Famagosta
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Famagosta | |
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Αμμόχωστος, Gazimağusa | |
Stato: | ![]() |
Distretto: | Distretto di Famagosta |
Coordinate: | |
Abitanti : | 63.091 () |
Coordinate: Famagosta (Αμμόχωστος in greco, Gazimağusa in turco) è una città (63.091 abitanti) situata sulla costa orientale dell'isola di Cipro.
Indice |
[modifica] Storia
La città era nota in antichità come Arsinoe (in onore di Arsinoe d'Egitto), quindi come Ammochostos (che significa "nascosta nella sabbia") che è il nome con cui è conosciuta oggi in Grecia. Questo stesso nome si sviluppò in Famagosta/Famagusta, usato nelle lingue europee occidentali e nel nome turco di Mağusa (Gazi è un prefisso turco che significa "glorificata"). Sembra che abbia avuto il suo massimo splendore nel XIII secolo, quando i cristiani in fuga dalla Siria e dalla Palestina vi si insediarono e la svilupparono in una città florida.
[modifica] Periodo genovese
Nel 1372 Famagosta venne conquistata da Genova, il cui dominio dura fino all'arrivo dei veneziani.
[modifica] Periodo veneziano
Il suo declino si ebbe dopo una rivolta nel XIV secolo e nel XV secolo, quando i veneziani la conquistarono nel 1489, aveva già visto i suoi tempi migliori. I veneziani la risvilupparono, costruendo delle massicce mura attorno alla città vecchia, che esistono in gran parte ancora oggi. Il bastione Martinengo è un eccellente esempio di fortificazione alla moderna, in quanto fornisce protezione alle mura da ambo i lati. Questo porto fu l'ultimo a cadere in mano turca dopo un lungo assedio. I promessi rinforzi alla città non giunsero mai da Venezia (provenienti da Suda, nell'isola di Creta), ma la strenua tenuta di questa roccaforte fu determinante per organizzare la battaglia di Lepanto e tenere i turchi occupati più a lungo. Il brutale ed inspiegabile supplizio al quale fu sottoposto il Governatore di Famagosta, Marco Antonio Bragadin echeggiò in tutto il Mediterraneo.
[modifica] Conquista turca
L'isola di Cipro fu iniziata nel 1570, i Turchi presero l'iniziativa dopo la notizia di uno scoppio nell'Arsenale di Venezia che aveva distrutto il magazzino delle polveri e dei legnami, probabilmente un sabotaggio ad opera di agenti al soldo del sultano Selim II, e dopo che l'ultimatum turco fu rifiutato dal Senato Veneziano. Nel luglio del 1570 la forza d'invasione sbarcò a Cipro, era formata da circa 100 mila soldati e per prima cosa la forza d'invasione attaccò la capitale di Cipro, Nicosia che era difesa dal governatore civile Nicolò Dandolo, ma la città non aveva abbastanza viveri e i mezzi necessari per resistere ad un lungo assedio, cadde il 9 settembre dopo che i turchi uccisero a tradimento i 500 italiani e il governatore che si erano rifugiati nel palazzo del governatore, dove si tentava l'ultima e disperata resistenza, e che avevano accettato la resa in cambio della vita, i turchi inoltre massacrarono l'intera popolazione della città, tranne per 2000 giovani i quali furono inviati come schiavi del sesso di Instabul.
