Le nuvole (Aristofane)
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Le nuvole | |
di Aristofane
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Commedia
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![]() Socrate nella cesta, (XVI secolo) |
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Lingua originale | greco antico |
Composto nel | 421 a.C. - 418 a.C. |
Personaggi:
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Le nuvole (Νεφέλαι) è il titolo di una commedia di Aristofane, autore che viene considerato il maggior poeta comico di Atene e che visse tra il 450 a.C. e il 388 a.C. Viene rappresentata ancor oggi.
In essa l'autore si scaglia contro la satira - politica oppure di costume, ma quanto mai stereotipata, anche per i tempi - che veniva prodotta dai suoi rivali, ritenuta da lui comunque stucchevole.
Il titolo talvolta è reso in lingua italiana ed in forma più aulica anche come Nubi (in lingua greca il termine corrisponde a nephelai).
Il nome dell'opera è tratto dal coro, composto da nubi femmina, vale a dire aeree divinità venerate a parole dai sofisti quali Socrate, che scruta i fenomeni celesti appeso ad una cesta sopraelevata.
Le nuvole - una delle undici commedie di Aristofane giunte integre ad oggi, molte delle quali premiate all'epoca con importanti riconoscimenti - fu scritta dopo Acarnesi e i Cavalieri: è dunque pensabile che quella giunta ad oggi sia una rielaborazione risalente ad un periodo compreso tra il 421 a.C. ed il 418 a.C..
Successivamente, l'autore greco avrebbe scritto Le vespe, La pace, gli uccelli, Lisistrata, Donne alle Tesmoforie, Le rane, Donne all'assemblea (o Donne a Parlamento), Pluto.
Aristofane - in questa come in altre sue commedie - usa una lingua di grande fantasia che fa ampio uso della parodia e della satira, spingendo sul pedale della esasperazione linguistica, fino ai limiti dell'inverosimile. I suoi bersagli prediletti - oltre alla filosofia di Socrate - sono svariati e vanno dall'atteggiamento degli uomini politici, dei poeti, dei musicisti, degli scienziati e dei filosofi stessi; più in generale, puntano a mettere alla berlina ogni innovazione culturale.
[modifica] Trama
La vicenda tratta del contadino Strepsíade (in taluni testi Lesina) attorniato dai creditori, il quale pretende che suo figlio - Fidíppide (in taluni testi Tirchippide), molto indebitato per i debiti relativi le corse dei cavalli - venga educato alla scuola di Socrate, filosofo che - aggrappandosi ad ogni sofisma - insegna come prevalere in ogni scontro dialettico, anche se in posizione di evidente torto. In un primo momento Fidippide non vuole andare al "Pensatoio", così Strepsiade - disperato e perseguitato dagli strozzini - decide di recarvisi lui seppur vecchio. Appena giunto al pensatoio incontra un discepolo che gli dà un assaggio delle cose che si trattano nel "Pensatoio" (es. pulce / zanzara), dopo ciò ha un interessante incontro con degli spiritati, finalmente vede Socrate appeso ad una cesta che contempla il cielo. Socrate - dopo un breve dialogo - decide di impegnarsi ad istruirlo, quindi gli mette indosso un mantello e una corona. A questo punto il filosofo invoca l'arrivo delle Nuvole che si presentano puntuali sulla scena.
Fidìppide, dopo aver assistito alla vittoria del Discorso Ingiusto (personificazione in scena della nuova filosofia) rispetto al Discorso Giusto (personificazione a propria volta dei valori della tradizione), impara anche troppo bene la lezione, e a subirne le conseguenze sarà principalmente proprio il padre che, esasperato e picchiato dal figlio durante un litigio, darà alle fiamme il phrontistérion, nientemeno che il pensatoio dello stesso Socrate.
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