Horselberg
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La regione e la catena montuosa dell'Horselberg si trovano in Turingia, vicino ad Eisenach ed al suo castello (la Wartburg). Il nome deriva dalla dea dell'amore della mitologia germanica Horsel (da cui la Ursula della tradizione cristiana).
In questi monti si trova ancor oggi una caverna, il Horselloch o Grotta di Venere, nota da tempo per una serie di miti nati dal fatto che all'ingresso della caverna si ode un rumore di acqua scrosciante. Gli abitanti della valle immaginavano che dalla grotta uscissero di notte lamenti, grida e risate demoniache. C'era chi giurava d'aver visto all'ingresso della grotta delle bellezze femminili che invitavano ad entrare per cui la superstizione voleva che qui vivesse Venere e qui tenesse la sua corte.
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[modifica] La realta’ della grotta
Alla grotta si puo' arrivare con una buona camminata nell'ambito di una visita guidata munita di torce o fiaccole. Si tratta di una fessura nella roccia alta un paio di metri e larga poco meno in cui bisogna strisciare per arrivare ad una caverna ove possono trovare posto una quindicina di persone. Il pavimento e' scivoloso e si e' circondati da miriadi di zanzare che si sono installate qui. Certo un po' diverso dal ""mitico bordello del medioevo" (Süddeutsche Zeitung 31-Juli 1987) immaginato da Wagner.
[modifica] Il mito di Tannhäuser
Alla Grotta di Venere dell'Horselber è legata la leggenda del cavaliere franco Tannhäuser che era trovatore (Minnesänger nella tradizione germanica) e che passando di là al tramonto vide una figura di meravigliosa bellezza che gli faceva cenno. Egli si lasciò attirare e vide che si trattava di Venere. Scese con lei nel palazzo nel cuore della montagna e qui passò sette anni. Il seguito della storia è narrata nell'Opera Tannhäuser di Richard Wagner.
[modifica] La Venusgrotte di Ludwig II
Non si sa se Ludwig II abbia mai visitato la Venusgrotte del Holsenberg. Certo e' che questo fanatico amante della mitologia e della saga germanica (Wagner soggiornava spesso nei suoi castelli ed un suo clavicembalo e' ancora visibile in Hohenschwanghau), non poteva accontentarsi della modestia di un simile luogo per cui decise, senza badare a spese, di costruirsi una sua Venusgrotte artificiale che fosse all'altezza delle sue esigenze.
La costruzione di una grotta artificiale offriva anche il vantaggio di poter fare un "melange" di varie saghe: quella di Tannhäuser con il suo luogo di delizie dominato dalla dea Venere e quella del Lohengrin con la sua scena ad effetto iniziale, l'arrivo dell'eroe su una barca a forma di conchiglia trascinata da un cigno.
La Venusgrotte puo' essere visitata nei giardini del castello di Linderhof (Sud Baviera) uno dei suoi tre famosi castelli (i Konigschlosser) (gli altri sono Hohenschwanghau e Neuschwanstein).
La grotta era un regalo che il Re fece a se stesso per il suo 32.o compleanno il 25 Agosto 1877. La direzione dei lavori fu affidata all’architetto Carl von Effner che si baso’ su disegni di Georg Dollmann e la costruzioe e' di August Dirigl. La grotta contiene ua serie di realizzazioni tecniche all'avanguardia per l'epoca in cui fu costruita.
L'illuminazione era realizzata con lampade ad arco di carbonio alimentate da corrente elettrica generata da 24 dinamo mosse da altrettante macchine a vapore, una assoluta novita' che Ludwig aveva visto al salone di Parigi ed aveva subito ordinato.
L’ingresso alla grotta era costituito da una (falsa) grossa roccia girevole del tipo “apriti sesamo” (oggi questa e’ l’uscita dei turisti che ne hanno fatto la visita dopo essere entrati dall’originale tunnel di servizio). La grotta e’ alta circa 10 metri ed e’ sorretta da piloni di acciaio accuratamente mascherati da stalattiti costruite con cemento misto a materiale rilucente. Il fondo e’ occupato da un lago sul quale naviga una barchetta a forma di conchiglia.
Alla parete e’ presente un enorme dipinto in tela protetta da cera e materiale impermeabile (dipinto di August von Heckel ) raffigurante il regno di Venere ed il suo amante. Erano disponibili 3 dipinti, cambiabili che potevano essere illuminati con luci di 5 diversi colori (rosso, rosa, verde, giallo, blu).
Il blu era il colore preferito perche’ permetteva a Ludwig di ricostruire qui anche il fascino di un altro mito dell’epoca: La Grotta Azzurra di Capri. Molti furono i tentativi per ottenere la gradazione di blu/azzurro che soddisfacesse il Re: L’architetto viaggio’ due volte a Capri per rendersi conto di persona e la fabbrica B.A.S.F. fu coinvolta con un certo successo visto che mise a punto (purtroppo due anni dopo la morte del Re) un brevetto per la produzione di indaco sintetico.
Nella grotta erano presenti anche una macchina per la proiezione di un arcobaleno artificiale, un apparato per la creazione di onde nonche' sette grandi forni alimentati, con giorni di anticipo, da vari inservienti per rendere confortabile la temperatura altrimenti gelida; c'era anche posto per sei cigni.
Il tetto della grotta e’ occupato da un serbatoio d’acqua di 900 m3 che permetteva di realizzare una cascata all’interno della grotta (purtroppo solo per 10 minuti).
Ludwig veniva spesso qui per lo piu’ solo facendosi accompagnare da un lacche’ sulla barca che era trascinata da un apparecchiatura sotto l’acqua mentre le luci cambiavano di tinta ogni decina di minuti facendo rilucere rocce, onde, cigni, rose, la barca a conchiglia ed il Re. Invito’ anche ospiti quali l’attore Josef Kainz, il Segretario di Gabinetto von Müller ed anche il suo cavallo preferito.
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