Terapia cognitiva
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La psicoterapia cognitiva è un tipo di psicoterapia fondata sui principi ed i processi della psicologia cognitiva e, limitatamente, del neocomportamentismo clinico. Anche se possono in linea teorica esistere forme di terapia "esclusivamente cognitiva", nella pratica si opera molto spesso una congiunzione funzionale tra gli approcci cognitivi e quelli comportamentali. Si parla quindi normalmente di CBT (Cognitive-Behavioural Therapy), o, in italiano, di TCC (Terapia Cognitivo-Comportamentale).
È al momento attuale una delle più note e diffuse forme di psicoterapia, estensivamente applicata per il trattamento di molti tipi di disturbi psicologici e psichiatrici (in particolare nella gestione dei disturbi d'ansia e dell'umore, e come trattamento di supporto o complementare nei disturbi della personalità, nelle psicosi ed in altre forme sindromiche). I suoi tassi di efficacia, a livello di riduzione sintomatologica in diverse forme psicopatologiche, sono valutati come buoni, e sono a volte usati come parametro funzionale di riferimento per altri tipi di psicoterapie.
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[modifica] Approcci teorici
Alcuni dei principali approcci sono quelli della REBT (Rational-Emotive Behavioural Therapy), di Albert Ellis; gli approcci cognitivisti classici, di Aaron T.Beck; gli approcci del secondo cognitivismo, o neocognitivismo clinico di impronta costruttivista, derivati dal lavoro pionieristico di George Kelly (che pure personalmente non si definiva "cognitivista").
Mentre gli approcci classici (Ellis, Beck) sono fortemente influenzati dai rigidi approcci del cognitivismo HIP (Human Information Processing), imperante nella psicologia sperimentale degli Stati Uniti nel corso degli anni '70, all'interno degli approcci cognitivo-costruttivisti sono maggiormente focalizzati i contributi della seconda cibernetica di Heinz von Foerster, Humberto Maturana e Francisco Varela; della teoria sistemica; della teoria dell'Attaccamento di John Bowlby; degli approcci costruttivisti della Personal Construct Psychology.
Non vi è solo una differenza teorica, ma, secondo molti, anche un vero "salto epistemologico" tra primo e secondo cognitivismo clinico; il primo considerato più "sintattico" e razionalista, il secondo più "semantico" ed aperto alla complessità ed ai significati soggettivi dell'esperienza vissuta.
I critici della psicoterapia cognitiva (soprattutto del primo cognitivismo, "razionalista") ne sottolineano la dimensione quasi esclusivamente funzionale e centrata sui sintomi, e l'orientamento a forme di valutazione e trattamento abbastanza meccanici e superficiali.
Inoltre, in molti approcci classici, vi è una forte enfatizzazione della dimensione individuale e cognitiva ("razionale"), a scapito degli aspetti relazionali e di "significato affettivo" che spesso accompagnano le situazioni di disagio psicologico. Tali critiche sono state parzialmente superate dagli approcci basati sul secondo cognitivismo, progressivamente sempre più diffusi anche in Italia col nome di approcci cognitivo-costruttivisti.
[modifica] Bibliografia
- Bruno Bara (2006), Nuovo Manuale di Psicoterapia Cognitiva (2° Ed.). Bollati Boringhieri, Torino.
[modifica] Voci correlate
- Psicoterapia
- Storia della psicoterapia
- Storia della psicologia
- Terapia comportamentale
- Terapia cognitivo-comportamentale
- Terapia dei disturbi psichici
- Psichiatria
[modifica] Collegamenti esterni
Analisi transazionale · Disturbi mentali · Ipnoterapia · Psicoterapia · Terapia familiare · Terapia breve strategica · Terapia cognitiva · Terapia comportamentale · Terapia di gruppo · Vegetoterapia carattero-analitica
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