Fratelli di Gesù
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Alcuni passi del Nuovo Testamento parlano dei "fratelli di Gesù", noti anche col termine tecnico desposyni (dal greco δεσπόσυνος, del Signore, sottinteso fratelli). La questione se Gesù avesse effettivamente dei fratelli (nel senso comune del termine cioè di fratelli "carnali") oppure no è dibattuta, in particolare per le ovvie conseguenze che questo avrebbe sulla questione della verginità perpetua di sua madre Maria. Un'analisi limitata ai soli testi del Nuovo Testamento non consente di prendere posizione in modo certo né per una teoria né per l'altra, e tale incertezza ha prodotto lungo i secoli interpretazioni diverse (vedi Interpretazioni storiche sui fratelli di Gesù).
Indice |
[modifica] Premessa terminologica
Il termine 'fratello' e derivati è largamente usato nella Bibbia e non sempre con lo stesso significato.
[modifica] Testo masoretico
Nei 39 libri che compongono il testo masoretico, detto anche Antico Testamento ebraico, il termine ebraico e aramaico אח ('ah, cf. l'omofono e omologo arabo ﺍﺥ e siriaco ܐܚ) compare 635 volte, includendo i derivati (plurale, stato costrutto singolare e plurale, forma con suffisso pronominale). Secondo il Lexicon Hebraicum et aramaicum veteris testamenti dello Zorell, pietra miliare dello studio dell'ebraico biblico, il termine ampiamente polisemico può avere 12 significati diversi (dicesi polisemica una parola che può avere più significati. L'ebraico biblico, sovente definito come una lingua 'povera' in quanto il suo vocabolario è caratterizzato da un limitato numero di termini, contiene numerosi esempi di parole polisemiche). In particolare:
- "fratello", cioè figlio degli stessi genitori: p.es. Caino e Abele (Gen4,1-2); Esaù e Giacobbe (Gen25,24-26, dove si tratta propriamente di gemelli); Mosè, Aronne e Miriam (Nm26,59);
- "fratellastro", cioè fratello dello stesso padre ma madre diversa: p.es. i dodici figli che Giacobbe ebbe da quattro donne diverse (Gen35,22-26;37,4;42,3;42,4;42,13);
- "parente" o "cugino", cioè generico appartenente alla cerchia familiare (cugino di vario grado, nipote = figlio del figlio, nipote = figlio del fratello): p.es. Abramo chiamava 'fratello' suo nipote (figlio del fratello) Lot (Gen11,27;13,8;14,14;14,16), e lo stesso dicasi per Labano verso suo nipote Giacobbe (Gen29,15). In 1Cr23,22 il termine 'fratelli' viene usato per indicare i figli del fratello del padre, cioè i cugini di primo grado; in Lv10,4 indica i figli del cugino di primo grado;
- "membro di una stessa tribù", intendendo con tribù i 12 raggruppamenti etnici relativi ai figli di Giacobbe-Israele: p.es. Nm8,26; 2Sam19,11-13);
- "collega", cioè individuo accomunato da un medesimo incarico di tipo religioso, civile, militare: p.es. 2Cr31,15; 1Re20,32; 1Sam30,23;
- "prossimo", cioè individuo di pari grado sociale verso il quale si hanno precisi obblighi morali: p.es. Ger9,3; Ez47,14;
- "compagno nella fede", significato che nella successiva tradizione cristiana darà origine al termine 'frate': p.es. Dt1,16; Sal 133,1 (Sal132,1 nella ordinazione della Vulgata, ripresa anche dalla Bibbia CEI).
[modifica] Settanta
Nel greco classico precristiano (v. p.es. Euripide, Erodoto, Platone, Senofonte), lingua molto più complessa ed articolata dell'ebraico biblico, il termine αδελφός e derivati (in particolare il femminile αδελφή, sorella) occupa un campo semantico molto limitato, indicando solitamente i figli degli stessi genitori o, al più, con un solo genitore comune (italiano 'fratellastro'). L'etimologia è connessa a δελφύς (utero) + α da indoeuropeo *sm̥ "uno, unico, stesso", quindi lett. 'figli dello stesso utero'. Già nel greco classico, tuttavia, il significato è più ampio, similmente all'italiano 'fratello': non indica solo i figli della stessa madre ma anche quelli dello stesso padre. Se il termine è applicato al di fuori della immediata sfera familiare lo è con intento elogiativo o iperbolico.
