Fumiko Enchi
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Fumiko Enchi (円地 文子 Enchi Fumiko, nome da nubile Fumiko Ueda; Tokyo, 2 ottobre 1905 – Tokyo, 12 novembre 1986) è stata una scrittrice giapponese.
Nacque a Tokyo da una famiglia d’intellettuali: il padre Kazutoshi Ueda era un noto studioso di letteratura e filologia, nonché professore all’Università Imperiale di Tokyo. All'inizio della carriera si dedicò a opere teatrali , in questo influenzata dalla nonna che era una grande appassionata di kabuki. Durante un seminario con Kaoru Osanai, il fondatore del cosiddetto shingeki, cioè il nuovo teatro giapponese, si avvicinò agli ambienti di sinistra. Nel 1930 sposa un giornalista, Yoshimatsu Enchi. In questo periodo i suoi interessi si avvicinano all’ambiente delle scrittrici più note.
L’attività letteraria vera e propria iniziò con testi teatrali e racconti. Dopo un triste periodo di lutti familiari e malattie, approdò finalmente al successo nel 1954, vincendo il premio letterario, assai prestigioso, Joryū bunkakushō (Premio per la letteratura femminile) con Himojii tsukihi (I giorni della fame). In quest’opera affronta il tema - che ritornerà spesso nelle opere successive - della violenta sopraffazione di cui sono oggetto figure femminili, drammaticamente oppresse dalle regole sociali e familiari.
Nel 1957 riceve il premio Noma per quella che da molti è considerata la sua opera migliore: Onnazaka (Sentiero d’ombra) in cui riprende i motivi a lei più congeniali, narrando la vicenda di una donna la cui vita quotidiana è intessuta di umiliazioni e sofferenze causate da una organizzazione familiare basata sulla vessazione sistematica del ruolo femminile. I suoi personaggi, che pur attraversano vicende drammatiche, mantengono una compostezza e una resistenza all’oppressione ammirevoli. Non si lasciano annientare dall’ambiente esterno, conservando un nucleo di vitalità indomabile.
Nel 1958 pubblica un altro romanzo importante: Onnamen (Maschere di donna). L’opera è divisa in tre parti ognuna delle quali fa riferimento al nome di una maschera femminile del teatro Nō. In questa vicenda vi sono forti riferimenti a contenuti propri di questa forma di teatro classica, soprattutto per quella parte che ha come soggetto storie di fantasmi e di riti magici.
Fu molto influenzata dal periodo Heian, di cui riusciva a ricreare a perfezione atmosfere e forme stilistiche, inserendo spesso nelle sue opere brani in cui ricostruiva la sensibilità e le percezioni di quel lontano periodo a lei così familiare.
Nel 1969 vince il premio Tanizaki con un opera, sia pur velatamente, autobiografica: Niji to shura (L’arcobaleno e il demone).
Nel 1972, con la pubblicazione del primo volume, inizia a dare alle stampe la versione moderna in dieci volumi del classico dei classici, il Genji monogatari di Murasaki Shikibu. quest'opera la impegnò per circa dieci anni.
Nel 1985, a un anno dalla morte, fu insignita del Bunka kunshō (Ordine al merito della cultura), la massima onorificenza esistente in Giappone.
[modifica] Opere
- I giorni della fame (Himojii tsukihi) 1954, in "Il Giappone" 1997.
- L'ammaliatrice (Yō), 1956, Milano Mondadori 1992.
- Onnazaka - Il sentiero nell'ombra (Onnazaka), 1957, Firenze Giunti 1987
- Maschere di donna (Onnamen), 1958, Venezia Marsilio 1999
- Un uomo di valore (Masurao) 1958, in "Il Giappone" 1984.
- Storie di sciamane (Namamiko Monogatari) 1965.
- L’arcobaleno e il demone (Niji to shura) 1968.