Aharon Appelfeld
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Aharon Appelfeld (Jagova, Czernowitz, 16 febbraio 1932) è uno scrittore israeliano. Nato in Bucovina, allora in Romania, sopravvissuto alla Shoa in cui ha perso la sua madre e i suoi nonni, riuscì a fuggire da un campo di sterminio nazista in Ucraina e si unì all'Armata Rossa dove prestò servizio come cuoco. Nel 1946 è emigrato in Palestina, allora sotto mandato britannico. Laureatosi all'università di Gerusalemme in letteratura ha poi insegnato all'Università Ben Gurion del Negev.

Nonostante abbia appreso l'ebraico tardi nella sua vita, Appelfeld è diventato uno dei più importanti scrittori israeliani. Nei suoi numerosi romanzi affronta esclusivamente, in modo diretto o indiretto, il tema della Shoah e dell'Europa prima e durante la seconda guerra mondiale. Per le sue opere ha ricevuto numerosi premi tra cui il Premio Israele, il Premio Mèdicis in Francia e il Premio Napoli in Italia.
Appelfeld e la scuola dei criminali
Appelfeld proveniva da una famiglia ebraica assimilata di classe medio alta. Il nazismo gli uccise la madre e lo divise dal padre. A nove anni, in autunno, riuscì a fuggire nei boschi dove sopravvisse mangiando quel che gli offriva la natura. Beveva acqua, mangiava frutta. Aveva molta paura quando vedeva, per esempio, dei contadini inseguire con ogni tipo di coltello magari un bambino, perché egli sapeva che era un bambino ebreo quello che inseguivano. Le sue prime domande, in quei boschi erano: "Cosa c'è di sbagliato in me? Perché mi vogliono uccidere? Ho forse un volto, un corpo, dei pensieri diversi? " Cercava una ragione al perché tutti volessero uccidere gli ebrei. Nonostante sapesse che i suoi genitori non potevano tornare, si chiedeva dove fossero e si diceva che, prima o poi, sarebbero tornati, in quanto, non potevano lasciarlo lì, solo, dato che lo amavano. Appelfeld parlava abbastanza bene l'ucraino, era biondo e con gli occhi blu, ma nessuno voleva adottare bambini di dubbia origine. Così, fu adottato da dei criminali che lui definisce: "La mia seconda scuola" e stette con loro due anni. Questi erano persone terribili, ma in determinati momenti erano generosi. Appelfeld spiega che questa fu un'esperienza da cui apprese molto. Dai suoi veri genitori Aharon aveva imparato ad essere una persona tranquilla, ma nel periodo vissuto con i criminali aveva acquisito gli strumenti per capire gli esseri umani. "Lì ho imparato la generosità, l'odio, la brutalità, tutti i sensi dell'essere umano". Ovviamente questi criminali lo picchiavano, ma Appelfeld ripensandoli prova comunque calore nei loro confronti. "Non tutti i criminali sono veri criminali".
Il segreto di Appelfeld
Appelfeld dovette custodire il segreto di essere ebreo e di essere circonciso per non essere ucciso. Era un segreto "temibile, ma dolce". Ogni tanto pensava di essere un bambino speciale per questo segreto, ma aveva sempre molta paura. Un giorno, il cliente di una prostituta gli si avvicinò e minacciandolo gli disse: " tu, bastardo di un ebreo, cosa fai qui?". Non sapendo ancora con quale forza, rispose: " tu, come osi dire a un bambino cristiano che invece è ebreo?" riuscendo così a salvarsi.
La famiglia di Appelfeld
La famiglia di Appelfeld era una famiglia di ebrei assimilati di lingua tedesca. Quando da bambino chiedeva: "D-o chi è? Che cos'è?" gli veniva risposto: " La natura". Quando chiedeva: "Perché i nonni pregano?" gli dicevano: "Per abitudine". I genitori di Appelfeld erano certi di essere europei, ma gli europei, in quanto ebrei, non li accettavano né come europei, né come tedeschi. "Questa è stata la tragedia della mia famiglia", perché essi non appartenevano più né agli ebrei, né ai tedeschi.
Il 1946: l'inizio della ricerca identitaria
Nel 1946 Aharon Appelfeld si ritrovò sulla spiaggia di Napoli, dopo il nazismo, il campo di sterminio, i boschi, "La scuola di criminali". C'erano un mare di profughi come lui su quella spiaggia. "Persone senza un volto e senza un fine". Stette in Italia per tre mesi: "La mia prima terra promessa". Si chiedeva: " Chi sono? A chi appartengo? Perché sono qui? Cosa farò?" In questo stato partì per Israele. Aveva 14 anni. Lì iniziò a lavorare in un kibutz e stranamente e meravigliosamente iniziò a imparare l'ebraico. Cominciò allora, nelle ore in cui non lavorava, a studiare la Torah che lo affascinò subito. Vi si potevano leggere una gran quantità di fatti in uno stile minimalista, trasmissione del divino. Nella Torah Appelfeld trovò una capacità di cui non si può fare a meno nella vita: il pensare e il sentire quello che si fa. "I personaggi della Torah sono legati in egual misura a terra e cielo". La Torah fu, per lui, un veicolo per avere un concetto del mondo e diventare un ebreo. Prima Appelfeld si sentiva una creatura senza forma e dopo di essa aveva invece acquisito la propria identità. Imparò dunque cosa significa essere ebreo, che tipo di obblighi comporta e questa fu per lui una grande gioia perché: "Senza significato la vita è una disperazione". "Chi ha vissuto l'olocausto finisce per diventare cinico, egocentrico". Egli si era reso conto del pericolo che correva e lottò con la Torah contro questo pericolo trovando la sua identità.
La scrittura come miracolo. Nel dettaglio l'universale
La scrittura restituì ad Appelfeld i propri nonni, il silenzio della loro casa, i suoi genitori. Grazie alla scrittura sentì di avere una famiglia e questo gli ridiede la fiducia nella vita. Nello scrivere Appelfeld ritrova i dettagli e dunque l'autenticità. "La regola degli scrittori dev'essere : "La buona arte deve avere una importanza universale" (come la Torah che parla di una tribù particolare, ma che è universale).
I maestri di Appelfeld
Appelfeld considera come suoi maestri altri tre profughi stabilitisi successivamente in Israele come lui: Martin Buber che gli diede le chiavi per capire la Torah, Gershom Scholem che gli diede le chiavi per capire la Cabala e Hugo Bergman da cui apprese il pensiero ebraico moderno. Essi provenivano da famiglie assimilate, non erano religiosi e avevano la volontà di diventare europei, ma avevano il senso della religiosità ebraica. Appelfeld si considera attualmente una persona felice e religiosa. Egli pensa che la vita abbia un fine. Pensa che noi tutti abbiamo uno scopo e che quindi dobbiamo fare qualcosa. "Io ho la sensazione, quando scrivo, di scrivere per tutti e di fare qualcosa di significativo".
[modifica] Bibliografia
- Il mio nome è Caterina - Feltrinelli (1994)
- Storia di una vita - Giuntina (2001)
- Tutto ciò che ho amato - Giuntina (2002)
- Notte dopo notte - Giuntina (2004)
- Badenheim 1934 - Guanda (2007)
[modifica] Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni di o su Aharon Appelfeld
Predecessore: | vincitori Prix Médicis ètranger | Successore: |
---|---|---|
Enrique Vila-Matas | 2004 | Orhan Pamuk |
Portale Letteratura: accedi alle voci di Wikipedia che parlano di letteratura