Elzeviro
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Col termine elzeviro si definisce un articolo giornalistico di approfondimento, di solito non legato alla cronaca. Apparve per la prima volta all'inizio del Novecento su idea di Alberto Bergamini, fondatore e direttore del Giornale d'Italia, che dedicò l'intera terza pagina del numero del 10 dicembre 1901 alla prima di Francesca da Rimini con Eleonora Duse presso il Teatro Costanzi di Roma. Dal 3 gennaio 1905 il Corriere della Sera iniziò a fare altrettanto e l'elzeviro divenne così codificato ed "istituzionalizzato".
Gli autori degli elzeviri erano di solito scrittori o giornalisti affermati: non essendo un pezzo d'informazione in senso stretto, doveva infatti brillare per le sue qualità letterarie. Per questo motivo era confinato nella terza pagina, quella riservata agli avvenimenti culturali.
L'elzeviro poteva essere una rubrica fissa, affidata a uno o più giornalisti in rotazione. Non era infrequente, poi, che questi collaboratori raccogliessero i propri elzeviri in volume: è il caso ad esempio di Farfalla di Dinard e Auto da fé, due opere che raccolgono gli elzeviri composti da Eugenio Montale, per il Corriere della Sera.
Negli anni Venti o Trenta del secolo XX, l'elzeviro contribuì in modo decisivo a diffondere in Italia il gusto per la "prosa d'arte": tra i maestri riconosciuti di questo genere letterario, il critico Emilio Cecchi.
Oggi il termine ha assunto una sfumatura peggiorativa: per elzeviro s'intende spesso un articolo scritto con un'eccessiva cura formale ma che non presenta particolari motivi d'interesse; una "variazione sul tema" scritta magari per riempire una mezza pagina (i pezzi sulle stagioni che vanno e vengono, ecc.). Tra le cattive abitudini degli italiani (e in particolare dei giornalisti) ci sarebbe la tendenza a scrivere elzeviri... forse incoraggiata dal sistema educativo (in fondo l'elzeviro è la versione 'adulta' del tema scolastico).
L'elzeviro può essere considerato un parente decaduto dell'editoriale e del corsivo: il primo è un testo di approfondimento affidato a un giornalista affermato, che non dà informazioni di prima mano ma riprende comunque le notizie del giorno; il secondo è un testo più breve (a volte una rubrica, scritta magari in tono ironico).
Il nome elzeviro deriva da quello di un carattere tipografico utilizzato dagli stampatori olandesi Elzevier, operanti tra il Cinquecento e il Seicento.
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