È fondamentale evidenziare che tale accezione semantica ristretta del termine adelfòs e derivati propria del greco classico non può essere applicata in toto ai successivi testi redatti in greco ellenistico di matrice semita, in primis la Settanta (o LXX, traduzione greca del testo masoretico più altri scritti, detti deuterocanonici, realizzata tra III e I sec. a.C.) e soprattutto il Nuovo Testamento. In tali opere infatti il testo è impregnato di semitismi, vale a dire particolari fenomeni sintattici, linguistici, morfologici propri delle lingue semitiche (ebraico e aramaico) ma estranei alla lingua greca. Si potrebbe dire che gli scrittori della Settanta e del Nuovo Testamento hanno implementato, con lettere e parole greche, frasi e significati semitici.
Come esempi dei vari significati del termine adelfòs nella LXX, che compare 926 volte al maschile e 122 al femminile, possono essere pertanto esaminati gli stessi loci esemplificativi indicati a proposito del testo masoretico, in quanto nei restanti libri deuterocanonici il termine non si colora di altre sfumature particolari.
[modifica] Nuovo Testamento
I 27 libri del Nuovo Testamento, al pari della LXX, sono scritti in un greco ellenistico caratterizzato da numerosi semitismi. In essi il termine adelfòs e derivati compare 343 volte, il femminile adelfè 26 volte.
Circa il significato che tale parola riveste nei vari contesti occorre, come visto anche per la LXX, tenere conto della polisemia che caratterizza il termine semitico. In particolare può indicare (per i 'fratelli' di Gesù v. dopo):
- "fratello" in senso proprio, figli degli stessi genitori: p.es. i fratelli Giacomo e Giovanni sono figli di Zebedeo con la stessa madre (Mt4,21 e Mt27,56);
- "fratellastro", avendo un solo genitore in comune: p.es. in Mt1,2 Giacobbe è detto padre di Giuda e dei sui fratelli, alcuni dei quali (sei su tredici) erano figli di altre mogli di Giacobbe; Erode Antipa è detto fratello di Filippo (Mt14,3;Lc3,1), ed entrambi erano figli di Erode il Grande ma con mogli diverse (rispettivamente con Maltace e Cleopatra di Gerusalemme);
- "parente" o "cugino": nel Nuovo Testamento non si trova alcun esempio che possa essere chiaramente ed esplicitamente ricondotto a tale significato, come avviene p.es. nel caso di Abramo e Lot nella LXX che sono esplicitamente descritti come 'fratelli' (Gen13,8 nonostante la parentela sia indiretta Gen11,27). Secondo l'interpretazione cattolica, nel Nuovo Testamento un esempio implicito è presente in Gv19,25, dove è menzionata la presenza sotto la croce della "madre di Gesù e la sorella (αδελφή) della madre di lui Maria di Cleofa e Maria Maddalena". Essendo improbabile che due sorelle si chiamassero entrambe Maria, per quanto il nome fosse diffusissimo all'epoca, ne deriverebbe che fossero appunto 'parenti' o 'cugine' (su tale identificazione v. dopo).
- "discepolo" diretto di Gesù, tra cui anche gli Apostoli: p.es. Mt23,8;25,40;28,10;Gv20,17. In alcuni passi (Gv2,12;7,3;At1,13-14) il termine 'fratelli' è chiaramente distinto dai 'discepoli' (μαθητάι, mathetài);
- "credente" in generale: v. p.es. Mt5,22-24;7,3-5;12,48-50;At15,23;17,6;Gal6,18;Eb2,17;1Pt2,17;5,9.
