Archiloco
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(Archiloco )
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Archiloco (in greco Ἀρχίλοχος; Paro, 680 a.C. circa – 645 a.C. circa) è stato un poeta greco. È considerato l'inventore della poesia giambica.
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[modifica] La vita
Archiloco nacque nell'isola di Paro nelle Cicladi, da un nobile, Telesicle, e da una schiava tracia di nome Enipò (tuttavia il nome potrebbe essere fittizio, nato da un'assonanza con il sostantivo greco enipè, ingiuria, e dunque riconducibile alla sua attività di poeta giambico).
La famiglia era legata al culto di Demetra: non solo Paro è ricordata come importante centro del culto demetriaco già nell'inno omerico A Demetra, ma Pausania nel descrivere la Lesche dei Cnidi, a Delfi, ricorda che in essa Polignoto di Taso (V secolo a.C.) vi aveva raffigurato accanto alla Sacerdotessa Cleobea, di cui si dice che abbia introdotto a Taso il culto di Demetra, anche Tellis, di cui si narrava che Archiloco fosse discendente (cfr. Pausania, 10, 28, 3).
Archiloco visse probabilmente nel periodo che va dal 680 a.C. al 645 a.C. in quanto in una sua opera viene menzionata l'eclissi di sole del 6 aprile 648 a.C., che sconvolse gli abitanti dell'Egeo e alla quale egli assistette mentre si trovava a Taso, una colonia dei Pari.
Nella seconda metà dell'VIII secolo a.C., durante il grande movimento di colonizzazione ellenica, i Pari colonizzarono a nord l'isola di Taso, ma dovettero sostenere lunghe lotte contro i barbari del continente e contro le colonie delle città rivali tra cui la vicina Nasso. Archiloco, figlio del fondatore della colonia tasia, combatté in tali guerre e ne cantò le vicende.
Irrequieto nell'indole, trascorse buona parte della sua vita in mare. In una sua famosa elegia si mostra rattristato per la perdita del cognato morto in mare in un naufragio. Sua è la prima raffigurazione allegorica della battaglia come di una "paurosa tempesta".
Archiloco condusse un'esistenza segnata da ogni tipo di stento, non perché fosse vero ma solo per compiangersi. Invitava tutti a lasciare Paro e a trattenerlo nella vicina Nasso non bastò né il dolce vino né il suo vitto peschereccio. Giunse a Carpato e a Creta; verso Nord visitò, l'Eubea, Lesbo, il Ponto.
Come detto, Archiloco si guadagnò da vivere facendo il soldato mercenario, cosa che afferma egli stesso nelle sue poesie. La tradizione vuole che perse la vita in combattimento, ucciso da un certo Calonda, mentre combatteva per la sua patria contro Nasso.
[modifica] Personalità
I pochi frammenti rimasti dell'opera archilochea, ci consentono di tracciare uno schizzo dell'uomo e dell'artista. Archiloco era individualista, trasgressivo e anticonformista. Lui ebbe una spregiudicata reazione alle convenzioni sociali e all'etica di quel tempo. Di lui si narra l'episodio nel quale abbandonò lo scudo per salvare la sua vita contravvenendo ai principi morali di quel tempo.
Si può affermare che sia il primo a mettere in crisi i fondamenti stessi dell'etica eroica, in quanto:
- nega la morte gloriosa
- celebra il ρἱψασπἴς (ripsaspis, colui che getta lo scudo)
- rifiuta la καλοκαγαθἴα (kalokagathia, sintesi di bellezza e virtù)
Da un uomo come Archiloco non ci si può aspettare la morale dei sette Savi, è un uomo che sbaglia e si ribella alle eccessive preoccupazioni umane. In lui, troviamo un realismo che lo avvicina molto al cinismo dei nostri giorni. Egli appare sincero sia come uomo, sia come poeta. La sincerità e l'audacia del cantore, il quale osa fare delle sue gioie e sofferenze centro del suo canto, ha fatto in modo che sia considerato il primo poeta moderno dell'antichità.
La sua figura è quella di un poeta-soldato come lo sarà anche quella di Anacreonte; e proprio dal suo ruolo di addetto ai lavori Archiloco polemizza ferocemente sulla vita militare ribadendo così la soggettività propria della lirica arcaica.
[modifica] L'amore
Si racconta che amò una fanciulla di Paro, di nome Neobule, promessagli in sposa dal padre prima che quest'ultimo si rimangiasse la parola data. Archiloco nei suoi versi attaccò così pesantemente il padre della fanciulla tanto da indurre lui e la famiglia, secondo la leggenda, ad impiccarsi.
