Portoria
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Portoria è il nome di uno dei sei antichi sestieri in cui era suddivisa anticamente la città di Genova. Confinava ad occidente con quelli di Molo e Maddalena e, ad oriente, con quello di San Vincenzo.
Portoria è racchiusa grosso modo tra piazza De Ferrari e Spianata dell'Acquasola.
La zona, oggi chiamata Piccapietra, dall'omonima piazza, è attualmente il cuore della city, ma un tempo era, prima che le distruzioni belliche e la speculazione edilizia ne cancellassero i caruggi sradicandone la popolazione, una sorta di enclave socio-linguistica.
Urbanisticamente, fa parte del Municipio I Centro-Est. A livello di unità urbanistiche sono comprese in Portoria le unità di San Vincenzo e Carignano che, insieme, hanno una popolazione di 13708 abitanti (al 31 dicembre 2006[1]).
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[modifica] Origine del nome
Il nome deriva dalla presenza di una porta della cinta muraria cosiddetta del Barbarossa per essere stata realizzata nel XII secolo, attorno agli anni 1153-1164, in vista dell'approssimarsi dell'imperatore tedesco.
Questa porta, i cui resti, composti dall'arco di entrata e dalle due torri mozzate successivamente nel XVIII secolo, vennero demoliti nei primi anni sessanta del Novecento con la ristrutturazione urbanistica dell'intero quartiere, era detta Porta Aurea, o Porta d'Oria; il nome nella contrazione in lingua genovese è diventato, appunto, Portòia (pron.: Purtoia).
[modifica] Cuore della genovesità
Un tempo a Portoria - spesso evocata dai cantautori come cuore della genovesità - sorgeva il vecchio ospedale di Pammatone, il principale della città, composto di una parte del XVII secolo, ampliata poi dalla grande facciata del tardo XVIII secolo. Questa grandiosa costruzione venne demolita dopo che era rimasta semidistrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.
La funzione ospedaliera in realtà veniva lentamente trasferita, a cominciare dagli anni trenta del Novecento, al costruendo ospedale di San Martino. Sul luogo del vecchio ospedale di Pammatone si trova oggi il Palazzo di Giustizia di Genova, al cui interno è stato ricomposto il colonnato settecentesco dell'ospedale precedente.
Portoria era stata, con l'aggregato colle di Piccapietra, sede dal tardo Medioevo al Settecento, delle corporazioni e delle arti dei Tintori. Qui era infatti un vicolo intitolato ai tintori, e qui aveva abitato il doge Paolo da Novi. Era legata all'arte dei Tintori anche la famiglia di Giovan Battista Perasso, il presunto Balilla della rivolta del 1746 (vedi paragrafo sottostante).
Nell'Ottocento era divenuta la Portoria dei Facchini, essendo questo uno dei pochi sbocchi lavorativi che sotto al Regno Sardo veniva offerto agli strati popolari.
Oggi nel quartiere, affollato di uffici e negozi, si trovano l'antico convento dei frati Cappuccini della Chiesa di Santa Caterina e il moderno Palazzo di Giustizia il cui volume ha sostituito quello dell'ospedale di Pammatone; la sede del palazzo di Giustizia precedentemente, sino ai tardi anni ottanta era, prima del restauro per le Colombiadi, nel Palazzo Ducale, l'antico palazzo del Governo Genovese, situato fra piazza De Ferrari e piazza Matteotti).
[modifica] La rivolta di Balilla nata in Portoria
L'antica Portoria riveste un'importanza storica per la sollevazione dei genovesi contro l'esercito asburgico austro-piemontese - che occupava la città sotto il controllo del ministro plenipotenziario Antoniotto Botta Adorno - avvenuta il 5 dicembre 1746. Protagonista centrale della sommossa - anzi, secondo la storia, suo iniziatore - fu un giovane poco più che adolescente, Giovan Battista Perasso, detto Balilla.
Antagonisti storici |
A sinistra: statua a G.B. Perasso in Portoria. |
Era un gelido pomeriggio invernale quando un drappello di soldati austriaci si trovava ad attraversare le strade del quartiere trascinando, appunto per la via di Portoria, un pesante mortaio che doveva essere spostato dalle alture di Carignano in un altro punto strategico per il controllo della città.
Quando la strada, forse resa fangosa dalla pioggia, sprofondò per il peso del mortaio nel sottostante rio Torbido, i soldati austriaci chiesero aiuto alla gente del posto apostrofandola in malo modo; ma fu quando un sottufficiale alzò un bastone contro un uomo al fine di farsi ubbidire che ebbe inizio la rivolta. "Debbo cominciare?" ("Che l'inse?"), gridò il giovane Perasso, forte probabilmente del furore e dell'indignazione esasperati ancor più dalla giovane età.
Lanciato il primo sasso, fu tutta una gragniuola di acciottolato a sommergere i soldati austro-piemontesi, costretti ad abbandonare campo e mortaio e ritirarsi in una precipitosa fuga.
Una lapide a ricordo dell'avvenimento è visibile all'incrocio tra le vie XX Settembre e V Dicembre, l'antica strada di Portoria così rinominata a ricordo della storica giornata, mentre un monumento dedicato a Perasso, vera e propria gloria locale, è stato posto - dopo lunghe peregrinazioni - davanti al punto in cui sorge il Palazzo di giustizia e dove, presumibilmente, avvenne l'episodio che fece scoccare la rivolta. Un dipinto custodito presso il Museo del Risorgimento e attribuito a Giuseppe Comotto, pittore locale che prese parte agli eventi, illustra l'episodio[2].
[modifica] Note
[modifica] Bibliografia
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Per approfondire, vedi la voce Bibliografia su Genova. |
[modifica] Collegamenti esterni
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--Yoggysot 17:23, 29 dic 2007 (CET)