Squadrismo
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Squadrismo è il termine con cui si indica un fenomeno caratteristico del fascismo italiano, consistente nella militanza all'interno di squadre d'azione violente e goliardiche fra il 1919 e il 1924.
[modifica] Origine del termine
Subito dopo la fine della Grande Guerra, i militari rimasti senza lavoro (in particolare Arditi) e attivisti dei Fasci di Combattimento e dei Futuristi si organizzarono in maniera più o meno spontanea [1] in squadre per reagire alle iniziative dei socialisti. Queste reazioni - prettamente violente ma anche goliardiche e - soprattutto - dimostrative - avevano lo scopo di impedire la realizzazione anche in Italia di una rivoluzione sovietica, ma anche di rappresaglia contro le offese e le violenze commesse dai militanti socialisti contro veterani, mutilati e decorati[2]. Successivamente, con l'incancrenirsi della lotta entrarono in gioco altre componenti: innanzitutto il padronato - tanto agricolo quanto industriale - che vedeva nelle squadre d'azione un mezzo per stornare il rischio di una rivoluzione bolscevica in Italia; poi il mito della "vittoria mutilata", secondo il quale l'Italia rinunciava a parte di ciò che si riteneva le spettasse di diritto (la Dalmazia, Fiume, compensi coloniali) dopo la vittoria sugli Imperi Centrali, per colpa tanto di governi inetti, quanto del "sabotaggio" dello spirito nazionale da parte della propaganda socialista, sostenendo la "pace senza compensi"[3] .
In breve queste "squadre d'azione" (o "squadracce" come furono spregiativamente chiamate dagli avversari) si riunirono all'interno del movimento fascista, anche se molte mantennero una loro particolare e semianarchica autonomia, fino a ben oltre la Marcia su Roma e la cosiddetta "normalizzazione" all'interno della MVSN.
Con il consolidarsi del movimento fascista, l'azione delle Squadre iniziò ad assumere un carattere sistematico, in ordine non solo agli obbiettivi sopra citati, ma ad una vera e propria contro-rivoluzione ai danni tanto dei tentativi rivoluzionari socialist-bolscevichi, quanto dello stato liberale.
[modifica] Il periodo rivoluzionario
Convenzionalmente si ritiene che la prima azione squadrista vera e propria sia stato l'assalto al giornale socialista "Avanti" il 15 aprile 1919, poche settimane dopo la fondazione - in piazza San Sepolcro a Milano - dei Fasci di Combattimento (23 marzo 1919). Da quel momento in poi l'Italia viene scossa da una guerra civile strisciante - che costerà quasi 2000 morti - e che vedrà tre fazioni principali, dai contorni non sempre netti: i socialisti - intenzionati ad emulare l'esempio sovietico e a portare la rivoluzione bolscevica in Italia; i fascisti - decisi tanto a frustrare le intenzioni dei socialisti quanto a proporre una loro propria "rivoluzione nazionale dei lavoratori e dei trinceristi"; le istituzioni, generalmente deboli, irresolute, spesso pronte a chiudere un occhio sulle violenze fasciste (interpretate come il "male minore" rispetto a quelle dei socialisti), anche grazie all'azione politica di Mussolini, che usava il "bastone" dello squadrismo contemporaneamente alla "carota" delle trattative con i partiti politici di centrodestra disposti a venire incontro alle istanze fasciste in cambio della lotta contro la rivoluzione bolscevica.
[modifica] L'organizzazione delle Squadre
Le squadre normalmente sorgevano attorno ad un capo, che emergeva come ex combattente della Grande Guerra, o molto più facilmente, grazie al proprio carisma, alla spregiudicatezza e alle proprie capacità... fisiche. La presenza di ex arditi con il loro culto del capo[4] rendeva le squadre estremamente disciplinate verso i propri "ras" (così verranno chiamati i capi delle squadre). Dagli arditi vengono anche mediate le tecniche d'assalto, e la tattica della "spedizione punitiva", con la quale le squadre si riunivano contro un solo obbiettivo per guadagnare una temporanea superiorità numerica e colpirlo duramente. La composizione sociale delle squadre era varia, con una certa prevalenza di media borghesia. Molti erano gli ex ufficiali di complemento tornati dal fronte e ritrovatisi senza lavoro a causa della smobilitazione. Estremamente alta era la percentuale di universitari, ma non mancavano elementi di ogni classe sociale[5]. L'età normalmente giovane o giovanissima, per il quale motivo alcuni autori hanno ritenuto che la rivoluzione fascista sia stata la prima "rivoluzione generazionale" della storia, contrariamente a quelle che l'avevano preceduta, di norma legate a logiche di classe e a meccanismi economici. Le squadre avevano come simbolo un gagliardetto nero, con sopra un motto o il nome. Simbolo degli squadristi era il teschio mutuato dagli arditi. Le squadre erano intitolate a caduti fascisti, o più spesso avevano nomi goliardici di norma truci o spavaldi, il più frequente dei quali sembra essere "La Disperata".
Lo squadrismo geograficamente fu un fenomeno principalmente legato al settentrione italiano, con grande importanza anche in Toscana e in Puglia. A causa del passaggio di molti esponenti dei movimenti massimalisti (sindacalisti rivoluzionari, socialisti, anarchici e repubblicani) al fascismo, proprio le roccaforti storiche delle sinistre furono quelle che videro - assieme a Milano - la massima fioritura dello squadrismo.
