Francesco Arquati
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Francesco Arquati (Filettino, 27 settembre 1810 – Roma, 25 ottobre 1867) è stato un patriota italiano.
Nato in un piccolo comune al confine tra lo Stato Pontificio e quello borbonico, figlio di Vincenzo e di Sinforosa; si diede alla vita politica, fece parte del governo cittadino e nel 1851 fu ricompreso nella terna per la nomina a priore, in seguito amplia i suoi sentimenti risorgimentali lontano dal suo paese di origine, prima a Subiaco e poi a Roma.
Nel 1844, nella parrocchia romana di S. Crisogono, sposò Giuditta Tavani Arquati, nata a Roma il 30 aprile 1830 da Giustino e da Adelaide Mambor. Egli l'aveva conosciuta appena quattordicenne, frequentando il magazzino di stoffe del padre di lei. Trasferitosi a Subiaco, insieme alla moglie seguì un percorso politico pervaso di spirito patriottico ed allevando nove figli. Nel 1865 la famiglia si trasferiva a Roma in Piazza S. Ruffina, n. 22 in Trastevere.
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[modifica] La storia d'amore tra Giuditta Tavani e Francesco Arquati
I due si incontrano nel 1848 e, malgrado la giovanissima età di Giuditta, lei vede in Francesco il suo uomo che, come lei, è amante della Libertà. Si sposano subito e combattono insieme per la difesa della Repubblica Romana, che purtroppo cade in mani francesi nel 1849. Allora seguono i fuorusciti verso l’Adriatico, con Garibaldi, e si rifugiano a Venezia. Successivamente, ancora ricercati passano nelle Romagne, dove continuano a cospirare, poi rientrano in Roma nascostamente per organizzare la liberazione. Qui frequentano la casa ed il lanificio di Giulio Ajani (1835-1890), altro patriota totalmente dimenticato, alla Lungaretta in Trastevere.
[modifica] La battaglia nel lanificio Ajani
La mattina del 25 ottobre 1867 una quarantina di patrioti, di cui 25 romani, si erano riuniti in via della Lungaretta 97, nel rione romano di Trastevere, nella sede del lanificio di Giulio Ajani. Il gruppo, che cospirava contro il governo di Pio IX, si auspicava un intervento diretto di Giuseppe Garibaldi a Roma. Lo Scontro di Villa Glori del 23 ottobre 1867, poteva far pensare che fosse l'inizio di una rivolta.
Alla riunione partecipavano anche Francesco Arquati, con la moglie e uno dei tre figli della coppia, Antonio.
Verso le 12 e mezzo, una pattuglia di zuavi giunta da via del Moro e attaccò la sede del lanificio. I congiurati cercarono di resistere al fuoco. In poco tempo, però, le truppe pontificie ebbero la meglio e riuscirono a farsi strada all'interno dell'edificio. Alcuni congiurati riuscirono a fuggire, mentre altri furono catturati. Sotto il fuoco zuavo rimasero uccise 9 persone, tra cui Giuditta Tavani Arquati, incinta del quarto figlio, il marito Francesco Arquati e il loro giovane figlio Antonio. I resti mortali di Giuditta, del marito Francesco Arquati e del figlio Antonio, nel 1939 furono trasportati nel Monumento Ossario del Colle sul Gianicolo.[1][2]
[modifica] Note
[modifica] Bibliografia
- Filippo Caraffa. Storia di Filettino . , Biblioteca di Latium, 1989 .