Ma Famagosta non è così indifesa come Nicosia, nel periodo dell'assedio della capitale cipriota il senatore veneziano Marco Antonio Bragadin aveva rinforzato le difese e accumulati viveri e munizioni a sufficienza per un lungo assedio, il sistema difensivo efficace e innovativo. Le fortificazioni, opera del celebre architetto Sammicheli, sono frutto delle piu' avanzate concezioni belliche: la cinta rettangolare delle mura, lunga quasi quattro chilometri e rafforzata ai vertici da possenti baluardi, e' intervallata da dieci torrioni e coronata da terrapieni larghi fino a trenta metri. Alle spalle le mura sono sovrastate da una decina di forti, detti "cavalieri", che dominano il mare e tutta la campagna circostante, mentre all'esterno sono circondate da un profondo fossato. La principale direttrice d'attacco e' difesa dall'imponente massiccio del forte Andruzzi, davanti al quale si protende, piu' basso il forte del Rivellino. La cavalleria turca, dopo una galoppata di circa 50 chilometri, raggiunge i pressi di Famagosta subito dopo la distruzione di Nicosia, porta infilzate sulle lance le teste del governatore Dandolo e di tutti gli altri dignitari, comandanti e magistrati di Nicosia. Per spaventare i difensori Mustafa' Pascia' invia a Famagosta, racchiusa in una cesta, la testa del governatore di Nicosia, Niccolo' Dandolo. Ma il Capitano Generale di Famagosta, Marcantonio Bragadin, di antico e nobile casato veneziano, non s'impressiona, respinge ogni intimidazione di resa e da' tutte le disposizioni necessarie per quella lunga ed eroica resistenza "che restera' sempre monumento di gloria negli annali militari". Bragadin ed i suoi uomini sono convinti che Venezia non li lascera' in balia del turco e che, prima o dopo, arriveranno i sospirati e promessi soccorsi. Ma oramai l'anno è troppo avanzato per permettere un assedio regolare e Lalà Mustafa si limitò a bloccare la città via terra e di lasciare 40 galee nelle acque cipriote. Quindi arrivarono degli insperati aiuti dalla Repubblica di Venezia, infatti il 26 gennaio 1571 Marco Antonio Querini con 16 galee e 3 mercantili provenienti dalla base veneziana di Candia disperse le 7 galee turche che bloccavano la città, distruggendone 4, quindi dopo aver catturato due navi piene zeppe di rifornimenti destinati agli ottomani e dopo aver creato gravi danni alle comunicazioni e alle torri di guardia turche rafforzò con 1600 soldati, munizioni e viveri la città assediata sbarcò verso Creta con tutti i non combattenti, i malati ed i feriti di Famagosta. Sul finire dello stesso inverno sbarcò a Famagosta un'altro contigente veneziano formato da 800 soldati provenienti addirittura di Venezia con una lettera di incoraggiamento che il Senato indirizzava alla "nostra carissima e fedele città di Famagosta", prova che Venezia non si era dimenticata di Famagosta, infatti anche nei negoziati con il gran visir Sokolli, pur cedendo su molte cose, si mantenevano fermi sul trattamento onorevole della guarnigione di Famagosta, cosa a cui Sokolli aveva dato garanzia. Finito l'inverno, nella primavera 1571 il sultano inviò circa 200 navi all'indirizzo di Cipro con a bordo circa 250.000 uomini, ma " solo" 100.000 di essi erano soldati, mentre gli altri erano i zappatori incaricati di scavare le trincee sulle roccie in direzione delle mura della città. Inoltre i turchi tentarono di distruggere le mure attraverso gallerie che dovevano avere grossi quantitavi di polvere da sparo, ma i veneziani li respinsero scavando gallerie sotto di quelle ottomane per rubargli la polvere da sparo, o facendole esplodere semplicemente. Quindi Lalà Mustafà disponeva alla fine di maggio di 74 cannoni, tra cui 9 basilischi, quindi la morsa turca incominciò a stringersi, i cannoni ottomani fecero breccie in molte parti delle mure, ma ogni apertura era sempre riempita con sacchi di sabbia, con provocazione beffarda i Turchi issavano il vessillo veneziano catturato a Nicosia, il comandante militare della città il perugino Astorre Baglioni guidò una sortita e lo riportò indietro con le proprie mani. Alla fine i Turchi riuscirono ad aprire una breccia troppo grande per essere rappezzata nella mura facendo esplodere una mina sotto la mezzaluna nei pressi dell'arsenale. Famagosta quindi era apperta agli assalti, il primo durò cinque ore e fu respinto, una seconda breccia fu allora attaccata da una massiccia formazione turca, ma i Veneziani riuscirono anche questa volta a respingere gli assalitori turchi che erano guidati