Scienza delle finanze
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La scienza delle finanze è nata come disciplina economica che studia gli effetti (anche distorsivi) della imposizione fiscale sull'economia. Si è quindi allargata come Economia del Settore Pubblico (in inglese Public Sector Economics). Essa coinvolge anche lo studio dei meccanismi decisionali collettivi e le teorie riguardanti la produzione e consumo dei beni pubblici.
L'imposizione di imposte sui redditi delle persone fisiche e giuridiche, sui consumi (IVA), su specifiche produzioni di beni e servizi (si pensi alle accise sui carburanti) nonché di tasse a carico dei soggetti che beneficiano di un dato servizio, influenza l'economia sia sul piano macroeconomico, modificando consumi, risparmi e investimenti, sia dal punto di vista microeconomico, modificando le scelte individuali. Inoltre si modificano le scelte di spesa della pubblica amministrazione, alla quale affluiscono tasse e imposte.
La Scienza delle Finanze è una disciplina giuridico-economica che spesso viene studiata insieme al Diritto finanziario, per affinità di contenuti.
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[modifica] Le ragioni dell'intervento pubblico
La scienza delle finanze giustifica l'intervento pubblico nell'economia per due principali motivi, correlati ai due teoremi dell'economia del benessere:
- Ragioni efficientistiche: Secondo il primo teorema dell'Economia del Benessere, il mercato, senza intervento statale, può garantire un equilibrio di ottimo paretiano se sono soddisfatte quattro condizioni:
- Presenza di una concorrenza perfetta, tutte le imprese accettano il prezzo come un dato; inoltre è esclusa la presenza di rendimenti crescenti di scala (Monopolio Naturale)
- Assenza di beni pubblici, caratterizzati da non escludibilità e non rivalità
- Assenza di esternalità, ogni interazione tra gli agenti passa attraverso il sistema dei prezzi del mercato
- Presenza di una informazione completa (assenza di asimmetrie informative)
Poiché queste condizioni risultano, nei fatti, molto difficili da ottenere, lo Stato svolge una funzione allocativa, correggendo quando necessario la distribuzione delle risorse.
- Ragioni di equità: Il secondo teorema dell'economia del benessere stabilisce che qualunque allocazione di risorse ottimo paretiana può essere ottenuta con il meccanismo di mercato previa opportuna distribuzione iniziale delle risorse stesse. Lo Stato svolge quindi una funzione redistributiva del reddito utilizzando come criteri guida i giudizi di valore prevalenti.
[modifica] Il problema del Free Rider
Nei problemi di scelta collettiva viene dedicata una particolare importanza al problema del Free Rider. Questo problema deriva dal fatto che i beni pubblici sono spesso caratterizzati da problemi di rivalità ed escludibilità. Nel prendere una decisione sul costruire un ponte o sull'acquisto di un televisore da parte di coinquilini, può accadere che alcuni considerino la decisione molto più importante (assegnino una utilità maggiore); questo problema fa si che alcuni possano pagare il prezzo del bene pubblico anche quando altri ( i free-rider) ne traggono beneficio. Il Free-Rider prende il nome da colui che prende l'autobus senza pagarne il biglietto.
[modifica] La giustizia tributaria secondo la Costituzione italiana
Il prelievo fiscale deve attenersi ad alcuni principi che trovano fondamento nella Costituzione della Repubblica Italiana, vale a dire:
- Il principio della solidarietà economica e sociale (art. 2). L'appartenenza alla comunità statale impone a ciascun consociato "l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale";
- Il principio della riserva di legge (art. 23), secondo cui l'imposizione tributaria compete solamente agli organi titolari, per legge, del potere impositivo (il Parlamento, che esercita la funzione legislativa, ma anche il Governo, che emana decreti legislativi e decreti-legge). In materia tributaria, accade sovente che il potere impositivo sia delegato ad enti territoriali, quali Province, Regioni e Comuni;
- Il principio della capacità contributiva (art. 53), per il quale "tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva". Lo stesso art. 53 specifica, in seguito, che "il sistema tributario è informato a criteri di progressività".
[modifica] Tasse e tariffe
A differenza delle imposte, le tasse e le tariffe rappresentano il pagamento di servizi pubblici da parte di chi se ne serve, secondo il cosiddetto principio del "beneficio", che si contrappone al criterio della capacità contributiva.
Si tratta di servizi pubblici riferibili ad un singolo utente e vengono chiamati servizi divisibili: si pensi a poste e telegrafi, trasporto pubblico, sanità ecc., diversi dai servizi indivisibili, riconducibili alla parte della spesa pubblica notoriamente indivisibile come quella per le forze dell'ordine, le forze armate, la magistratura e altro.
Le tasse sono tributi, mentre le tariffe costituiscono, in base ad una distinzione giuridica, corrispettivi di diritto privato.
[modifica] Imposta di bollo
Riguarda atti e documenti giuridico-amministrativi e non si ricollega, se non debolmente, a indizi di capacità economica. Si tratta di un'imposta di facile applicazione perché politicamente crea pochi problemi, distribuendosi a pioggia su tutta la collettività.
Spesso è di modesta entità. Vedi bollo