Positivismo
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Il termine positivismo indica una corrente filosofica, sociologica e culturale che si sviluppa nella seconda metà dell'Ottocento ed è caratterizzata dalla fiducia nel progresso scientifico e dal tentativo di applicare il metodo scientifico a tutte le sfere della conoscenza e della vita umana.
Il movimento filosofico e culturale del Positivismo nasce in Francia con Auguste Comte (1798-1857) e darà origine anche alla sociologia. L'origine del termine positivismo è però dovuta a Henri de Saint-Simon, che lo usò per la prima volta nel 1822.
Il positivismo trovò anche degli antagonisti molto forti nei Cattolici che non credevano nella spersonalizzazione dell'uomo e nell'affermarsi della scienza. I Marxisti vedevano il positivismo come il mezzo per l'affermarsi del capitalismo.


Indice |
[modifica] Il contesto storico
Il positivismo si sviluppa in Europa in un periodo di relativa pace che durerà fino alla prima guerra mondiale. In questo senso la credenza positivista nel progresso scientifico che porta benessere sembra confermata.
Il positivismo è un approccio filosofico derivato dai pensatori dell'Illuminismo come Pierre-Simon Laplace e molti altri, secondo il quale (come teorizzato da Comte) il metodo scientifico avrebbe dovuto sostituire la metafisica nella storia del pensiero. Egli notò anche la dipendenza circolare tra teoria ed osservazione nella scienza.
[modifica] Le idee
Principali aspetti del positivismo:
- enfasi sulla scienza come prodotto, come insieme di asserzioni linguistiche o numeriche;
- una preoccupazione per l'assiomatizzazione, cioè per la dimostrazione della struttura logica e della coerenza di tali asserzioni;
- un'insistenza sulla possibilità di verificare almeno alcune delle asserzioni, confermando o falsificando l'osservazione empirica della realtà; le asserzioni che per loro natura venivano considerate indimostrabili includevano quelle teleologiche; (quindi il positivismo rigetta buona parte della metafisica classica).
- la credenza che la scienza sia decisamente cumulativa;
- la credenza che la scienza sia sostanzialmente indipendente dalla cultura locale;
- la credenza che la scienza si appoggi su risultati specifici indipendenti dalla personalità e dalla posizione sociale dell'osservatore;
- la credenza che la scienza contenga teorie e tradizioni di ricerca commensurabili;
- la credenza che la scienza a volte incorpori nuove idee che creano una discontinuità con le idee precedenti;
- la credenza che la scienza sia intrinsecamente unitaria, cioè che al di là delle varie discipline scientifiche ci sia fondamentalmente una sola scienza del mondo reale.
Il positivismo viene anche definito come "il punto di vista secondo il quale tutta la vera conoscenza è scientifica".
[modifica] Il positivismo in Italia
Tra i filosofi seguaci del positivismo in Italia ci furono Carlo Cattaneo e Roberto Ardigò. Il positivismo ebbe anche influenza sulle concezioni pedagogiche di Aristide Gabelli ed in seguito di Maria Montessori.
Furono però maggiori le spinte anti-positiviste in Italia, ad esempio da parte di Benedetto Croce che proponeva la purezza del ragionamento. Per questo motivo, personaggi come Maria Montessori, per di più donna, trovarono molte difficoltà nel diffondere le loro idee.
[modifica] Il positivismo evoluzionista
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Per approfondire, vedi la voce Evoluzionismo. |
Da Comte derivò poi il positivismo evoluzionista in Inghilterra di Spencer, il quale intendeva applicare ai fenomeni sociali l'evoluzionismo di Darwin.
[modifica] Voci correlate
- Idealismo e positivismo , di Mario Rapisardi,(Risposta ad un referendum bandito dalla rivista « La Nuova Parola», nel 1907)
[modifica] Collegamenti esterni
- Positivismo, voce enciclopedica di Michele Marsonet sul sito di Documentazione Interdisciplinare di Scienza e Fede (DISF)
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