[modifica] Modus operandi delle squadre
Tipica azione squadrista era la "spedizione punitiva". Termine mutuato dalla celebre (ma sfortunata) azione austroungarica sul fronte degli Altopiani nel 1916, indicava un concentramento di uomini contro un solo obbiettivo, di norma una sede socialista o sindacale (ma anche di altri movimenti rivali, come i popolari, i repubblicani o perfino contro altri fascisti "eretici"), oppure contro esponenti dei suddetti movimenti. L'azione era condotta con metodi spettacolari, sguaiati e goliardici, tesi non solo a impaurire l'avversario, ma anche a scoraggiare eventuali suoi sostenitori più tiepidi, nonché a suscitare simpatia nell'ampia "area grigia" che non si intendeva schierare nè con l'una nè con l'altra parte. Gli squadristi si avvicinavano montando su camion aperti, cantando a squarciagola, agitando armi e manganelli, quindi assalivano praticando sistematica devastazione: le sedi o le case degli avversari venivano devastate, le suppellettili e le pubblicazioni propagandistiche bruciate sulla pubblica piazza, gli esponenti o i militanti delle fazioni avverse bastonati ("manganellati") e costretti a bere olio di ricino. In non infrequenti casi queste azioni portavano alla morte delle vittime, per le percosse o - in certi casi - per intossicazione da ricino. Meno frequenti (ma niente affatto rari) erano gli scontri a fuoco o addirittura l'uso di armi da guerra illegalmente detenute.
[modifica] Lo squadrismo e Mussolini
Lo squadrismo e Mussolini tuttavia non ebbero un rapporto idilliaco: Mussolini tollerava poco le intemperanze e la goliardia degli squadristi, che mettevano a rischio la sua strategia di trattativa con le istituzioni. Inoltre molti dei Ras erano rapidamente ascesi a posizioni di potere personale che potevano mettere in forse il primato di Mussolini. Personaggi come Italo Balbo (ras di Ferrara), Roberto Farinacci (ras di Cremona), Peppino Caradonna (ras pugliese) rappresentavano l'ala dura del fascismo, poco disposta al compromesso con le forze dell'Italia liberale, e piuttosto propensi a spingere a fondo sugli aspetti rivoluzionari. Dopo la fondazione del Partito Nazionale Fascista e prima della Marcia su Roma, molti squadristi, delusi dall'atteggiamento ritenuto troppo poco rivoluzionario del Duce, arrivarono a cantare (sull'aria di Bombacè):
"Chi ha tradito tradirà:
se con noi non marcerà
anche a Mussolini
botte in quantità"
In questa ottica diversi autori - a partire dal De Felice - ritengono che dietro molte delle scelte più radicali di Mussolini (la Marcia su Roma, il discorso in cui rivendicava inesistenti responsabilità per l'omicidio Matteotti, le leggi eccezionali del fascismo) vi fossero pressioni, addirittura minacce fisiche, da parte dei ras più importanti.
Con la "normalizzazione" le squadre fasciste tendono ad essere assorbite nell'establishment e nella Milizia, mentre i suoi esponenti vengono o accantonati ed emarginati, oppure coinvolti nel potere e neutralizzati. Fa eccezione Roberto Farinacci, il cui potere - istituzionalmente nullo - continuò a reggersi fino all'ultimo sulle squadre nel suo "feudo" cremonese. Anche se per diversi anni dopo le leggi fascistissime si verificheranno episodi di violenza squadrista, questi andarono via via scemando nel corso degli anni. Lo squadrismo in qualche maniera risorge con la Repubblica Sociale, quando i vecchi squadristi messi in disparte durante il regime, trovano l'occasione di tentare la riscossa.
[modifica] Esponenti più noti dello Squadrismo
- Leandro Arpinati
- Italo Balbo
- Arconovaldo Bonaccorsi
- Giuseppe Bottai
- Peppino Caradonna
- Auro d'Alba
- Amerigo Dumini
- Roberto Farinacci
- Luigi Freddi
- Asvero Gravelli
- Ulisse Igliori
- Renato Ricci
[modifica] Nomi di Squadre d'Azione fasciste più ricorrenti
- La Disperata
- Disperata
- Giovinezza
- Ardita
- Corridoni
- Me ne frego
- Asso di bastoni
[modifica] Principali inni e canti dello squadrismo
- Giovinezza
- Fiamme Nere
- Stornelli sull'aria del "Sor Capanna" e di Bombacè
- All'Armi!
[modifica] Bibliografia
- Giorgio Alberto Chiurco, Storia della rivoluzione fascista, Vallecchi 1929
- Renzo de Felice, Mussolini il Rivoluzionario, Einaudi - 2005
- Renzo de Felice, Le interpretazioni del fascismo, Laterza - 2005
- Mimmo Franzinelli. Squadirsti. Milano, Mondadori, 2003.
- Asvero Gravelli, I canti della Rivoluzione, Nuova Europa - 1926
- Mario Piazzesi, Diario di uno squadrista toscano, Bonacci, 1981
[modifica] Voci correlate
- Sturmabteilung
- Camicia Nera
- Squadre d'azione
- Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale
- Marcia su Roma
- Fatti di Sarzana
- Giovanni Berta
- Delitto Matteotti
- Guardia Nazionale Repubblicana
[modifica] Collegamenti
- "Littorio.com": elenco delle Squadre Fasciste, uniformologia, fotografie e gagliardetti [1]
[modifica] Note
- ^ Mario Piazzesi, Diario di uno squadrista toscano
- ^ Asvero Gravelli, I canti della Rivoluzione
- ^ Si veda a tal proposito l'intera emeroteca del giornale Il Popolo d'Italia durante il periodo rivoluzionario, esplicativa delle istanze fasciste, nonché Nicola Tranfaglia, La prima guerra mondiale e il fascismo - TEA, 1995
- ^ Giorgio Rochat: Gli arditi della Grande Guerra
- ^ Mario Piazzesi, op. cit.