Legge Amato
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La legge n. 218 del 1989, detta "legge Amato", concernente le «disposizioni in materia di ristrutturazione e integrazione patrimoniale degli Istituti di credito di diritto pubblico», costituisce una tappa fondamentale nel processo di riassetto del sistema bancario italiano.La legge fu promossa dal ministro del governo italiano Giuliano Amato.
Fino al 1990 il sistema bancario era largamente influenzato dal settore pubblico, infatti esistevano da una parte gli Istituti di credito di diritto pubblico e dall’altro tre banche di interesse nazionale (B.I.N.) che facevano capo all'IRI e quindi indirettamente allo Stato italiano. La legge, anche in vista della normativa Basilea I entrata in vigore nel 1990, era tesa a dare maggiore competitività alle banche italiane sui mercati nazionali e internazionali in una visione europea e globale. Il modello di riferimento era quello della società per azioni, anche se le banche potevano scegliere la propria forma giuridica.
[modifica] Effetti sul sistema bancario italiano
Tale legge ha permesso alle banche italiane che erano Istituti di credito di diritto pubblico (Banco di Napoli, Monte dei Paschi di Siena, Istituto San Paolo di Torino, Banco di Sicilia, Banco di Sardegna) di trasformarsi da una parte in società per azioni e dall’altra di generare delle fondazioni a cui sono state trasferite tutte quelle attività non tipiche dell’impresa. La legge ha previsto per gli Istituti bancari meridionali uno stanziamento di fondi in quanto la loro rivalutazione patrimoniale determinava un gap fra patrimonio contabile e patrimonio liquido; tale rifinanziamento è avvenuto solo in parte con modalità temporali diverse da quelle programmate inizialmente. Le Fondazioni generate dalla legge Amato, contrariamente alle previsioni, hanno assunto nel tempo un notevole rilievo e restano in termini relativi i principali azionisti di molte banche italiane.