Beati pauperes spiritu
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Beati pauperes spiritu è una frase tratta dal Vangelo secondo Matteo: 5,3, che, tradotta letteralmente, significa: "Beati i poveri di spirito".
È una delle beatitudini pronunziate da Gesù nel famoso discorso della montagna.
La frase è non di rado ripetuta, nel parlar comune, con un senso certamente falso, cioè come se volesse dire "Beati gli sciocchi, quelli di corto ingegno".
L'ablativo spiritu, che l'evangelista Matteo (ma non Luca) aggiunge a questa prima beatitudine, ha il valore d'un complemento di limitazione: Gesù dichiara beati quelli che son poveri "in ispirito, nello spirito" (nell'originale greco, τῷ πνεύματι, to(i) pnèumati). Si discute sull'interpretazione di questa limitazione: forse essa intende riferire il concetto di povertà a una disposizione interiore, dell'animo. Secondo altri esegèti l'apparente restrizione esprimerebbe invece, all'opposto, un rafforzamento del concetto: i "poveri in ispirito" sono, secondo questa tèsi, quelli che son così derelitti da sentire fin nell'animo il disagio e la vergogna della loro miseria.
Ai poveri, Gesù promette il possesso del "regno di Dio" (secondo Luca; Matteo usa l'espressione sinonima "regno dei cieli").
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[modifica] Collegamenti esterni
- Beati pauperes spiritu Un inno del compositore bulgaro Hristo Tsanoff