Oltre al termine "fratelli" nel greco del nuovo testamento sono presenti anche altri termini indicanti legami di parentela di vario tipo:
- συγγεννής (singhenès), 12 volte nel Nuovo Testamento, letteralmente 'con-nato' (v. l'italiano 'cognato'), cioè della stessa stirpe, parente. Indica p.es. la parentela tra Maria ed Elisabetta (Lc1,36). Quando Giuseppe e Maria smarriscono Gesù a Gerusalemme e lo cercano tra i 'parenti' (Lc2,44). In senso più ampio è p.es. usato da Paolo per indicare l'intero popolo d'Israele, suoi 'parenti' secondo la carne (Rm9,3). Il sostantivo astratto derivato singhèneia ricorre 3 volte, p.es. quando Elisabetta e Zaccaria volevano chiamare loro figlio Giovanni e i vicini e i parenti fecero notare loro che non c'era nessuno con quel nome nel 'parentado' (Lc1,61). In alcuni loci (p.es. Lc21,16) il termine 'parenti' è chiaramente distinto da 'fratelli';
- ανεψιός (anepsiós), tradotto solitamente con "cugino" ma indicante una parentela più meno remota non chiaramente definita. Compare tre volte nella LXX. Nel Libro di Tobia (Tb7,2;9,6) indica la parentela tra Tobi e Gabael. Tale parentela, di grado appunto non definibile, era sicuramente lontana, almeno dal punto di vista geografico: Tobi risiedeva a Ninive, in Mesopotamia, mentre Gabael a Ecbatana, nella Media (attuale Iran). In Nm36,11-12 il termine 'cugini' indica generici appartenenti alla stessa tribù di Manasse. Notare come in 1Cr23,22 LXX, nel caso di veri e propri cugini di primo grado non viene usato anepsiòs ma adelfòi. Nel Nuovo Testamento il termine è usato una sola volta in Col4,10, dove è indicata la parentela di Marco e Barnaba. Anche in tale caso, come nel Libro di Tobia, la parentela non è definita ma comunque lontana: Marco (suo nome latino) o Giovanni (suo nome ebraico) risiede a Gerusalemme (At12,12), mentre Barnaba (epiteto di Giuseppe) è originario di Cipro (At4,36).
[modifica] Citazioni esplicite nel Nuovo Testamento
Prima di addentrarsi nella controversa interpretazione circa l'effettivo legame esistito tra Gesù e i suoi 'fratelli' è fondamentale, come per qualunque trattazione storico-critica, esaminare le testimonianze relative a tali personaggi.
In alcuni passi il Nuovo Testamento parla esplicitamente di αδελφόι di Gesù. Si tratta di:
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«Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: «Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre» (Mc 3,31-34;Mt12,46-50;Lc8,19-21) |
- un altro episodio narrato sinotticamente da Marco e Matteo dove vengono riferiti anche i nomi dei 'fratelli' (nel passo parallelo di Lc4,22 Gesù è definito semplicemente 'figlio di Giuseppe', senza altre indicazioni di parentela):
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«Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses (Giuseppe), di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?». E si scandalizzavano di lui. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua» (Mc 6,3-4;Mt13,55-56) |
- un accenno e un episodio contenuti in Giovanni:
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«Dopo questo fatto, discese a Cafarnao insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli e si fermarono colà solo pochi giorni.» (Gv 2,12) |
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«I suoi fratelli gli dissero: «Parti di qui e va' nella Giudea perché anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu fai. Nessuno infatti agisce di nascosto, se vuole venire riconosciuto pubblicamente. Se fai tali cose, manifèstati al mondo!». Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui. Gesù allora disse loro: «Il mio tempo non è ancora venuto, il vostro invece è sempre pronto. Il mondo non può odiare voi, ma odia me, perché di lui io attesto che le sue opere sono cattive. Andate voi a questa festa; io non ci vado, perché il mio tempo non è ancora compiuto». Dette loro queste cose, restò nella Galilea. Ma andati i suoi fratelli alla festa, allora vi andò anche lui; non apertamente però: di nascosto.» (Gv 7,3-10) |
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«Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui.» (At 1,14) |
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«Non abbiamo il diritto di portare con noi una donna credente (lett. 'sorella': moglie, con-missionaria o perpetua?), come fanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa?» (1Cor 9,5) |
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«degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore.» (Gal 1,19) |
Un esame oggettivo limitato a questi passi, gli unici del Nuovo Testamento nei quali si parli esplicitamente dei 'fratelli', conduce alle seguenti considerazioni:
- i nomi dei quattro 'fratelli' sono Giacomo, Ioses (variante ellenista di Giuseppe), Giuda e Simone;
- 'fratelli' e 'sorelle' appaiono sempre in compagnia di Maria, madre di Gesù. Di loro però non viene mai indicata una parentela diretta con Maria o Giuseppe. Solo Gesù viene indicato come 'figlio di Maria' o 'figlio di Giuseppe';
- I 'fratelli' non presero sul serio il ministero di Gesù sino alla sua risurrezione: in Atti 1 troviamo i 'fratelli' e Maria madre di Gesù riuniti con la comunità dei credenti. Giacomo e Giuda furono gli autori delle loro rispettive lettere del Nuovo Testamento (Gd1,1). Giacomo in particolare rivestì un ruolo primario nella conduzione della chiesa apostolica di Gerusalemme, dopo che Gesù gli apparve (1Cor15,7).
