Emanuela Setti Carraro
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
![]() |
« Caro Carlo Alberto: ero una ragazzina e grazie a te sono diventata una donna, ti amerò per sempre » |
(Emanuela Setti Carraro 1 Settembre 1982)
|
Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e la sua seconda moglie Emanuela Setti Carraro il giorno del matrimonio.
Emanuela Setti Carraro (Milano, 1950 – Palermo, 3 settembre 1982) è stata una infermiera italiana, moglie del generale-prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Meno di due mesi dopo il matrimonio, il 3 settembre 1982, a soli 32 anni, rimase anch'ella vittima dell'attentato mafioso in cui vennero uccisi il marito e l'agente di scorta Domenico Russo.
Indice |
[modifica] Note biografiche
Nata a Milano nel 1950, da famiglia della "borghesia buona" milanese, figlia di Antonia Setti Carraro, capogruppo di Crocerossine durante la Seconda Guerra Mondiale, seguì l'impegno materno e si diplomò come infermiera all'Ospedale Principessa Iolanda di Milano per divenire volontaria della Croce Rossa.
Divenne moglie del generale-prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa (vedovo dal 1978), sposato il 12 luglio 1982, dopo dopo molte titubanze da parte di Dalla Chiesa, indotte da riflessioni sulla differenza di età (30 anni) fra loro,[1] e superate solo dalle parole convinte di Emanuela, il matrimonio venne celebrato, in forma privata, in una chiesetta trentina a Ivano-Fracena.
Meno di due mesi[2] dopo il matrimonio, il 3 settembre 1982, a soli 32 anni, rimase anch'ella vittima dell'attentato mafioso in cui vennero uccisi il marito e l'agente di scorta Domenico Russo.
Nei pochi mesi trascorsi a Palermo, sarà l'unica persona che il prefetto-generale avrà al suo fianco.
La sera di venerdì 3 settembre 1982, alle ore 21.15, ora dell'agguato mortale a Palermo, la donna era alla guida della sua A112 [3] con a fianco il marito, i loro corpi furono rinvenuti crivellati di colpi, con il generale l'abbracciava come in un disperato tentativo di farle scudo con il proprio corpo. La ricostruzione indicherà che fu la prima ad essere colpita dal killer[4] Dopo le raffiche di kalashnikov contro la vettura, il killer scese dalla sua motociletta, girò attorno alla vettura e con una pistola le sparò un colpo di grazia alla testa.
Pur non essendo la prima donna vittima della mafia, a quel tempo, la sua morte tuttavia suscitò molte riflessioni sull'evoluzione della pratica mafiosa, che aveva ormai abbandonato la regola "d'onore" di non uccidere le donne[5].
[modifica] Le carte del prefetto
Sia la madre di Emanuela che la collaboratrice domestica della famiglia Dalla Chiesa a Palermo, hanno ripetutamente sostenuto che il generale custodisse alcune carte relative o alla lotta contro il terrorismo oppure alla lotta antimafiosa e che Emanuela fosse informata della presenza di tali carte e su come usarle in caso di uccisione del prefetto. Ai timori, espressi a tavola da Emanuela Setti Carraro riguardo la sicurezza di suo marito a Palermo, costui rispondeva di stare tranquilla e "se mi fanno qualcosa tu sai che c'è il nero su bianco e sai dove prenderlo" [6]
Tuttavia, dopo la loro morte le chiavi della cassaforte di Villa Paino, la residenza palermitana del prefetto, non furono trovate per 11 giorni, e all'apertura della cassaforte, al ritrovamento delle chiavi la stessa risultò vuota.
In sede di commissione parlamentare d'inchiesta si avanzò l'ipotesi che la morte dell'uccisione del prefetto fosse stata pianificata congiuntamente a quella della moglie proprio per evitare la divulgazione del contenuto di quelle carte.
[modifica] La sua memoria
Dopo la sua morte le sono state intitolate numerose vie cittadine italiane.
Per ricordare la sua allieva l'"Educandato Statale Collegio delle Fanciulle" di Milano è stato rinominato "Educandato Statale Emanuela Setti Carraro Dalla Chiesa" [7]
A Buccinasco è stata intitolata a suo nome la nuova sede della Croce Rossa, posta in una palazzina inclusa in beni sequestrati dallo Stato per attività mafiose (clan Papalia e Sergi) e quindi destinati a opere pubbliche.
Le è stata intitolata la Scuola Nazionale A.N.I.R.E. (Associazione Nazionale Italiana di Riabilitazione Equestre e di Equitazione Ricreativa per gli handicappati) a ricordo del suo impegno umanitario a favore degli handicappati svolto durante il suo servizio come crocerossina.
[modifica] Onorificenze
In occasione del XX anniversario della morte le è stata conferita la medaglia d'oro al merito della Croce Rossa Italiana alla memoria. Il conferimento della medaglia, è stato così spiegato dal presidente della Croce Rossa Italiana: [Emanuela] che ha voluto stargli vicino in uno degli impegni certamente noto al generale come tra i più difficili e pericolosi della sua carriera. Emanuela Setti Carraro ha dato senso e continuità alla sua scelta di vita di essere crocerossina, cioè volontaria nel Corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana, e quindi il suo sacrificio accanto al marito è il coronamento degli ideali per i quali ha vissuto [8]
[modifica] Note
- ^ Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia Del Novecento, Rizzoli, 1998
- ^ 54 giorni
- ^ L'autombile è oggi conservata nel museo storico di Voghera
- ^ http://www.carabinieri.it/Internet/Arma/Curiosita/Non+tutti+sanno+che/D/3+D.htm Gen. C.a. Carlo Alberto Dalla Chiesa
- ^ Vedi Renate Siebert (1996)
- ^ Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi 28ª Seduta mercoledì 21 gennaio 1998
- ^ Educandato Statale Emanuela Setti Carraro Dalla Chiesa Home page
- ^ Fonte ANSA in Delitti 'politici' di mafia le notizie del 2002 - 3 settembre
[modifica] Bibliografia
- Luigi Càstano, Emanuela Dalla Chiesa Setti Carraro: una crocerossina secondo il Vangelo,Editrice Elle di Ci, 1993, 200 pp ISBN 8801102488
- Antonia Setti Carraro, Ricordi, Emanuela ? , Rizzoli, 1983
- Renate Siebert Secrets of Life and Death: Women and the Mafia, Verso editore, 1996, ISBN 185984023X