Sit-in
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Il sit-in, o sit down, è una forma di protesta basata sull'occupazione di un'area allo scopo di attirare l'attenzione sulle istanze dei contestatori. Strade, piazze e prossimità di uffici governativi o di società private contestate sono i tipici luoghi di un sit-in, proposto dai suoi praticanti come forma di lotta non-violenta. Il sit-in è stato utilizzato dai movimenti studenteschi del Sessantotto ed è a tutt'oggi una forma di protesta diffusa anche in Italia.
[modifica] Il sit dhurna secondo Gandhi
Nonostante i sit-in vengano spesso indicati come metodi di lotta non violenta dai loro utilizzatori, che si richiamano al satyagraha, il Mahatma Gandhi in un articolo pubblicato su Young India nel 1921 lo rifiuta chiaramente come mezzo di lotta non-violento:
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« Definisco questo tipo di lotta una «barbarie» in quanto essa è una brutale forma di coercizione. Ed è anche espressione di codardia, in quanto chi partecipa ai «sit dhurna» sa che non verrà calpestato. È difficile definire questo tipo di lotta un atto di violenza, ma in realtà esso è qualcosa di ancora peggiore. Quando ci opponiamo con la violenza ad un nostro avversario, almeno gli diamo la possibilità di rispondere ai nostri colpi. Ma quando lo sfidiamo a calpestarci, sapendo che egli non lo farà, lo poniamo in una posizione quanto mai imbarazzante e umiliante. Sono convinto che i troppo zelanti studenti che ricorrono al «sit dhurna» non hanno mai pensato alle barbarie di quello che fanno. » |
(Mahatma Gandhi, "Young India", 2 febbraio 1921 [1])
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[modifica] Note
- ^ Cfr. M.K. Gandhi, Teoria e pratica della non-violenza, tr. it. Fabrizio Grillenzoni e Silvia Calamandrei, Torino 1973, ISBN 88-06-37333-1, pp. 212-213.