[modifica] Le tre Marie
Prima di esaminare i possibili passi impliciti relativi ai 'fratelli' di Gesù, è fondamentale affrontare una questione apparentemente marginale ma che si dimostra fondamentale nella delineazione di un quadro d'insieme: l'identificazione sinottica delle donne presenti al momento della crocifissione (Mt27,56;Mc15,40;Gv19,25 il Vangelo di Luca in 23,49 ne registra la presenza ma senza fornire nomi):
Matteo 27,56 | Marco 15,40 | Giovanni 19,25 |
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tra le quali c'era(no) | c'erano poi anche delle donne da lontano osservanti tra le quali anche | stavano poi presso la croce di Gesù |
Maria Maddalena | Maria Maddalena | sua madre |
e Maria madre di Giacomo e di Giuseppe | e Maria madre di Giacomo il Minore e di Ioses | e la sorella di sua madre Maria di Cleofa |
e la madre dei figli di Zebedeo | e Salome | e Maria Maddalena |
Il testo di Gv19,25 indica che le discepole presenti al momento della crocifissione di Gesù sono tre donne, tutte di nome Maria. Può apparire strano che l'evangelista non citi Salome, identificabile con la madre dei figli di Zebedeo[2], cioè la madre dello stesso evangelista Giovanni. Tale 'dimenticanza' può essere intesa come una tacita accettazione dell'invito di Gesù a Giovanni a prendere con sé Maria come madre (Gv19,26-27): l'evangelista non testimonia la presenza di sua madre Salome perché in quel momento Maria era sua madre. Stando a Giovanni dunque le tre Marie sono:
- Maria madre di Gesù
- Maria Maddalena
- Maria di Cleofa, che il testo dice esplicitamente 'sorella' di sua madre.[3] Secondo l'interpretazione cattolica, essendo improbabile che due sorelle si chiamassero entrambe Maria, il termine adelfé va inteso come 'parente' o 'cugina'. Dal confronto coi passi paralleli Maria di Cleofa risulta essere madre di Giacomo il Minore (detto in Mt10,3;Mc3,18;Lc6,15;At1,13 'figlo di Alfeo') e di Giuseppe-Ioses suo fratello (Mt27,56;Mc15,40). L'identificazione di Alfeo con Cleofa si basa sul corrispettivo aramaico e consonantico del nome Hlpy: può essere traslitterato fedelmente all'aramaico in 'Alfaios con spirito aspirato iniziale (non reso nella comune translitterazione latina), dittongo ai con valore fonetico 'e lunga', suffisso maschile greco os; oppure può essere ellenizzato[4] nell'omoconsonantico Klopas sulla falsariga del nome femminile Cleopatra, come fatto da Giovanni.
Tale interpretazione tradizionale delle tre donne in epoca moderna viene contestata dagli esegeti protestanti e da qualche esegeta cattolico. Secondo questi, le donne di Gv19,25 sono quattro: la "sorella di Maria" e "Maria di Cleofa" sarebbero due persone diverse, poiché è assai improbabile che due sorelle abbiano lo stesso nome. In tal caso se ne otterrebbe una menzione di una anonima zia materna di Gesù della quale non si ha alcuna traccia nell'intero Nuovo Testamento e nella storiografia successiva.
[modifica] Possibile quadro d'insieme
Per una corretta interpretazione della questione è fondamentale un esame comparato dei personaggi nominati nel Nuovo Testamento che possono essere implicitamente identificati con i 'fratelli' esplicitamente indicati (Giacomo, Ioses-Giuseppe, Giuda, Simone). Oltre al Nuovo Testamento, un apporto fondamentale viene fornito da alcune testimonianze riportate da Eusebio di Cesarea nella sua Storia ecclesiastica, scritta in greco e databile tra il 323 e il 326, opera che si dimostra di una preziosità incommensurabile nello studio della storia della Chiesa primitiva. Nel caso dei 'fratelli' di Gesù le notizie riportate da Eusebio sono esplicitamente tratte da un autore cristiano precedente, Egesippo, vissuto nel II secolo in Palestina, la cui opera è andata perduta.
