitolo Metropolitano e ex Presidente Fondazione Regina Pacis.
È noto principalmente per essere stato direttore dell'ex Centro di permanenza temporanea Regina Pacis di San Foca di Melendugno (Lecce), in gestione alla curia pugliese, su cui si aprono diverse inchieste in seguito alla realizzazione da parte di Stefano Mencherini del documentario Mare Nostrum in cui il regista, soffermandosi in particolare sulle vicende del Regina Pacis, intende accusare la legge Bossi-Fini in materia di immigrazione.
Nonostante le varie inchieste dalla Procura della Repubblica di Lecce aperte in seguito alla pubblicazione del documentario, il 25 marzo 2003 la Prefettura locale riassegna la gestione del CPT alla Fondazione Regina Pacis[1].
Il 13 dicembre 2004 si apre il processo contro Cesare Lodeserto oltre a sei suoi collaboratori, undici carabinieri e due medici di servizio, per le violenze subite da 17 ragazzi di origine magrebina avvenute il 22 novembre 2002 all'interno del CPT.
Il 25 maggio 2005 vien condannato (pena sospesa) a 8 mesi di reclusione per simulazione di reato. Nel 2001 don Cesare inviò al proprio telefono cellulare - o qualcuno lo fece per lui - un sms contenente minacce di morte: in quel periodo stava per essergli revocata la scorta che, dopo la minaccia simulata, gli fu concessa nuovamente.
Il 12 settembre 2005 è stato arrestato con l’accusa di sequestro di persona e di abuso dei mezzi di correzione. L'arresto è stato eseguito su richiesta del Pubblico Ministero del pool 'fasce deboli' della procura pugliese, Carolina Elia. Il sacerdote ha trascorso alcuni giorni in carcere. Poi gli sono concessi gli arresti domiciliari che sconta per circa tre mesi, prima in una comunità religiosa a Noci nel barese e infine in casa della sorella a Lecce. In seguito a questa vicenda la Curia Vescovile decide di chiudere la struttura.
Il 22 luglio 2005 Lodeserto è stato condannato a un anno e quattro mesi per violenza privata e lesioni aggravate nei confronti dei 17 immigrati che nel novembre 2002 avevano tentato la fuga dal Cpt di San Foca a Lecce. Con lui condannati anche sette (degli undici inizialmente sotto accusa) carabinieri, due medici e sei operatori del centro[2].
Il 1 ottobre 2007 viene condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione al termine del processo con rito abbreviato. Le accuse nei confronti del religioso erano di calunnia, violenza e minacce e sequestro di persona nei confronti di alcune donne rumene e moldave, già ospiti del Centro: le donne erano ospiti del centro in base all’articolo 18 del Testo unico sull’immigrazione che offre protezione alle ex prostitute disposte a collaborare con la giustizia; Lodeserto le aveva costrette a lavorare otto ore al giorno per 25 euro in una fabbrica di mobili di Carmiano, la 'Soft Style'[3]. Fino alla condanna, Lodeserto continuava a usufruire della scorta statale.
Don Cesare ha aperto centri anche Moldavia, in Ucraina, in Romania e in Transnistria (la Fondazione Regina Pacis è l’unica realtà italiana ad essere accreditata e a lavorare in quel territorio)[4].