da un fanatismo religioso ampliato dalle parole del mufti, che aveva dichiarato la conquista di Cipro una guerra santa. Infuriato Lalà Mustafà, il cui prestigio presso la corte del sultano era già compromessa, ordinò che le brecce di Famagosta fossero attaccate simultaneamente da ogni lato, inoltre i difensori dovevano essere costretti a scoprirsi soffocandoli e accecandoli con il fumo denso di falò. Dopo che questo attacco del 9 luglio fu violentemente respinto dai difensori oramai esausti, i turchi persero la testa e tentarono un quarto attacco in massa il 31 luglio, ma vennero ancora ancora respinti dai restanti 1800 difensori veneziani e greci. Oramai non erano più possibili sortite compiute con la cavalleria, perché i cavalli erano stati mangiati, anche la farina era esaurita e la polvere da sparo si era ridotta a 7 busti. Alla fine Marcantonio Bragadin, consapevole che la capacità di resistenza della città era quasi del tutto esaurita, alla fine si arrese alle suppliche di coloro che premevano su di lui per trattare con Lala Mustafà. Il senatore veneziano sapeva che sul comandante turco premevano sempre più incalzanti i suoi rivali a corte perché ponesse finalmente termine con la vittoria ad una campagna che stava andando troppo per le lunghe. Per la conquista della fortezza i Turchi pagavano un prezzo salato, 150.000 palle di cannone, almeno 52.000 morti ed enormi quantità di polvere da sparo, inoltre Bragadin sapeva che poteva ancora abbandonare le mura della città e ritirarsi nella Cittadella per una difesa ancora più lunga. Naturalmente il Senato Veneziano aveva saggiamente deciso di non mettere a repentaglio le sue 97 galee presenti a Candia, perché attaccare le galee turche, che erano circa il doppio, era un suicidio di massa per i Veneziani, anche se il battagliero governatore di Candia, Sebastiano Venier, premeva affinché la flotta della Lega Santa si muovesse per soccorrere Famagosta, ma di avviso contrario era il Comandante genovese di Filippo II, Gianandrea Doria. Ma i Turchi tutte queste cose non le potevano sapere, anzi pensavano che la flotta veneziana sarebbe intervenuta da un momento all’altro per tentare di rompere l’assedio. Le convenzioni di guerra garantivano la vita alla guarnigione di una città assediata che accettasse di arrendersi, le case non dovevano essere saccheggiate, i cittadini non dovevano essere deportati e schiavizzati e far uscire la guarnigione con l’onore delle armi. Una capitolazione negoziata con accortezza poteva dunque evitare ai cittadini greci di Famagosta la ripetizione dell’orrendo massacro di Nicosia.
Quindi il 1° Agosto del 1571, i Veneziani consegnarono la città ai Turchi, Marcantonio Bragadin era riuscito a concludere un’affare soddisfacente, Lala Mustafà garantì la vita e la libertà a tutti coloro che si trovavano dentro le mura. I cittadini greci di Famagosta potevano restare o andarsene, a loro scelta, quelli che restavano con i Turchi mantevano le loro proprietà e attività oltre alla libertà di culto. I difensori potevano tenere le armi e allontanarsi con cinque pezzi di artiglieria, accompagnati dai loro tre comandanti a cavallo, trasportati su cinquanta galee Turche dirette a Candia. In effetti i feriti e i malati furono subito trasportati a bordo delle galee Turche, Bragadin era riuscito ad ottenere maggiori vantaggi degli ambasciatori Veneziani impegnati nel trattato di pace segreto con il Gran Visir Sokolli. Il 4° agosto convocò i principali comandanti veneziani nella sua tenda, i precedenti quattro giorni dalla firma della capitolazione erano trascorsi lisci. Bragadin uscì dalla città distrutta con l’usuale solennità, cavalcando alla testa degli ufficiali, scortato da quaranta archibugieri, indossando le vesti senatorie sotto a un ombrellino scarlatto che indicava la sua dignità. All’inizio delle trattative Lala Mustafà era affabile e invitava i Veneziani a sedergli accanto, ma ben presto cominciò a ostentare l’irritazione artefatta di chi ha deciso di rimangiarsi l’affare. Cominciò con l’accusare il senatore Veneziano di aver ucciso i prigionieri turchi durante la tregua, continuò chiedendo garanzie per il ritorno delle 40 galee turche che sarebbero andate a Creta. Il senatore , calmo e vigile, fece osservare che quelle cose dovevano essere dette prima della firma del trattato, ma incominciò a capire che il comandante dei turchi stava tentando di provocarlo. Le calme risposte di Bragadin e la mancanza di paura negli occhi del Veneziano irritarono