Tra parentesi occorre notare che varie informazioni attinenti alla questione potrebbero essere tratte dal testo apocrifo detto Protovangelo di Giacomo. Siccome tale opera però si dimostra palesemente errata in alcuni punti verificabili (p.es. l' 'asilo' femminile per bimbe meritevoli presente nel tempio di Gerusalemme), difficilmente le altre affermazioni non verificabili possono essere assunte come storicamente valide.
L'esame dei "fratelli" e degli omonimi presenti nel Nuovo Testamento non appare semplice per due motivi:
- il Nuovo Testamento non è interessato a fornire informazioni parentali circa Gesù, se non con limitati e disorganici accenni, ma a descrivere il suo ministero salvifico;
- i quattro nomi in questione erano diffusissimi nella Palestina di quel tempo, e lo stesso dicasi per il femminile Maria.
Venendo propriamente ai 'fratelli' di Gesù, gli omonimi personaggi del Nuovo Testamento sono:
[modifica] Giacomo
- Giacomo "fratello" di Gesù (Mc6,3-4;Mt13,55-56), che secondo Eusebio di Cesarea (St. Eccl. 1,12,1;1,12,4 en; St Eccl. 2,23,4 en)[5] e Giuseppe Flavio[6] coincide col Giacomo che guidò la comunità cristiana di Gerusalemme (At12,17;15,13;21,18;Gal1,19;2,9). In Gal1,19 è da Paolo definito 'apostolo'. Dalla tradizione successiva (v. St Eccl. 2,23,4 en, v. anche il De Viri illustribus di Girolamo[7]) venne chiamato Giusto. Eusebio di Cesarea lo identifica come il Giacomo autore dell'omonima lettera (St Eccl. 2,23,25 en), dove nell'incipit di tale scritto si autoidentifica come 'servo' di Gesù Cristo, non 'fratello'. Sempre Eusebio di Cesarea (St. Ecc. 2,1,2) riporta che "era chiamato figlio di Giuseppe", facendosi portavoce dell'antica interpretazione degli adelfòi come fratellasti.
- Giacomo il Minore (Mc15,40), apostolo (Mt10,3;Mc3,18;Lc6,15;At1,13), fratello di Giuseppe-Ioses (Mc15,40;Mt27,56), figlio di Alfeo-Clèofa (varianti dell'aramaico ellenizzato halfay) (Mt10,3;Mc3,18;Lc6,15;At1,13) e di una anonima Maria (Mc15,40;Mc16,1;Mt27,56;Lc24,10) che nella tradizionale teoria delle 3 donne è identificata con la Maria moglie di Alfeo-Clèofa (Gv19,25).
- Giacomo il Maggiore (cosiddetto in opposizione al 'minore'), apostolo, fratello di Giovanni e figlio di Zebedeo e Salome. Fu fatto uccidere da Erode Agrippa nel 42 (At12,2).
[modifica] Giuseppe
- Giuseppe-Ioses, "fratello" di Gesù (Mc6,3-4;Mt13,55-56)
- Giuseppe-Ioses, fratello di Giacomo il Minore (Mc15,40;Mt27,56), figlio di una anonima Maria (Mc15,40;15,47;Mt27,56) che nella tradizionale teoria delle 3 donne è identificata con la Maria moglie di Alfeo-Clèofa (Gv19,25).
[modifica] Giuda
- Giuda "fratello" di Gesù (Mc6,3-4;Mt13,55-56). Eusebio di Cesarea lo definisce "detto (verbo kalèo) fratello (adelfòs) suo (di Gesù) secondo la carne" (St. Eccl. 3,20,1 en). Da notare che non lo dice 'essere' fratello di Gesù, ma 'detto' fratello di Gesù, che può anche essere inteso 'cosiddetto'.
- Giuda Apostolo, indicato nelle elencazioni degli apostoli come "Taddeo" (Mt10,2-4;Mc3,16-19) e "Giuda di Giacomo" (Lc6,14-16;At1,13). Il "di Giacomo" va inteso sicuramente come parentela. Solitamente il genitivo applicato a un nome proprio, sul calco delle lingue semitiche, indica la paternità (genitivo patronimico), dunque "Giuda (figlio) di Giacomo". Nel caso presente tuttavia è molto più sensato intendere che Lc abbia voluto esplicitare di un legame di parentela col Giacomo 'fratello' del Signore di cui sopra, che godeva di un'ottima fama e autorità tra i cristiani, che non la segnalazione patronimica di un oscuro Giacomo sconosciuto ai cristiani di allora. Altri apostoli sono identificati non con epiteti patronimici ma con l'esplicitazione del legame fraterno: Andrea fratello di Pietro (Mt10,2;Lc6,14), Giovanni fratello di Giacomo (Mt10,2;Mc3,17), che è figlio Zebedeo (notare come la parentela fraterna venga epiteticamente preferita a quella paterna). L'opzione "Giuda (fratello) di Giacomo" è preferibile anche perché in accordo con l'attribuzione a lui della neotestamentaria Lettera di Giuda, nell'incipit della quale si autoidentifica «Servo di Gesù Cristo, fratello di Giacomo».
