Franz von Papen
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29 ottobre 1879 - Obersasbach, 2 maggio 1969) è stato un addetto militare, un diplomatico, un ambasciatore ed un uomo politico tedesco. Fu inoltre un importante membro del Centro Cattolico e cancelliere della Germania.
(Werl,[modifica] Biografia
Nato da una ricca famiglia cattolica che abitava in Westfalia, intraprese fin da giovanissimo la carriera militare, diventando a soli 18 anni, nel 1897, ufficiale dell'esercito prussiano. Poco incline alla staticità militare, preferì diventare ambasciatore per rispondere alla sua indole viaggiatrice.
Addetto militare in Messico dal 1913 al 1915, fu in seguito trasferito all'ambasciata tedesca dislocata negli Stati Uniti d'America. Tuttavia, fu subito richiamato in Germania su richiesta dell'allora presidente americano Woodrow Wilson, che lo accusa di fomentare i cittadini all'odio anti-inglese, violando apertamente la neutralità statunitense. Dal 1916 fino al termine della Prima Guerra Mondiale combatté in Turchia con il grado di tenente colonnello e operò anche in Palestina nella quarta Armata.
Dopo la conclusione del primo conflitto bellico, entrò nel partito del Centro Cattolico, di cui guidò l'ala destra. Dopo il matrimonio con una ragazza figlia di un noto industriale, divenne il principale punto di riferimento politico per le classi più abbienti, soprattutto dopo che, nel 1920, divenne deputato nella dieta di Prussia. Conservò il suo seggio anche nelle elezioni del 1928 e in quelle del 1930.
Il primo giugno 1932, dopo una profonda crisi politica che investì la Repubblica di Weimar, il presidente della repubblica Paul von Hindenburg lo nominò Cancelliere, a patto che la sua amministrazione fosse neutrale da un punto di vista politico e socio-economico.
Invece, von Papen guidò un governo semidittatoriale che fu espressione solo del rampante capitalismo tedesco. Sostanzialmente antidemocratico, egli aveva in mente l'abolizione della Costituzione di Weimar e la creazione di uno stato governato secondo i criteri di censo e nobiltà con l'abolizione dei partiti politici. Al fine di raggiungere il suo utopico obiettivo, emarginò i socialisti della SPD e comunisti della Lega di Spartaco, mentre non disprezzò l'alleanza con il Partito Nazista, guidato dal semisconosciuto Adolf Hitler. Il 20 luglio 1932 inoltre, von Papen, attraverso un decreto di emergenza del presidente Paul von Hindenburg, assunse pieni poteri in Prussia in seguito allo scioglimento del governo prussiano (Preußenschlag, colpo di stato prussiano); questa mossa ebbe come pretesto ufficiale la soppressione dei disordini scoppiati nella provincia prussiana, ma in realtà riuscì a legare indissolubilmente la Prussia alle sorti del Reich.
La sua azione politica, estremamente conservatrice e reazionaria (che fu comunque appoggiata dal Papa Pio XI), suscitò ovviamente violente polemiche a sinistra. Quando il 17 novembre 1932 anche l'ex generale Kurt von Schleicher ritirò la sua fiducia, il governo di Franz von Papen cadde definitivamente.
La mossa dell'ex generale, che lo aveva inizialmente aiutato a diventare Cancelliere, fu giudicata da von Papen come uno sgarbo ed un tradimento. Ebbe comunque subito l'occasione di vendicarsi, stringendo un'alleanza con il Partito Nazista di Hitler e favorendone la nomina a Cancelliere il 30 gennaio 1933, pur di ottenere in cambio dal Führer la nomina a vicecancelliere del proprio governo[1].
Il 20 luglio 1933 firma in Vaticano il Concordato tedesco. Da parte pontificia, l'accordo viene firmato dal segretario di Stato cardinale Pacelli, futuro papa Pio XII. Nelle foto dell'incontro (v.[1]) compaiono anche monsignor Kaas, capo del partito tedesco di Centro, e il cardinale Montini, futuro papa Paolo VI.
Dagli archivi vaticani emerge che il partito di centro votò il 23 marzo 1933 la legge sui pieni poteri a Hitler in cambio dei privilegi concessi nel trattato, svolgendo una trattativa della quale non era informata la Santa Sede ([2]).
Durante la "notte dei lunghi coltelli" fra il 30 giugno ed il 1 luglio 1934, Himmler aveva inserito Papen nelle liste di persone da eliminare, ma Göring lo fece rinchiudere in casa per 3 giorni protetto da un distaccamento di SS. In seguito, al Processo di Norimberga Papen avrebbe detto: "Un solo uomo si era interposto fra me ed il plotone d'esecuzione: Göring". In ogni caso, dopo avere tenuto, il 17 giugno 1934, un discorso presso l'università di Marburgo in cui prendeva le distanze dal regime, criticandone alcuni aspetti violenti[2], venne esonerato dal posto di di vicecancelliere da parte del Führer.
Von Papen divenne in seguito ambasciatore a Vienna, ed in questa veste preparò l'annessione dell'Austria alla Germania (ovvero l'Anschluss) che effettivamente avvenne nel 1938. Durante la Seconda Guerra Mondiale, fu scelto come ambasciatore in Turchia con il difficile compito di tenere fuori dal conflitto il governo di Ankara. Non riuscì nell'impresa, perché la Turchia dichiarò guerra alla Germania nel febbraio del 1945. Da quel momento in poi, von Papen perse la stima di Hitler e dei principali gerarchi nazisti.
Arrestato nell'aprile del 1945 dalle forze militari inglesi e sovietiche, fu condotto al Processo di Norimberga, dove fu comunque assolto da tutte le accuse per insufficienza di prove. Durante l'udienza von Papen ricordò alcuni momenti di contrasto che egli ebbe con Hitler: per esempio il già citato discorso del 17 giugno 1934.
Tuttavia, von Papen viene considerato dagli storici moderni come un personaggio cinico e presuntuoso. Egli infatti era convintissimo di dominare Hitler a proprio piacimento, ma nella realtà dei fatti avvenne tutto il contrario. Pur non partecipando mai attivamente alle barbarie più violente (come, ad esempio, l'Olocausto), non osò mai contraddire personalmente i capi più importanti del Terzo Reich.
Nel 1947, all'età di 68 anni, venne condannato a 8 anni di lavoro forzato da una Corte federale tedesca impegnata nel processo di "denazificazione"[3]. Tuttavia, avendo già scontato alcuni anni di carcere, venne rilasciato nel 1954. A partire da quest'anno, e fino alla morte, non volle più partecipare alla vita politica tedesca, anche se nel 1968 pubblicò un libro di memorie.
[modifica] Nota
- ^ Geoepoche, Endspiel um die Macht in Die Weimarer Republik, n° 27, pag. 164 e segg.
- ^ Ibidem, pag. 174
- ^ Ibidem, pag. 174
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