il Turco, quindi chiese come garanzia per le 40 galee ottomane un giovane ragazzo di Nicosia, Antonio Querini, il cui padre era morto a Nicosia e che era riuscito a fuggire dalla capitale cipriota durante il saccheggio, Bragadin rispose, vedendo con quale cupidigia il turco guardava il giovanotto, che nessuna clausola del trattao parlava di ostaggi. Quindi incominciò il massacro, le guardie del turco spinsero fuori malamente i comandanti veneziani, Bragadin fu incatenato e costretto ad assistere allo scempio di Astorre Baglioni, degli altri comandanti e della scorta veneziana, che furono tutti tagliati a pezzi dai soldati turchi. Questi fatti li conosciamo solo grazie a due giovani, i quali erano stati trasportati a Costantinopoli come schiavi e successivamente alla loro liberazione poterono raccontare i fatti. Quindi mozzarono le orecchie e il naso al senatore, il comandante veneziano dentro la città, Lorenzo Tiepolo, non vedeva il motivo per non fidarsi dei turchi, quindi portò tutte le truppe alla spiaggia, dove furono trasportati dentro le galee turche, ma appena che tutti i soldati erano dentro le galee li denudarono e li incatenarono ai remi. Lorenzo Tiepolo fu impiccato.Il colonnello Martinengo, il comandante delle truppe di supporto del 24 gennaio 1571 e' impiccato per tre volte Quindi iniziò il supplizio del Bragadin, il 17 agosto fu costretto a trasportare enormi sacchi di terra con la schiena per le batterie, ogni volta che passava davanti alla tenda del Mustafà era costretto a baciare la terra, le galee dove erano presenti i veneziani furono allineate in cerchio affinché tutti i soldati incatenati potessero vedere le torture inflitte al senatore. Poi fu avvolto in catene sulla cima di un albero di una galea perché tutti potessero vederlo, quindi lo ammainarono e lo trascinarono sulla piazza cittadina dove fu messo alla berlina, affinché anche i civili greci potessero vedere “lo spettacolo”. Infine, al suono di tamburo e trombe, il senatore veneziano fu scorticato vivo: "... e lentamente staccarono dal suo corpo vivo la pelle, spogliandola in un sol pezzo, a cominciare dalla nuca e dalla schiena, e poi il volto, le braccia, il torace e tutto il resto ...". La pelle riempita di paglia e' esposta a guisa di trofeo sull'antenna piu' alta della nave di Mustafa' Pascia', dopo essere stata ridicolizzata per molti giorni. Nel 1571, dopo la conquista, i turchi convertirono le chiese in moschee o le usarono per scopi secolari. La Cattedrale di San Nicola divenne la Moschea Lala Mustafà Pasa.
Questo massacro poteva forse essere evitato se al comando delle truppe ci fosse stato Selim II in persona, come tutti i suoi predecessori avevano fatto, l'impegno del sultano a rispettare un patto analogo riservato ai Cavalieri di Rodi da parte del padre Solimano il Magnifico, non fosse stato per orgoglio. Ma Selim era del tutto diverso dal padre, preferiva ai disagi dell'impegno pratico le attrattive dell'harem, preferiva lasciare il comando al Gran Visiri Sokolli.
[modifica] Periodo britannico
Nel 1878 l'isola fu conquistata dai britannici. Negli anni successivi i britannici demolirono molti edifici per ottenere materiale per la costruzione di Porto Said e del Canale di Suez. Famagosta venne attaccata e succesivamente occupata dall'esercito turco durante l'invasione dell'isola da parte della Turchia nel 1974 e i suoi abitanti greco-ciprioti fuggirono senza più farvi ritorno. Come conseguenza dell'invasione gran parte delle parti moderne dell'epoca vennero abbandonate, diventando una zona militare non accessibile, che persiste ancor oggi. Questa parte della città viene spesso descritta come una "città fantasma", rimasta come congelata nel tempo, con grandi magazzini pieni di vestiti ormai passati di moda e alberghi ancora pienamente equipaggiati: il quartiere turistico di Vanosha è stato preso da esempio dal giornalista statunitense Alan Weisman nel libro Il mondo senza di noi (The World Without Us), dove si analizzano gli effetti della scomparsa della popolazione umana. Il giornalista sostiene che tutto quanto è costruito a Vanosha, dopo 25 anni di mancata manutenzione, è ormai inutilizzabile per i gravissimi danni degli agenti atmosferici, degli animali e delle piante; d'altrocanto la città dimostra come la natura e la biodiversità rinasca dopo l'intervento umano: per esempio sulla sua spiaggia nidificano infatti ormai specie di tartarughe considerate molto rare.
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