- Giuda Iscariota, il traditore.
[modifica] Simone
- "Simone" 'fratello' di Gesù. Eusebio di Cesarea ne fornisce informazioni particolarmente utili: succedette a Giacomo nella guida della comunità di Gerusalemme; fu figlio di Klopa (=Alfeo-Clèofa); soprattutto, "fu cugino (anepsios), come dicono (verbo femì), del Salvatore, infatti Egesippo ricorda che Clopa fu fratello di Giuseppe"(St. Eccl. 3,11,2 en). Le stesse informazioni sono contenute in St. Eccl. 4,22,4 en dove Eusebio cita ancora Egesippo, secondo il quale dopo il martirio di Giacomo il Giusto "Simone, il figlio dello zio del Signore, Klopa, fu nominato vescovo successore. Tutti lo proposero come secondo vescovo poiché era cugino (anepsiòs) del Signore". Nell'interpretazione protestante l'informazione di Eusebio circa questa parentela non viene ritenuta attendible.
- Simone Apostolo, indicato nelle elencazioni degli apostoli come "Cananeo" (Mt10,4;Mc3,18) e "Zelota" (Lc6,15;At1,13). Questi due epiteti sono il medesimo: 'Cananeo' non va inteso come 'abitante di Cana', come ritennero alcuni antichi autori come Girolamo, ma è la translitterazione ellenizzata dell'aramaico qen'ana' corrispondente al greco zeloten, 'dotato di zelo', 'zelante'. Nelle elencazioni degli apostoli, escludendo Giuda Iscariota in ultima posizione, compare sempre associato a Giuda Taddeo e Giacomo il Minore, cosa che potrebbe suggerire, senza però alcun indizio storicamente fondato, un particolare legame con loro (fratelli?).
- Simone-Pietro, capo degli Apostoli, fratello di Andrea.
[modifica] Le possibili interpretazioni
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Per approfondire, vedi la voce Interpretazioni storiche sui fratelli di Gesù. |
La questione dell'interpretazione degli adelfòi di Gesù, data la frammentarietà e ambiguità delle fonti, è controversa e dunque motivo di discussione tra storici, biblisti e teologi delle varie confessioni, e tali discussioni non possono muoversi che sul piano delle ipotesi. Tra queste ipotesi ve ne possono essere alcune più verosimili e altre meno, ma la questione potrebbe essere risolta con chiarezza e definitività solo se si ritrovasse una sorta di esplicito albero genealogico del Salvatore della sua epoca.
Tre sono le ipotesi che circolavano già nei primi secoli della cristianità, secondo le quali il termine greco adelfòi può corrispondere a:
- cugini o parenti;
- fratelli;
- fratellastri, cioè figli di Giuseppe con una prima moglie di cui sarebbe rimasto vedovo prima di risposarsi con Maria;
ed una quarta ipotesi, contemporanea, sostenuta recentemente dalla Scuola esegetica di Madrid
- collaboratori nel ministero apostolico
[modifica] Voci correlate
- Interpretazioni storiche sui fratelli di Gesù
- Maria, madre di Gesù
- Ossario di Giacomo
- Sposa di Gesù
- Elvidio
[modifica] Note
- ^ Il motivo di tale 'scontrosità' di Gesù, apparentemente immotivata in Mt e Lc, appare con chiarezza nella narrazione di Mc. Pochi versetti prima infatti (Mc3,20-22) è scritto che "i suoi (parenti) volevano afferrare lui". Il motivo non chiaro di tale intervento forzoso può essere motivato da un genuino interesse verso la salute di Gesù, così occupato nel ministero da non riuscire neppure a mangiare. Più verosimilmente, può essere motivato da una iniziale mancanza di fede nei confronti di Gesù (v. anche Gv7,5), in linea con la valutazione della commissione ufficiale inviata dalle autorità di Gerusalemme. In questo caso è improbabile che Maria, che conosceva bene la sua origine soprannaturale (v. Lc1,30-33), condividesse tale sfiducia (v. Gv2,1-5). Probabilmente era stata coinvolta dai 'fratelli', preoccupati più per l'onore della famiglia che per la salute di Gesù, per ricondurre Gesù al buon senso.