Archiloco è il primo poeta di tutta la letteratura occidentale a rappresentare l'amore come tormento. Una parte della sua poesia, violentemente erotica, narrava le oscenità più crude, il tutto descritto secondo un'originale fantasia. Egli nei suoi versi da sfogo al suo temperamento focoso quanto nell'odio che nell'amore. L'amore gli ispira le sensazioni più disparate dalla tenerezza, alla bellezza, fino alla sensualità e agli sfoghi d'ira per gli amori delusi.
[modifica] Opere
Delle sue opere restano circa 140 frammenti che furono ordinati nelle edizioni di età alessandrina, secondo i metri: elegie, giambi , inni. Quanti libri abbia scritto non è dato precisare ma si ritene almeno uno di elegie, tre di giambi, e altri.
[modifica] Mito
Una parte di rilievo della lirica archilochea ebbe anche carattere obbiettivo e addirittura narrativo. Archiloco sta a capo non solo della lirica personale ma soprattutto di quella corale, ossia mitologica. Trattò le leggende di Eracle, di Pirro, di Euripilo, del pario Coiranos salvato da un delfino. Inoltre, c'è chi sostiene che Archiloco venisse considerato dagli antichi come l'emulo di Omero.
[modifica] Favola
Come il mito è considerato la rappresentazione ideale della vita umana, allo stesso modo ne è la rappresentazione volgare il mito animale: la favola. Gli scarsi frammenti ci dicono che le favole della volpe e dell'aquila o della scimmia e della volpe erano trattate da Archiloco con grande ampiezza a tal punto che consentiva discorsi diretti tra animali protagonisti, invocazioni a Zeus e forse il riferimento esplicito alla realtà. La figura della volpe compare per la prima volta proprio con questo poeta.
[modifica] Metrica
Nella metrica fu un creatore senza rivali. È ritenuto l'inventore del giambo, ma probabilmente tale verso è più antico dell'autore stesso. Egli fu il primo ad utilizzarlo in larga scala e molti poeti successivi come Saffo, Alceo, Anacreonte e i latini Catullo e Orazio lo presero come modello. I ritmi giambici e trocaici erano i più vicini alla lingua viva, a quella parlata nelle processioni. Ad Archiloco si deve inoltre la creazione della prima strofa (epodo). L'epodo archilocheo, il distico della poesia giambica, risulta dall'accoppiamento di un verso semplice o composto, con uno generalmente più breve.
Com'era tradizione per i poeti giambici della Grecia arcaica (in questo caso si possono trovare analogie specialmente con la biografia di Ipponatte), Archiloco aveva un nemico giurato contro il quale scatenava tutte le proprie invettive. Costui era Licambe. Si tramanda che amò una donna di Paro, Neobule. Il padre di questa, Licambe, gliela aveva promessa in sposa, ma poi si rimangiò la parola. Archiloco, allora, nei suoi versi attaccò così violentemente Licambe e la sua famiglia, al punto da indurli, secondo la leggenda, ad impiccarsi per la vergogna.
Uno dei temi prediletti da Archiloco è il vino. Viene rappresentato come lenimento o come liberazione catartica e orgiastica.
[modifica] Lingua e stile
La lingua di Archiloco è la lingua omerica. Egli però la sottopone ad un processo continuo di transcodificazione, spesso violentemente rappresentativo (carattere ironico anti-omerico). I pregi stilistici sono esaltati da Quintiliano: brevità, efficacia espressiva e moltissimo sangue. Inoltre nelle reliquie compare una geniale ricchezza tropica (metafore, similitudini)
[modifica] Musica
Archiloco fu un grande innovatore anche nel campo della musica: a lui secondo la tradizione si deve l'invenzione della parakataloghè, il recitativo musicale tipico della poesia giambica dove la voce narrante era cioè accompagnata da uno strumento a corda o a fiato, senza arrivare al canto spiegato vero e proprio. A tutt'oggi, però, non è ancora chiaro in cosa quest'ultimo si differenziasse dal recitativo dell'epica.
[modifica] La fama
Archiloco ebbe molta fama; fu infatti modello ispiratore per i più disparati poeti e artisti: dai poeti elegiaci d'ogni tono, ai giambici, da Anacreonte, ad Alceo e Saffo; studiato nelle scuole, imitato, copiato e canzonato dai comici, discusso da filosofi e sofisti, artista sommo per Platone, fonte per gli storici. Raccolse lodi presso i Greci d'ogni luogo e fu considerato da Quintiliano come unico e sommo maestro di stile.
Nel grande naufragio delle letterature classiche anche l'opera di Archiloco, tramandata e studiata attraverso tutta l'antichità greco-latina, è andata purtroppo perduta. I frammenti pervenutici li dobbiamo a citazioni di scrittori e antologisti antichi, ed a un monumento epigrafo.
[modifica] Bibliografia
Giovanni Tarditi, Archiloco: introduzione, testimonianze sulla vita e sull'arte, testo critico, traduzione, Roma, Edizioni dell'Ateneo, 1968
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