- ^ La Salome di Mc non può essere identificata con la "Maria madre di Giacomo e Giuseppe" di Mt: in tal caso sarebbe madre di Giovanni (l'evangelista); Giacomo 'Maggiore' fratello di Giovanni; Giuseppe-Ioses; Giacomo 'Minore' fratello di Giuseppe-Ioses. Avrebbe dunque due figli di nome Giacomo.
- ^ L'assenza della congiunzione και tra 'sorella della madre di lui' e 'Maria di Cleofa' ne implica l'identificazione (negli antichi manoscritti greci, come anche ebraici, non esistevano segni di punteggiatura che potessero supplire a tale congiunzione paratattica).
- ^ L'ellenizzazione dei nomi semiti era comune in epoca ellenista: v. p.es. Sila = Silvano; Gesù-Giosuè = Giasone; Saulo = Paolo...
- ^ Il fatto che la lingua greca usata da Eusebio non sia di matrice semitica come quella della LXX e del Nuovo Testamento può portare a pensare che quando lo storico usa il termine adelfòs nel caso di Giacomo intenda un fratello in senso proprio, altrimenti adotterebbe anepsiòs, come infatti usa per Simone (v. dopo). Tuttavia è verosimile che applicando tale epiteto parentale abbia voluto riproporre il titolo neotestamentario che si è tramandato tradizionalmente: p.es. quando indichiamo il santo di Assisi come Francesco, non significa che ignoriamo che il suo effettivo nome di battesimo era Giovanni, semplicemente lo indichiamo così perché da secoli è conosciuto in tale maniera.
- ^ "Anano […] convocò il sinedrio a giudizio e vi condusse il fratello di Gesù, detto il Cristo, di nome Giacomo, e alcuni altri, accusandoli di trasgressione della legge e condannandoli alla lapidazione" (Antichità Giudaiche 20,200).
- ^ "Giacomo, chiamato fratello del Signore, soprannominato il Giusto, alcuni ritengono che fosse figlio di Giuseppe con un'altra moglie ma a me pare piuttosto il figlio di Maria sorella della madre di nostro Signore di cui Giovanni fa menzione nel suo libro".
[modifica] Bibliografia
- Giorgio Pegoraro. Il mistero dei fratelli di Gesù che non erano figli di Maria su Il Giornale di Vicenza. 21 febbraio 2006, pag.25 (fonte per la redazione della voce).
- Renato Romizi. Greco Antico - Seconda edizione - Vocabolario Greco/Italiano Etimologico e ragionato. Zanichelli, ottobre 2005. ISBN 880807695.
- Roberto Nisbet. cap. XI I fratelli e le sorelle di Gesù in Ma il Vangelo non dice così. Torino, Claudiana.
- Jean Gilles. I «fratelli e le sorelle» di Gesù. Per una lettura fedele dei Vangeli. Torino, Claudiana 1985.
- David Donnini. Cristo, Una vicenda storica da riscoprire. Roma, Erre Emme Edizioni, 1994.
- Autori vari. Nuovo Dizionario Enciclopedico Illustrato delle Bibbia. Piemme Editore, 2005.
- Fra Tommaso Maria di Gesù, al secolo Pasquale Calvanese. Bibbia e cristiani a confronto. Palermo, Herbita.
[modifica] Collegamenti esterni
Tra i molteplici siti trattanti la questione dei 'fratelli' di Gesù, sono da segnalare per corretta metodologia storico-critica:
Siti non confessionali
Siti evangelici e protestanti:
- Paolo Castellina, I fratelli e le sorelle di Gesù, su www.riforma.net
- Giacinto Butindaro, La Chiesa Cattolica Romana, scaricabile in formato .doc o .pdf
- (EN) I legami familiari di Gesù - di Ángel Manuel Rodríguez
- (EN) Gesù ebbe fratellastri carnali?
- (EN) Sito battista
- (EN) I fratelli di Gesù Datato (1865) ma ricchissimo e completo esame della situazione a cura del vescovo anglicano J. B. Lightfoot.